
A settembre lo spacciatore delle trans viene trovato morto, ora una delle protagoniste dell’affaire Marrazzo viene trovata morta. C’è del marcio in Danimarca direbbe qualcuno….
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Pubblicato da candidonews su 20 Novembre, 2009

A settembre lo spacciatore delle trans viene trovato morto, ora una delle protagoniste dell’affaire Marrazzo viene trovata morta. C’è del marcio in Danimarca direbbe qualcuno….
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Pubblicato da candidonews su 18 Novembre, 2009

Oggi Berlusconi allontana lo spettro delle elezioni. Fini nega sia in atto un”complotto” contro il Premier, ma i numeri dicono “altro”.
50 deputati alla Camera, 25 senatori a Palazzo Madama. Questi i numeri “magici” di Gianfranco Fini per tenere in pugno la maggioranza di governo e logorarla pian piano, aspettando il momento giusto per sbarazzarsi di Berlusconi e, complice l’asse privilegiato con Napolitano e con la Sinistra, porsi come nuovo leader politico del centrodestra. E’ un progetto ambizioso e soprattutto molto rischioso quello intrapreso da Fini. Pericoloso perche Berlusconi, detentore di un potere immenso in parlamento e nel paese, non si farà disarcionare facilmente. Gli interessi del Premier vengono prima di tutto, prima della politica, prima del paese. E solo rimanendo al comando Berlusconi potrà portare vantaggi alle sue aziende “fabbricando” leggi a suo favore anche per tutelarsi dalle inchieste giudiziare.
Eppure Fini ci sta provando. Testamento biologico e Cittadinanza agli immigrati sono due temi che rischiano di mandare in tilt la maggioranza di centrodestra. Nel seguente articolo del Riformista sono indicati “tutti gli uomini del Presidente” della Camera. Segnateli, forse da loro arriverà qualche scossone politico al PDL, oramai vittima della “sindrome dell’Unione”.
fonte:http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10948.htm
Niente partito, dunque. La sua foresta è il Parlamento. È lì che l’ex capo di An si prepara a far saltare la maggioranza su più temi, dal testamento biologico alla cittadinanza. Il presupposto è che nei due rami del Parlamento detiene la golden share per impedire le elezioni anticipate. Quando attraverso il vicecapogruppo Italo Bocchino impose la conta per chiedere «un patto di consultazione permanente con Berlusconi » si è capito che di parlamentari ne ha una cinquantina. Gli altri – tra i novantadue ex An – stanno con Alemanno, La Russa, Matteoli.
Al Senato invece i fedelissimi sono circa venticinque, come si è visto nella battaglia degli emendamenti alla Finanziaria. Cinquanta e venticinque: due numeri magici. Perché qualora Berlusconi decidesse l’ordalia finale (ovvero la carta delle elezioni anticipate) quei numeri dovrebbero bastare per spegnere sul nascere la tentazione. Non è un caso che il rapporto di Fini col fronte del non voto è sempre più solido. Con Napolitano ha giocato di sponda sulla giustizia, e non solo, tanto che qualcuno tra i berlusconiani lo definisce «il portavoce del Colle».
Con la sinistra, attraverso il lavoro comune della Fondazione Fare Futuro e della dalemiana Italiani Europei, ha stabilito un asse sulle riforme, che per Fini o sono «condivise » o non sono, come ha ripetuto anche ieri. Con Casini i contatti sono sempre più frequenti e, nel Pdl, Fini è stato il primo a rilanciare l’ipotesi di un Lodo Alfano bis proposta dal suo predecessore allo scranno più alto di Montecitorio. È proprio nella foresta parlamentare che sta avvenendo la mutazione genetica del finismo.
A lui si sono avvicinati deputati di sensibilità politica diversa, da Chiara Moroni ad Antonio Martino, da Benedetto Della Vedova a Fiamma Nirenstein che rappresenta un ponte verso quel mondo ebraico che Fini considera strategico da anni. Tanto che gli ex colonnelli di An stanno pensando a come posizionarsi in caso di resa dei conti col premier: un’ipotesi – neanche troppo remota – è un gruppo parlamentare autonomo tra Fini e Berlusconi, che guardi a quest’ultimo come approdo definitivo.
Un mutazione genetica, appunto. Anche se, nel nuovo corso di Fini, gli uomini che seguono i dossier più delicati vengono tutti da An. Come Carmelo Briguglio che all’interno del Copasir ha alternato sapientemente la difesa del premier a qualche dispiacere ai servizi. Come Fabio Granata, vicepresidente dell’Antimafia nonché artefice di quel Pdl-Sicilia che ha consentito a Fini di avere un rapporto solido con Raffaele Lombardo e, in subordine, con Micciché e quel pezzo di Forza Italia in guerra col duo Schifani-Alfano.
Come Pietro Laffranco terminale di Fini in commissione Vigilanza. Fedelissimi nei posti chiave. È così «Gianfranco» ha vietnamizzato il conflitto con «Silvio». Le due commissioni Giustizia di Camera e Senato sono presiedute da Giulia Bongiorno e Filippo Berselli. E sulla giustizia il presidente dalla Camera è stato molto interventista sin dall’inizio della legislatura, quando la Bongiorno ha picconato la prima versione del ddl sulle intercettazioni. Ma non c’è solo la giustizia nella foresta finiana.
È uomo di Fini Mario Baldassarri presidente della commissione Finanze del Senato: colui che ha scritto la contro-Finanziaria e gli emendamenti antitremontiani al Senato. Ed è un suo uomo Maurizio Saia, che ha stoppato sul nascere l’ipotesi di un emendamento “salva premier”, che prevedeva di chiudere i processi tributari pagando una somma pari al cinque per cento della multa commissionata. Una carovana che Fini gestisce da “situazionista”, con grande abilità tattica.
Quando Walter Veltroni gli è andato a parlare della sua proposta di diritto di voto agli immigrati «Gianfranco», fiutando l’opportunità, ha alzato la cornetta e ha chiamato la Flavia Perina, potente direttora del Secolo. Risultato: una proposta di legge bipartisan, che sarà presentata domani, fatta apposta per far saltare l’asse Pdl-Lega. È la guerriglia, appunto. Perché ormai queste iniziative non si contano più. Quando il piddino Andrea Sarubbi gli è andato a sottoporre l’idea di una legge per la cittadinanza breve Fini ha chiamato Granata ed è nato un altro testo bipartisan su cui il Carroccio ha alzato le barricate.
È un sapiente gioco all’interno delle situazioni che l’ex leader di An gestisce con quel gelo che anche i fedelissimi gli riconoscono. Proprio questa freddezza sarebbe una delle cause della sua rottura umana col premier. Quando nell’ultimo incontro tra i due un Berlusconi in difficoltà gli ha chiesto aiuto sulla giustizia «in nome della vecchia amicizia», «Gianfranco » è stato lapidario: «In politica l’amicizia non esiste
Ed è proprio sul terreno politico che Fini ha preparato altre due azioni di guerriglia per i prossimi giorni. Sul testamento biologico sta per mandare in frantumi la maggioranza. Pronto un emendamento che cancella tutta la Calabrò firmato da una trentina dei suoi, e non solo.
E soprattutto è pronta la richiesta del voto segreto, anche per provare ad affossare il testo di mediazione su cui sta lavorando il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto con monsignor Fisichella. Niente da fare. Il manipolo finiano in questi giorni sta lavorando a una prova di forza: ribaltare l’esito del Senato confidando nel forte trasversalismo che c’è alla Camera. Non è finita.
Oggi la Finanziaria approda in commissione a Montecitorio. E i finiani non hanno alcuna intenzione di votarla così come licenziata dal Senato. L’idea è quella di ripresentare tutti gli emendamenti di Baldassarri, anche in questo caso confidando sulle maggiori possibilità di gioco rispetto al Senato. Guerriglia continua.
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Pubblicato da candidonews su 17 Novembre, 2009

