C A N D I D O

Notizie dall’unico "Mondo" che abbiamo

Archivio per Dicembre 2007

Day 5

Pubblicato da candidonews su 31 Dicembre, 2007

Son tornato adesso, buon anno a Tutti!

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Day 3

Pubblicato da candidonews su 29 Dicembre, 2007

Se questo post è visibile ..le cose sono due.. o sono ancora in ospedale, il che non è una cosa buona e giusta.. oppure non mi va di aggiornare il Blog, il che è preoccupante!….

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Day 2

Pubblicato da candidonews su 28 Dicembre, 2007

 

ODIENS 

Odiens (storpiatura della parola Audience) è stato un programma delle reti Fininvest andato in onda tra il 1988 ed il 1989 e che raccoglieva l’eredità del glorioso Drive In poco prima della partenza di Striscia la Notizia. Ideato da Antonio Ricci, con la regia di Beppe Recchia, i balletti di Lorella Cuccarini (di cui Candido propone la sigla “La notte vola“) e la comicità di Greggio, D’Angelo ed altri comici che crearono uno dei primi anti-varietà da contrapporre ai classici spettacoli stile-Rai.

PS: anche oggi sono “fuori gioco”anche se, in teoria, dovrei essere in procinto di tornare…. speriamo bene

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Day 1

Pubblicato da candidonews su 27 Dicembre, 2007

Ciao a tutti,

in queste ore.. mi trovo in sala operatoria per subire un piccolo intervento chirurgico, spero vivamente che vada tutto per il verso giusto cosi da tornare entro qualche giorno a scrivere su questo BLOG…quindi in questi giorni il blog non sarà in “diretta” ma verrà aggiornato con articoli scritti precedentemente e pubblicati in “differita”.

Candido infatti non si ferma. E per oggi vi propongo una Edizione Straordinaria del passato. La strage della Stazione Centrale di Bologna.

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Usa 2008: Barak recupera ancora su Hillary

Pubblicato da candidonews su 26 Dicembre, 2007

 Dal sito del Subcomandante Diama apprendo che esiste un Blog di simpatizzanti italiani di Obama. Per la rubrica USA 2008 vi posto quindi un articolo interessante tratto dal sito in questione e che avvalora le voci di un forte recupero di Barak rispetto ad Hillary nella corsa alle primarie democratiche.

Obama in vantaggio nel New Hampshire

WASHINGTON – Babbo Natale ha portato in dono a Barack Obama il regalo più atteso dal senatore che sogna di diventare il primo presidente nero d’America. In New Hampshire, uno stato-chiave nella corsa alla Casa Bianca, gli ultimi sondaggi indicano il sorpasso di Obama (nella foto) su Hillary Clinton: una possibile svolta a pochi giorni dall’inizio delle primarie Usa, con le festività che costringono i candidati adesso a fare una pausa per lasciare in pace gli elettori almeno per Natale. Secondo l’ultima rilevazione del Boston Globe, Obama conduce su Hillary 30-28% in New Hampshire, dove il voto è in programma l’8 gennaio, cinque giorni dopo i caucus dell’Iowa che vedono il senatore dell’Illinois anche in questo caso in testa. La coppia Bill & Hillary Clinton ha sfruttato al massimo l’ultima domenica di campagna prima della sosta, presentandosi in Iowa in una chiesa a Waterloo e poi facendo altre tappe nello stato che apre i voti.

Ma l’ex First Lady, come gli altri candidati, deve ora fermarsi un paio di giorni ed è costretta alla sosta in un momento di sondaggi negativi. Sarà un’interruzione breve: il 26 tornerà di nuovo in mezzo alla neve di Iowa e New Hampshire, a tentare un’offensiva di Capodanno per ribaltare la situazione.

La sfida sul fronte dei democratici sembra una lotta a due, ma il terzo incomodo, John Edwards, è tutt’altro che fuori dal gioco. L’ex candidato vicepresidente del 2004 è praticamente alla pari con gli altri due nei sondaggi in Iowa e soprattutto ha la migliore organizzazione di volontari nello stato. La notte dei caucus, Edwards potrebbe rivelarsi una sorpresa.

Nell’altro schieramento il Natale sorride a John McCain. Dopo un anno di campagna fiacca, il senatore dell’Arizona ed eroe del Vietnam sembra aver trovato il passo giusto. Il sondaggio del quotidiano di Boston lo indica in netta rimonta in New Hampshire, dove è ora secondo a ridosso di Mitt Romney, considerato il favorito nello stato che confina con il suo Massachusetts. Pur giocando in casa, l’ex governatore è sceso in meno di un mese dal 32 al 28% e anche se continua a condurre la corsa, vede avvicinarsi McCain, passato dal 17 al 25%.

fonte: Corriere Canadese

 

 

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Biografie: Charlie Chaplin

Pubblicato da candidonews su 25 Dicembre, 2007

 

CHARLIE CHAPLIN 

30 anni fa, proprio oggi, ci lasciava uno dei piu grandi artisti del secolo scorso, Charlie Chaplin.  Vi propongo un video tratto dal “Il Grande Dittatore“, film del 1940, in cui si fa una satira pesante di Hitler e del Nazismo, quando ancora non si era a conoscenza di tutte le atrocità commesse dal regime. Un barbiere ebreo viene scambiato per il dittatore della Tomonia, Adenoid Hynkel (ambedue interpretati da Chaplin). Il brano è tratto dal discorso all’umanità, che il finto dittatore è chiamato a pronunciare di fronte al suo popolo, un discorso che doveva essere conforme al regime nazista ma che si rivela….molto diverso.

BIOGRAFIA

da wikipedia.it

Sir Charles Spencer Chaplin Jr. (Londra16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey25 dicembre 1977) è stato un attore, regista e sceneggiatore britannico.

Sceneggiatore, compositore, produttore cinematografico di oltre novanta film, è stato uno dei più importanti registi della storia del cinema (in particolare dell’era del film muto) e probabilmente l’attore più famoso dagli albori del cinema hollywoodiano. In generale, può essere considerato uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo.

Il personaggio attorno al quale costruì larga parte delle sue sceneggiature, e che gli dette fama universale, fu quello del vagabondo (“The Tramp” in inglese; “Charlot” in italiano, francese e spagnolo): un omino dalle raffinate maniere e la dignità di un gentiluomo, vestito di una stretta giacchetta, con pantaloni e scarpe più grandi della sua misura, una bombetta per cappello, un bastone da passeggio in bamboo, e i caratteristici baffetti. L’inconfondibile andatura ondeggiante, l’accentuata emotività sentimentale, e il malinconico disincanto di fronte alla spietatezza ed alle ingiustizie della società moderna, ne fecero l’emblema dell’alienazione umana – in particolare delle classi sociali più emarginate.

L’infanzia e gli inizi [modifica]

Charles Chaplin nacque al 287 di Kennington Road, nel sobborgo londinese di Walworth, da Charles Chaplin Senior e Hannah Harriette Hill; il padre era un guitto di music hall con un debole per l’alcool, la madre una cantante. Il matrimonio finì quando Hannah fu scoperta a tradire suo marito con un altro cantante del Music Hall, Leo Dryden, che avrebbe portato alla nascita di (Wheeler Dryden), fratellastro del quale Chaplin verrà a conoscenza solo molto più tardi. La separazione avvenne l’anno dopo la nascita di Charles. Il padre cercò di tenere con sé e con la sua convivente sia il piccolo Charles che suo fratello Sidney, di quattro anni maggiore.

Il tentativo fallì e i due bambini andarono a vivere con la madre che riceveva dieci scellini la settimana per il mantenimento di entrambi. Per le precarie condizioni finanziarie della famiglia, Charles e il fratellastro Sidney trascorsero due anni fra collegi e istituti per orfani a Lambeth. Il padre morì quando Charlie aveva dodici anni e la madre, affetta da turbe mentali, venne ricoverata in un istituto presso Croydon dove morì nel 1928.

Queste vicende non impedirono al piccolo Chaplin di apprendere proprio dalla madre l’arte del canto e della recitazione. I primi passi sul palcoscenico li mosse assieme a lei già all’età di cinque anni. Nel 1896 durante una recita in un music hall Hannah fu sonoramente fischiata e costretta ad abbandonare il palcoscenico; a sostituirla venne mandato in scena il piccolo Charlie che ottenne un discreto successo cantando una canzone popolare dell’epoca. L’anno dopo, grazie alle conoscenze del padre, entrò a far parte di un corpo di ballo in zoccoli composto di otto bambini: gli Eight Lancashire Lads.

Nel 1900, all’età di undici anni, il fratello riuscì a fargli ottenere il ruolo comico di un gatto nella pantomima Cinderella, rappresentata all’ippodromo di Londra, nella quale recitava anche il famoso clown Marceline. Nello stesso anno Sidney si imbarcò come trombettiere, il peso della madre ricadde così sulle spalle del piccolo Charlie. Nonostante la buona volontà, la vita era estremamente dura, Hannah fu addirittura ricoverata in ospedale con una diagnosi di depressione causata dalla denutrizione.

Nel 1903 Charles ebbe una piccola parte in Jim, the Romance of a Cockayne grazie alla quale ottenne la sua prima recensione favorevole sulla carta stampata; di lì a poco il primo ruolo fisso in teatro: quello dello strillone Billy in Sherlock Holmes, portato a lungo in tournée. Intanto il fratello era tornato a Londra e aveva cominciato anche lui a lavorare in teatro. Grazie alla migliorata situazione finanziaria, i due riuscirono a far dimettere Hannah dall’ospedale, anche se poco tempo dopo una ricaduta ne determinò l’internamento definitivo.

Nel 1904 il quindicenne Charles fu tra i protagonisti della fortunata rappresentazione del Peter Pan di James Matthew Barrie.

Il varietà con Fred Karno [modifica]

Fra il 1906 e il 1907 Chaplin lavorò ne Il Circus di Casey, misto di varietà e numeri circensi. L’esperienza gli permise di familiarizzare con il mondo del Circo e di entrare nella troupe di Fred Karno, anche grazie al fratello Sidney che già vi lavorava. La paga era di 3 sterline a settimana ed il debutto avvenne nel 1906 con L’incontro di calcio, in cui Charles interpretava la parte del cattivo che tenta di far ubriacare il portiere avversario.

Ben presto il giovane Chaplin divenne, insieme a Stanley Jefferson (meglio conosciuto come Stan Laurel) uno degli attori più apprezzati della compagnia.

Nel 1909 iniziarono le tournée all’estero: dapprima a Parigi e, due anni dopo, negli Stati Uniti. L’esperienza americana non fu particolarmente felice, ciò nonostante la compagnia ritornò oltreoceano anche l’anno successivo e questa volta le cose andarono diversamente: il successo è grande grazie anche al giovane Charles, ormai uno degli elementi di punta del gruppo.

Chaplin fu notato dal produttore Mack Sennett, che nel novembre 1913 lo mise sotto contratto per la casa cinematografica Keystone.

Le prime esperienze cinematografiche [modifica]

Ebbe così iniziò la carriera di Charlie Chaplin, il Vagabondo che nell’arco di cinque anni conquistò un posto d’onore nella storia della cinematografia. A partire dal 1914, quando con la Keystone esordì nel mondo del cinema con il corto Making a Living, fino al 1919, anno nel quale fondò la United Artists Corporation, la notorietà di Chaplin non si arrestò mai.

Insieme alla Keystone, nel 1914, Chaplin recitò in trentacinque corti e, concluso il contratto (1915),in altri quattordici per la Essanay. Con cachet adeguati ad una popolarità sempre più grande, Chaplin approdò alla Mutual Films, firmando altri dodici corti.

