C A N D I D O

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Rutelli lancia l”Alleanza per l’Italia”

Pubblicato da candidonews su 11 Novembre, 2009

rutell

Rutelli ha varato il suo nuovo partito. Alleanza per l’Italia. Assieme a lui l’ex Udc Tabacci, che sarà portavoce, l’ex sottosegretario agli esteri Vernetti, Calearo, il Presidente della provincia  di Trento Dellai, la Lanzillotta, l’ex Idv Pisicchio. Dalla formazione politica ci si attende un percorso all’interno di un centro che guardi a sinistra ma in effetti mi viene da pensare una cattiveria. Non è che il disegno politico di Rutelli è quello di rimpiazzare, assieme a Casini, la Lega Nord in una alleanza ipotetica con il Pdl? I numeri in parlamento penso glielo impediscano. A livello elettorale una Lega da sola al Nord vorrebbe dire una riapertura dei giochi anche per il Pd, in vista di future elezioni anticipate.

Di Rutelli non ho la minima stima ma di Tabacci mi fido. L’ex presidente della Lombardia non vuole alleanze con Berlusconi, lo ha detto chiaro e tondo piu volte e quindi non credo potrebbe accettare una alleanza Berlusconi-Fini-Casini-Rutelli. Lo stesso Cavaliere non avrebbe nulla da guadagnare rafforzando l’ala a lui ostile all’interno della maggioranza liberandosi di un alleato fedele come la Lega. Sino a che ci sarà Berlusconi non penso si potrà mai realizzare un progetto di questo tipo, sino a quando ci sarà Berlusconi, appunto.

PS: il nome Alleanza per l’Italia non è originale. Lo aveva ideato Fini in vista del superamento di An, dicembre 2007. Vedere qui.

Notizia:

ROMA - “Alleanza per l’Italia” è il nome del partito lanciato da Francesco Rutelli insieme ad altri esponenti politici come Bruno Tabacci, Lorenzo Dellai e altri esponenti della società. Il movimento celebrerà la sua prima convention a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre.

“Il nostro è un cammino che inizia – ha detto Rutelli – non sono d’accodo con un Partito Democratico che va a sinistra, ma lo rispetto e iniziamo, oggi, con tante forze nuove e di esperienza e di convinzione un cammino per aggregare coloro che pensano ad un’Italia democratica, liberale, popolare e riformatrice”.

Con questa ”dichiarazione telegrafica”, affidata poi anche alle telecamere, Francesco Rutelli ha sintetizzato il senso del movimento, del ‘’soggetto politico” presentato alla stampa insieme ad una ventina di parlamentari (tra senatori e deputati) che hanno aderito alla sua iniziativa (o che stanno per farlo).


 

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Domani sera “Speciale Che tempo che” fa con Roberto Saviano

Pubblicato da candidonews su 10 Novembre, 2009

 

Domani sera da non perdere l’appuntamento speciale di Che tempo che fa dedicato a Roberto Saviano. Lo scrittore campano sarà anche autore della trasmissione.

Da tv blog.it

E’ significativo notare che nel comunicato stampa che annuncia lo speciale si dica chiaramente di e con Roberto Saviano, a testimoniare il fatto che il giovane e coraggioso scrittore, simbolo di un’Italia che resiste – uno scrittore che, lo ricordiamo, ive sotto scorta da 3 anni e 28 giorni a oggi, una misura precauzionale in seguito alle minacce ricevute dal clan dei Casalesi – è parte integrante a livello autoriale di questa puntata che si preannuncia straordinaria, e che domani sera seguiremo insieme ai lettori di TvBlog. Ecco cosa dichiara Saviano in merito:

Il titolo della serata vuole dire una cosa semplice, vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall’altro esiste il loro contrario, la loro negazione: l’inferno che sembra continuamente prevalere. E’ possibile che ancora oggi, l’Uomo, nella sua accezione più ampia, debba passare necessariamente attraverso l’inferno per raggiungere la bellezza?

 

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Cosentino, ipotesi di reato in concorso esterno in associazione camorristica

Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2009

 

cosentino

Ne parlavamo sul Blog tre settimane fa. Oggi arriva una conferma.

cosentino2

 

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Minzolini attacca Ingroia, difende il Lodo Alfano e l’immunità parlamentare

Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2009

Al Tg1 un editoriale del direttore. “L’abolizione dell’immunità parlamentare
è stato un vulnus alla Costituzione e c’è da auspicare che sia sanato”

Minzolini difende il Lodo Alfano
Bindi: “Sono esterrefatta”

Il presidente del Pd: “Anche stasera ha dato la linea sulla giustizia
Deve smettere di spiegare agli italiani che il premier ha ragione”

Minzolini ne ha combinata un’altra. Nell’editoriale di questa sera ha attaccato il magistrato Ingroia, difendendo l’immunità parlamentare. Allucinante. Non ci sono piu parole.

 

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Le 10 Domande di MicroMega alla Idv

Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2009

idv

Il partito di Di Pietro torna nel ‘mirino’ di Micromega, la rivista diretta Paolo Flores d’Arcais, che (sulla falsariga delle famose ‘dieci domande’ di ‘Repubblica’ a Berlusconi) ne rivolge dieci anche ai parlamentari nazionali ed europei dell’Idv. Nessun sexy-scandalo o gossip, pero’: questi dieci quesiti che girano invece intorno ai temi dell’etica politica e della coerenza con quanto piu’ volte dichiarato da Di Pietro.

Le 10 Domande di MicroMega alla Idv

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c’è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per “immoralità” l’essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell’Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è “neanche più condannato” perché il suo reato, secondo la “normativa successiva non è più neanche reato”. Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – “non sono più neanche reati”? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 426 bis, ma per un “banalissimo abuso d’ufficio” di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei “banalissimi abusi”?