Sempre piu agitate le acque del Centrodestra. Tre temi stanno facendo fibrillare la maggioranza:
Se solo Idv e Pd la smettessero di litigare tra loro e si dedicassero a mettere in mostra le divisioni presenti nel centrodestra forse saremmo tutti piu contenti. Intanto nei sondaggi il divario tra PDL e PD si riduce a 7 punti. Con il PD che supera quota 31%, recuperando ben 5 punti rispetto alle europee di 5 mesi fa. Intanto Berlusconi sta sicuramente pensando qualcosa per ribaltare la situazione in suo favore. Lo fece con la “svolta del Predellino” nel novembre 2007, farà qualcosa anche questa volta. Per ora si limita a mandare avanti Schifani in risposta a Fini che, domenica aveva negato complotti contro il Premier.
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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

Leggiamo notizie succose sul centrodestra. PDL contro PDL, Finiani contro Berlusconiani, Ghedini caduto in disgrazia… eh, se solo esistesse una opposizione forte, ma Bersani ci sta lavorando…
STRACQUADANIO, FINI SEMBRA IL RUTELLI CHE LASCIA IL PD…
(Adnkronos) – “I toni di Fini mi sembrano tanto quelli di Rutelli alla vigilia dell’addio al Pd. E’ la prima volta che il presidente della Camera si toglie l’etichetta di cofondatore del Pdl, e’ come se restituisse lo scettro a Berlusconi”. Lo dice, in una intervista al ‘Tempo’, il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio.
“Fini demolisce la tesi del complotto. Ma al tempo stesso -aggiunge Stracquadanio- affermando che le elezioni sarebbero il fallimento del Pdl, e’ come se dicesse che senza una legislatura costituente, il Pdl perderebbe la sua ragion d’essere. Ne consegue che con il ritorno alle urne lui non si sentirebbe legato al Pdl”.
“Le eventuali elezioni sarebbero il frutto di situazioni non cercate da Berlusconi ma un esito a cui si sarebbe costretti per l’incapacita’ del Pdl, a causa di contrasti interni, di difendere il risultato elettorale e di difendere il proprio leader dal tentativo della magistratura di abbatterlo. La priorita’ del Pdl e’ salvare il suo leader dagli attacchi della magistratura. Quindi – conclude Stracquadanio – o si tira fuori Berlusconi dall’imbuto giudiziario o il Pdl e’ fallito e le elezioni sono un esito non voluto di questa incapacita’ del Pdl”.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10906.htm
16 – FINI: LA MAGGIORANZA DA SOLA NON PUO’ RIFARE LE REGOLE…
(Agi) – “Riscrivere le regole deve necessariamente comportare un impegno che sia quanto piu’ possibile condiviso perche’ le regole riguardano tutti”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Secondo Fini “sarebbe certamente un momento difficile se dovesse affermarsi il principio che ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, regole che devono impegnare tutti gli italiani”.
E SE SILVIO DIVORZIASSE DA GHEDINI?
Nei tanti momenti in cui si è sfogato, negli ultimi giorni, Silvio Berlusconi l’ha ripetuto più volte, ai suoi: “Questo disegno di legge sul processo breve non serve a nulla”. Ce l’ha senz’altro con Gianfranco Fini, il Cavaliere, che l’ha costretto a infilarsi in una strettoia che probabilmente non avrà alcuna uscita. E ce l’ha anche con il Quirinale, che subito dopo la bocciatura del Lodo Alfano gli ha sbarrato la strada del ritorno alle urne.
Ma la novità delle ultime settimane, quelle successive alla bocciatura dello “schermo ad personas” da parte della Corte Costituzionale, è che il presidente del Consiglio ha messo sul banco degli imputati il suo avvocato. Proprio così. A sentire le voci che si rincorrono freneticamente tra Palazzo Chigi e la residenza di via del Plebiscito, testualmente, “il Presidente s’è stufato di Niccolò Ghedini”.
E addirittura ci sono autorevoli fonti berlusconiane disposte a testimoniare che “Silvio non si fida più del suo legale”.
Alcuni tra i più stretti consiglieri del Cavaliere gliel’hanno detto a più riprese. “Non possiamo andare avanti con soluzioni estemporanee come il ddl del Senato”. E poi, Berlusconi sta imparando sulla propria pelle che anche la tesi che la magistratura abbia messo in piedi un grande processo politico non tiene in piedi lo schema Ghedini. Della serie, “o si tenta la strada di una riforma organica oppure sugli espedienti tecnici saranno sempre i giudici ad avere la meglio”.
Non a caso, infatti, anche i senatori berlusconiani meno esperti di diritto, riuniti giovedì in assemblea, liquidavano il testo voluto da Ghedini come “una roba che sarà giudicata incostituzionale, che durerà ancora meno del Lodo Alfano”. Sempre “se la legge passa e Napolitano la firma”, è la subordinata fatta propria anche dal Cavaliere.
Tutte queste perplessità Berlusconi le ha espresse anche a Ghedini, in una chiacchierata tutt’altro che cordiale che risale a qualche giorno fa. Ma l’avvocato, nel replicare, non s’è limitato a un’alzata di spalle. Di più, ha risposto al premier col seguente ragionamento: “Se siamo finiti in questa situazione è perché tu non sei riuscito a convincere Fini sul taglio della prescrizione”.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10918.htm
Bocchino (PDL): Basta con le Ghedinate!
Basta con le ghedinate da prendere o lasciare. I falchi berlusconiani devono finirla di parlare di complotto interno al Pdl contro Berlusconi. Il presidente del Consiglio deve guardarsi da quei suoi consiglieri che da anni lo hanno portato in un vicolo cieco, spingendolo verso soluzioni inutili, perchè la legge sul processo breve così com’è congegnata oggi è destinata a sbattere contro il muro della incostituzionalità». Lo dichiara senza mezzi termini Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera e in una intervista ad un giornale nazionale boccia il ddl sul processo breve («presenta aspetti irragionevoli, demagogici, populisti») ed indica come la strada da percorrere sia quella di una legge costituzionale che «ripristini l’immunità parlamentare e lo stesso lodo Alfano».
http://www.unita.it/news/italia/91290/bocchino_basta_ghedinate
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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