Nel 1916 scritturò la 19enne Edna Purviance facendone la sua primadonna in ben 35 film fra il ‘16 e il ‘23. I due vissero anche un intenso e travagliato legame affettivo, che si mantenne in amicizia anche dopo la fine della passione(1918) e della carriera artistica di lei(accelerata dagli eccessi dell’alcool): Chaplin continuerà a corrispondere ad Edna fino alla sua morte, oltre a passarle una paga salariale da attrice.

Con la Mutual Film fece dodici film nel periodo 1916-1917 (uno dei più felici della sua carriera). Chaplin, non ancora trentenne, recitò e diresse quasi cento corti nell’arco di cinque anni.

Nel 1918 decise di mettersi in proprio e passò alla First National, con cui fece dieci film (fino al 1923). Fu proprio la First National – grazie anche all’interessamento del fratello Sydney, ormai suo procuratore – a corrispondergli il favoloso ingaggio di un milione di dollari, cachet mai guadagnato prima da un attore.

Nel 1919 Charlie Chaplin insieme ad alcuni colleghi (fra cui Mary Pickford, Douglas Fairbanks e David Wark Griffith) fondò la United Artists Corporation. Da allora in poi curerà da solo ogni fase della sua produzione cinematografica, attorniato da un gruppo di fedelissimi quanto preziosi e competenti collaboratori. Ad un periodo professionalmente felice non corrispose una vita privata altrettanto serena, anzi il matrimonio forzato con la 17enne Mildred Harris gli procurò serie preoccupazioni e l’infelice nascita del primogenito gravemente malformato e sopravvissuto solo tre giorni, non contribuì certo a risollevare il rapporto.

I grandi successi [modifica]

La consacrazione come star affermata avvenne nel 1921 quando diresse e interpretò Il monello, nel quale fece debuttare il piccolo-grande attore Jackie Coogan che conosceremo, molti anni più tardi, come lo “Zio Fester” della famosa serie di telefilm La Famiglia Addams.

Dal 1923 al 1952 Chaplin lavorò costantemente per la United Artists, e girò otto film, i più importanti della sua carriera. Il primo lavoro fu La donna di Parigi nel 1923, primo film nel quale non figurò come interprete (si ritagliò una piccola comparsa nel ruolo di facchino). Il film, se pur ampiamente apprezzato dalla critica, non ebbe il successo di pubblico sperato, ma i capolavori successivi lo proiettarono nel firmamento della cinematografia. La febbre dell’oro del 1925 è considerato per molti una delle sue opere meglio riuscite. La produzione del film successivo, Il Circo (1928) fu però travagliata a causa dei problemi sorti nella vita privata: proprio in quel periodo divorziò dalla ventenne Lita Grey che aveva sposato quattro anni prima.

Benché in uso dal 1927, il sonoro non interessò Chaplin sino alla fine degli anni 30; un particolare curioso per un artista che avrebbe enfatizzato poi con la musica e accurati movimenti coreografici i suoi migliori lavori (basti ricordare il leitmotiv di Luci della ribalta o la canzone Smile portata al successo da Nat King Cole).

Nonostante il sonoro si fosse ormai affermato definitivamente a Hollywood, girò nel 1931 Luci della città, completamente muto e solo accompagnato dalla musica. E’ interessante notare come Chaplin sostituisca, in questo film, la voce delle persone con il suono degli strumenti musicali, simulando la voce, all’inizio di Luci della città. Nello stesso anno ricevette l’onore dell’attribuzione della Legione d’onore francese. Cinque anni dopo girò un altro capolavoro del cinema muto, Tempi moderni.

Nel 1932 aveva conosciuto l’attrice 21enne Paulette Goddard, che aveva già avuto qualche esperienza marginale nel cinema in parti minori. I due s’innamorarono, e Paulette recitò con Charles in Tempi moderni (1936) e ne Il grande dittatore (1940).

Questo fu il primo film completamente sonoro di Chaplin, girato e distribuito negli Stati Uniti poco prima dell’entrata nella guerra. Nel film, Chaplin interpreta due personaggi: Adenoid Hynkel, il dittatore di Tomania, esplicitamente ispirato ad Adolf Hitler, e un barbiere ebreo perseguitato dai nazisti. Dopo la guerra, quando l’internamento e lo sterminio degli Ebrei furono noti, Chaplin dichiarò che non avrebbe realizzato il film se solo avesse potuto sapere che cosa stava accadendo. Il film ebbe 2 candidature agli Oscar, come miglior regia e miglior sceneggiatura, ma non vinse statuette.

Dopo questo film Chaplin interruppe la sua attività cinematografica per circa sette anni.

Nel 1942 conobbe la 17enne Oona o’Neil, il terzo e ultimo dei suoi grandi amori, Oona divenne sua moglie nel 1946, e da lei ebbe 8 figli, 3 nati in america e 5 in svizzera.

Nel 1947 uscì un nuovo film, Monsieur Verdoux ispirato alla famosa storia di Henri Landru, su un soggetto di Orson Welles.

Il “maccartismo” e il trasferimento in Europa [modifica]

Le sue simpatie politiche non furono da lui mai rivelate esplicitamente. Di certo, in molti suoi film aveva analizzato la realtà cupa dei lavoratori, dei poveri e degli emarginati (Tempi moderni, del 1936, ne può essere un chiaro esempio), ed aveva messo in piena luce le contraddizioni della società americana, sottolineando la distanza fra il Sistema (impersonato spesso da poliziotti senza cuore) e il Mondo dei derelitti (rappresentati da “Charlot” il vagabondo). Benché vivesse negli Stati Uniti da molti anni, Chaplin aveva mantenuto con orgoglio la cittadinanza britannica.

Già all’uscita di Monsieur Verdoux venne pubblicamente accusato di “filocomunismo” e nel 1949 divenne uno dei bersagli del movimento innescato dal senatore Joseph McCarthy. Nel 1951 iniziò a girare quello che sarebbe stato il suo “canto del cigno”: Luci della ribalta, tratto da un suo romanzo Footlights, mai pubblicato. Fu il suo ultimo film prodotto a Hollywood, e anche l’unico che interpretò assieme ad un altro mattatore del cinema muto: Buster Keaton.

Nel 1952, proprio quando Luci della ribalta usciva nelle sale, Chaplin lasciò gli Stati Uniti per un viaggio in Inghilterra e, avuta notizia che il suo rientro in America sarebbe stato messo sotto inchiesta, decise di stabilirsi in Europa fissando la sua residenza in Svizzera.

Nel 1957 Chaplin ritornò dietro la macchina da presa per girare di nuovo un film: Un re a New York. Fu il suo penultimo film, tra l’altro anche l’unico in cui recita assieme a suo figlio Michael. L’opera non ebbe successo e la sua vena cinematografica sembrava effettivamente appannata. Nel 1964, dopo circa un’anno di lavoro, scrisse un’autobiografia (nella quale non vi è menzione del film Il circo, che probabilmente preferiva non ricordare per le tristi circostanze nelle quali fu girato). Nel 1966 si calò per l’ultima volta nei panni di regista, per girare La contessa di Hong Kong, fu il suo ultimo film, nonché l’unico a colori, nel quale lavorò assieme a due star del cinema mondiale: Marlon Brando e Sophia Loren.

Grazie alla sua genialità di compositore, proprio in quegli anni produsse la versione sonora di alcuni suoi capolavori: Il circo nel 1969, Il monello nel 1971, e infine nel 1975 la donna di Parigi.

Nel 1972, riconciliatosi con l’opinione pubblica americana, ritornò negli Stati Uniti per ritirare il suo secondo premio Oscar, questa volta alla carriera, assegnatogli per “aver fatto delle immagini in movimento una forma d’arte del Ventesimo secolo.

Il 4 marzo 1975, dopo molti anni di esilio volontario dal suo Paese d’origine, Chaplin fu nominato Cavaliere di Sua Maestà dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra. L’onorificenza era già stata proposta nel 1956, ma – in piena guerra fredda – non era stata concessa per il veto imposto dall’Ufficio straniero britannico sempre a causa delle presunte simpatie politiche di Chaplin.

La scomparsa [modifica]

Charles Chaplin morì a Corsier-sur-Vevey, (Vevey), in Svizzera, la notte di Natale del 1977 e lì fu sepolto. Due mesi dopo la sua morte, il 1° marzo 1978, il suo corpo fu trafugato in un tentativo di estorsione ai danni dei suoi familiari. Il piano tuttavia fallì; i malviventi furono catturati ed il corpo successivamente recuperato nei pressi del lago di Ginevra.

Un film biografico su Chaplin – Charlot – è stato girato nel 1992 dal regista Richard Attenborough, interpretato da Robert Downey Jr. (nel ruolo di Chaplin), Dan Aykroyd, Geraldine Chaplin (figlia di Charlie), Anthony Hopkins, Milla Jovovich, Moira Kelly, Kevin Kline, Diane Lane, Penelope Ann Miller, Paul Rhys, Marisa Tomei, Nancy Travis e James Woods.

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BUON NATALE!

Pubblicato da candidonews su 25 Dicembre, 2007

BUON NATALE A TUTTI! 

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Biografie: John Maynard Keynes

Pubblicato da candidonews su 24 Dicembre, 2007

Uno dei padri della Società Economica del XX° Secolo, Keynes, è il personaggio che ho scelto oggi per le Biografie. E’ importante capire, seppur a grandi linee, cosa sia il capitalismo e da quali “correnti” sia composto. Il modello Keynesiano, per esempio, prevede un intervento notevole dello stato nella economia. Il modello monetarista, tutt’ora prevalente nelle economie sviluppate, lascia spazio totale al libero mercato.

 

da Wikipedia.it

John Maynard Keynes, primo Barone Keynes di Tilton (Cambridge, 5 giugno 188321 aprile 1946), da molti considerato il più grande economista del XX secolo, ha influenzato grazie alle sue idee sia l’economia che la politica.

Viene ricordato soprattutto per aver sostenuto la necessità dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione. Le sue idee sono state sviluppate e formalizzate nel dopoguerra dagli economisti keynesiani (della scuola keynesiana). È inoltre considerato il padre della moderna macroeconomia.

Carriera [modifica]

Studi [modifica]

Figlio dell’economista di Cambridge John Neville Keynes e della scrittrice attivista per i diritti civili Florence Ada Brown, John Maynard Keynes frequenta l’elitaria scuola di Eton, distinguendosi in ogni ambito dei suoi inusitatamente vasti interessi. Viene in seguito ammesso al King’s College, presso l’università di Cambridge, al corso di matematica; il suo interesse per la politica lo conduce però presto a passare al campo dell’economia che studia, sempre a Cambridge, sotto la guida di Alfred Marshall e Arthur Cecil Pigou.

Gli anni dall’università alla conferenza di pace di Versailles [modifica]

In cerca di una fonte di reddito, Keynes pospone la scrittura della tesi a Cambridge e partecipa al concorso per l’ammissione al civil service, qualificandosi secondo. Paradossalmente, consegue la votazione peggiore nella sezione dell’esame dedicata all’economia; a ciò commenterà in seguito che “gli esaminatori presumibilmente ne sapevano meno di me”. Keynes accetta dunque un posto presso l’India Office, i cui impegni sono di entità tanto modesta che – affermò in seguito – il suo tempo si divide tra la lettura dei giornali e la corrispondenza privata.