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell’IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all’altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all’opportunismo e al trasformismo?

4)
Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle “Agende Rosse”. Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire “definitivamente” a casa nostra?

5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla “democratizzazione” interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle “primarie”? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d’Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?

6) L’Italia dei Valori è diventato il privilegiato approdo di molti delusi da sinistra, più per demeriti altrui che per meriti propri. E’ un partito che usufruisce di voti fluttuanti, radicalizzati ma non radicati. Un voto “in assenza di”: non un’adesione pienamente convinta. Quando scatterà – se scatterà – l’appartenenza?

7) L’immagine attuale dell’Italia dei Valori è quella di un partito in cui le personalità maggiori coincidono con Di Pietro e De Magistris: due ex magistrati. E’ normale o piuttosto il segnale che il “giustizialismo” può diventare un assillo, quasi una devianza patologica?

8) La questione morale è centrale nell’Italia dei Valori. L’inchiesta di MicroMega sembra però avere infastidito la nomenklatura. Per chi fa politica come l’Idv, sempre sull’orlo del populismo, è costante il rischio che a furia di fare i Robespierre prima o poi spunti un Saint-Just a rubarti scena (e testa). Non è per questo particolarmente sbagliato minimizzare i problemi interni (per quanto inferiori alla media)? Non avvertite l’esigenza di dimostrare che le Sonia Alfano e i Gianni Vattimo non erano specchietti per le allodole?

9) Il momento più basso dell’Idv è stato il voto contrario alla Commissione d’Inchiesta sulle mattanze a Bolzaneto e Scuola Diaz, quando il vostro partito era al governo. E’ di queste settimane il calvario di Stefano Cucchi. L’impostazione “poliziottesca” dei quadri dirigenziali dell’Idv (emblematico il caso Giovanni Palladini) può portare a una sottovalutazione di vicende analoghe? La vostra attenzione alla legalità contempla anche il garantismo e il coraggio di non reputare intoccabili magistrati e forze dell’ordine?

10) L’Italia dei Valori prospera per la risibile debolezza del Pd e perché il bipolarismo italiano è drammaticamente atipico: non centrosinistra e centrodestra, ma berlusconiani e antiberlusconiani. Questa radicalizzazione avvantaggia un partito di lotta come l’Idv: di lotta, ma non di governo. Cosa farà l’Italia dei Valori quando Berlusconi non ci sarà più? Non è un partito che, paradossalmente, per prosperare ha bisogno anzitutto del Nemico?

http://temi.repubblica.it/micromega-online/10-domande-per-i-parlamentari-dell%e2%80%99idv-camera-senato-parlamento-europeo/

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Switch off, Roma passa al digitale il 16 novembre

Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2009

SWITCH copia 
Roma sarà la prima capitale europea a passare totalmente al digitale terrestre. Il 16 novembre è il giorno del “giudizio”.
 
Riporto da digitalsat:
Fra il 16 e il 30 novembre con il Lazio si raggiungerà una tappa fondamentale nel processo di digitalizzazione della televisione italiana che verrà completato entro il 2012.

 
Il passaggio al digitale avverrà per micro-aree nei seguenti giorni:

  • 16 Novembre: città di Roma e provincia;
  • 17-18 Novembre: città di Latina e zona Pontina;
  • 19-21 Novembre: città di Frosinone e provincia;
  • 23-24 Novembre: città di Rieti e provincia;
  • 25-30 Novembre: provincia di Latina e isole ponziane.
A poco più di una settimana allo Switch Off e, secondo gli ultimi dati rilevati da Makno, la penetrazione del digitale terrestre nelle famiglie laziali è dell’80% che, sommata al digitale satellitare e all’IPTV, supera il 90%. In crescita, inoltre, la presenza dei ricevitori sul secondo e terzo televisore all’interno delle abitazioni. Per quanto riguarda l’informazione sul passaggio, oltre il 95% degli intervistati è a conoscenza del prossimo Switch Off, e più del 70% ne ricorda con precisione le date.

 

Andrea Ambrogetti, Presidente di DGTVi, l’associazione che raccoglie tutti i broadcaster che offrono servizi gratuiti sulla piattaforma del digitale terrestre (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, FRT, Dfree e Aeranti Corallo) afferma: «E’ il sesto Switch Off affrontato dall’Italia. Risulta significativo che, ad una settimana dal passaggio, Roma e il Lazio abbiano la più alta penetrazione di televisione digitale terrestre rispetto agli altri Switch Off».

 

Sul fronte degli operatori, fonti vicine alla FRT assicurano che nei prossimi giorni dal Ministero dello sviluppo economico partiranno i preavvisi di assegnazione dei diritti d’uso per le nuove frequenze in digitale alle emittenti interessate allo switchoff. Alla fine si è dunque trovata la quadratura del cerchio relativa alle frequenze, le quali, soprattutto nella città di Roma, si temeva essere insufficienti a soddisfare le richieste di tutti gli operatori. Ora la palla passa ai tecnici.

 
Domani, martedì 10 novembre alle ore 15.30 presso la sala del Consiglio di Amministrazione del Ministero delle sviluppo economico – Dip. comunicazioni, Viale America 201, Roma, si terrà una riunione dei referenti tecnici delle emittenti coinvolte nello switch off del Lazio. Durante la riunione verranno illustrate le procedure che dovranno essere seguite per la comunicazione al
Ministero delle operazioni di transizione e verrà illustrato il masterplan.
 

Il Ministero dello sviluppo economico, ha comunicato il Vice Ministro Paolo Romani, sta curando con grande attenzione il passaggio al digitale nella capitale proprio per cercare di evitare i problemi sorti in Piemonte Occidentale e in parte del Trentino.