Si arricchisce il quadro della politica campana che finisce sotto inchiesta, con accuse reati gravi che vanno dalla concussione all’abuso d’ufficio. Con il caso Cosentino e dopo il caos Castellammare di Stabia, torna prepotentemente d’attualita’ soprattutto il rapporto tra malavita organizzata e politica.
NICOLA COSENTINO Il sottosegretario all’Economia, coordinatore del Popolo delle Liberta’ in Campania e fino a pochi giorni fa candidato in pectore alla presidenza della Regione e’ destinatario di una richiesta di arresto della Procura di Napoli per concorso esterno per associazione mafiosa. La Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ascoltera’ il deputato mercoledi’ 18 novembre.
ANTONIO BASSOLINO/1 Il presidente della Regione Campania e’ imputato con altri 25, tra cui i vertici della Impregilo nel processo sui rifiuti in qualita’ di commissario straordinario per abuso d’ufficio, frode in forniture pubbliche, violazioni ambientali e truffa aggravata. Il processo e’ da un anno nella fase dibattimentale. Ha fatto discutere non poco la lista che annovera ben 536 testimoni e che rallenta di fatto l’arrivo di una sentenza, facilitando il sopraggiungere della prescrizione. I numerosi rinvii delle udienze si sono avuti nella prima fase del dibattimento anche per i continui cambi alla presidenza del collegio giudicante ora guidato da Adele Scaramella. L’istruttoria e’ in corso, prossima udienza il 18 novembre e successivamente il 9 e il 16 dicembre.
ANTONIO BASSOLINO/2 Bassolino risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle bonifiche ambientali. La Corte dei Conti ha invece stabilito in primo grado la responsabilita’ del governatore, in qualita’ di commissario ai rifiuti, per il progetto Sirenetta. La sentenza e’ stata impugnata in appello dai legali di BASSOLINO di fronte alle sezioni centrali. Non e’ stata fissata ancora una data. Giudicata eccessiva la spesa di 47mila euro per la commissione di gara per la realizzazione del call center (da molti definito fantasma) nell’ambito del progetto PanProtezione Ambiente e Natura
VINCENZO DE LUCA e GIANNI LETTIERI Vincenzo DE LUCA sindaco di Salerno del Partito democratico, e’ imputato insieme al leader dell’Unione industriali di Napoli Gianni LETTIERI nell’inchiesta sui suoli Ideal Standard-Sea Park per concussione, truffa e abuso d’ufficio. Il processo prendera’ il via con la prima udienza il 21 gennaio 2010 davanti al giudice monocratico di Salerno. LETTIERI e DE LUCA devono rispondere a vario titolo di concussione, truffa e abuso d’ufficio, falso. Si tratta del processo meglio noto come MCM che mira a far luce sulla delocalizzazione delle ex Manifatture cotoniere meridionali di Salerno.
CLEMENTE e SANDRA MASTELLA Al ministro della giustizia nel governo Prodi, oggi eurodeputato e al presidente del consiglio regionale della Campania vengono contestati a vario titolo diversi reati tra cui concorso in abuso di ufficio in merito a delle assunzioni e tentata concussione nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine regionali. Per il numero uno dell’assise regionale la Procura di Napoli ha disposto il divieto di dimora in Campania e nelle zone limitrofe. Si attende l’esito delle decisioni del Tribunale del Riesame.
Giuseppe GAMBALE GLOBAL SERVICE ex assessore a Napoli del Partito democratico: imputato nel processo Global Service per associazione per delinquere;
Enrico CARDILLO ex assessore comunale al Bilancio del Pd: imputato nel processo Global Service per abuso d’ufficio e associazione per delinquere;
Felice LAUDADIO ex assessore all’Edilizia in quota Sdi: imputato nel processo Global Service per abuso d’ufficio e associazione per delinquere;
Ferdinando DI MEZZA ex assessore al Patrimonio Pd: imputato nel processo Global Service per abuso d’ufficio e associazione per delinquere;
Antonio PUGLIESE ex vice presidente della Provincia di Napoli per lo Sdi: imputato nel processo Global Service per abuso d’ufficio e associazione per delinquere. La sentenza e’ attesa per gennaio 2010. In quella stessa data ci sara’ anche il possibile rinvio a giudizio per gli altri indagati che non hanno scelto il rito abbreviato. Per non rendersi incompatibile con il giudizio infatti, il giudice Enrico Campoli sta facendo discutere di pari passo sia i difensori dell’udienza preliminare, sia quelle che hanno optato per il rito abbreviato. Nel filone Global Service figuravano anche due parlamentari, Italo BOCCHINO del Popolo della liberta’ e Renzo LUSETTI del Partito democratico. Per loro la Procura avanzo’ richiesta di autorizzazione a procedere. Sulla questione pero’ e’ stata sollevata un’eccezione di costituzionalita’. Secondo la difesa il Gip non avrebbe potuto mandare gli atti direttamente alla Camera dei Deputati. La questione e’ pendente davanti alla Corte Costituzionale.
ROBERTO CONTE L’ex consigliere regionale del Partito democratico ha subito una condanna di due anni e otto mesi. L’esponente politico, con un passato nei Verdi, eletto nelle liste della Margherita e poi passato al Pd, e’ stato riconosciuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa: la sentenza e’ stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare Luigi Giordano al termine del processo che si e’ svolto con rito abbreviato.
LA GALASSIA DEGLI INDAGATI BIPARTISAN
Alfonso PECORARO SCANIO, ex leader dei Verdi e ministro dell’Ambiente: indagato per associazione per delinquere finalizzata a compiere reati contro la pubblica amministrazione. Giuseppe PETRELLA ex deputato dei Democratici di sinistra: condannato a sei mesi con pena sospesa per minacce. Ciro BORRIELLO sindaco di Torre del Greco noto per numerosi cambi di casacca: indagato dalla Corte dei Conti per i danni derivati dalla mancata raccolta differenziata nell’ambito dell’emergenza rifiuti.
Angelo BRANCACCIO, consigliere regionale dell’Udeur ed ex sindaco di Orta di Atella nel casertano: indagato per corruzione, estorsione e peculato.
Rosetta D’AMELIO ex sindaco di Lioni in provincia di Avellino attuale assessore alle politiche sociali della regione Campania Pd: condannata a sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio.
Gaetano PESCE nella passata consiliatura vice presidente del Consiglio Provinciale di Napoli di An: condannato per abuso d’ufficio a tre anni e mezzo di reclusione.
Marco NONNO, di Alleanza nazionale ma sospeso dalla carica di consigliere comunale a Napoli : imputato nel processo sugli scontri per la discarica di Pianura per devastazione e associazione per delinquere.
Americo PORFIDIA: indagato per camorra in qualita’ di sindaco di Recale per l’Italia dei valori.
Domenico ZINZI attualmente deputato Udc ed ex assessore della giunta regionale e Luigi ANZALONE, consigliere regionale del Partito democratico ex presidente della Provincia di Avellino, sono stati condannati in primo grado e ed assolti in appello per omicidio colposo plurimo nel processo sulla frana di Quindici.
Salvatore PERROTTA sindaco di Marano: indagato per discarica abusiva a Marano.
Corrado GABRIELE, assessore regionale al Lavoro per Rifondazione: imputato per molestie sessuali.
Nicola FERRARO consigliere regionale dell’Udeur: indagato per falso in atto pubblico, corruzione, concussione e turbativa degli appalti.
Antonio FANTINI: condannato a due mesi e dieci mesi di reclusione nell’ambito della ricostruzione post-terremoto.
Le immagini: 1 Antonio Bassolino; 2 Angelo Brancaccio; 3 Gianni Lettieri; 4 Rosetta D’Amelio; 5 Corrado Gabriele; 6 Italo Bocchino; 7 Americo Porfidia; 8 Alfonso Pecoraro e anche Scanio; 9 Renzo Lusetti; 10 Antonio Fantini; 11 Nicola Ferraro.
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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

dal sito di Ballarò
Domani, martedì 17 novembre, non andrà in onda la puntata di Ballarò.
Giovanni Floris ha l’influenza A e per rispetto agli ospiti della trasmissione, i cameramen ed ai colleghi, Floris ha deciso, d’intesa con il direttore di Rete Paolo Ruffini, di seguire le procedure suggerite dal ministero e di non andare in onda.
L’appuntamento con Ballarò è quindi rimandato a martedì prossimo, 24 novembre
Il conduttore naturalmente sta bene.
«Mi sento bene», ha rassicurato Floris. «In famiglia la avevano già avuta tutti e ora tocca a me. Meglio però seguire le indicazioni del ministero ed evitare di distribuire virus qua e là. Basta che ora non mi chiedano di sostituire Topo Gigio», ha concluso il conduttore con una battuta.
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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