Nello stesso periodo lavora alla stesura della tesi per l’università. Questa non sarà accettata, con la conseguenza che la fellowship vitalizia per Cambridge che normalmente ne deriverebbe non gli è assicurata. Accetta comunque un posto di lettore, finanziato personalmente da Alfred Marshall; da tale posizione comincia a costruire la propria reputazione di economista.

Dal 1912 è direttore dell’Economic Journal, la principale rivista accademica economica dell’epoca. Secondo una serie di aneddoti riportati da Gans e Shepherd (1994), diversi economisti che avrebbero in seguito acquisito una considerevole fama si vedono rifiutare la pubblicazione, apparentemente a causa di una valutazione troppo frettolosa dei loro contributi da parte di Keynes.

È presto assegnato alla Royal Commission on Indian Currency and Finance, una posizione che gli consente di mostrare il suo considerevole talento nell’applicare la teoria economica a problemi di ordine pratico. La sua provata abilità in tal senso, con particolare riferimento alle questioni riguardanti le valute e il credito, gli consente di diventare, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, consigliere del Cancelliere dello Scacchiere e del Ministero del Tesoro per le questioni economiche e finanziarie. Tra le sue responsabilità rientra la definizione dei rapporti di credito tra la Gran Bretagna e i suoi alleati continentali durante la guerra, nonché l’acquisizione di valute rare. Il “polso e la maestria [di Keynes] divennero leggendari”, nelle parole di Robert Lekachman; ad esempio in una circostanza Keynes riesce, con difficoltà, a mettere insieme un quantitativo di pesetas spagnole e a venderle tutte, con un effetto dirompente sul mercato: funziona, e le pesetas diventano meno scarse e costose. Questi successi gli fruttano un incarico che avrà un enorme impatto sullo sviluppo della sua vita e della sua carriera, quello di rappresentante economico del Tesoro alla Conferenza di pace di Versailles del 1919.

È in seguito a tale esperienza che pubblica Gli effetti economici della pace (The economic consequences of peace, 1919), nonché Per una revisione del Trattato (A revision of the Treaty, 1922), in cui sostiene che le pesanti riparazioni imposte alla Germania dai paesi vincitori avrebbero portato alla rovina l’economia tedesca a causa degli squilibri che le avrebbero apportato. Questa previsione viene confermata durante la repubblica di Weimar: solo piccola parte delle riparazioni vengono pagate ai vincitori, che nel tentativo di rispettare gli obblighi sviluppano una potenza industriale di tutto rispetto, destinata a contribuire al riarmo tedesco. Inoltre l’iperinflazione del 1923 pesa duramente sull’economia tedesca, causa un forte scontento che prepara la strada all’avvento del nazismo.

Nel 1920 pubblica il Treatise on Probability (Trattato sulla probabilità), contributo di notevole spessore per il sostegno filosofico e matematico alla teoria della probabilità. Con il Trattato sulla riforma monetaria (A tract on monetary reform, 1923) attacca le politiche deflazioniste britanniche degli anni ‘20, sostenendo l’obiettivo della stabilità dei prezzi interni e proponendo tassi di cambio flessibili. Nel Trattato sulla moneta (Treatise on money, 1930), in 2 volumi, sviluppa ulteriormente la sua teoria del ciclo del credito di stampo Wickselliano.

La Teoria generale [modifica]

La sua opera principale è la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (The general theory of employment, interest and money, 1936), un volume che ha un notevole impatto sulla scienza economica, e costituisce il primo nucleo della moderna macroeconomia.

In esso Keynes pone le basi per la teoria basata sul concetto di domanda aggregata, spiegando le variazioni del livello complessivo delle attività economiche così come osservate durante la Grande depressione. Il reddito nazionale sarebbe dato dalla somma di consumi e investimenti; in uno stato di sotto-occupazione e capacità produttiva inutilizzata, sarebbe dunque possibile incrementare l’occupazione e il reddito soltanto passando tramite un aumento della spesa per consumi o con investimenti. L’ammontare complessivo di risparmio sarebbe inoltre determinato dal reddito nazionale, e sarebbe dunque possibile ottenere un incremento del risparmio anche riducendo il tasso di interesse, allo scopo di incentivare l’investimento in beni capitali.

Nel Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. Poiché Keynes non ha piena fiducia nella capacità del mercato lasciato a sé stesso di esprimere una domanda di piena occupazione, ritiene necessario che in talune circostanze sia lo Stato a stimolare la domanda. Queste argomentazioni trovano conferma nei risultati della politica del New Deal, varata negli stessi anni dal presidente Roosevelt negli Stati Uniti. La teoria macroeconomica con alcuni perfezionamenti negli anni successivi giunge ad una serie di risultati di rilievo nelle politiche economiche attuali.

Gli anni ‘40 e la Seconda Guerra Mondiale [modifica]

Nel 1942 Keynes, ormai celebre, ottiene il titolo di baronetto, diventando il primo Barone Keynes di Tilton.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Keynes sostiene con Come pagare per la guerra (How to pay for the war), che lo sforzo bellico dovrebbe essere finanziato con un maggiore livello di imposizione fiscale, piuttosto che con un bilancio negativo, per evitare spinte inflazioniste.

Con l’approssimarsi della vittoria alleata, Keynes è nel 1944 alla guida della delegazione inglese a Bretton Woods, negoziando l’accordo finanziario tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nonché a capo della commissione per l’istituzione della Banca Mondiale.

Non riesce tuttavia a raggiungere i suoi obiettivi. Keynes sa che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi può essere mantenuto nel tempo, in presenza di economie molto diverse quanto a tassi di crescita, inflazione e saldi finanziari, solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi. Ma incontra l’opposizione americana verso la predisposizione di fondi, che Keynes avrebbe voluto essere assai ingenti, destinati a tale scopo.

I fondi vengono predisposti ma sono, per volere americano e grazie all’azione del negoziatore statunitense Harry Dexter White, di dimensioni contenute. Risulteranno insufficienti a finanziare i saldi finanziari negativi dei paesi più deboli e a fronteggiare la speculazione sui cambi, che nel corso del tempo, e in particolare dopo che la crisi petrolifera degli anni ‘70 avrà riempito di dollari le casse dei paesi produttori di petrolio, diventa sempre più aggressiva.

Il sistema di Bretton Woods resisterà fino alla prima metà degli anni ‘70, quando le pressioni sulle diverse monete causeranno la fine dei cambi fissi ed il passaggio ad un regime di cambi flessibili, ad opera del presidente americano Richard Nixon.

Tra le altre opere di Keynes, meritano di essere ricordate le raccolte Essays in biography e Essays in persuasion; nella prima, Keynes presenta ritratti di economisti e notabili; la seconda raccoglie alcune delle argomentazioni di Keynes volte a influenzare l’establishment politico ed economico negli anni della Grande depressione.

Vita privata [modifica]

Keynes era piuttosto alto, per gli standard dell’epoca. Pare inoltre che nella prima metà della sua vita abbia avuto diverse esperienze omosessuali; in particolare, ciò sarebbe avvenuto negli anni dell’università. Ebbe in seguito un’importante relazione omosessuale con il pittore Duncan Grant del Bloomsbury group, di cui lo stesso Keynes era membro, tra il 1908 e il 1915; Keynes avrebbe continuato ad assistere finanziariamente Grant per il resto della sua vita.

Nel 1918, Keynes fa la conoscenza della nota ballerina russa Lydia Lopokova; a dispetto del passato omosessuale di lui, i due convolano a nozze; sarà, secondo i principali testimoni, un matrimonio felice. Per ragioni di salute, non avranno tuttavia dei figli.

Keynes fu inoltre un investitore di successo (v. oltre), e riuscì a mettere insieme un ingente patrimonio, sebbene all’epoca del crollo di Wall Street fu quasi rovinato. Amava inoltre collezionare libri, e nel corso della sua vita collezionò e custodì numerosi lavori di Isaac Newton.

Morì di infarto, probabilmente a causa delle tensioni accumulate lavorando nell’ambito delle istituzioni finanziarie internazionali nel secondo dopoguerra.

Suo fratello sir Geoffrey Keynes (1887-1982) fu un noto chirurgo, studioso e bibliofilo. I suoi nipoti furono Richard Keynes (1919), fisiologo, e Quentin Keynes (1921-2003), avventuriero e anch’egli bibliofilo.

Keynes investitore [modifica]

I brillanti risultati di Keynes come investitore sono testimoniati dai dati, disponibili pubblicamente, su un fondo che amministrò personalmente per conto del King’s College a Cambridge.

Tra il 1928 e il 1945, nonostante una caduta rovinosa durante la Crisi del 1929, il fondo amministrato da Keynes genera un rendimento medio del 13,2% annuo, contro il magro risultato del mercato britannico in generale, che negli stessi anni mostra un declino medio dello 0,5% annuo.

L’approccio generalmente adottato da Keynes nei suoi investimenti è stato riassunto brevemente come segue:

  • Selezione di un numero ridotto di investimenti, con attenzione alla loro economicità in relazione al valore intrinseco effettivo probabile e potenziale, per un periodo di anni in futuro, e in rapporto a possibili investimenti alternativi;
  • Mantenimento delle posizioni assunte nel tempo, anche per anni, finché esse non hanno mantenuto le loro promesse, o finché non è evidente che l’acquisto è stato un errore;
  • Una posizione di investimento bilanciata: assumere, ossia, una varietà di rischi, nonostante le singole posizioni possano anche essere rilevanti, e possibilmente rischi contrapposti (ad esempio, detenere una posizione nell’oro e nelle azioni, dal momento che i corsi delle due attività possono tendere a muoversi in direzioni opposte, compensandosi, in caso di fluttuazioni del mercato).

Keynes sostiene che “È un errore pensare di limitare il rischio spalmandolo su diverse attività, delle quali si conosce poco, e nelle quali non si ha motivo di riporre alcuna fiducia… La conoscenza e l’esperienza personali sono limitate, e raramente ci sono più di due o tre imprese, in ogni istante di tempo, cui darei piena fiducia”.

Secondo alcuni, il parere di Keynes sulla speculazione sarebbe immortale:

[L'investimento è] intollerabilmente noioso e dispendioso per chi sia interamente libero dall’istinto del giocatore; ma chi abbia [tale istinto] dovrebbe prestarvi appropriata attenzione.

Rivedendo le bozze di un importante contributo sugli investimenti azionari, Keynes ebbe a commentare che “le compagnie industriali ben gestite, di regola, non distribuiscono per intero agli azionisti i propri profitti. Negli anni migliori, se non tutti gli anni, trattengono una parte di tali profitti e la reinvestono nella propria attività. C’è una sorta di interesse composto che opera a favore di un solido investimento industriale”.

Autori che hanno influenzato il pensiero keynesiano [modifica]

Dichiaratamente Keynes sviluppa il proprio lavoro sulla base, e come critica costruttiva, dell’opera degli economisti classici. Egli fu in particolare un grande stimatore del lavoro di Thomas Malthus, di cui contribuì a rivalutare l’opera e i contributi.

Gli economisti Alfred Marshall e Arthur Cecil Pigou, coi quali lavora a Cambridge, ebbero inoltre una rilevante influenza sullo sviluppo del suo pensiero, oltre a divenire l’oggetto di critiche molto severe nella sua opera maggiore, la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.