 
La popolazione coinvolta, precisamente 4.500.000 persone, di cui 2.700.000 nella sola provincia di Roma, potrà rivolgersi al numero verde 800.022.000 messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per le Comunicazioni ( http://www.decoder.comunicazioni.it/ ) che offre tutte le informazioni necessarie sul passaggio al digitale terrestre. È completamente gratuito ed è attivo dal lunedì al sabato (esclusi i festivi), dalle 8.00 alle 20.00.

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1989. Berlino, quel Muro che crolla… portandosi dietro la Sinistra Italiana

Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2009

BERLIN

Quel muro che cadde sulla sinistra

BARBARA SPINELLI
Il muro di Berlino cadde sulla testa della sinistra italiana come il giorno del Signore nella prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi: «Voi sapete bene che il giorno del Signore arriverà come un ladro, di notte. Proprio quando la gente dirà “Pace e sicurezza”, improvvisa piomberà su di essi la rovina, allo stesso modo che arrivano alla donna incinta i dolori del parto. E non scamperanno». Per alcuni nel partito comunista italiano fu proprio così: Alessandro Natta, che fino all’88 aveva guidato il Pci, confidò a Claudio Petruccioli (era il 10 novembre, poche ore dopo la notte fatale) che «Hitler aveva vinto».

Fu in quei giorni che il suo successore, Achille Occhetto, cominciò a parlare, alla Bolognina, della Cosa: non riuscì ancora a darle un nome, ma sentì che per scampare bisognava subito inventarsi un partito nuovo e soprattutto un nome che facesse dimenticare il passato con i suoi tanti pensieri falsi, le sue doppie verità, le sue volontarie impotenze. Per molti militanti fu una scossa, perché il passato non lo dismetti in una notte alla maniera in cui Stalin dismetteva storie e compagni, cancellandone le tracce.

Perché il nuovo non puoi definirlo una Cosa, solo perché hai paura di usare parole tragicamente disonorate come progetto, ideologia, meta. Non solo: se i vertici cambiarono così prontamente strada, vuol dire che per decenni avevano nascosto alla base il vero: se avessero parlato prima, non avrebbero permesso che l’Italia restasse senza alternanza per quasi mezzo secolo.

Da allora sono passati vent’anni, e gli eredi del Pci ancora soffrono quel congedo precipitoso, quel vocabolario che d’un colpo si svuota. Ci sono parole che lasciano l’impronta anche se son nebbia, e un destino simile toccò alla Cosa. Al posto dell’idea del mondo, comparve questo sostantivo che è un annuncio, un guscio che si promette di riempire: «un nome generico – scrive il Devoto – che riceve determinazione solo dal contesto del discorso». Tutto da allora è stato futuro appeso a un contesto indeterminato: anche le primarie, cui si era chiamati a aderire senza saper bene a cosa si aderisse. Anche la speranza di coniugare le due forze fondatrici della repubblica: il socialismo e il cattolicesimo, dimenticando (lo storico Giuseppe Galasso l’ha ricordato il 30 agosto sul Corriere della Sera) il terzo incomodo che è la tradizione laica, liberale, radicale. Riesaminando l’ultimo ventennio, Arturo Parisi parla del controllo che le nomenclature dell’ex Pci hanno finito con l’acquisire sull’Ulivo, e del patto stretto da esse con i falsi innovatori dello stesso partito. I candidati segretari regionali provenienti dai Ds erano nelle ultime primarie il 75 per cento del totale, facendo «coincidere la geografia elettorale del Pd con i confini del voto comunista» e sconfiggendo l’Ulivo (intervista a Gianfranco Brunelli, Il Regno 16/2009).

Forza indispensabile della sinistra ma non bene identificata, l’ex Pci l’ingombra con il peso, non leggero, di una storia ripudiata. Sono anni che espia, fino all’eccesso, un passato di cui tuttavia non vuol parlare. Il centrismo, i toni bassi, la tregua fra i poli, la politica senza contrapposizioni: siamo in un paese dove il principale partito di sinistra, vergognandosi del passato, non fa vera opposizione per tema di somigliare a quel che era. Dallo spirito dell’89 ha appreso poco. Lo stato di diritto, l’onestà delle élite, la scoperta del conflitto sale della democrazia: la liberazione dell’89 ha preso da noi la forma di Mani Pulite, senza lambire la politica. Inutile prendersela con i magistrati, se l’ansia di rigenerazione hanno finito con l’esprimerla solo loro. Bersani ha preso atto, ieri, che dialogo è ormai una «parola malata e ambigua».

L’espugnazione dell’Ulivo e del Pd non crea identità. Anche il socialismo italiano fu espugnato così: usurpandolo, non integrandolo e cercando di capire l’altrui tracollo oltre che il proprio. Anche per il socialismo italiano la caduta del Muro spuntò infatti come un ladro notturno. Le metamorfosi del Pci sono una storia di crudele appropriazione, ma il socialismo è non meno colpevole di questo furto di vocaboli e identità. Non è mai riuscito a divenire dominante, come nel resto d’Europa. E quando con Craxi volle disputare la rappresentanza della sinistra al Pci non seppe trarne le conseguenze: continuò nei suoi doppi giochi, prospettò l’unità delle sinistre senza rinunciare a spartire potere, non si rinnovò moralmente ma degradò sino a divenire il simbolo della corruttela italiana.