NEL 2010 CAMBIANO I TALK POLITICI…
Anno nuovo, talk show politici (se non nuovi) rivoluzionati. Il 2010 potrebbe infatti aprirsi con novità per Matrix. In casa Mediaset si starebbe ragionando sulla possibilità di spostare su Italia1 l’approfondimento giornalistico di punta dell’ammiraglia Canale5. Oppure di ripensarlo integralmente.
Intanto nei corridoi Mediaset si starebbe anche riflettendo sul fatto che un professionista come Alessio Vinci, passato dai successi della tv all news Cnn alla tv del biscione con i galloni di vicedirettore di VideoNews, potrebbe servire anche per il nuovo canale di sole notizie allo studio a Cologno Monzese.
Intanto, Maurizio Belpietro si scalda per il nuovo programma di approfondimento in Rai, e a gennaio traslocherà in viale Mazzini anche l’inventore del talk politico: Maurizio Costanzo: debutto a primavera con format Magnolia.
CONTO TV COMPLICA LA VITA A SKY, DIETRO TUTTO QUESTO UNA MANOVRA DEL BISCIONE?
Ha inventato un’eroina del Web chiamata Superpippa, dedita “a salvare il mondo dalla censura, dall’impotenza e dal calo del desiderio sessuale”. Ha terrorizzato migliaia di genitori, che hanno sorpreso i figli in pieno giorno a guardare il suo canale satellitare non criptato, molto ironico e un poco erotico. Ha fatto il boom con una tv a pagamento tutta porno e pallone. E adesso, con neanche sei milioni di fatturato e un’azienda da sette dipendenti, sfida Rupert Murdoch e l’offerta di oltre un miliardo di euro per trasmettere le partite della serie A dal 2010 al 2012.
….
La sfida di Conto Tv sembra impossibile, ma la storia potrebbe cambiare. A due condizioni. La prima, che la Lega sia costretta a ’spezzettare’ il pacchetto dei diritti tv: non più la vendita di tutte le partite in un solo blocco, ma diverse offerte a prezzo, ovviamente, più basso. La seconda condizione è che Crispino non sia solo. Il diretto interessato si svela a metà: “Abbiamo già diversi contatti, persone che sono disposte ad affiancarci economicamente se la Lega farà una vera asta pubblica.
D’altra parte, non vedo perché sul digitale terrestre la serie A si possa vedere su Mediaset Premium e Dahlia Tv, mentre sul satellite solo su Sky”. La conclusione più logica, in tempo di guerra totale fra Sky e Mediaset, è che dietro Crispino ci sia proprio il Biscione. O magari Mediolanum. Il diretto interessato smentisce: “Non sono l’uomo di nessuno”.
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-10868/1.htm
BONACCORTI E FOSSÀ A RISCHIO CHIUSURA. ARRIVA PUPO?…
Aria di spostamenti al giornale radio diretto da Antonio Preziosi. All’orizzonte dovrebbero esserci nuovi palinsesti. Rischiano la chiusura le trasmissioni di Enrica Bonaccorti e Giulia Fossà. Già scalpita Pupo per prendere il loro posto
SABATO DI RAIDUE, CONTRO “AMICI” SALTA LA CARRÀ…IN ARRIVO PAOLO LIMITI
Il nuovo programma di Raffaella Carrà su RaiDue per questa stagione non si farà. I costi sono troppo alti. Se ne riparlerà, forse, nella prossima stagione televisiva. Al suo posto ci sarà il più economico Paolo Limiti.
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-10859/1.htm
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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

da tvblog:
Al momento risultano essere oltre 20mila le telefonate giunte al call center del ministero dello Sviluppo economico all’apposito numero verde 800022000. Secondo quanto riferisce l’ufficio del viceministro, Paolo Romani, il 92-93 per cento delle chiamate sono collegate a richieste di aiuto per la sintonizzazione degli apparecchi televisivi, la parte restante ad altri tipi di problemi.
A questo proposito è insorto il Codacons il quale, “considerati i disagi patiti dagli utenti”, ha annunciato “la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off in modo tale da consentire a tutti i residenti della capitale di ottenere le giuste informazioni e trovarsi preparati al passaggio alla tv digitale e per evitare che una parte della popolazione romana resti indietro e senza possibilità di vedere la tv”. Secondo il presidente Carlo Rienzi i principali disagi riguardano soprattutto la risintonizzazione dei canali, “operazione che sembra meno facile di quanto annunciato”.
Altre segnalazioni sono arrivate al Codacons per quanto riguarda l’attività di Tivùsat, la piattaforma satellitare frutto dell’intesa di Rai e Mediaset. Sostiene l’associazione: “In teoria Tivùsat dovrebbe essere utilizzata per chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card siano introvabili e che il call center per avere informazioni, l’199 309 409 sia una ‘bufala mangiasoldi’. Il numero unico, infatti, costa la bellezza di 14,26 centesimi di euro al minuto. Peccato che sia impossibile mettersi in contatto con un operatore, qualunque opzione si scelga, salvo non si abbia già la smart card, quelle che appunto non si trovano. Eppure l’opzione 3, stando alla voce automatica, dovrebbe servire a chiedere assistenza”.
Passando a livello nazionale, sempre da oggi entra in vigore il nuovo ordinamento LCN (Logical Channel Number) in virtù dell’accordo raggiunto in settimana tra DGTVi, FRT e Aeranti-Corallo, di cui vi abbiamo parlato qui. La nuova lista, sebbene non sia ancora stata ratificata dall’Agcom, sarà già sintonizzabile da oggi, previa risintonizzazione completa degli apparati.
Qui di seguito la nuova lista canali secondo ordinamento LCN:
N.B.: Alcuni canali della lista sono disponibili solo nelle zone di switch-off
N.B.2: Alcuni canali saranno inseriti prossimamente

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Pubblicato da candidonews su 16 Novembre, 2009