Keynes e Marx [modifica]

Controverso e particolare è stato il rapporto tra Keynes e Marx. Keynes giudicò sempre Marx e la sua dottrina in modo molto critico. Ne La fine del laissez-faire (1926), nel criticare il liberismo economico, Keynes osserva incidentalmente:

“Ma i principi del laissez-faire hanno avuto altri alleati oltre i manuali di economia. Va riconosciuto che tali principi hanno potuto far breccia nelle menti dei filosofi e delle masse anche grazie alla qualità scadente delle correnti alternative – da un lato il protezionismo, dall’altro il socialismo di Marx. Queste dottrine risultano in fin dei conti caratterizzate, non solo e non tanto dal fatto di contraddire la presunzione generale in favore del laissez-faire, quanto dalla loro semplice debolezza logica. Sono entrambe esempio di un pensiero povero, e dell’incapacità di analizzare un processo portandolo alle sue logiche conseguenze.[...] Il socialismo marxista deve sempre rimanere un mistero per gli storici del pensiero; come una dottrina così illogica e vuota possa aver esercitato un’influenza così potente e durevole sulle menti degli uomini e, attraverso questi, sugli eventi della storia.” (Keynes, 1926)

Del disprezzo nutrito da Keynes nei confronti della dottrina marxista vi è traccia anche nella sua corrispondenza. Così, come recentemente notato dalla Marcuzzo (2005), in una lettera inviata a Sraffa, che gli aveva consigliato la lettura del Capitale, Keynes scrive:

“Ho provato sinceramente a leggere i volumi di Marx, ma ti giuro che non sono proprio riuscito a capire cosa tu ci abbia trovato e cosa ti aspetti che ci trovi io! Non ho trovato neanche una sola frase che abbia un qualche interesse per un essere umano dotato di ragione. Per le prossime vacanze dovresti prestarmi una copia del libro sottolineata.” (John Maynard Keynes a Piero Sraffa, 5 Aprile 1932; SP : 03/11:65 53)

Nonostante il palese disprezzo di Keynes, molti autori rintracciano in Marx alcune anticipazioni del pensiero keynesiano. Così, ad esempio, la possibilità di crisi da sottoconsumo e la critica radicale della legge di Say.

Opere [modifica]

  • La Moneta e le Finanze dell’India (Indian Currency and Finance), 1913)
  • The Economic Consequences of the Peace (1919)
  • Treatise on Probability (1921)
  • Saggio sulla Riforma Monetaria (A Tract on Monetary Reform), (1923)
  • Le Conseguenze Economiche di Winston Churchill (The Economic Consequences of Mr. Churchill), (1925)
  • La Fine del laissez-faire (The End of Laissez-Faire), (1926)
  • Trattato sulla Moneta (A Treatise on Money), (1930)
  • The General Theory of Employment, Interest and Money (Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, 1936)
  • How to Pay For the War (1940)

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2008: il piano di Riforme Sociali del Governo Prodi (se sopravviverà)

Pubblicato da candidonews su 23 Dicembre, 2007

Allo studio un pacchetto di misure in più tappe per un valore
di 12-16 miliardi a favore dei lavoratori dipendenti

Prodi 2008: Prima la dote ai figli, poi le aliquote
meno tasse sotto i 40 mila euro

di ROBERTO MANIA

Romano Prodi

UN PIANO per aumentare il reddito reale dei lavoratori. Romano Prodi ha deciso di imprimere un’accelerazione per riportare in primo piano l’emergenza salariale. Da qui un pacchetto di misure in più tappe: prima le detrazioni fiscali e gli interventi per le famiglie, poi l’abbattimento delle aliquote Irpef. Destinatari i lavoratori dipendenti con un reddito annuo tra i 30 e i 40 mila euro. Una scelta di campo. Il progetto potrebbe essere al centro della conferenza stampa di fine anno, convocata per giovedì prossimo.

E la questione dovrebbe approdare all’ultimo Consiglio dei ministri del 2007 di venerdì. Una strategia che punta a rilanciare l’azione di governo, dilaniato dalle sue divisioni, ma anche a riproporre la politica dei redditi come asse della politica economica, dopo avere messo in sicurezza la dinamica del deficit e aver avviato il welfare state verso la modernità.

Il riaffacciarsi dello spettro dell’inflazione e le speculazioni sul fronte dei prezzi impongono ora un cambio di marcia. L’intervento nella Finanziaria con il bonus a favore degli incapienti (150 euro) è solo un primo passo. Quello di Prodi, affiancato dal vice ministro Vincenzo Visco e dal titolare dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, è un disegno ambizioso. Una specie di biglietto da visita con il quale presentarsi alla verifica di maggioranza e che fa leva sul riordino del meccanismo delle detrazioni fiscali, sull’introduzione della “dote fiscale del figlio”, fino alla riscrittura delle attuali aliquote della curva dell’Irpef.

Quindi un percorso con più step, a partire dalla prima metà del prossimo anno, quando, già con la Trimestrale, sarà possibile valutare l’entità strutturale dell’extragettito fiscale che – stando alle prime simulazioni – potrebbe arrivare a 6,3 miliardi.
Secondo le stime dei tecnici, dunque, servono complessivamente tra i 12 e i 16 miliardi di euro in un triennio, più o meno un punto di Pil. Le risorse, ancora una volta, dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione fiscale ma anche dai tagli alla spesa pubblica improduttiva.

Il piano guarda a oltre il 90 per cento dei lavoratori dipendenti: coloro che guadagnano fino a 40 mila euro lordi all’anno e pagano le tasse fino all’ultimo euro. Quella fascia di contribuenti, in sostanza, che ha visto drammaticamente crollare il proprio potere d’acquisto negli ultimi anni. Basta leggere i dati della Banca d’Italia: nel quinquennio 2000-2004 il reddito reale dei lavoratori dipendenti è calato di quasi il 4 per cento, contro un incremento di circa il 15 per cento per il mondo del lavoro autonomo. Un processo che sta ridisegnando la stessa composizione sociale italiana con il progressivo scivolamento del ceto medio, a reddito fisso, sempre più in basso nella classifica. Un impoverimento che incide sui consumi ma che racconta sempre più anche del declino italiano.

In parallelo al piano per il lavoro dovranno chiudersi le trattative per i rinnovi contrattuali, a cominciare da quello dei metalmeccanici. Il premier lo ha detto chiaramente al leader di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, nell’incontro di questa settimana a Palazzo Chigi. E alle parti sociali il governo chiederà di aggiornare il modello contrattuale (nato con il protocollo Ciampi del ‘93) per favorire il recupero di produttività alla quale legare gli aumenti salariali a loro volta sgravati dall’imposizione. Poi serviranno le altre liberalizzazioni già presentate al Parlamento.
Si dovrebbe partire con l’aumento delle detrazioni fiscali per i redditi da lavoro dipendente, come peraltro già indica la Finanziaria approvata venerdì. Tra le ipotesi anche quella di ritornare ad una sorta di detrazione forfait per il lavoro dipendente. Un meccanismo fortemente redistributivo a favore dei redditi più bassi per i quali uno sconto fisso ha un impatto in proporzione maggiore rispetto a ciò che accade agli scaglioni più alti.

Per la famiglia si punta ad un’operazione di semplificazione degli attuali istituti con la sostituzione degli assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per i figli a carico, con la “dote fiscale del figlio”. Un pacchetto che era stato presentato in alternativa agli sgravi sull’Ici sulla prima casa e che poi è stato messo da parte. Ora ritorna in pista.

Inizialmente dovrebbe riguardare i bambini che hanno da 0 a 3 anni e via via i nuovi nati che si porteranno appresso la dote fino al compimento della maggiore età. Dal punto di vista tecnico la dote sarebbe una detrazione (sotto forma di aumento in busta paga) che corrisponderebbe a 2.550 euro all’anno per il primo figlio, che aumenterebbe poi col numero di figli, riducendosi, senza tuttavia scalini ripidi, con la crescita del reddito. Nessuno, sulla base del reddito, verrebbe escluso dallo sgravio. Il costo dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro.

Più complessa, e onerosa (almeno 6,3 miliardi per il primo intervento) la partita per riscrivere la curva dell’Irpef. In ogni caso se ne parlerà con la Finanziaria del 2009. I tecnici, intanto, hanno allo studio il passaggio dell’aliquota per il primo scaglione di reddito (fino a 15 mila euro) dall’attuale 23 per cento al 20 con lo scaglione che, però, scenderebbe a 7.500 euro.
Per ora è stata accantonata l’ipotesi della restituzione del fiscal drag, cioè dell’aumento del carico fiscale a causa della crescita dell’inflazione. Il tema è tornato di attualità anche durante la discussione sulla Finanziaria, ma la mancanza di copertura non l’ha fatto entrare nella manovra.

La platea potenzialmente interessata è di circa 30 milioni di persone, compresi i lavoratori autonomi. Proprio per quest’ultimo aspetto sarebbe stata messa da parte. D’altra parte l’obiettivo non è una riduzione generale del carico fiscale scarsamente percepibile e già sperimentato inutilmente nella passata legislatura, ma quello di rimettere al centro il recupero del potere d’acquisto di chi ogni mese riceve la busta paga.
(23 dicembre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/12/sez…to-salari.html

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Finanziaria 2007: le novità

Pubblicato da candidonews su 22 Dicembre, 2007

Il via libera definitivo questa mattina al Senato. Ancora una volta
decisivi i sei voti dei senatori a vita. 213 articoli, valore 16, 3 miliardi
Senato, 162 Si: Approvata la Finanziaria
Aiuti per casa, famiglie e imprese
La manovra è legge dopo sei fiducie

Prodi: “Ho un sorriso grande così. Non è vero che non ho la maggioranza politica”
Una via libera tra troppi ultimatum. Tutta la maggioranza rinvia alla verifica di gennaio

di CLAUDIA FUSANI
http://www.repubblica.it/2007/12/sez…ziaria-ok.html

ROMA – La Finanziaria diventa legge dello Stato alle dieci e mezzo di una mattina prenatalizia. Aveva cominciato il suo cammino a fine settembre, era ancora estate, e lo conclude grazie a sei fiducie a raffica tra Camera e Senato, di cui le ultime ottenute grazie ai voti dei senatori a vita. Un dettaglio che la dice lunga sulle condizioni di stabilità della maggioranza.

La Finanziaria diventa legge con i rimproveri del Quirinale che contesta l’uso abnorme delle fiducie. Romano Prodi dice di avere “un sorriso grande così” e rassicura: “A gennaio imbulloneremo il programma”. Ma a Palazzo Madama pochissimi nell’Unione hanno voglia di sorridere. “A gennaio, a gennaio…” dicono tutti, dai centristi – nove senatori che uno ad uno in questi due giorni di votazioni hanno staccato la spina della fiducia al governo malato – ai senatori della Cosa Rossa. “A gennaio ci sarà la svolta” dicono, e dettano i punti che – dalla tassazione delle rendite agli interventi nei confronti dei precari – vanno nella direzione opposta da quella indicata dai centristi.

Insomma, in mezzo a mille ultimatum e avvisaglie di fine imminente, la manovra 2008 diventa legge. Stamani c’è stata la terza fiducia. Il testo di 213 articoli e 1.192 commi era stato diviso in tre parti per semplificarne la comprensione. Come ieri nelle prime due votazioni, anche stamani sono stati decisivi i sei senatori a vita presenti in aula che hanno tutti votato sì. Il no del dissidente di Rifondazione Franco Turigliatto portava la maggioranza (che ha solo due voti di scarto) dritta al pareggio. Cioè alla sconfitta.

Comunque, facendo ricorso – come suggerisce il premier – all’orgoglio nazionale e alla capacità di vedere le cose anche per quello che di buono hanno, la manovra 2008 rappresenta a suo modo una svolta almeno su tre grandi temi: casa, famiglie, imprese.