In un lucido saggio sull’Italia, lo storico Perry Anderson descrive un partito socialista che ingenera il berlusconismo, spiegando come questi sia erede dell’ultimo Psi più che della Dc (London Review of Books, 21-3-02). La spregiudicatezza di Craxi è un tratto speciale e irripetibile della nostra cultura. Altrove lo spregiudicato è figura settecentesca che combatte pregiudizi, dogmi: non coincide con l’uomo senza scrupoli. Da noi i due tratti si confondono, e spregiudicatezza è encomiabile virtù di chi sprezza le regole, la legge, l’etica, nella certezza che il potere renda tutto lecito se non legale. L’intera classe dirigente ne è responsabile, e non stupisce che da decenni l’agenda della politica sia dettata da Berlusconi.

Occhetto sperava forse in una svolta autentica. Sperava in una carovana che viaggiando associasse forze diverse, e temeva la caserma anelata da Massimo D’Alema. Un timore che si rivelò giustificato, ma che non vede il solo D’Alema sul banco degli imputati. Questi fu almeno chiaro: l’Ulivo non gli piacque mai. Più colpevoli furono i falsi innovatori, che promettevano senza mantenere: che non hanno esitato, come Veltroni, a distruggere l’ultimo governo Prodi. Ciononostante è D’Alema la persona chiave del ventennio. In qualche modo è restato quel che era, senza più dogmi ma con inalterata volontà di potenza. Dei comunisti ha la stessa insofferenza verso il dissenso, lo stesso fastidio freddo verso la stampa indipendente. Sono sue e non di Berlusconi frasi come: «I giornali? È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola». La morte temporanea dell’Unità, nel 2000, lo testimonia. Michele Serra parlò di delitto perfetto su la Repubblica: «La fine dell’Unità, forse più ancora della Bolognina, illumina lo sconquasso identitario della sinistra italiana. Ne racconta le insicurezze, i complessi di inferiorità, l’incerto e poco lineare incedere verso una modernità spesso vissuta da praticoni».

Vivere la modernità da praticoni è l’abbandono dell’ideologia, in nome dell’antidogmatismo. Il fatto che le ideologie totalitarie siano perite, non significa che un partito possa solo vivere di volontà di potenza, e su essa fabbricare inciuci. Che possa continuare a ricevere il colore da discorsi effimeri. Dotarsi di un’ideologia vuol dire avere un sistema coerente di immagini, metafore, princìpi etici. Vuol dire pensare un diverso rapporto con gli stranieri, la natura, il lavoro che muta, l’immaginario. A differenza della politica quotidiana, l’ideologia ha una durata non breve ma media, e la durata non è imperfezione. È perché non aveva idee sull’informazione di massa e sulla società di immigrazione che la sinistra fu travolta da Berlusconi. Che non seppe adottare, subito, una legge sul conflitto d’interesse. Che giunse sino a chiamare la Lega una propria costola.

Perry Anderson ritiene che la nostra sinistra sia invertebrata. Una Cosa appunto, senza scheletro: un metamorfo, come nel film di Carpenter. Il suo sogno ricorrente è quello d’un paese normale: un’altra Cosa – imprecisa, mimetica – che dall’89 cattura gli spiriti. La sinistra invertebrata ha corteggiato Clinton, Blair, Schröder, tessendo elogi del moderatismo, del centrismo. Vita normale, per la sinistra, ha significato sin qui smobilitazione ideologica, conformismo: il nuovo ancora lo si aspetta.

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L’ignoranza della Santanchè

Pubblicato da candidonews su 8 Novembre, 2009

Quest’oggi, in “Domenica 5″, che ribattezzerei con il nome di “Rissa sul Cinque”, la ex deputata di An Santanchè, ribattendo ad un esponente delle comunità islamiche, ha accusato di pedofilia il profeta Maometto perche tra le sue mogli ne aveva una di nove anni. Tale atteggiamento idiota ha scatenato le giuste proteste dei mussulmani presenti in studio. Ma la signora sà che in quell’epoca anche nella nostra “civile” Europa ci si sposava piu o meno a quell’età, anche perche la vita media di una persona era di circa 40 anni?. Ad alcune persone dovrebbero dare una “patente” di stupidità. La cosa piu brutta è che queste sterili accuse potrebbero scatenare l’ira degli estremisti. D’altronde estremismo chiama estremismo purtroppo.

 

 

 

 

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Usa, approvata alla Camera la Riforma Sanitaria

Pubblicato da candidonews su 8 Novembre, 2009

obama

Passa la Riforma Obama per la assicurazione pubblica. La Camera approva, ora l’ultimo ostacolo è il Senato, dove i democratici non hanno una maggioranza schiacciante. Speriamo bene, forza Obama!

WASHINGTON - La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la riforma sanitaria fortemente voluta da Barack Obama. Durante un’insolita seduta notturna, i deputati americano hanno dato il loro assenso a un testo di migliaia di pagine, approvato con 220 voti favorevoli e 215 contrari dopo 12 ore di dibattito. Il presidente ha salutato il voto “storico” e si è detto “assolutamente fiducioso” sull’esito dello scrutinio al senato. Manifestando la speranza di poter promulgare la legge “entro la fine dell’anno”.

Tutti i deputati democratici hanno votato a favore. Il progetto di riforma ha incassato anche il sì di un repubblicano, Anh Joseph Cao. Tutti gli altri membri del partito hanno votato contro. La Camera ha respinto una controproposta di legge presentata dall’opposizione. Poco prima del voto, Obama era andato di persona a Capitol Hill, per convincere alcuni deputati democratici scettici.