Come gli ultimi giorni di Pompei: a Telecom si respira un’aria pesante e tutti seguono le mosse di Bernabè che tenta di salvarsi e probabilmente ci riesce anche se il pranzo segreto di due giorni fa con Nanni Bazoli non è andato bene.
Circolano molte leggende metropolitane sulla cacciata di Stefano Pileri, il mago della Rete. La voce più attendibile narra del rifiuto da parte di Pileri di affidare il sistema SAP di Telecom, il cuore informatico dell’azienda, direttamente o indirettamente a Michele Cinaglia di Engineering. Ma su questa commessa che si aggira attorno ai 60 milioni di euro, hanno acceso i fari in tanti: l’azionista ribelle Marco Fossati, l’audit interno ed anche Renato Pagliaro l’uomo forte di Mediobanca in Telecom.
E dopo Pileri pare pronta a saltare anche la testa di Antonello Piroso, coraggioso direttore de La 7, per mettere al suo posto, direttamente da Mediaset Piero Vigorelli, secondo una richiesta esplicita di Silvio Berlusconi.
Ma a Berlusconi nessuno ha detto che Confalonieri invece sta lavorando per sostituire Bernabè con un pezzo da 90 delle tlc: Francesco Caio. Questa la storia vera: Caio è tornato a girare per i palazzi romani, ma non solo come consulente di Fastweb, Wind e Vodafone, per capire come procedere sulla fibra.
Dopo aver terminato, nel febbraio sorso, il lavoro di consulente per il Governo, è oggi molto ascoltato in Mediaset per studiare l’ingresso nel business delle TLC. Caio nella sue veste di Vice President di Nomura sta redigendo in gran segreto un piano per Mediaset insieme a Fernando Napolitano di Booz Hallen.
Il piano prevede lo scorporo della rete di Telecom e l’ingresso di nuovi azionisti nella nuova società della rete, mentre Mediaset – tramite una sua società controllata – dovrebbe acquisire il 10 per cento della rete di Telecom ed avere il ruolo guida dei nuovi azionisti. Una sorta di riedizione del nocciolino duro.
Telefonica avrebbe in cambio il via libera dal Governo italiano ad acquistare la parte rimanente di Telecom senza la rete. Quindi, tutto il business della telefonia fissa e mobile. Un grande affare.
Mediaset così otterrebbe anche il via libera dal Governo spagnolo ad effettuare una serie di acquisizioni in Spagna nel mondo dei media e dell’editoria. Per questo negli ultimi due mesi Caio è stato avvistato più volte tra Via Paleocapa a Milano e Largo del Nazareno a Roma, con una puntata a palazzo Grazioli da Berlusconi.
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-10910.htm
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Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Rai Due conferma la sua vocazione musicale. Dopo X Factor, peraltro abbastanza deludente quest’anno, e Scalo76, trasmissione chiusa per bassi ascolti, sta per arrivare un Programma Evento. Laura Pausini e Tiziano Ferro, due delle piu importanti realtà musicali italiane, condurranno assieme una trasmissione musicale, DUE, incentrata appunto su loro due, sui loro successi. In arrivo poi anche una trasmissione monografica su alcune stelle musicali ed un programma estivo in stile Festivalbar. Di seguito il promo al programma DUE.
Da tvguida.it
A dicembre arriverà Due, programma attesissimo da molti.
Il format è piuttosto semplice e di sicuro successo: quattro appuntamenti, ognuno dei quali sarà caratterizzato dalla presenza di due big della canzone italiana. Carta bianca, nessun conduttore, musica allo stato puro, duetti, ospiti internazionali e molto altro.
Il debutto ufficiale vedrà sul palco la coppia Laura Pausini e Tiziano Ferro, mentre sono ancor top secret i big che prenderanno parte ai successivi tra appuntamenti.
E sempre di musica si parlerà anche in Emozioni, un programma di monografie che potrebbe partire nel corso del prossimo anno. Ad inaugurare il tutto dovrebbe essere un lungo speciale su Michael Jackson. Ne sapremo di più nei mesi a seguire.
Concludiamo annunciandovi che per la prossima estate sembra essere previsto un Festival Musicale – non è chiaro se una sorta di Festivalbar o che altro – che potrebbe svolgersi all’Arena di Verona ed altre tappe. Anche sotto questo aspetto vi consigliamo di tornarci a trovare nelle prossime settimane.
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Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10854.htm
Non c’era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l’immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri – lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione – rendeva l’idea del distacco del premier.
Il premier aveva lasciato fuori da Palazzo Chigi i timori di quello che considera il «nuovo complotto» ordito contro di lui dalla magistratura, le tensioni familiari che «mi stanno togliendo il sonno», e l’ira verso Fini con cui si è consumato un altro strappo. Era presente, ma era come se non ci fosse, assorto fino a dare l’impressione di essersi assopito, apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse. Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un’occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c’è un problema si risolve la prossima volta».
…..
Come è successo ieri tra Tremonti e Brunetta, che presentava un altro pezzo della riforma sulla Pubblica amministrazione. Il «professor Giulio» non ha esitato a bocciare il «professor Renato»: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione », ha iniziato a ripetere dando sulla voce del collega.
Si è scatenato il parapiglia, e per una volta Letta è intervenuto a sostegno di Tremonti. Alla fine, dopo ripetuti colpi sotto la cintura, Brunetta si è alzato e ha teso la mano al ministro dell’Economia, che non ha contraccambiato, anzi: «Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in…».
Con la Prestigiacomo solo i toni sono stati diversi. Perché quando la titolare dell’Ambiente – dopo aver illustrato il progetto da 1.250 milioni per gli interventi a difesa del suolo – ha chiesto cinque milioni per controllare il piano di interventi con tre nuove strutture ministeriali, Tremonti si è messo di traverso: «Cara Stefania, questo modo siciliano che hai di ragionare… ».
Apriti cielo, «Stefania» non ci ha visto più: «A me certe battute non le fai». Ed è scoppiata un’altra lite, che nemmeno l’intervento di Letta è riuscito a comporre. Così il decreto, che la Prestigiacomo voleva approvare prima di Natale è stato rinviato. E lei, furibonda ha lasciato il salone del Consiglio: «Me ne vado, sennò gli alzo le mani». Nemmeno Berlusconi ha salutato. Chissà se il Cavaliere se n’è reso conto. Perché lui c’era,ma era come se non ci fosse.
fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10880.htm
Report ricostruisce le vicende di Banca Arner. Banca privata con sede a Lugano, Nassau, Dubai e filiale a Milano. Commissariata da Bankitalia un anno fa per gravi irregolarità e violazione delle norme antiricilaggio. Ma chi sono i soci di questa banca? E i correntisti?
C’è un nome che sintetizza gran parte dei timori giudiziari di Silvio Berlusconi e che qualche cosa ha anche a che vedere con le vicende di famiglia. Non è il nome di un giudice, non è il nome di una persona. È il nome di una banca svizzera. Si chiama Arner bank, e questo marchio apparso già in passato nelle prime inchieste sul gruppo Fininvest-Mediaset, unisce due procure di quelle che al Cavaliere fanno accapponare la pelle.
Perché sull’Arner bank indagano sia la procura di Milano (inchiesta sui diritti televisivi e Mediatrade) sia quella di Palermo, dove ufficialmente i due pm Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia si occupano di riciclaggio di soldi della mafia e per questo motivo hanno fatto arrestare nel 2008 un finanziere italo-svizzero, Nicola Bravetti.
…..
Per fotografare la situazione e capire i timori, di giorno in giorno sempre più evidenti, di Silvio Berlusconi per le indagini milanesi e palermitane sulla Arner Bank, basta una frase di David Mills: “Chi è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un’immagine: Del Bue, tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui conti bancari delle società Century One e Universal One avesse un diretto controllo e poteri di disposizione assoluti”.
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Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Italia dei Valori nella bufera, De Magistris e la sua “voglia di pulizia” all’interno del partito crea frizioni evidenti tra gli altri esponenti politici. E Di Pietro candida l’ex capogruppo leghista Cè nelle sue liste in Lombardia.
da polisblog.it
La situazione nell’Italia dei Valori, nonostante l’egregio risultato alle europee, è burrascosa: non solo proteste della base e attacchi da riviste amiche. Ora la crisi è passata al livello più alto della dirigenza visto che numerosi big del partito incominciano ad averne abbastanza del protagonismo di Luigi De Magistris.
L’ex magistrato in un’intervista aveva lasciato intendere che il suo impegno per modificare certi aspetti negativi dell’Idv non si sarebbe fermato. Ma evidentemente il suo attivismo, fuori dagli schemi decisi da Antonio Di Pietro, non piace a molti membri del partito.
E’ il capogruppo alla Camera Donadi a parlare pubblicamente dell’insofferenza latente dei fedelissimi di Di Pietro nei confronti di De Magistris
La grandezza di un uomo (riferendosi a De Magistris) si misura con la sua capacità di resistere al successo e il risultato delle europee gli ha dato alla testa. E poi questa volontà di presentarsi come moralizzatore dell’Idv, uno che alle riunioni non parla, e poi leggiamo le sue opinioni sui giornali. Eravamo all’8 per cento ben prima che arrivasse
e ancora in un crescendo astioso ha continuato il suo attacco
Un’idea dell’uomo me la sono fatta prima delle amministrative. Di Pietro ha cercato la buona fede e ha ricevuto in cambio solo attacchi gratuiti. Lunedì c’è l’esecutivo nazionale: o lì fa retromarcia o a quel punto la favoletta dei gemelli siamesi non è più credibile: dovrà rendersene conto anche Di Pietro. In un partito ci si resta se si rispettano le regole
da la stampa.it
Alessandro Cè sarà candidato dell’Italia dei valori
Un cavallo alato, un democristiano stringato, un ex capogruppo della Lega che passa all’Italia dei Valori… fenomeni concepibili nella mitologia greca. O nella politica italiana. Ma Tonino ha abituato a varcare le meraviglie del possibile.
La notizia è apparsa su un quotidiano locale di Brescia, e scientemente non è stata smentita dall’interessato: Alessandro Cè, l’ex capogruppo leghista alla Camera dei deputati, indimenticato medico della Valtrompia che disse «tifo Croazia, non Italia», l’uomo che fece sognare ai padani i lavori forzati per i clandestini (poi scavalcato solo da Gentilini, che voleva travestire gli immigrati da leprotti e aprire le cacce), bossiano della primissima ora e protagonista, alla pari con Giorgetti, di alcune tra le più memorabili giornate della storia di Montecitorio, starebbe per partecipare alla corsa per le regionali in Lombardia: ma con l’Italia dei Valori. Nel partito dell’ex pm confermano, «vorremmo candidarlo nella provincia di Brescia per le regionali del 2010». Lui per ora non fa annunci, con chi lo cerca si limita a glissare, «è ancora prematuro parlarne». Ma a Brescia danno la cosa per fatta.
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Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Si parla di Zingaretti alla Regione Lazio e di un Udc alla Provincia di Roma. Io non sono d’accordo. La provincia di Roma è L’UNICA Istituzione laziale che è in “salvo” dal centrodestra, almeno sino al 2013. Zingaretti poi rappresenta il candidato ideale per riprendere il Campidoglio proprio nel 2013. Candidare Zingaretti alla regione, con rischio alto di sconfitta, soprattutto se la avversaria sarà la Polverini, significa perdere in un sol colpo sia la Provincia sia la presenza di un Leader forte come Zingaretti, che sarebbe bruciato poi per la corsa a Sindaco.
No, meglio candidare altri. Nicola è troppo importante per “rischiarlo” in un momento di difficoltà per il centrosinistra.
Lazio, dalla platea del Pd tam tam per Zingaretti
di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell’autore
In via dei Frentani, davanti alla storica sede della Federazione romana del Pci, capannelli di fumatori tracciano retroscena su via Gradoli. «Bisognerebbe chiedere ai vecchi compagni che seguirono il caso Moro…». Dentro, nella sala a ipogeo, un Pd passato dall’«effetto Veltroni» (quando il Campidoglio faceva da traino) all’«effetto Marrazzo» prova a lasciarsi alle spalle scandali e divisioni, immaginando un candidato per le regionali capace di invertire la tendenza Alemanno. Mentre sul palco va in scena il passaggio del testimone tra il segretario uscente, Roberto Morassut, 37%, mozione Franceschini, che si ritira, e Alessandro Mazzoli, 44%, mozione Bersani, eletto per acclamazione. Con 135.107 voti su 304.072. E un’unità tutta da conquistare, viste le percentuali. «Avrà bisogno del supporto di tutti noi», gli ricorda Ileana Argentin, 19%, mozione Marino. Mentre Morassut, in attesa di trovare un’intesa sul nome del presidente dell’assemblea, detta: fuori la politica dalla sanità, manifestazione contro la mafia, opposizione più dura in Campidoglio. Qualcuno fotografa il passaggio con una battuta: «Dal modello Roma al modello Viterbo», città del tesoriere dei Ds Sposetti, da cui proviene Mazzoli.
IL TAM TAM PER ZINGARETTI
Quanto alla scelta del candidato per le regionali, il nuovo segretario si limita a scandire una data: 24 gennaio, primarie di coalizione. E un obiettivo: l’alleanza con l’Udc, che intanto fa pervinire i suoi auguri a Mazzoli. Il resto del dibattito, per ora, è off records. Attraversa la platea sotto forma di brusio trasversale. Ma c’è già chi immagina quelle del 24 come «primarie alla Prodi». E sillaba il nome di Nicola Zingaretti, in attesa che il Pdl decida tra Tajani e Polverini. Dialogo tra un’assessora regionale della mozione Franceschini e un senatore della Bersani: «Lo dice anche la gente per strada: Zingaretti è l’unico che ha vinto e l’unico che può vincere». Replica: «Ma è come dire: non abbiamo nessun altro. Pensiamoci bene». Il bindiano Bachelet si entusiasma: «Ma dobbiamo sentire i circoli». La soluzione rischia-tutto – anche la Provincia, vinta da Zingaretti nel 2008 – fa tremare le vene ai polsi. «Perciò ci vuole un fattore straordinario: l’alleanza con l’Udc», spiega Mario Di Carlo, rutelliano ancorato al Pd. Zingaretti, al momento, per ora si sottrae. Ma c’è chi parla già di candidatura incrociate: lui per la Regione, con l’appoggio dell’Udc, un Udc alla Provincia, con l’appoggio del centrosinistra. Scenario che non piace a chi in Sinistra e Libertà considera Zingaretti «leader naturale del centrosinistra nel Lazio», ma lo vede in Provincia fino al 2013 e poi in corsa per il Campidoglio: «Perché non Gasbarra?», spiega, appunto l’assessore provinciale di Sl, Massimiliano Smeriglio. Se primarie saranno, Sl candiderà l’assessore regionale Luigi Nieri. Mentre anche l’Idv Stefano Pedica si prepara alla contesa.fonte:Unità
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Pubblicato da candidonews su 14 Novembre, 2009