Casa – Sconto dell’Ici per la prima casa (circa 300 euro anche per il coniuge separato) e detrazione Irpef per chi vive in affitto sono le misure principali. Chi vive in affitto può scaricare dai 150 euro (chi guadagna più di 15,943 euro) fino a 300. I “bamboccioni” tra i 20 e i 30 che vanno a vivere da soli potranno scaricare fino a 991 euro per i primi tre anni, se i loro redditi non superano i 15.493 euro. Poi prorogata per altri tre anni, fino al 2010, la detrazione del 36% sulle ristrutturazioni e dell’Iva agevolata. Sconto fiscale (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici, l’installazione di pannelli solari e impianti di climatizzazione. Interventi anche sul fronte dei mutui: sale a 4.000 euro la cifra massima degli interessi passivi ammessi alla detrazione del 19%; chi è in difficoltà con le rate potrà sospendere i pagamenti per due volte durante il contratto e per un periodo non superiore a 18 mesi.

Famiglie – Sconti del 19 per cento per le famiglie con bimbi all’asilo (fino a 632 euro), sia pubblico che privato. Aiuti ai nuclei più numerosi con almeno quattro figli. Più asili nido grazie ai soldi recuperati ai furbetti del quartierino con relativi scandali bancari. Sono le principali novità del secondo grande capitolo della manovra, quello dedicato alle “famiglie”. Le famiglie numerose potranno detrarre 1.200 euro. A tutela di quelle con reddito basso è stato pensato il “riccometro” a prova di furbi (Isee): chi dice di essere povero, e non lo è, per accedere ai servizi sociali come gli asili nido dovrà stare attento perchè sono previsti nuovi controlli incrociati a sorpresa. E poi: aboliti i ticket sulle ricette per la diagnostica e abolizione del canone Rai per gli over 75 il cui reddito arriva a 516 euro. Un aiuto alle famiglie arriverà anche da Mister Prezzi, un garante per vigilare sul costo della vita. E dalla Class action, l’azione legale collettiva per tutelare gli interessi di cittadini e consumatori da società e imprese che mettono sul mercato merce non in regola o sono carenti nei servizi. Dalle aziende che producono macchine alle Ferrovie che tengono i treni sporchi e spesso in ritardo, da casi come quello del crac Parmalat ai guai provocati dai sindacati degli autotrasportatori.

Imprese – Gli interventi a favore delle imprese sono un po’ la seconda puntata dopo la riduzione del cuneo fiscale. Calano Ires e Irap:l’imposta sul reddito delle società scende dal 33% al 27,5% mentre l’imposta sul reddito delle attività produttive passa dal 4,5% al 3,9%. Le imprese nel sud beneficeranno di un credito di imposta per tre anni per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato. Il credito di imposta è pari a 333 euro al mese per ciascun lavoratore e sale a 416 euro per l’assunzione di donne.

Dai muli agli idrovolanti comprese le biciclette – La manovra ha un valore di 16,3 miliardi di euro. Quando era partita ne valeva 10,7 e soprattutto è raddoppiata come numero di articoli, da 97 a 213. E’ la croce della Finanziaria: essendo l’unica legge dello stato che sicuramente viene approvata entro la fine dell’anno, tutti ci infilano dentro di tutto. Dalle nuove regole erariali “su cavalli, asini, muli e i bardotti destinati all’alimentazione” agli idrovolanti “per i collegamenti con le isole minori”; dal velodromo di Treviso ai due milioni di euro per realizzare a Foggia l’Autorità della sicurezza alimentare. Finanziaria: Giuliano Amato una volta la definì “l’ultimo treno per Yuma”; Paolo Cirino Pomicino “una distribuzione di vol au vent”.
(21 dicembre 2007)

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Luttazzi: IL TESTO DEL MONOLOGO CHE LA7 HA CESTINATO INSIEME ALL’AUTORE

Pubblicato da candidonews su 21 Dicembre, 2007

IL TESTO DEL MONOLOGO CHE LA7 HA CESTINATO INSIEME ALL’AUTORE
Da “l’Unità” (fonte: dagospia )

Per gentile concessione dell’autore, ecco gran parte del testo del monologo recitato da Daniele Luttazzi l’altra sera a Roma. Dovreste trovare qui il movente della sua improvvisa decapitazione dalla tv…

Benvenuti a DECAMERON. Politica, sesso, religione e morte. Un programma televisivo così bello che ne vedi una puntata e dici: “Oh, non guarderò mai più la vita vera finché campo!” Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare. Qua a Roma è arrivato l’inverno. Fa molto freddo. Fa tal freddo che le minorenni sulla Salaria offrono pompini gratis ai ciccioni. Un mio amico va a puttane sulla Salaria. Gli ho detto che in giro è pieno di ragazze oneste e rispettabili. Sì, mi fa lui, ma quelle non posso permettermele. Fa veramente molto freddo. Fa talmente freddo che oggi Mussi spalmava il vicks vaporub sulla Cosa Rossa.

Fa molto freddo, ma sono bellissime giornate. C’è un sole splendido. E quando c’è il sole, sono tutti allegri. Oggi ho visto un funerale entrare in un McDonald’s. Ballavano la conga.
Mi accodo al trenino ed entro anch’io. Era il McDonald’s di piazza di Spagna. Sì, a Roma in piazza di Spagna c’è un McDonald’s. Non bisogna stupirsi. I McDonalds sono ormai dappertutto. Mia sorella ha un McDonalds nella sua cucina. Io ne ho uno nei miei pantaloni.

Il graffiante Luttazzi
E mentre sono lì che contribuisco a disboscare la foresta pluviale mangiando un Big Mac da 3 etti, mi viene in mente una cosa. Nessuno pensa mai al sacrificio delle mucche che vengono macellate per la goduria del nostro palato. Bisognerebbe onorare il loro sacrificio. Con delle raffigurazioni. Con delle icone. In chiesa ci sono le stazioni della via Crucis, no? In un McDonald’s dovrebbero esserci dei quadretti simili. Con una mucca al posto di Gesù. Più o meno 14 quadretti: 14 stazioni della via Crucis della mucca, la Cow Crucis, con sotto delle brevi didascalie. Mi sembra una buona idea. Onoriamo il sacrificio delle mucche. Anche perché sembra che le mucche tengano una lista delle persone che mangiano hamburger: per quando si vendicheranno.

Qualcuno mi ha chiesto: Daniele, perché ce l’hai con la religione?
Perché mi sono convinto che le religioni sono pericolose. Operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi.
Gli esempi in questo senso sono sempre all’ordine del giorno (staminali, pacs, eutanasia) e ormai insopportabili… Ricorderete come la Chiesa si sia opposta alla ricerca sulle staminali degli embrioni perché “l’embrione è uno di noi, è già persona”. C’erano però tre contro-argomenti formidabili:
a) Quello teologico. S.Tommaso nega agli embrioni la resurrezione, in quanto privi di anima razionale, e pertanto non ancora esseri umani. (Supplemento alla Summa Theologiae, 80, 4);

b) Quello pragmatico. La Chiesa nega il battesimo ai feti abortiti in modo spontaneo. Nella prassi, cioè, la Chiesa non considera il feto una persona finchè non nasce vivo.

c) Quello naturale. Di tutti i concepiti, solo il 15-20% riesce ad annidarsi nell’utero materno. La natura stessa, cioè, non tutela così tanto il diritto alla vita del concepito, diritto che però si arroga la Chiesa. …È stata poi la scienza, e non la religione, a scoprire, la settimana scorsa, che è possibile ricavare cellule staminali anche da tessuti adulti. Fine del dilemma etico sollevato ad arte. Con la nuova ricerca sulle staminali, gli scienziati ritengono che adesso potremmo fare grandi progressi, dalla cura del Parkinson alla rigenerazione della spina dorsale nel centrosinistra. ….( )

In realtà, lo sappiamo, il motivo vero è che la Chiesa teme le unioni omosessuali. Ma se è un tema così importante, com’è che Gesù non dice una parola in proposito? Gesù non dice una parola su questo, ma tante sulla tolleranza, l’accettazione, il non giudicare, il frequentare i reietti e gli ultimi. La Bibbia dice: “Non guardare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, ma la trave nel tuo occhio”. Al che i gruppi gay hanno replicato: se la trave te la metti nell’occhio, lo stai facendo in modo sbagliato”.

La regola della convivenza umana è terrestre, non divina: ogni uomo è libero e deve poter decidere su di sé. …E invece mille ostacoli. Col paradosso che i nostri parlamentari, per tenersi buoni i voti vaticani, da anni negano a noi, cittadini che li eleggiamo, i diritti che per sé loro si sono già attribuiti: da ben 16 anni, infatti, i parlamentari conviventi hanno gli stessi diritti dei parlamentari sposati. ……Nel frattempo Veltroni si trova a dover trattare con la segreteria di stato vaticana sull’eventuale istituzione di un registro delle coppie di fatto nel comune di Roma. Alla faccia della pari dignità dei cittadini che cattolici non sono, o che hanno preferenze sessuali non omologate.

…Ennesimo scadimento della laicità dello Stato, riconfermato dal voto della sinistra in Parlamento a favore dei privilegi economici della Chiesa cattolica: l’esenzione ICI e i meccanismi di assegnazione dell’8 per mille. …. Ecco papa Ratzi. Ride. Riderei anch’io se la mia ditta non pagasse le tasse. Ma la Chiesa non fa che rispettare il dettame evangelico. Gesù disse: “I miti erediteranno la terra”. Ed evitò astutamente di parlare della tassa di successione.

Papa Ratzi
© Foto La Presse
….L’abito di un cardinale: mozzetta rossa chiusa da dodici bottoncini. Sotto, rocchetto bianco in cotone con maniche a tre quarti ornato di pizzi e ricami. Sotto, fascia rossa di seta alla vita, con frangia, e sottana rossa di lana fine con bottoncini fino ai piedi. In testa, zucchetto rosso e berretta rossa a quattro angoli e tre spicchi o cappello a saturno nero ornato da cordone e fiocchi oppure mitria di seta bianca damascata. Se Gesù si imbattesse in un cardinale, scoppierebbe a ridere. ….

La separazione tra Stato e Chiesa, cioè fra reato e peccato, la indicò Gesù, quando disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ne deduco che, se il papa è cattolico, Cristo non lo era. Altro guaio delle religioni: spesso danno una cornice nobile a comportamenti aberranti. Guardate come i musulmani in certi Paesi lapidano le loro donne. Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi.

Oppure, sempre la Chiesa cattolica. Milioni di persone muoiono in Africa di AIDS anche perché la Chiesa condanna l’uso del preservativo. Il preservativo, a quanto pare, è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se Cristo non ne ha mai parlato… Qualche mese fa il papa ha chiesto a una commissione vaticana un dossier sull’uso del preservativo come protezione dalle malattie. Oh, proprio adesso che mi ero abituato alla castità.

Avete letto l’ultima enciclica di Papa Ratzi? E chi non l’ha letta? È così amena! È più divertente di un barile pieno di anguille. «Spe salvi», salvi nella speranza. Un testo sulla superiorità della fede cristiana, che esalta la sofferenza, perché avvicina alle sofferenze di Cristo. Cristo è morto in croce per i nostri peccati! Uuh, ma così ci fa sentire troppo in colpa! Non poteva solo lussarsi un’anca, per i nostri peccati?

