Petrolio: dal 2009 Arabia dice Stop alle perforazioni
da http://petrolio.blogosfere.it/ un interessante articolo che ci fa venire i brividi, già oggi il prezzo del petrolio supera ampiamente i 100 dollari al barile, si vorrebbe una maggiore produzione per abbassare il prezzo ma a quanto pare invece uno dei maggiori produttori pare voglia invertire la rotta, rallentando. Tra qualche anno avremo un petrolio a 200 dollari a barile e 2,5 euro per un litro di benzina?
Qualcuno avverta i sauditi che Scaroni resterà molto deluso. Il CEO dell’ENI qualche giorno fa ha fatto sorridere tutti affermando che nel giro di 3 anni il petrolio tornerà a 60 $ al barile. Qualche anno fa aveva previsto 30$, non è nuovo a simili profezie (immagino la faccia di Maugeri, ogni volta…). Il motivo di tanto ottimismo? La fiducia “nella massa di investimenti che tutto il settore sta facendo”.
L’Arabia Saudita, invece, va nella direzione opposta a quella auspicata dal nostrano Nostradamus. Una bella doccia fredda. Dopo l’annuncio di qualche giorno fa, secondo cui il petrolio è meglio lasciarlo sotto la sabbia per le future generazioni, il Wall Street Journal riporta che i sauditi hanno deciso di fermare le esplorazioni petrolifere a partire dal 2009.
Ricordate? L’Arabia è nel corso di un piano strategico per aggiungere 2 milioni di barili al giorno alla propria produzione, piano che avrà termine proprio nel 2009. Ebbene, dopo tale anno non si procederà più né a nuove esplorazioni né ad ulteriori aumenti di produzione. La motivazione ufficiale è che il regno vuole essere certo della domanda sul mercato, cosa stranissima perché le proiezioni prevedono un aumento del 30%.
Le interpretazioni, come sempre variano. Chi sostiene che abbiano da un pezzo raggiunto il picco e non sappiano più come nasconderlo, chi invece che temano un rallentamento dell’economia (cinese e USA) e quindi un calo della richiesta di greggio, chi ancora che l’economia è in crisi proprio per il prezzo del petrolio e se i produttori ne pompassero di più il prezzo calerebbe.
Qualcuno menziona il prudential plateau, ovvero una produzione “piatta” indotta artificialmente onde preservare le riserve. Il messaggio è che non si può più contare sull’Arabia Saudita per inondare il mercato secondo necessità. E che, probabilmente, Emirati Arabi e Qatar stanno per seguirne l’esempio. Staremo a vedere.





































































