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Archivio per 5 Maggio 2008

Alemanno: La Resistenza non si discute!

Pubblicato da candidonews su 5 Maggio, 2008

Ecco le parole che auspicavo. Oggi Alemanno, seppur da avversario politico, è un pò anche il mio Sindaco.

 

Tour del sindaco nei posti simbolo di Roma, omaggio alle Fosse Ardeatine
“Condannare qualsiasi forma di estremismo ideologico e totalitarismo”

Alemanno nei luoghi della memoria
“La Resistenza non si discute”

E sulla Festa del cinema: “Scriverò ad ambasciatore Usa, nessuno vuole autarchia”

 

ROMA“I valori della Resistenza non si discutono, sono valori di libertà contro gli occupanti. Non c’è nessuna polemica, ma grande rispetto e radicamento”. Il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, un passato nell’Msi e un presente nella destra sociale di An, parla così di quanti sono caduti durante la lotta di Liberazione dal nazifascismo. Ma il primo cittadino respinge al mittante anche le accuse di “liste nere” per le star hollywoodiane, a proposito della Festa di Roma.

Sulla Resistenza/1. “I valori della Resistenza – continua Alemanno dopo aver deposto una corona di alloro ai piedi del monumento di Porta San Paolo – non devono essere messi in discussione dalle opere di chiarimento storiografico e di ricucitura nazionale, perché sono fondativi della Costituzione. Credo che ciò che ho detto sia condiviso da tutta An. Nella destra italiana non esiste spazio per la difesa del totalitarismo”. Per il sindaco, però, bisogna anche fare luce sulla “componente dell’odio e della guerra civile, condannando gli abusi che furono fatti da tutte le parti”. Senza però mettere in discussione i valori della Resistenza “che sono costitutivi della stato repubblicano”.

Sulla Resistenza/2. Dopo l’altare della Patria e Porta San Paolo tocca alle Fosse Ardeatine, altro luogo simbolo. Alemanno le definisce “una ferita nel cuore di Roma”, un richiamo “di quello che accade in una città quando perde la libertà e la capacità di autogoverno. Ecco perché dobbiamo essere presenti qui e rinnovare la memoria”. Anche scrivendo nel registro delle presenze “mai più Roma dovrà subire questa aggressione. In ricordo di tutti i martiri”.


Sul Papa. Nel corso del suo giro per rendere omaggio ad alcuni dei luoghi simbolo, Alemanno dice la sua sul rapporto con il Vaticano, capitolo di importanza cruciale per un sindaco della capitale: “Ho una grandissima stima nei confronti di Papa Ratzinger e penso che il rapporto tra il sindaco della città di Roma, il Vaticano e tutto il mondo cattolico, vada profondamente ricostruito dopo tante tensioni e difficoltà”.

Sulla comunità ebraica. Poi è la volta della sinagoga. Dopo le polemiche in campagna elettorale Alemanno trova ad attenderlo il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. “Noi riconosciamo alla Comunità ebraica il ruolo di coscienza di Roma, di memoria e di presenza di tutti quelli che sono stati i momenti terribili di questa città” dice il sindaco.

Sui fatti di Verona. L’attualità incalza. E il brutale pestaggio di Verona consegna ad Alemanno l’occasione per condannare “qualsiasi forma di estremismo ideologico a prescindere dalla parte da cui proviene. Ci sono frange estremiste a destra come a sinistra ma sono più espressione di emarginazione urbana che di vera politica. Faremo di tutto perchè la violenza politica scompaia definitivamente da tutte le nostre città. Da Verona come da Roma”.

Sul cinema. Ecco le parole di Alemanno sulla questione: “Scriverò oggi una lettera sia all’ambasciatore degli Stati Uniti, sia al Corriere della Sera – dichiara, incalzato dai cronisti – per spiegare che nessuno vuole l’autarchia cinematografica”.