L’enciclica è piena di citazioni colte. E questo è il QUIZ della settimana: quali fra questi intellettuali non è citato da papa Ratzi nell’ultima enciclica? Sant’Agostino. Kant. Adorno. De Sade. E la risposta è: De Sade. La Spe salvi, sorpresa! è una dura condanna della modernità. Il giorno che venne eletto, dissi in teatro: “Hanno eletto il nuovo papa. È il cardinal Ratzinger. Subito condannato di nuovo Galileo”. Non mi sbagliavo. Dopo un mese Ratzi disse: “La risposta alla modernità è Cristo”. Io ho 46 anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata. … Ratzi attacca l’illuminismo, ma la Chiesa in 18 secoli non abolì la schiavitù, cosa che fece la Prima Repubblica francese del 1794. D’altra parte è noto che la Chiesa è lenta ad abbracciare la modernità. Fino a poco tempo fa, la loro idea di portatile era un chierichetto.

…Dico questo: se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito. …Le religioni sono un fatto culturale. È tutto molto relativo. Il papa vorrebbe che tutti fossero cattolici. Le mucche vorrebbero che tutti fossero di religione indù. ….Qual è la verità sull’aldilà? Direi di partire da un semplice assioma: che nessuno ne sa niente. Mi piacerebbe che il papa una domenica si affacciasse su S.Pietro e dicesse: “Sapete una cosa? Nessuno ne sa niente. Siete liberi!”…

Assalto a sua Eminenza!
L’anno scorso Ratzi scrisse la “Lettera sulla collaborazione dell’uomo e della donna”. Ratzinger ha scritto un documento sulle donne. La cosa mi colpì perché non immaginavo che Ratzinger ne conoscesse una. Nella lettera, Ratzinger scrive che la famiglia è il fondamento della società. Vecchio adagio dei reazionari di sempre. Ma già negli anni 60, filosofi e psichiatri come Deleuze e Guattari, Laing, Reich hanno spiegato che la famiglia patriarcale serve a perpetuare la società proprietaria e autoritaria.

….Qualche anno fa, una commissione teologica internazionale guidata da Ratzinger si riunì per rispondere alla domanda: “Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?”.
Questi temi mi affascinano. In auto ascolto sempre Radio Maria. Anche perché è inevitabile: accendi la radio, c’è Radio Maria. …”Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?” Io avrei voluto essere in quella commissione di Ratzinger. Come fai a dare a una risposta? È come chiedere “Dove vanno le anime dei Klingon dopo morti?” Da nessuna parte, dato che i Klingon sono un FRUTTO DELLA FANTASIA UMANA.

Cenni storici …Nella Genesi, è il serpente a convincere Eva a mangiare la mela proibita. Eva dà un morso e cade in un lungo sonno da cui Adamo la risveglia con un bacio. No, questa è Biancaneve. Bè, se da piccolo ti avessero detto che Biancaneve è una religione, ci avresti creduto! Comunque: Adamo ed Eva mangiano la mela e Dio li caccia dal paradiso terrestre. Meno male che non ha scoperto cosa avevano fatto con le banane.

….Nel tempo, le funzioni mitiche svolte dalle religioni e dalle monarchie non spariscono: oggi vengono assolte dai mezzi di comunicazione di massa e dal potere simbolico dei segni-merce, nuovi mondi-di-sogno. La pubblicità come teologia della lavatrice. Provate adesso a immaginare qualcuno che pretenda di vendervi una lavatrice alla condizione che, se non la comprate, brucerete all’inferno. Lo mandereste a cagare. Ma no, lui pretende anche di essere rispettato, perché non è solo una lavatrice, è una religione! Segnalo una grande novità: nella Spe salvi, il papa mette in dubbio l’esistenza delle fiamme eterne dell’inferno. Ma il paradiso, raccontato da Ratzinger, sembra la stanza da letto di Cristiano Malgioglio. Il papa oggi scrive che la scienza non salva l’uomo. Allora, d’ora in avanti, niente più antibiotici a Ratzi, ok? … Sentiamo cos’ha da dirci Nostradamus.

LE ULTIME PROFEZIE DI NOSTRADAMUS: La mafia aumenterà gli stipendi ai dipendenti. Verrà scoperta una nuova suoneria cellulare di Mozart. Fabrizio Cicchitto si ritirerà dalla vita politica. Passerà più tempo coi familiari, che chiederanno di non essere identificati. L’editore di Penthouse diventerà cattolico e metterà sulla copertina del mensile una Vergine “gratta&annusa”. Un gigantesco asteroide colpirà la Terra nel 2014. L’impatto avrà l’effetto di 20 milioni di bombe atomiche simili a quella sganciata su Hiroshima. Le autorità militari prepareranno il mondo alla nuova vita post-impatto detonando una bomba atomica al giorno nei sette anni precedenti. Quello della Chiesa è pensiero magico. Nell’udienza di mercoledì, il papa ha esortato gli esorcisti a continuare il buon lavoro. Parole di incoraggiamento anche ai cacciatori di vampiri.

Dice: Ma tu Daniele sei cattolico? Certo. Sono cattolico, apostolico, decaffeinato….. E mi affascina la storia di Giacomo, il fratello di Gesù. Sapevate che Gesù aveva un fratello? Io l’ho letto anni fa sulla Settimana enigmistica e non l’ho più dimenticato. Dev’essere stata dura, avere Gesù come fratello. Vinci una gara di nuoto, lui cammina sulle acque. Sai fare un cocktail, lui trasforma l’acqua in vino. Fai ripartire un’auto in panne, lui resuscita Lazzaro. Ti viene l’herpes, lui muore crocifisso. Che palle!

….No, in realtà non sono cattolico. Sono cristiano monofisita: non riconosco le decisioni del concilio di Calcedonia nel V secolo. Ero cattolico, finchè un giorno Dio mi è apparso in sogno e mi ha rivelato che erano tutte stronzate. Ok, non era un sogno: mi ha parlato da un roveto ardente. Ok, non era un roveto ardente: era il boschetto di una ragazza che stavo leccando. Comunque resto convinto che il cristianesimo sarebbe stato diverso, se Gesù avesse avuto una decappottabile.

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Anno 2008, si prepara il nuovo Governo per le Riforme?

Pubblicato da candidonews su 21 Dicembre, 2007

IL PRESIDENTE BACCHETTA IL GOVERNO
Napolitano: “Senza
riforme il Paese è a rischio”


«E’ necessario liberare lo sviluppo economico e civile dell’Italia»

lastampa.it

Veltroni: «Sistema in crisi perché politica non decide»

A Milano il segretario del Pd individua le ragioni che bloccano il nostro sistema. «Il problema della democrazia italiana è che non produce decisioni: il nostro Paese è dominato dai veto-player». Sulle riforme: i grandi partiti abbiano il coraggio di presentarsi da soli alle elezioni.
Unita.it

Finanziaria, Dini minaccia: se cade, non siamo traditori

La legge finanziaria «è dannosa per l’economia del Paese. I nostri avvertimenti sono finiti. Se succede qualcosa, nessuno ci può chiamare traditori». Lamberto Dini ritorna sulla strategia delle “mani libere” e mette in guardia il governo, a poche ore dai voti di fiducia sui tre articoli della Finanziaria (due oggi, l’ultimo domani).
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La Rai che cambia…

Pubblicato da candidonews su 20 Dicembre, 2007

RAI: CDA, RAI INTERNATIONAL DIVENTA RAITALIACambia nome Rai International: con il nuovo anno si chiamera’ RAItalia e sara’ visibile attraverso il satellite anche in Italia e in Europa, e non piu’ solo oltreoceano. Lo ha deciso oggi il Consiglio di amministrazione della Rai, su proposta del direttore generale Claudio Cappon.

RAI: LUNEDI’ 31 DICEMBRE 2007 FINE TRASMISSIONI RAIUTILE

Lunedi’ 31 dicembre 2007 calera’ il sipario su RaiUtile: quel giorno cesseranno le trasmissioni di questo canale del digitale terrestre. Lo ha deciso oggi il Cda della Rai, su proposta del direttore generale Claudio Cappon. Trovano piena conferma quindi le indiscrezioni dell’AGI di questo pomeriggio. La programmazione di RaiUtile sara’ sostituita – dice un comunicato diffuso in serata dall’azienda di viale Mazzini – “con il lancio, nel 2008, di un nuovo canale gratuito specificamente dedicato ad un pubblico giovane”, e questo avverra’ “nel quadro della strategia di potenziamento del’offerta Rai sulla piattaforma digitale terrestre”, come proprio Cappon aveva anticipato giusto due mesi fa nel corso della conferenza stampa di presentazione del piano industriale 2008-2010

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Sinistra Arcobaleno, il “mio” Spot!

Pubblicato da candidonews su 19 Dicembre, 2007

Ho preparato questo video amatoriale come SPOT per la Sinistra-Arcobaleno, a voi i commenti….

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ONU: Approvata la Moratoria contro la Pena di Morte!

Pubblicato da candidonews su 18 Dicembre, 2007

Pena di morte, sì dell’Onu
alla moratoria proposta dall’Italia
NEW YORK - L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla proposta di moratoria sulla pena di morte. La decisione dell’Onu è una vittoria per l’Italia che ha portato avanti l’iniziativa. Il testo ha ottenuto 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. E’ stato un successo del partito pro-moratoria che ha conquistato 5 voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione in novembre.

Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, sponsor della moratoria, ha detto che il sì dell’Onu dà l’opportunità di aprire un dibattito “anche in vista dell’abolizione”.
“Intensa commozione”, è stata espresa anche da Romano Prodi: “Sono orgoglioso per il lavoro svolto dall’Italia. Oggi è davvero una giornata storica”.

Il documento non è vincolante, ma ha un grande significato morale.

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Compromesso Storico del nuovo Millennio: Media-Banche

Pubblicato da candidonews su 17 Dicembre, 2007

In questi giorni si decide la sorte di Alitalia, in corsa per l’acquisto ci sono Airfrance e Airone(Banca Intesa).  Visto Banca Intesa è vicina al Presidente del Consiglio ed alla maggioranza di governo non potrebbe ravvisarsi un Conflitto di Interessi? Vedremo…tornando alla politica italiana…..

Il Compromesso storico stile “nuovo millennio” rischia di essere una sorta di “patto di non belligeranza” tra PD e PDL. Il primo monopolista delle banche, il secondo dei media.

Silvio Berlusconi controlla direttamente (ed indirettamente) mezza tv (tutta quando è al governo) e 1/3 dei giornali quotidiani, metà di quelli settimanali, mezza editoria (mondadori, einaudi).

Il PD, tramite dirigenti compiacenti, controlla i primi 3 gruppi bancari italiani (Unicredit, settimo gruppo Mondiale al 2007), Intesa-San Paolo e Mps-Antonveneta.

Se i due partiti in questione si metteranno d’accordo, difficilmente li si potrà fermare.

Di seguito la Galassia PD delle banche.
Banca Intesa- San Paolo

Corrado Passera
banchiere, dirigente d’azienda e economista italiano attualmente amministratore delegato di Intesa Sanpaolo
Sempre collaborando con De Benedetti, Passera ha ricoperto i ruoli di vicepresidente e amministratore delegato del Gruppo Espresso.
Nel 1998 il Governo guidato da Romano Prodi lo nomina amministratore delegato delle Poste Italiane, incarico che lascia nel 2002 per ricoprire analoga posizione in Banca Intesa

Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa, Prodiano.

Pietro Modiano, Presidente di San Paolo IMI, marito della ministra Pollastrini
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UNICREDIT

Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo Unicredit
Fabrizio Palenzona vicepresidente del gruppo Unicredit,nel cda di mediobanca, presidente della Aiscat, ex presidente ulivista della provincia di Alessandria.

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MPS-ANTONVENETA.
Giuseppe Mussari, Presidente Mps, diessino.

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L’impoverimento delle Città di oggi: Centri Commerciali e standardizzazione

Pubblicato da candidonews su 16 Dicembre, 2007

Dicembre 2007.
Oggi stavo riflettendo su come siano cambiate le grandi città (non so i piccoli centri, io parlo per Roma).