La parte più controversa del progetto, che prevede una copertura finanziaria di circa mille miliardi di dollari in dieci anni, è l’istituzione di un’assicurazione pubblica sulla salute, che dovrebbe competere con quelle private e in questo modo ridurre le esose tariffe sanitarie e mediche. Da anni spinte alle stelle da un sistema quasi esclusivamente privato.

fonte

Sanità, l’abc della riforma di Obama
cure per il 96 per cento degli americani

L’investimento complessivo è stimato in oltre mille miliardi di dollari in 10 anni

Senza copertura 50 milioni di americani. Obama non vuole imitare l’Europa e non pensa a un sistema con ospedali pubblici e assistenza diretta. La riforma del presidente vuole risolvere due problemi principali. Il primo riguarda la strabiliante quantità di americani che non hanno accesso a cure mediche di alcun tipo, si stima che siano tra i 40 e i 50 milioni, un dato che tiene in considerazione anche una percentuale di immigrati senza permesso di soggiorno.

Costi altissimi del sistema privato. Il secondo problema è invece abbassare i costi altissimi delle prestazioni sanitarie negli Stati Uniti. Dalle grandi strutture ospedaliere ai laboratori di analisi mediche, dai piccoli studi medici alle multinazionali farmaceutiche, la sanità americana è una gigantesca industria ‘for profit’ in mano a privati. Una banale appendicectomia, ad esempio, può arrivare a 30.000 dollari, un parto senza complicazioni ne può costare 40.000, a fronte di circa 50.000 dollari di reddito medio delle famiglie americana.

Le assicurazioni. Stipulare una polizza assicurativa è dunque l’unico strumento che consente agli americani di accedere ai servizi sanitari. Ma anche le società specializzate in assicurazioni mediche sono for profit, e i premi costano carissimi e sono soggetti a limitazioni e vincoli al punto che dopo un intervento chirurgico costoso la compagnia assicurativa può decidere di stracciare la polizza, un po’ come una compagnia di assicurazione rescinde la polizza di un automobilista dopo un grave incidente. Una grande impresa, in grado di acquistare un alto numero di polizze, riesce in genere a strappare premi più bassi rispetto a quelli che pagherebbe un privato cittadino o un piccolo imprenditore. Ma chi perde il posto di lavoro, perde anche la polizza assicurativa medica.

Il piano di Obama. La riforma di Obama oggi in discussione alla Camera si pone l’obiettivo di riscrivere le regole dell’intero sistema, ma senza trasferire responsabilità al settore pubblico. Obama vorrebbe creare un nuovo programma governativo per offrire polizze a basso prezzo a tutti gli americani che vogliano prenderle in considerazione. Il nuovo soggetto romperebbe il monopolio delle compagnie di assicurazione private, forzando un abbassamento dei premi per le polizze. L’insieme delle misure previste da Obama per assicurare virtualmente tutti gli americani comporterebbero un investimento complessivo da mille miliardi di dollari in 10 anni.

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Sky sul digitale terrestre, nasce CIELO!

Pubblicato da candidonews su 7 Novembre, 2009

 

SKY

E’ fatta ragazzi. Inizia la fine del MONOPOLIO RAISET. Murdoch sbarca sul digitale con un nuovo canale, CIELO. I contenuti saranno tratti dai canali satellitari di SKY (telefilm, Skytg24, intrattenimento). Appuntamento il 1° dicembre, GRATIS PER TUTTI!

Roma, 6 nov. (Adnkronos) – La News Corp di Rupert Murdoch sbarca anche sul digitale terrestre italiano con un canale generalista che si chiamera’ ‘Cielo’ (traduzione italiana di ’sky’) e che iniziera’ a trasmettere dal primo

Dal Sole24Ore.it

Insomma il debutto di Cielo sul multiplex di Rete A era nell’aria da tempo. Newscorp doveva solo trovare il modo per aggirare il divieto dell’Ue a Sky di scendere dal satellite fino al 2011. Un’inibizione per tutelare la concorrenza del mercato

Da Teleipnosi.it

Dal primo dicembre Sky Italia lancia il suo primo vero canale generalista: si chiamerà Cielo e sarà visibile, gratuitamente, a tutti i telespettatori dotati di decoder per il digitale terrestre, che come è noto presto sostituirà in tutta la penisola il vecchio sistema analogico. Nella programmazione, oltre al già consolidato e apprezzabile telegiornale del gruppo, parte dell’intrattenimento già offerto nelle reti satellitari: serie tv di produzione americana e italiana, film e magari anche qualche nuovo show.

Al di là dei giudizi o dei pregiudizi sul gruppo di Murdoch la notizia è di quelle buone: Cielo potrebbe rappresentare la prima, significativa crepa nel grigio e monolitico muro del conflitto d’interessi nostrano, che inquina la televisione, l’informazione e la democrazia del Paese da qui a quindici anni almeno.

Intervista con il direttore di CIELO, Garey Davey:

A che target di pubblico vi rivolgerete?
In Italia, come in Gran Bretagna, le tv generaliste hanno un pubblico sempre più anziano. Il nostro target sono i giovani tra i 18 e i 49 anni, a partire dal livello socio-economico più elevato.

Con quali contenuti?
Abbiamo serie tv che vanno in prima serata negli Usa più i programmi prodotti da Sky a Milano e da Fox a Roma. Boris, ad esempio, è perfetto per il nostro target. Non faremo lunghi programmi, come quello di Gerry Scotti: non sono adatti ai giovani, che hanno una bassa soglia d’attenzione per la tv. Faremo programmi più corti e i break di pubblicità saranno più brevi. Due film a settimana, poco sport, molto intrattenimento. Più quattro edizioni al giorno di SkyTg24. E le nuove serie di 24 in esclusiva.

Pubblicità, lancio del canale, Alta Definizione?
Trasmetteremo dall’inizio per venti ore al giorno. La pubblicità la raccoglie Sky Pubblicità con un team dedicato a Cielo. La campagna di lancio non sarà sulle tv ma sugli altri media, da Internet ai quotidiani. Faremo poca promozione incrociata con Sky. Cielo HD arriverà su Sky, sul terrestre no.