Silvio Berlusconi è sempre piu accerchiato. Lo è dalla gente che mal tollererà una legge porcata come quella strozza processi che, per salvare lui, lascerà impuniti migliaia di criminali. Non è la prima volta che il Premier usa i suoi poteri per fare i suoi interessi. Non mi meraviglierei se tra qualche giorno la legge strozza processi venisse ritirata in “cambio” di un lodo Alfano bis. Lo fece già con il primo Lodo Alfano quando i suoi “amici” minacciarono di far approvare una legge “blocca processi” pur di salvare i Premier dal giudizio dei giudici. Ora che il lodo è stato bocciato dalla corte si cerca una strada per far passare il prossimo anno e mezzo, cosicchè i suoi processi (Mediaset e Mills) cadano in prescrizione. La legge strozza processi potrebbe rapprsentare una strada ma sembra essere cosi impopolare da rischiare una bocciatura prematura. Fini e Napolitano perplessi. L’opposizione tutta, da Casini a Bersani passando per Di Pietro e Sinistra, compatta nel bocciare il provvedimento. La crescente ostilità popolare, oggi persino Roberto Saviano ha lanciato un appello al Premier per il ritiro della legge strozza processi. Casini ha garantito una via di uscita con l’approvazione di un Lodo Alfano costituzionale ma per far questo occorrebbero mesi e Silvio non ha piu tempo. Berlusconi non vuole essere processato e potrebbe forzare la mano sino alle estreme conseguenze. Fine della Legislatura, patto di ferro con la Lega, elezioni anticipate abbinate alle regionali e defenestrazione di Fini e finiani dal PDL.
In quel caso la palla passerebbe agli italiani, fermo restando che prima potrebbe essere decapitata la legge sulla par condicio e quindi le prossime elezioni sarebbero segnate dagli spot berlusconiani ripetuti su tutte le reti mediaset, rai e dei giornali di centrodestra, come nel 94, prima che il Presidente Scalfaro si facesse promotore della legge sulla par condicio.
A quel punto però starebbe all’intelligenza di Fini, Casini, Rutelli, Bersani, Di Pietro e degli altri il dover varare un COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE, una alleanza tecnico-politica che si proponga di battere Berlusconi e di avviare poi quel processo di riforma di leggi come il conflitto di interessi ed il mercato tv tali da impedire in futuro la nascita di un “nuovo Berlusconi” di qualsiasi area politica. Riusciranno i nostri “eroi” a capire la gravità del pericolo berlusconi?
Un uomo braccato è pericoloso, sempre. Chissà perche sono due giorni che non si muove da Palazzo Chigi….umh
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Chi è oggi Silvio Berlusconi: il dodicesimo uomo più potente della terra o il premier che in Italia si sente «ingabbiato e accerchiato da un sistema che mi è stato sempre ostile»? È una domanda che si è posto anche il Cavaliere, dopo aver scorso la classifica stilata dalla rivista Forbes sui personaggi più influenti del mondo. E la difficoltà di darsi una risposta ha amplificato in lui la percezione dello sdoppiamento. Il pessimismo con cui riempie in questi giorni i suoi ragionamenti, tracima nell’umore della cerchia più stretta, riempie di stupore misto a preoccupazione quei ministri che gli sono stati accanto in altre stagioni, altrettanto difficili, ammirandone lo spirito combattivo, la capacità di parlare al Paese e di farsi scudo con il consenso popolare…..
…..Con il Quirinale i rapporti sono ormai inesistenti, Gianni Letta pare addirittura aver esaurito la funzione di mediatore, e non c’è dubbio che Berlusconi ormai incontri più spesso Gheddafi del capo dello Stato. Con il presidente della Camera è saltata la consuetudine di parlarsi quotidianamente, ritrovata appena un mese fa…..
…..Se il sonno lo sorprende durante il giorno è perché passa le notti insieme ai suoi avvocati ed esperti di finanza, siccome la causa di divorzio espone l’impero berlusconiano a rischi finora non calcolati. Da quindici anni vive il conflitto con la giustizia sempre in emergenza, ma stavolta è un’emergenza diversa che deve fronteggiare. Questione di mesi. E non c’è dubbio che il disegno di legge approntato dopo un braccio di ferro con Fini gli serviva (e gli serve) per prendere tempo, per guadagnare un altro anno, perché nel centrodestra tutti mettono nel conto la ghigliottina della Corte Costituzionale se la procura di Milano nel processo Mills impugnasse il provvedimento…..
…..Il rischio è che la legge salti prima di veder la luce sulla Gazzetta ufficiale per il veto del Quirinale, lasciando senza scudo il premier. Ecco il punto. Da due giorni i berlusconiani danno voce ai sospetti di un Cavaliere senza voce, si chiedono maliziosamente quale sia stato allora il ruolo del presidente della Camera sul provvedimento nel rapporto con il Colle, e con quali obiettivi. A Montecitorio contemporaneamente si attende di capire se Berlusconi davvero intenda forzare la mano, magari con l’obiettivo di provocare l’incidente e far precipitare la legislatura….
…..Chissà se anche ad Angelino Alfano, Casini ha spiegato il motivo della sua mossa sul ddl: «È una partita tra Berlusconi e Fini. Se la sbrigassero loro». Un altro indizio che porta Berlusconi a essere pessimista: teme la manovra di accerchiamento, e accecato dall’ira si rifiuta di ammettere i propri errori nella partita. Ritiene che tutti vogliano riformare la giustizia, «ma dopo». Dopo di lui, il dodicesimo uomo più potente della terra che in Italia si sente «ingabbiato dal sistema» .
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Pubblicato da candidonews su 14 Novembre, 2009