Camminando per le strade principali del mio quartiere ho notato molti negozi “usa e getta”, quelli cioè aperti e chiusi in men che non si dica, che vendono magliettine o roba simile, poco forniti e destinati ad una fine certa…. oppure si notano negozi “cinesi” che ti propinano merce scadente a basso prezzo, per non parlare di quegli esercizi commerciali nati solo per “telefonare all’estero”.

Poi ci sono queste agenzie interinali, oppure agenzie dove si vedono ragazze sedute di fronte ad un Pc intente a non si sa cosa…mentre l’agenzia rimane deserta il piu delle volte.

Ecco che quindi tutti, volente o nolente, ci rechiamo nei Grandi MegaIperSuperMaxi Centri Commerciali (solo a Roma ne avranno aperti almeno 10 negli ultimi 2-3 anni) che sono diventati delle vere e proprie “città nella città” .
Vi trovi di tutto, ora addirittura il Cinema!

Settimane fa, di prima mattina, sono andato in un Centro Comm. per comprare una cosa e non sò perchè, tra i tanti volti sconosciuti, mi è rimasta in mente una famigliola (padre, madre, figlio)..forse perche lei stava ridendo molto…non sò… fatto sta che faccio i miei acquisti e me ne vado.

Nel tardo pomeriggio, dimenticatomi di una cosa, torno nel CC e, per caso, chi mi ritrovo di fronte? ..la famigliola della mattina! Quelli (probabilmente) erano rimasti per 10 ore dentro il Centro Commerciale!!!!

Ma caspita, se fossi un papà cercherei di portare mio figlio all’aria aperta, in qualche parco a giocare, invece di chiuderlo per ore ed ore dentro un “parco chiuso”… eppure ne conosco di persone che oramai passano il poco tempo libero rimasto in questi grandi Spazi, sempre piu dotati di tutti i confort per “attirare possibili clienti”.

Da piccolino mi ricordo un’altra città .. quei negozietti gestiti da decenni dalla stessa persona, il forno della vecchietta, l’alimentari “fidato” dove la mattina, prima di andare a scuola, mi comperavo la pizza. La “merceria”, le piccole librerie dove trovare i fumetti “vecchi”.

Ora… negozi cinesi, phone-shop, oppure negozi “in serie”" in franchising” ..i vari Brooks, H&M, *celio.. per i maschi, carpisa e yamamay per le ragazze etcetc….. non li trovi solo nei centri commerciali ma al posto dei vecchi negozi tradizionali, lungo le vie della città, sempre piu “standardizzate”.

Insomma la città cambia, in alcune zone periferiche trovi il deserto e poi all’improvviso un “alveare” pieno di gente, il Centro Commerciale di zona, che distrugge gli esercizi commerciali tradizionali e concentra tutto in poco spazio, cosa utilissima in un mondo che “non ha tempo”, che corre sempre e che ha bisogno di “tutto e subito”.

Tutto questo mi mette tristezza, perche se in 15-20 anni (cosi poco è passato dai “negozi tradizionali” alla grande diffusione dei CC) si è arrivati ad un cambiamento sensibile della “geografia cittadina”… cosa potrà accadere nei prossimo 20 anni?

Magari ci troveremo di fronte a città completamente svuotate, povere.. deserte…con strade abbandonate ed adibite solo a “dormitori”, e quindi insicure e con rischio alto di crimini… e poi, in lontananza … tante luci, file immense di auto e questi Alveari, frutto del Consumismo….

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L’Europa e L’Italia visti da Bruno Bozzetto

Pubblicato da candidonews su 15 Dicembre, 2007

Ieri si parlava di Unione Europea, vi propongo questo video divertente preso dal sito di un nostro amico, UMI . Un filmato che potremmo ribattezzare “RISO AMARO

 

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Lisbona 2007: Riparte l’UNIONE EUROPEA!

Pubblicato da candidonews su 14 Dicembre, 2007

Dopo due anni di stop, causati dalla bocciatura da parte di Olanda e Francia della Costituzione di Roma, riparte il processo di Unità Europea. Meno “tecnocrazia”, pochi ma chiari vincoli comunitari, questo pare essere il sunto uscito dal varo del nuovo trattato. Speriamo vada in porto. L’UE, con tutti i suoi difetti, è comunque una delle poche speranze per il futuro del nostro paese.

L’Ue riparte dal trattato di Lisbona

Il documento siglato dai 27 membri:
«Nuova fase nella storia dell’Unione»

I leader dei Ventisette hanno firmato a Lisbona il nuovo trattato istituzionale dell’Ue, che rimpiazza la bozza di Costituzione bocciata nel 2005 nei referenduum in Francia e Olanda. Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha ricordato che per arrivare alla firma «c’è voluto coraggio» e ha avvertito che «ora tocca agli Stati membri dimostrare determinazione per concludere il processo di ratifica nei tempi previsti, entro il 2008.

Per Barroso il nuovo trattato «rafforzerà la capacità dell’Unione di agire» e di «dare migliori risultati ai cittadini europei», «rafforzerà la democrazia e il metodo comunitariò ma anche il rispetto della sussidiarietà», darà «ulteriore protezione giuridica ai cittadini europei attraverso la Carta dei diritti fondamentali e assicurerà una migliore coerenza nella nostra azione esterna». L’unico assente alla firma era il premier britannico, Gordon Brown, che firmerà più tardi perchè trattenuto a Londra da un impegno alla Camera dei Comuni. Per l’Italia sono presenti il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema.

Il testo è di 287 pagine nella versione italiana ed è nato dalle ceneri della bozza della costituzione europea bocciata nel 2005 dai referendum in Francia e Olanda. Finalizzato nel summit del 18 ottobre nella capitale portoghese, il nuovo Trattato dovrà essere ratificato definitivamente dai singoli parlamenti nazionali, tranne in Irlanda dove si terrà un referendum, per poi entrare in vigore nel 2009, in coincidenza con le elezioni del Parlamento europeo e la nomina del nuovo esecutivo comunitario.

Tra le novità le nuove figure del Presidente del Consiglio europeo, eletto per due anni e mezzo, e dell’Alto rappresentate dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune, con il doppio ruolo di vicepresidente della Commissione europea. La nuova figura, che nella bozza costituzionale era il »ministro degli Esteri dell’Ue«, sostuisce la posizione oggi ricoperta da Javier Solana come Alto rappresentante per la politica estera, espressione solamente del Consiglio europeo, e del commissario Ue per le Relazioni esterne, oggi Benita Ferrero-Waldner. Viene anche esteso il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio in molte materie, per superare il potere di veto di ogni singolo Stato membro, anche su materie giudiziarie e di polizia, anche se Gran Bretagna e Irlanda hanno ottenuto la possibilità di non applicare le decisioni europee in questi settori.

Fonte: La Stampa

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Mercato dei senatori e Raiset: Berlusconi INDAGATO!

Pubblicato da candidonews su 13 Dicembre, 2007

E Veltroni vorrebbe fare alleanze “tattiche” con questo personaggio degno dei complotti Cileni? Eppure il PD ha detto chiaramente che questa inchiesta non inficierà la collaborazione con le riforme, collaborare con uno che il giorno prima cerca di comprare senatori per far cadere il governo?

Ma come si può? Tra Fini e Berlusconi il PD sceglie quello che complotta contro di loro?

Leggetevi questi due articoli e ne capirete di più.

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L’inchiesta di Napoli su sospette tangenti agli amministratori Rai
Randazzo racconta: mi è stato offerto di fare il vice ministro

Televisione e mercato dei senatori
Berlusconi indagato per corruzione

di GIUSEPPE D’AVANZO

Silvio Berlusconi

SILVIO Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e – seconda ipotesi di reato – per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, “in altri episodi non ancora identificati”. Una storia che corre – circostanza davvero inconsueta per il Cavaliere – sul filo di un telefono (intercettato) dell’alto dirigente del servizio pubblico e trova una sua concreta evidenza nel racconto del senatore eletto dagli italiani di Australia. E’ una storia che, al di là degli esiti giudiziari, ha un’evidente rilevanza politica e si può raccontare così. Come tutte le storie che si rispettino è avviata dal caso. I pubblici ministeri stanno ficcando il naso su un giro di iperfatturazioni che nasconde la costituzione all’estero di fondi neri.

La ricostruzione dei movimenti finanziari svela che il denaro ritorna – cash – in Italia attraverso la Svizzera. Per i personaggi coinvolti, per i loro contatti nel mondo della fiction e della Rai di viale Mazzini, il sospetto degli investigatori è che quelle somme possano essere o le tangenti destinate ad amministratori del servizio pubblico o “fette di torta” che i produttori televisivi si ritagliano, franco tasse. Al centro dell’attenzione finisce un piccolo produttore di cinema e tv, Giuseppe Proietti, che in passato ha lavorato alla Sacis (la società di produzione e commercializzazione della Rai).

Il suo rapporto con Agostino Saccà è costante e molto intenso. Interrogato dai pubblici ministeri, il presidente di RaiFiction nega di conoscere Proietti così bene. Mal gliene incoglie. Nel periodo delle indagini, Proietti si reca ottantotto volte in viale Mazzini e in quaranta di queste occasioni è in visita da Saccà che ignora di essere finito al centro di un’inchiesta molto invasiva che, come sempre accade in questi casi, ha il suo perno nell’ascolto telefonico. Nel diluvio di comunicazioni del presidente di RaiFiction saltano fuori, per dir così, delle attività che i pubblici ministeri giudicano non coerenti, non corrette, non legittime per un dirigente Rai. Agostino Saccà è molto insoddisfatto della sua collocazione in Rai. Si sente sottovalutato, forse umiliato. Avverte di essere guardato a vista – sì, controllato – dal direttore generale Claudio Cappon. Vuole andare via, lasciare “Mamma Rai” per “mettersi in proprio”, creare nei pressi di Lametia Terme, nella sua Calabria, una “città della fiction”; collaborare al “progetto Pegasus”, un’iniziativa che vuole consociare le capacità e la qualità dei piccoli produttori televisivi italiani per farne una realtà industriale in grado di competere sul mercato nazionale e internazionale.


Saccà parla molto delle sue idee e dei suoi progetti al telefono. Ne parla soprattutto con il consigliere d’amministrazione della Rai, in quota centro-destra, Giuliano Urbani. Con Urbani, Saccà conviene che in “Pegasus” bisogna far spazio a “un uomo di Berlusconi”. Il presidente di RaiFiction ne va a parlare con il Cavaliere. Si incontrano spesso, a quanto pare. E’ a questo punto dell’indagine che emerge l’intensa consuetudine dei rapporti tra Berlusconi e Saccà. Secondo fonti attendibili, soprattutto una decina di telefonate dirette tra il giugno e il novembre di quest’anno appaiono illuminanti (Berlusconi chiama e riceve da un cellulare in uso a un suo body-guard). Berlusconi e Saccà discutono della sentenza del Tar che ha bocciato l’allontanamento dal consiglio d’amministrazione della Rai, Angelo Maria Petroni.