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PD, Bersani eletto ufficialmente segretario, Bindi Presidente, Franceschini capogruppo alla Camera

Pubblicato da candidonews su 7 Novembre, 2009

bersani

L’Assemblea Nazionale del PD ha eletto Pierluigi Bersani come segretario del partito. Rosy Bindi Presidente, Enrico Letta vicesegretario. Franceschini sarà capogruppo alla Camera, Sereni (mozione Franceschini) e Scalfarotto (mozione Marino) vicepresidenti del PD. Inizia l’era Bersani… auguri segretario!

Pd, c’è l’accordo: Franceschini capogruppo

Dario Franceschini capogruppo alla Camera, uno dei vice alla componente Marino, alla guida dei dipartimenti personalità anche delle due minoranze. La pax democratica è stata siglata. Pier Luigi Bersani nega che con la scusa della «gestione plurale » del Pd punti a neutralizzare il rischio di una opposizione interna

Rosy Bindi eletta presidente del partito

È stato anche il giorno dell’elezione dei nuovi organismi, dal vicesegretario Enrico Letta ai 120 componenti della direzione nazionale. Dalla presidente del partito, Rosy Bindi, ai vicepresidenti Ivan Scalfarotto e Marina Sereni.

Pd: Prodi, “questa e’ la miglior partenza”

 Romano Prodi guarda con favore la nuova fase del Pd guidata da Pierluigi Bersani. “Sono molto contento che i lavori di oggi si siano svolti all’insegna dell’unita’ e della collaborazione. E’ questa la migliore partenza per il futuro del Partito Democratico”. (RCD)

Risultati finali delle primarie:

Ecco nel dettaglio il risultato conseguito dai diversi candidati: Bersani 1.603.531 voti pari al 53,15 %; Franceschini 1.035.026 voti pari al 34,31; Marino 378.211 voti pari al 12,54%. Hanno votato in tutto 3.067.821 persone

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Torna “True Blood”, seconda stagione

Pubblicato da candidonews su 7 Novembre, 2009

Lunedi ore 22.00, Canale Fox del pacchetto SKY. Tutti i “vampiromani” sono invitati ad assistere alla seconda serie di True Blood. Bel telefilm, un po troppo spatter ma ben strutturato….

fonte:

Dopo la maratona dedicata alla prima stagione, Fox raddoppia e presenta in prima visione la seconda stagione di “True Blood”.

Originariamente ideata dalla scrittrice Charlaine Harris, la storia che vede protagonista l’ingenua cameriera Sookie StackHouse (la brava Anna Paquin) e il tenebroso vampiro Bill Compton (Stephen Moyer)  in un futuro imprecisato dove i succhiasangue e gli umani cercano una difficile convivenza dopo la creazione di un sangue artificiale che rende superfluo il leggendario morso al collo, sembra aver davvero stregato il pubblico americano prima e italiano poi, grazie ad una sapiente miscela di horror, humor, tensione sessuale e colpi di scena. La prima stagione ha convinto pubblico e critica e ha dato al suo creatore Alan Ball, già osannato per “Six Feet Under” parecchie soddisfazioni e la seconda stagione ha confermato questo trend positivo seppur con qualche polemica.

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TV News, notizie dal piccolo schermo…

Pubblicato da candidonews su 7 Novembre, 2009

IL GRPARLAMENTO DI BERTI NEL MIRINO DEI POLITICI – In Rai aumentano le segnalazioni di proteste che giungono dal mondo politico nei confronti di Grparlamento diretto da Riccardo Berti. Oggetto del contenzioso le sedute parlamentari che vengono interrotte per mandare in onda i notiziari. A chi tocca non se ‘ngrugna potrebbe essere lo slogan, visto che anche il ministro Alfano è stato interrotto. E come sappiamo bene, dai talk show televisivi, ai politici non piace di certo essere interrotti. Tanto più bruscamente.

MARA SCACCIA ANGELS. Mara Venier prepara un grande rientro in prima serata su RaiUno con “Ciak si canta”, la trasmissione portata al successo da Eleonora Daniele. L’ex Del Noce’s Angels rischia fortemente di essere scippata della conduzione di un programma a cui teneva particolarmente

VICTORIA SPODESTA ILARIA. La7 ha una nuova reginetta del video. Si tratta di Victoria Cabello che ha spodestato dal trono Ilaria D’Amico a colpi di share. Exit, il programma condotto da Ilaria D’Amico ha realizzato uno share medio del 3,8%, 877mila telespettatori. La puntata, incentrata sui desideri e le trasgressioni degli uomini alla luce degli ultimi intrecci tra scandali sessuali e potere, ha ottenuto picchi del 9,7% di share (23:35) e 1,4 milioni di telespettatori (23:12).

Un buon risultato ma non felice come quelli ottenuti in avvio di stagione. Per contro in seconda serata Victor Victoria, condotto da Victoria Cabello, ha ottenuto il suo record stagionale con il 4,6% di share medio. La puntata, che ha ospitato in studio Elio e Faso, di Elio e le storie tese, e Valeria Marini, ha registrato un picco del 6,7% di share (24:20).

TORNA IL GRANDE TALK. Ritorna, a partire da stasera alle ore 21:40 su Tv2000, Il Grande Talk, l’osservatorio-laboratorio condotto da Alessandro Zaccuri e con la partecipazione di Mirella Poggialini. Ogni puntata si occuperà di un tema ben preciso. Restano i momenti di talk show incentrati sul confronto tra gli studenti-analisti dell’Università Cattolica e i protagonisti della scena televisiva.