(5 maggio 2008 )

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/roma-alemanno-sindaco/alemanno-resistenza/alemanno-resistenza.html

 

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La povertà mina la dieta mediterranea

Pubblicato da candidonews su 5 Maggio, 2008

Cambia il modo di alimentarsi degli italiani: in calo pasta e pane, colpa dei rincari record

C’è l’austerity, addio dieta mediterranea

L’indagine della Confederazione degli agricoltori. Petrini di Slow Food: «Non facciamoci prendere dal panico»

 

ROMA — Petto di pollo invece della pasta, frittatona al posto della verdura, formaggio anziché frutta. Niente pane, poco vino e tanti saluti alla dieta mediterranea. Sembra la lista della spesa di uno squattrinato studente fuori sede. Purtroppo è l’Sos che arriva dalla trincea del supermercato, quella dove ogni giorno milioni di italiani combattono il caro euro e gli aumenti di tutto ciò che si porta in tavola.

È stata la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, a fare un confronto tra il 2007 e il 2006, con l’aggravante che quest’anno la situazione potrebbe peggiorare ancora. Calano gli acquisti di tutti i prodotti simbolo della nostra cucina tradizionale. A picco il pane (-6,2 per cento), e la verdura (-4,2).
In calo la pasta (-2,6 per cento) e la frutta (-2,5), ma anche la carne bovina e di maiale. Quello che si risparmia viene investito in proteine low cost. Il consumo di uova cresce del 4,2 per cento, quello di pollo, superata la psicosi aviaria, del 3,8. Non una moda, nemmeno una scelta. Semplicemente una mossa difensiva. È vero che pane e pasta fanno parte non solo della nostra tavola, ma della nostra cultura. È anche vero, però, che sono i prodotti rincarati di più: 18,6 per cento la pasta, 13,1 il pane. E lo stesso discorso vale per la frutta, aumentata dell’8,3 per cento, e le verdure, +6,8. C’è chi comincia a fare qualche rinuncia, specie i più anziani.

Ma se il portafoglio è sacro, la salute che fine fa? Marcello Ticca — professore di Scienze dell’alimentazione — risponde al telefono mentre sta sbuffando in palestra sulla cyclette: «Sono variazioni che rischiano di peggiorare gli squilibri che già avevamo». Già, perché nel mondo saremo pure i depositari del marchio dieta mediterranea, ma la realtà quotidiana è spesso diversa: «Di frutta e verdura — spiega il professore — già ne mangiamo poca, perché non raggiungiamo i 25/30 grammi di fibra vegetale giornaliera. Mentre dovremmo aumentare i carboidrati complessi, che vengono dai cereali e dai legumi. Ma con la mania delle diete le prime vittime sono proprio pane e pasta. E poi le verdure chi le vuole cucinare più?». Nemmeno raccoglierle, a dirla tutta. Giuseppe Politi — presidente della Confederazione agricoltori — racconta che alcuni prodotti vengono lasciati marcire sui campi: «Il prezzo è basso e i contadini finirebbero per perderci. In questa stagione capita con le fave, con le rape, anche con i radicchi meno pregiati». C’è solo un tipo di ortaggio che non conosce crisi: le insalate lavate e imbustate che troviamo sugli scaffali del supermercato, vero e proprio salvavita per quelli che non hanno mai tempo (o voglia). Le vendite delle cosiddette verdure di IV e V gamma sono cresciute del 4,2 per cento.

Meno frutta, meno pasta, più pollo. Per Carlo Petrini, fondatore di Slow food, è un colpo al cuore: «Non ci facciamo prendere dal panico. Sarebbe terribile gettare alle ortiche la nostra dieta mediterranea solo perché la pasta è un po’ aumentata. E poi, che diamine, l’unico modo per far scendere il prezzo di spaghetti e rigatoni è consumare meno carne… ». Meno carne? «Sì, il prezzo del grano è salito perché è cresciuta la domanda di carne nei Paesi asiatici. Un boom che ha rubato spazio ai terreni agricoli che oggi sono utilizzati al 65% per gli allevamenti. Abbiamo poca terra per i campi di grano e il prezzo schizza su». Petrini ha cominciato a saltare la carne almeno un paio di volte alla settimana. «Meglio un piatto di pasta, magari solo con l’olio. Ieri l’ho chiesta al ristorante, ma sono a San Francisco…». Forse per questo è così arrabbiato: gli hanno portato un piatto di rigatoni con carne, verdure e formaggio.

Lorenzo Salvia
04 maggio 2008

http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_04/salvia_1b19405c-19be-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml

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