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
Per firmare l’appello di Saviano cliccate QUI
Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese. Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione. Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite. Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici anni. Basta con i trucchi e con il ricorso a tutti i possibili imbrogli legislativi per consentire l’impunità di un premier che se ne frega di tutto e di tutti. Basta con le leggi che per salvare uno soltanto cancellano centinaia di migliaia di processi. Assicurano la prescrizione a fior di corrotti e corruttori. E, forse, lasceranno senza giustizia le vittime di grandi tragedie del lavoro e i loro familiari. Basta con l’ingiustizia che risparmia i reati dei potenti e si accanisce sempre contro i poveri cristi. Basta con il Parlamento svilito, svuotato, usato solo per soddisfare le necessità del padrone. Basta con le istituzioni costrette a dare retta ai continui espedienti degli avvocati e legulei dell’impunito. Basta con i domestici e i ruffiani adeguatamente ricompensati con incarichi parlamentari e ministeriali ; e con gli inquisiti per camorra candidati alla guida della regione più inquinata dalle cosche e dai veleni. Basta con il disprezzo per la Costituzione e con gli incessanti tentativi di abbatterla a spallate. Possibile che una intera nazione debba essere tenuta in ostaggio da gente simile? Quali altre mascalzonate dovremo sopportare ancora? Quante umiliazioni dovrà subire la nostra povera democrazia prima che il basta di tanti e tanti arrivi lassù in alto?
(Antonio Padellaro)
da Il Fatto Quotidiano n°45 del 13 novembre 2009
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MILANO – Al Tribunale di Firenze, a rischio, sono circa il 60% dei processi. A Bologna, invece, applicando i nuovi parametri della prescrizione dettati dal disegno di legge presentato 48 ore fa al Senato, a quei procedimenti svolti nel 2008, parliamo del 43 per cento di processo cancellati. A Napoli il colpo di spugna coinvolgerebbe certamente il primo processo a carico del governatore Bassolino per lo smaltimento dei rifiuti (abuso d’ufficio), quello che si aprirà a febbraio a carico dei coniugi Mastella per abuso d’ufficio e quello a una serie di importanti imprenditori per gli appalti truccati all’Asl Napoli 1.
Più passano le ore e maggiori sono i dettagli sull’impatto nella macchina della giustizia della proposta di riforma sui tempi del processo. Il procuratore di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, parla di “processo strozzato nella culla”, ricordando inoltre, come il Ddl Gasparri, Quagliarello e Bricolo, “non fosse presente nel programma di governo”.
Precisissimi nel capoluogo emiliano. Se la riforma sulla prescrizione si fosse applicata sui dibattimenti discussi in tutto il 2008, “1.631 sarebbero stati prescritti”. Nella Corte d’appello di Bologna, si fa un esempio emblematico su tutti. Se il Ddl venisse approvato, avrebbe pochissime probabilità di arrivare in fondo il processo per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e incendio colposo sull’esplosione, con cinque persone morte, causata da una fuga di gas che, il 23 dicembre 2006, distrusse un’intera palazzina a San Benedetto del Querceto, nel comune di Monterenzio sull’Appennino bolognese. Il rinvio a giudizio è dello scorso agosto, l’udienza preliminare ci sarà a gennaio prossimo. Gli imputati sono 13. Dopo l’eventuale rinvio a giudizio da parte del gup, quindi, la fissazione del processo in Tribunale, poi il dibattimento che dovrebbe concludersi con la sentenza di primo grado entro l’agosto 2011. E, ancora, l’eventuale appello e Cassazione. Un’impresa titanica.
Di “effetti devastanti sul processo penale”, parla il presidente dell’Anm, Luca Palamara. Mentre il promotore della prescrizione breve, Gaetano Quagliariello del PdL, definisce “bufale le previsioni sulla chiusura anticipati di processi come quello Parmalat e Thyssen”.
Intanto a Milano aumenta l’attesa per l’udienza di lunedì prossimo del processo per i presunti costi gonfiati dei diritti televisivi Mediaset, in cui è imputato anche il Cavaliere. La Cnn si è già mobilitata, e in scia hanno già chiesto di essere accreditate per la ripresa del processo sui diritti cinematografici Mediaset, la tv di Stato danese, quella tedesca e un paio di emittenti inglesi.
L’attesa mediatica per il dopo Lodo Alfano, almeno oltre confine, si dimostra altissima. E, evidentemente, quello che attrae saranno le mosse che il collegio difensivo del Cavaliere, tenterà di giocarsi per evitare che il processo venga celebrato.
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Pubblicato da candidonews su 13 Novembre, 2009