ALICE NEL PAESE DELLO SWITCH OFF. Alice home Tv, l’Iptv di Telecom Italia, è in prima linea nel processo di switch off digitale in corso in diverse regioni italiane. Grazie ad un unico decoder – già predisposto per l’alta definizione – collegato al televisore, è possibile selezionare il contenuto desiderato in chiaro e on demand tra film, serie tv, musica, intrattenimento, informazione, contenuti per bambini, canali e servizi web interattivi personalizzati

Tra le offerte in pay per view è possibile attivare, su richiesta, quelle di Mediaset Premium e Sky. Quest’ultima permette, per i soli telespettatori di Alice home Tv, anche l’acquisto di una singola partita del campionato di calcio.

fonte

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RaiTre, silurato Ruffini, in arrivo Minoli?

Pubblicato da candidonews su 7 Novembre, 2009

Come scrivevamo proprio qualche giorno fa è partito l’assalto finale a RaiTre, unica rete di successo della Rai. Il direttore Paolo Ruffini sarà silurato e sostituito da Di Bella o da Minoli. Peccato che Ruffini abbia portato la rete ad ottimi risultati di ascolto negli ultimi anni. Tutto questo non ferma la logica politica di lottizzazione e di indebolimento della terza rete rai.

la notizia:

ROMA – Dopo mesi di boatos che la davano per imminente, la sostituzione di Paolo Ruffini alla direzione di Rai3 prende corpo davvero. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ieri ha telefonato allo stesso Ruffini per informarlo che la sua era volge al termine. Al prossimo Cda, previsto mercoledì, come responsabile della terza rete potrebbe essere proposto Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3 (già sostituito da Bianca Berlinguer), o Giovanni Minoli attuale direttore di RaiEducational.

È verosimile che i consiglieri del centrodestra asseconderanno la scelta di Masi. Non è altrettanto scontato che i consiglieri di centrosinistra, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, la ratificheranno, anche se il successore dovesse essere Di Bella. Il “licenziamento” di Ruffini – ad avviso di Rizzo Nervo e Van Straten – stride con gli eccellenti risultati di Rai3, che a dispetto del mini-budget nelle prime serate supera spesso il 14% di share, con 3,5-4 milioni di spettatori. Masi intenderebbe “risarcire” l’attuale direttore di Rai3 con la direzione di RaiNews 24.

Secondo il presidente Rai, Paolo Garimberti, l’offerta sarebbe però ingenerosa. L’alternativa è offrire a Ruffini il vertice di RaiCinema. E va ricordato che Ruffini è vicino a Franceschini, che ha perso il congresso Pd, mentre il neo segretario Bersani sembra orientato a sponsorizzare Di Bella.

La mossa di Masi è destinata a creare un caso. Rai3 è da mesi sotto tiro da parte del presidente del Consiglio, che più volte ha definito “ostili” trasmissioni come quelle di Giovanni Floris (Ballarò), Fabio Fazio (Che tempo che fa), Milena Gabanelli (Report) e Serena Dandini (Parla con me). Sono programmi che portano milioni di pubblicità alla Rai. Ma da Palazzo Chigi è partito l’ordine di “smorzare” critiche e satire, magari in nome del potenziamento dell’informazione regionale

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Rai Tre sarà smantellata, o meglio… regionalizzata

Pubblicato da candidonews su 5 Novembre, 2009

Come distruggere RaiTre senza “cacciare” direttamente i conduttori e gli autori “comunisti”? Semplice, regionalizzandola. Aumentare i programmi regionali a dismisura lasciando poco spazio per le trasmissioni di Dandini,Fazio, Gabanelli etc…. Leggete qui:

 

Romani, in un colloquio con il premier di qualche mese fa, avrebbe cercato di calmare l’animosità di Berlusconi nei confronti dei programmi “avversari” (non solo Floris, ma anche la Dandini e Fazio) spiegando che l’unico modo per tacitare definitivamente quelle voci era di utilizzare l’unica arma che il governo ha per tenere sotto pressione il servizio pubblico: agire cambiando alcune norme del contratto di servizio e puntando su quei programmi che sono finanziati solo dal canone. Lì per lì Berlusconi avrebbe scosso la testa, ma poi la cosa è stata spiegata con l’introduzione di una formula magica. La regionalizzazione di Raitre.

Il piano è noto da tempo in Rai, ma la gestione Ruffini ha fatto sì che quest’ipotesi di “rete federale” non abbia mai avuto modo di mettere radici. Solo di recente, nell’ultima parte della gestione-Cappon, la Rai ha dato il via a Buongiorno Regione, il tg regionale in onda all’alba che insiste sulla terza rete, senza tuttavia snaturarne l’identità.

Quello che ha in mente questo governo invece è ben altro. Si tratta di prendere il palinsesto di Raitre e “occupare” la maggior parte degli spazi sensibili (perché di grande appeal di pubblico e, conseguentemente, di pubblicità) con programmi di forte connotazione regionalistica o di servizio per il cittadino utente. Questa trasformazione non avverrebbe, secondo le indicazioni del governo, in modo repentino ma assai graduale, con l’obiettivo ultimo di far restare della Raitre che conosciamo oggi solo due, al massimo tre prime serate blindatissime e connotate da programmi più vicini a Mi manda Raitre che a Ballarò o, peggio, a Fazio

A parere di Romani, ma anche del ministro Claudio Scajola, titolare dello Sviluppo Economico da cui dipende la stesura finale del contratto con la Rai, questa trasformazione di Raitre dovrebbe essere uno dei capisaldi del nuovo contratto di servizio (che entrerà in vigore a gennaio e del quale, per adesso, sono state approvate dall’Agcom solo le linee guida), ma è inutile dire che la sola idea ha trovato forti resistenze in azienda. Non solo sul piano politico, ma anche su quello delle risorse economiche.