Saccà sostiene che i consiglieri del centro-destra non sanno cogliere “le dinamiche positive”. Spiega al Cavaliere come e con chi intervenire. Lo sollecita a darsi da fare per eliminare i contrasti che, in consiglio, dividono “i suoi consiglieri”. Berlusconi appare a suo agio con il presidente di RaiFiction. Spesso dal “lei” cede alla tentazione di dargli del tu e tuttavia mai Saccà si smuove dal chiamarlo “Presidente”. A volte il Cavaliere lo chiama confidenzialmente Agostino. Gli chiede conto del destino del film su Federico Barbarossa: “Sai, Bossi non fa che parlarmene…”. Saccà lo rassicura: andrà presto in onda in prima serata. “E allora – dice Berlusconi – dillo alla soldatessa di Bossi in consiglio (Giovanna Clerici Bianchi) così la smette di starmi addosso”. Il Cavaliere si fa avanti anche per risolvere qualche suo problema personale e politico. In una telefonata, quasi si confessa alla domanda di Saccà: come sta, presidente? “Socialmente – dice Berlusconi – mi sento come il Papa: tutti mi amano. Politicamente, mi sento uno zero… e dunque per sollevare il morale del Capo, mi devi fare un favore. Vedi se puoi aiutare…”. Il Cavaliere fa quattro nomi di candidate attrici: Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti (secondo un testimone, il produttore di Incantesimo Guido De Angelis, è la figliola di un medico molto vicino al Cavaliere). Sai, spiega Berlusconi a Saccà, non sono tutte affar mio perché “la Evelina Manni mi è stata segnalata da un senatore del centro-sinistra che mi può essere utile per far cadere il governo”. Promette Berlusconi a Saccà: saprò ricompensarla quando lei sarà un libero imprenditore come mi auguro avvenga presto…

 Agostino Saccà appare consapevole che la preoccupazione prioritaria del Cavaliere sia la “campagna acquisti” inaugurata al Senato per capovolgere l’esigua maggioranza che sostiene il governo di Romano Prodi. Fa quel che può, fa quel che deve nell’interesse del “Capo”. In estate, incontra il senatore Pietro Fuda, un transfuga di Forza Italia, oggi nel Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero che sostiene il centro-sinistra. Dell’esito del colloquio, Saccà riferisce a Pietro Pilello, un commercialista calabrese con studio a Milano con molti incarichi in società pubbliche (Metropolitana Milanese, Finlombarda), presidente dei sindaci di Rai International dal 2003 al 2006, oggi ancora sindaco di Rai Way. Dice Saccà: “Fuda vuol far sapere al Capo che il suo cuore batte sempre a destra, anche se è costretto a stare oggi a sinistra e che comunque se gli dovessero toccare gli interessi e le cose sue, il Cavaliere deve starne certo: Fuda gli darà un aiuto in Parlamento”. Saccà e Pilello affrontano di concerto (e ne discutono al telefono) l’abbordaggio del senatore Nino Randazzo. Il commercialista assume informazioni sullo stato economico dell’eletto per il centro-sinistra in Oceania. Ne riferisce a Berlusconi che lo convoca ad Arcore. Si può presumere che il commercialista riceva l’incarico di accompagnare Randazzo da Berlusconi.

Dopo qualche tempo, gli investigatori filmano l’arrivo di Pilello all’aeroporto di Roma; l’auto con i vetri oscurati che lo attende; il percorso fino in città, a largo Argentina, dove è in attesa Randazzo; l’ultimo brevissimo tragitto fino a Palazzo Grazioli. Quel che accade nella residenza romana di Berlusconi lo racconterà il senatore ai pubblici ministeri. Berlusconi lo lusinga. Appare euforico. Vuole conquistare la maggioranza al Senato e dice di essere vicino ad ottenerla. Se Randazzo cambierà cavallo, potrà essere nel prossimo esecutivo o viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l’Oceania (al senatore Edoardo Pollastri eletto in Brasile, aggiunge Randazzo, viene invece promessa la delega come sottosegretario al Sud-America). L’elenco dei benefit offerti non finisce qui. Randazzo sarebbe stato il numero 2, appena dietro Berlusconi, nella lista nazionale alle prossime elezioni e l’intera campagna elettorale sarebbe stata pagata dal Cavaliere.

Randazzo è scosso da quelle proposte. Ricorda ai pubblici ministeri un bizzarro episodio che gli era occorso in estate, in luglio. Passeggiava nella Galleria Sordi, in piazza Colonna a Roma. Come d’incanto, come apparso dal nulla, si ritrova accanto un imprenditore australiano, Nick Scavi. L’uomo lo apostrofa così: “Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro”. Randazzo rifiuta l’avance. L’altro non cede. Trascorre qualche giorno e lo richiama. Gli chiede se ci ha ripensato. Randazzo non ci ha ripensato. Come Nick Scavi, anche Berlusconi non cede dinanzi al primo rifiuto di Randazzo. Per superare le incertezze, il Cavaliere rassicura il senatore: “Caro Randazzo, le farò un vero e proprio contratto…”. Ancora il telefono racconta come vanno poi le cose. Pietro Pilello dice che Berlusconi gli ha chiesto il numero telefonico di Randazzo perché aveva bisogno di parlargli con urgenza. Il senatore conferma durante l’interrogatorio: “E’ vero, Berlusconi mi chiamò e mi disse: lei ci ha pensato bene, le carte sono pronte, deve solo venirle a firmarle. Mi basta anche soltanto una piccola assenza”. Al Senato un’assenza, con l’esigua maggioranza del centro-sinistra, ha il valore di un voto contrario. “Una piccola assenza” è sufficiente perché, dice Berlusconi, “ho con me Dini e i suoi – che non dovrebbero tradire – e tre dei senatori eletti all’estero”. Vanagloria del Cavaliere come quella storia dei “contratti di garanzia”? Forse sì, forse no. E’ un fatto che almeno “un contratto” è saltato fuori a Napoli in un’altra indagine che ha come indagato per riciclaggio il senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa di palazzo Madama (alcuni suoi assegni per 400 mila euro sono stati ritrovati nelle mani di un noto contrabbandiere, Rocco Cafiero).

Durante l’investigazione, è stato sequestrato un contratto, inviato via fax a quanto pare, a firma Sandro Bondi e Sergio De Gregorio in cui si dà conto dell’impegno finanziario concordato tra le parti, delle quote già consegnate e quelle da fornire con cadenza mensile. E’ l’accordo stipulato (e noto) tra Forza Italia e l’associazione “Italiani nel mondo” di De Gregorio. Altri accordi, evidentemente, avrebbero dovuto nascere soltanto se i senatori del centro-sinistra avessero voluto.

(12 dicembre 2007)

 Fonte: Repubblica.it

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Il cassiere Silvio al mercato dei voti

Silvia Berlusconi e Michela Brambilla sulla Tv della Libertà

Ai partiti «satelliti» fino a 2 milioni

JACOPO JACOBONI

Il fatto è che è generoso, che avevate capito? E la politica costa, e quanto. Una nuova edizione dello Zibaldone, l’ospedale San Raffaele, 50 mila euro di tassa sul lusso, le spese legali di Previti, l’associazione di De Gregorio… Da sempre Silvio nella sua vita pubblica paga su tutto, attento a lasciare agli atti finanziamenti in forme lecite, da sempre invece negando di aver mai tentato approcci dubbi ad personam. Ma anche dai soldi sborsati legalmente per le cause più diverse si intuisce qualcosa del carattere dell’uomo. E di ciò che potrebbe infine, magari non su un piano giudiziario, tradirlo. Sandro Bondi: «È uomo di una generosità immensa». Fabrizio Cicchitto: «Neanche i socialisti emanavano un uguale calore umano». Iva Zanicchi: «Quando sei a casa sua ti fa sentire unico al mondo, sai che ti donerebbe l’anima». Se non si può, dicono le inchieste delle toghe immancabilmente rosse, l’acquista.

È esplicito, Silvio, quando avvicina l’«amico» che vuole conquistare alla causa? Parla mai direttamente di soldi? Racconta Valerio Zanone, che ha ricevuto una delle avances berlusconiane nel settembre scorso: «Berlusconi, tutto sommato, certe cose le dice. Credo che in generale svolga un discorso per sondare, lui ti dice “sai, io non sono fazioso come la sinistra, da me c’è e ci sarà ospitalità e apertura anche per uomini di idee diverse, io so riconoscere e sostenere le qualità anche quando sono nell’altro campo…”». Qualche sventurato risponde. Anna Finocchiaro, che in aula parlò di tentata «corruzione di senatori», dice «le mie erano parole politiche, non entro nel merito di un’inchiesta». Ma nel gruppo dell’Ulivo al Senato s’era diffusa addirittura una cifra – mai provata – che il Cavaliere sarebbe stato pronto a sborsare per aiutare l’attività futura dei senatori eletti all’estero: due milioni e mezzo. Randazzo alluse, poi aggiustò il tiro. I diniani, molto chiacchierati, hanno sempre negato tutto. Nega Giuseppe Scalera, nega e minaccia querele Pietro Fuda. Ma la voce sui due milioni e mezzo era così forte da impressionare anche una prudente come la Finocchiaro. Zanone: «La cosa è che Berlusconi ti adula, con un discorso oliatissimo; se poi qualcuno è disponibile, posso immaginare che vada avanti. È una tattica vecchia, la segue dal ‘94».

Nel ‘93 Massimo D’Alema lamentava «l’onorevole Berlusconi paga gli spot al signor Berlusconi. E fa molti spot. Anch’io ne farei tanti se dovessi pagarli al signor D’Alema». Non c’era nulla di illegale, eppure le forme del sostegno berlusconiano alla (sua) politica hanno di volta in volta assunto sembianze talora sfuggenti. Si sono evolute. Fedele Confalonieri ammise a Paolo Ielo che la Fininvest finanziava – legalmente – Dc e Psi, col sistema degli sconti sugli spot elettorali: 15 miliardi in sei anni. Col tempo, i soldi sono aumentati; in tutti i sensi.

Soldi elargiti e scritti in bilancio, ma anche semplici approcci con parlamentari da sedurre; oppure, partitini amici aiutati col pagamento dei debiti, fidejussioni a garantire bilanci (per esempio leghisti), commoventi regali natalizi come tapis roulant oppure orologi Locman a deputati «e mi saluti la signora»… Cose diversissime, certo, cose «da che mondo è mondo», dicono, in definitiva la serena convinzione che alla domanda «come mantenere la politica» si rispondesse anche con l’incentivo. Sostiene Sergio De Gregorio che esiste «un atto solenne, regolarmente depositato presso la presidenza del Consiglio dei ministri, fra la mia Italiani nel Mondo e Forza Italia, nel quale si stabilisce che InM riceve regolarmente finanziamenti da Forza Italia». È lo stesso sistema, dice, usato altre volte, «con Alessandra Mussolini, per 500 mila euro, o con Rotondi, per due milioni di euro». Soldi qui, soldi là; senza badare ai colori, a volte un po’ scuretti.

Qualcuno si lagna. Luca Romagnoli della Fiamma: «Azione sociale della Mussolini ha intascato da Berlusconi 50 mila euro nel 2007 e 273 mila nel 2006». E invece a lui… «Tutto quanto ci era stato promesso poi non è stato dato». Pannella aveva accusato Sgarbi di andare per tv a caccia di soldi, e Sgarbi a «Buona domenica» gli rispose «vergognati sei tu che hai preso i soldi da Berlusconi, altro che sciopero della fame».

Memorabile resta l’Umberto Bossi furioso contro chi ipotizzò un intervento berlusconiano di 70 miliardi di lire per una sua casa: «È un mondo di merda – disse il Senatùr -, a uno gli passa la voglia di far politica. Io li querelo tutti! Berlusconi è uno che non tira fuori un soldo nemmeno per pagare i manifesti elettorali, figurarsi se tira fuori dei soldi per la Lega». E sarà certamente vera l’ultima cosa, ma dare a Berlusconi del taccagno…

Fonte: la Stampa

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