Con tutto il rispetto per le major americane, a Roma abbiamo altre priorità rispetto alla Festa del Cinema che, per carità, ho sempre apprezzato perche “promuove” Roma nel mondo. Quel che spero venga mantenuto dalla nuova amministrazione capitolina è l’Estate Romana con gli eventi gratuiti per tutti i cittadini. Per quanto riguarda la Festa del Cinema, non è la cosa piu importante da difendere.
Il sindaco ha spesso sparato a zero sulla Festa di Roma troppo hollywodiana
E anche se dopo l’elezione ha in parte rettificato, i giornali Usa e Gb non mollano…
Cinema, allarme dei media stranieri
“Alemanno vuole cacciare le star”
Forte presa di posizione del Times: “Divi come la Kidman sulla lista nera”
Ma anche Variety e Hollywood reporter rilanciano le preoccupazioni delle major
di CLAUDIA MORGOGLIONE
ROMA - I giornali stranieri, si sa, quando si parla di vicende italiane tendono un po’ a tagliare con l’accetta. A ridurre le questioni all’osso, senza quei distinguo, quel sottolineare le sfumature, tipiche dei media di casa nostra. Ma, pur con le precisazioni del caso, fa comunque effetto leggere il seguente attacco pubblicato sull’edizione odierna del londinese - e per nulla sinitrorso - Times, a proposito del neosindaco della capitale: “Alemanno, un ex fascista, ha lanciato una campagna per promuovere i film nazionali, mettendo sulla lista nera star hollywoodiane come Leonardo Di Caprio e Nicole Kidman…”.
Parole forti, insomma. Che mostrano quanto la querelle apparentemente tutta italiana - di più: romanocentrica - sul futuro della Festa del cinema, appassioni anche all’estero. Sia i quotidiani generalisti - come appunto il Times, o l’agenzia britannica Reuters - sia quelli specializzati. Come le Bibbie dello spettacolo a stelle e strisce, Variety e Hollywood reporter, che al fenomeno Alemanno - e al futuro della manifestazione cinematografica creata da Walter Veltroni e Goffredo Bettini - hanno dedicato ampi reportage.
Certo, guardando le cose da qui, analizzando la complessità della questione, le cose sono meno univoche di come le dipingono dall’estero. Sappiamo infatti che Alemanno ha molto ridimensionato le affermazioni più forti fatte in campagna elettorale. Limitandosi a suggerire un non meglio specificato “apparentamento” della Festa romana - che in autunno celebrerà la sua terza edizione - con i David di Donatello. Frenando anche sui rumors di una presidenza a Pasquale Squitieri, personaggio, che, con la veemenza che lo contraddistingue, ha sparato a zero sulla kermesse: la poltrona di numero uno di Bettini scade nel 2011, e il Comune (dunque lo stesso Alemanno) può solo cambiare il suo consigliere, non stravolgere tutto senza il consenso degli altri enti locali.
Se poi consideriamo che non solo produttori indipendenti o considerati vicini al centrosinistra come Riccardo Tozzi, ma anche l’amministratore delegato della berlusconiana Medusa, hanno difeso con forza le ragioni di una Festa internazionale, e non esclusivamente casereccia, appare evidente che la annunciata “rivoluzione” del sindaco si trasformerà, con tutta probabilità, in una mite riforma. Qualcosa più simbolica, per salvare la faccia, che sostanziale.
Eppure, malgrado tutte queste precisazioni, i media stranieri continuano a rilanciare l’allarme. Mostrando poca fiducia nel guanto di velluto di Alemanno, di cui - forse in memoria del passato turbolento da ex missino - preferiscono sottolineare il probabile pugno di ferro.
A cominciare, appunto, dal Times. Nell’articolo sul caso Roma, il quotidiano sottolinea che le star hollywoodiane più celebri sono ormai finite sulla blacklist, sulla lista nera, del nuovo primo cittadino: “per suo ordine”, si legge, “non saranno più invitate”. Segue sottolineatura del versante nostalgico delle celebrazioni per la sua vittoria in Campidoglio, con tanto di saluti romani e inneggiamenti al Duce. Infine, un commento sul fatto che tra i divi probabilmente messo al bando ci sarà George Clooney, “che ha elogiato Veltroni”.
Toni analoghi, ma un po’ più sobri, in un servizio della Reuters di due giorni fa. Ma il punto resta lo stesso: il ritratto di un sindaco che ha fatto dello slogan “meno glamour, più cinema italiano” il suo cavallo di battaglia. Insomma: le star planetarie dovranno tenersi alla larga, a favore di una Festa che potremmo definire autarchica. Un aspetto, questo, sottolineato anche da Hollywood Reporter, all’indomani del trionfo di Alemanno: “Per la Festa potrebbero esserci cattive notizie”, è la frase-clou del pezzo. Che riporta fedelmente le preoccupazioni delle major.
Una preoccupazione presente, del resto, anche nel servizio pubblicato, sempre 48 ore fa, da Variety, il cui catenaccio è “il nuovo sindaco mette in agitazione la comunità cinematografica internazionale”. Insomma, si chiede il giornalista, è il momento di dire “arrivederci Roma?”. La risposta, almeno secondo il giornale, “non è affatto chiara”. E forse è quest’ultima frase quella che rende meglio l’attuale stato delle cose.
(4 maggio 2008 )
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/spettacoli_e_cultura/festa-del-cinema/media-esteri/media-esteri.html