La regionalizzazione di una rete Rai, nello specifico di Raitre, comporterebbe un’espansione dei programmi che sono finanziati solo attraverso il canone (che, com’è noto, è pagato da un terzo degli italiani), e una netta contrazione di quelli finanziati solo dalla pubblicità, con un ovvio abbattimento degli introiti da spot che per altro sono stati soggetti, con la crisi, ad una forte contrazione (l’azienda potrebbe infatti avere, entro il 2012, un buco di 600 milioni di euro). Basti pensare che quest’anno l’azienda ha dovuto coprire con 300 milioni di euro derivanti da spot introiti non pervenuti a copertura di costi per programmi solo finanziati da canone (In mezz’ora di Lucia Annunziata, tanto per fare un esempio, è un programma finanziato dal canone che costa 26 mila euro a puntata tutto compreso).

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-10653.htm

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Berlusconi cadrà a marzo, parola di Luttazzi…

Pubblicato da candidonews su 5 Novembre, 2009

Non credo a Luttazzi, ma spero abbia ragione!!!!

da polisblog.it

Il destino politico del governo Berlusconi è ormai segnato, si va verso la fine del Regno Birbonico: con la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi giustamente dovrà andare a processo. Tutto un sistema di potere che convergeva sulla sua figura si dissolverà come neve al sole. Credo verso marzo. Andremo a elezioni anticipate, governo tecnico, eccetera. Berlusconi è finito”.

Berlusconi andrà a processo, verrà condannato e materialmente salterà. E’ stato già mollato. Servono altri personaggi, dicono Fini. Lo Stato, a quel livello cui noi non abbiamo accesso, non può permettere che uno come Berlusconi demolisca i fondamenti della Costituzione”. Anche i rapporti con la Santa Sede sarebbero ormai incrinati: La Chiesa è così, finché Berlusconi ha uno stalliere mafioso in casa, va bene. Falso in bilancio, corruzione, leggi ad personam: okay. Se però Berlusconi va a letto con una puttana, allora no, questo non si può fare.

 

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Dal Vangelo secondo Vespa….

Pubblicato da candidonews su 5 Novembre, 2009

 Berlusconi usa il libro di Vespa
per rispondere alle 10 domande

Vespa ha stufato. Non passa giorno che i media non rilancino una dichiarazione di Berlusconi tratta dal libro di Vespa. Sembra il nuovo Vangelo.

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Psicosi Influenza A, ecco alcune notizie….

Pubblicato da candidonews su 4 Novembre, 2009

Continua il terrorismo mediatico sulla influenza A. Ogni giorno c’è il bollettino dei morti per il virus, notizie che scatenano il panico. Nessuno dice però che lo scorso anno, per la classica influenza, le vittime erano di piu. Nessuno però in quel caso pubblicava un bollettino quotidiano. Basta psicosi, il virus H1N1 è molto piu debole delle comuni influenze, semmai c’è da dubitare del vaccino..

Influenza A (o H1N1, o Suina)

Sfatiamo un po di leggende su questa influenza.

1. Mortalità bassissima in confronto alla normale influenza stagionale:

L’influenza suina viene infatti considerata ormai per nulla pericolosa, con un indice di mortalità calcolato allo 0,2 per mille contro il 7 per mille attribuito, per esempio, alla comunissima influenza stagionale, quella che i ragazzi chiamano anche «scuolite» considerandola il modo più innocuo ed efficace per evitarsi qualche giorno di lezione.
fonte

2. Vittime, muoiono meno persone la H1N1 rispetto alla normale influenza:

Ma, in numero assoluto, l’influenza A provoca pochi decessi tra i giovani; negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l’influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni.
fonte

3. Il bilancio finale, meglio ammalarsi di H1N1 piuttosto che della influenza normale:

“Alla fine, i morti saranno meno di due ogni diecimila malati – dice ancora Aiuti – La caratteristica di questa nuova influenza, semmai, e’ di diffondersi facilmente perche’ non c’e’ immunita’ pregressa: per questo colpisce i giovani piu’ facilmente rispetto alla stagionale”. Quanto ai decessi di bambini, “le percentuali” tra la vecchia influenza e la nuova “sono simili”. “Se in una famiglia il bambino prende l’influenza, i genitori devono sperare che sia la nuova – conclude Aiuti – E’ meno probabile che abbia complicanze gravi o addirittura letali”
 

È un dato di fatto, numericamente appurato, che ad oggi solo il 40% dei medici si siano sottoposti alla vaccinazione contro l’influenza A H1N1 e, nella pubblica opinione, tra psicosi e terrore mediatico, sono in molti a chiedersi come mai. La risposta è da ricercarsi sia nell’aspetto puramente tecnico della formulazione del vaccino (che non ha convinto i sanitari italiani) sia nella tempistica di vaccinazione che è in netto ritardo rispetto alla diffusione pandemica.

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4 novembre 2008, Obama Presidente

Pubblicato da candidonews su 4 Novembre, 2009

 

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Progressi della tecnica, fai la spesa…con un click

Pubblicato da candidonews su 3 Novembre, 2009

 

da 06blog.it

L’inarrestabile cammino delle merci e le evoluzioni dei modi nei quali è possibile acquistarle non ha fine, e a Roma nell’era del 2.0 la Coop si è attrezzata per arrivare fin dentro casa, con gli scaffali on line da esplorare dalla scrivania.

L’azienda che da nove anni spedisce la spesa a casa ha pensato bene di rendere il servizio ancora più completo. Se volete fare un giretto nel supermercato virtuale basta registrarsi a E-Coop e fare la spesa con un click.

Io, preferendo il mercato chiassoso e il negozietto sotto casa dove mi chiamano per nome, sono evidentemente tra i meno interessati all’idea, senza per questo ignorarne i vantaggi per chi è impossibilitato ad uscire. Voi che dite in proposito?

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