Bersani dixit:
Sono per lavorare su alleanze molto larghe, bisogna trovare delle basi comuni essenziali, evitare la deformazione del processo democratico e saldare questo tema con con le grandi questioni sociali. Il Pd si rivolge a tutte le aree del centrosinistra: il problema non e’ tirare il lenzuolo un po’ piu’ a sinistra o un po’ piu’ al centro, ma di avere un progetto da proporre. Questo presuppone che non si deve essere soli in campo e che il campo deve allargarsi www.polisblog.it/post/6112/sondaggio-ber…rresti-il-pd-alleato
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Finalmente la vocazione maggioritaria viene buttata nel cesso e si torna a creare alleanze per avere un minimo di possibilità di vittoria. Bravo Bersani!
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Pubblicato da candidonews su 12 Novembre, 2009

Il presidente della Camera a “Otto e mezzo” torna a definire “inopportuna”
la candidatura del sottosegretario alla Regione Campania
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Pubblicato da candidonews su 12 Novembre, 2009

VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA, PER SALVARNE UNO (BERLUSCONI) RISCHIANO LA PRESCRIZIONE I PROCESSI CIRIO, PARMALAT, THYSSEN. E’ UNA VERGOGNA. LE OPPOSIZIONI TUTTE DEVONO OPPORRE RESISTENZA AD OLTRANZA, NAPOLITANO NON PUO’ APPORRE LA SUA FIRMA SU UN ABOMINIO DI QUESTO GENERE. E SE LO FARA’ L’UNICA STRADA E’ IL REFERENDUM!
BERLUSCONI SI VERGOGNI, PUR DI SALVARSI RISCHIA DI MANDARE AL MACERO PROCESSI IMPORTANTI CONTRO CHI HA TRUFFATO MIGLIAIA DI CITTADINI E CONTRO CHI HA CAUSATO LA MORTE DI OPERAI INERMI.
SI VERGOGNI ANCHE FINI, A CUI PIACE RECITARE LA PARTE DELL’UOMO DELLE “ISTITUZIONI” E POI APPROVA COSE DI QUESTO GENERE.
MILANO – Non piace all’opposizione il disegno di legge sul processo breve presentato dal Pdl al Senato e sottoscritto dalla Lega. Il testo prevede che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione». Contenuti che hanno fatto andare su tutte le furie Anna Finocchiaro. Dopo le interviste di rito con i giornalisti, la capogruppo dei senatori Pd ha letteralmente lanciato il testo del disegno di legge contro lo stipite della porta della sala Maccari dove un attimo prima aveva espresso le prime «perplessità» sul provvedimento. «Il ddl – sbotta – non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero». «Si tratta – aveva detto davanti alle telecamere prima del gesto di stizza – di una sorta di salviamo tutti per salvare uno».
«RISCHIO DI NON COSTITUZIONALITÀ» - Per il leader del Pd Pierluigi Bersani la legge sul processo breve «rischia» di essere incostituzionale. Parlando con i giornalisti al termine di un incontro con il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il segretario dei democratici ha spiegato: «Il mio slogan è “processo breve, purché ci sia”. Norme per snellire i processi sono auspicabili, ma se si vuole usare delle norme titolate “processi brevi” per non fare i processi o per non fare qualche processo, allora essa diventa non accettabile per l’opinione pubblica. La maggioranza se ne convinca». L’avvertimento di Bersani è chiaro: se la maggioranza tenterà una forzatura in Parlamento sarà inevitabile uno «scontro».
Ed intanto il PDL vuole anche rimmettere l’immunità parlamentare. Ecco i testi, come erano prima e dopo la riforma che abolì l’immunità
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Pubblicato da candidonews su 11 Novembre, 2009

Rutelli ha varato il suo nuovo partito. Alleanza per l’Italia. Assieme a lui l’ex Udc Tabacci, che sarà portavoce, l’ex sottosegretario agli esteri Vernetti, Calearo, il Presidente della provincia di Trento Dellai, la Lanzillotta, l’ex Idv Pisicchio. Dalla formazione politica ci si attende un percorso all’interno di un centro che guardi a sinistra ma in effetti mi viene da pensare una cattiveria. Non è che il disegno politico di Rutelli è quello di rimpiazzare, assieme a Casini, la Lega Nord in una alleanza ipotetica con il Pdl? I numeri in parlamento penso glielo impediscano. A livello elettorale una Lega da sola al Nord vorrebbe dire una riapertura dei giochi anche per il Pd, in vista di future elezioni anticipate.
Di Rutelli non ho la minima stima ma di Tabacci mi fido. L’ex presidente della Lombardia non vuole alleanze con Berlusconi, lo ha detto chiaro e tondo piu volte e quindi non credo potrebbe accettare una alleanza Berlusconi-Fini-Casini-Rutelli. Lo stesso Cavaliere non avrebbe nulla da guadagnare rafforzando l’ala a lui ostile all’interno della maggioranza liberandosi di un alleato fedele come la Lega. Sino a che ci sarà Berlusconi non penso si potrà mai realizzare un progetto di questo tipo, sino a quando ci sarà Berlusconi, appunto.
PS: il nome Alleanza per l’Italia non è originale. Lo aveva ideato Fini in vista del superamento di An, dicembre 2007. Vedere qui.
ROMA - “Alleanza per l’Italia” è il nome del partito lanciato da Francesco Rutelli insieme ad altri esponenti politici come Bruno Tabacci, Lorenzo Dellai e altri esponenti della società. Il movimento celebrerà la sua prima convention a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre.
“Il nostro è un cammino che inizia – ha detto Rutelli – non sono d’accodo con un Partito Democratico che va a sinistra, ma lo rispetto e iniziamo, oggi, con tante forze nuove e di esperienza e di convinzione un cammino per aggregare coloro che pensano ad un’Italia democratica, liberale, popolare e riformatrice”.
Con questa ”dichiarazione telegrafica”, affidata poi anche alle telecamere, Francesco Rutelli ha sintetizzato il senso del movimento, del ‘’soggetto politico” presentato alla stampa insieme ad una ventina di parlamentari (tra senatori e deputati) che hanno aderito alla sua iniziativa (o che stanno per farlo).
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Pubblicato da candidonews su 10 Novembre, 2009

Domani sera da non perdere l’appuntamento speciale di Che tempo che fa dedicato a Roberto Saviano. Lo scrittore campano sarà anche autore della trasmissione.
E’ significativo notare che nel comunicato stampa che annuncia lo speciale si dica chiaramente di e con Roberto Saviano, a testimoniare il fatto che il giovane e coraggioso scrittore, simbolo di un’Italia che resiste – uno scrittore che, lo ricordiamo, ive sotto scorta da 3 anni e 28 giorni a oggi, una misura precauzionale in seguito alle minacce ricevute dal clan dei Casalesi – è parte integrante a livello autoriale di questa puntata che si preannuncia straordinaria, e che domani sera seguiremo insieme ai lettori di TvBlog. Ecco cosa dichiara Saviano in merito:
Il titolo della serata vuole dire una cosa semplice, vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall’altro esiste il loro contrario, la loro negazione: l’inferno che sembra continuamente prevalere. E’ possibile che ancora oggi, l’Uomo, nella sua accezione più ampia, debba passare necessariamente attraverso l’inferno per raggiungere la bellezza?
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