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Archivio per 6 Maggio 2008

Dramma in Birmania, piu di 20mila morti

Pubblicato da candidonews su 6 Maggio, 2008

Quarantunomila i dispersi ma il bilancio potrebbe aggravarsi ancora
L’India avvertì Rangoon con 48 ore di anticipo dell’arrivo del maltempo

Ciclone Nargis in Birmania
“I morti sono oltre ventisettemila”

Il governo ha deciso un parziale rinvio del referendum nelle zone più colpite

RANGOON – Oltre 27 mila morti e 41 mila dispersi. Assume proporzioni inimmaginabili il bilancio del passaggio del ciclone Nargis dalla Birmania. Le cifre sono ancora incerte. La televisione di Stato parla di 22.500 vittime, ma il direttore dell’associazione umanitaria ActionAid in Birmania, da Rangoon ha dichiarato che i morti sarebbero “almeno 27.000″. Una tragedia annunciata. Il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano ha dichiarato che “l’India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell’arrivo del ciclone Nargis. “Indicammo il punto di impatto del ciclone – ha spiegato il portavoce del Dipartimento meteo indiano – svelando la forza del ciclone e tutte le questioni collegate”.

Secondo il ministro degli Esteri della Birmania Nyan Win, soltanto nella città di Bogalay le vittime sono diecimila. La giunta militare al potere ha deciso di rinviare al 24 maggio il referendum sulla costituzione. Il rinvio varrà solo nelle regioni più colpite dal ciclone: a Rangoon, la principale città del Paese ed ex capitale, e nel delta dell’Irrawaddy. Nel resto del Paese il referendum si terrà come previsto il 10 maggio. Una decisione che l’esponente dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, ha definito “inaccettabile”.

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Neologismi Ministeriali

Pubblicato da candidonews su 6 Maggio, 2008

Apprendo questa sera che esisterà un ministero della “delegificazione“. Cioè per togliere delle leggi si predisporrà una “legge” ad hoc per creare un nuovo Ministero. La Riforma varata dal governo Prodi prevedeva un massimo di 12 ministri per i successivi governi, già siamo oltre i 17-18 da quel che si legge sui giornali, aggiungiamoci pure il Ministero della Delegificazione e siamo a posto.

Ma un ministero per “la faccia da culo” no eh?

 

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Redditi Online. No del garante: “illegittima diffusione”

Pubblicato da candidonews su 6 Maggio, 2008

Devo dire che sono pienamente d’accordo con la decisione del Garante, soprattutto nella parte evidenziata in rosso. Pubblicare Online non era impossibile, bastava mettere dei filtri tipo casella mail-nomecognome-codice fiscale del richiedente. Non si possono lasciare online i dati alla mercè di tutti, malintenzionati compresi. La caccia alla evasione la si deve fare con il pool creato da Visco, che fa controlli incrociati, con una maggiore tracciabilità delle transazioni, con pene severe per gli evasori, evitando i condoni etc. Ribadisco che decisioni come quelle prese dell’ex viceministro appaiono come una “vendetta” verso alcune persone e danneggiano e non poco la coalizione alla quale egli stesso appartiene.

 

IL CASO/ l’agenzia delle entrate nel mirino dell’Authority

«Illegittima diffusione online dei redditi»

Il Garante per la privacy: «Lo stop è definitivo». La Procura di Roma acquisirà presto la risoluzione

    ROMAL’iniziativa della Agenzia delle Entrate di pubblicare online gli elenchi dei contribuenti è «illegittima». È quanto ha stabilito il Garante per la provacyu in merito alla diffusione online delle dichiarazioni dei contribuenti relative al 2005. «La modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima» spiega il Garante perché «la decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia». L’Autorità Garante per la privacy ha concluso così l’istruttoria avviata sulla diffusione, tramite il sito web dell’Agenzia, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi degli italiani.

    STOP DEFINITIVO – «Il Collegio (composto da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato), nel ribadire quanto già sostenuto nel provvedimento con il quale aveva immediatamente invitato a sospendere la pubblicazione online, – continua il Garante – ha stabilito che la modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima. L’Agenzia delle entrate dovrà quindi far cessare definitivamente l’indiscriminata consultabilità, tramite il sito, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2005».

    «INIZIATIVA IN CONTRASTO CON LA NORMATIVA» - La decisione dell’Agenzia secondo il Garante contrasta con la normativa in materia dei dati personali. «In primo luogo – spiega l’Autorità – perchè il Dpr n.600/1973 stabilisce che al direttore dell’Agenzia delle entrate spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore. Attualmente – sottolinea il Garante -, per le dichiarazioni ai fini dell’imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell’Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali».

    «SENZA “FILTRI”» - «L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sè non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati. L’uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini. L’immissione in Rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti “filtri” per la consultazione online) da parte dell’Agenzia delle Entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno. L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge».

    «CONSEGUENZE DI CARATTERE CIVILE E PENALE» – L’ulteriore diffusione online delle dichiarazioni dei redditi «può esporre a conseguenze di carattere civile e penale». Il Garante della privacy dunque, dopo aver stabilito «illegittima» la modalità di diffusione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate, avvisa che dovrà essere bloccata la diffusione su tutta la rete Internet. Secondo l’Autorità, «va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Web dell’Agenzia».

    MEDIA – Tra le altre cose l’Autorità stabilisce che i mezzi d’informazione potranno rendere noti i dati dei contribuenti che, per il ruolo svolto, sono di sicuro interesse pubblico, a patto che le informazioni vengano reperite secondo la legge, cioè presso i Comuni.

    PM ROMA ACUISIRA’ RISOPLUZIONE DEL GARANTE - La Procura di Roma intanto fa sapere che acquisirà presto la risoluzione del Garante della privacy. Gli inquirenti potrebbero entro breve procedere all’iscrizione sul registro degli indagati della persona o delle persone che hanno dato il via libera all’immissione on-line. Dopo questo passaggio il pm Francesco Polino ed il procuratore aggiunto Franco Ionta, che hanno ipotizzato sinora il reato di violazione della privacy, potrebbero avviare l’attività istruttoria con la convocazione di chi è parte in causa. Lunedì la polizia postale aveva trasmesso un primo rapporto sulla questione.

     

    06 maggio 2008

    http://www.corriere.it/economia/08_maggio_06/garante_redditi_privacy_stop_23242e70-1b70-11dd-98ce-00144f486ba6.shtml

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    Arrestato il primario Marcelletti

    Pubblicato da candidonews su 6 Maggio, 2008

    Il chirurgo ai domiciliari in seguito agli sviluppi di un’inchiesta del 2007
    Al centro delle indagini, presunti illeciti negli appalti per l’Ospedale Civico

    Palermo, soldi in cambio di ricoveri
    arrestato il primario Marcelletti

    Tra i reati ipotizzati truffa ai danni dello Stato, peculato e concussione
    Sospetti di pedopornografia: sul suo cellulare alcune foto di una ragazzina nuda

     

    PALERMO - E’ stato arrestato a Palermo Carlo Marcelletti, medico di fama internazionale, primario e cardiochirurgo pediatrico presso l’ospedale del capoluogo siciliano. Le accuse nei confronti del sanitario, ora agli arresti domiciliari, sono di truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato e concussione. Inoltre, secondo indiscrezioni, il pediatra sarebbe accusato anche di pedopornografia in relazione al rapporto che avrebbe intrattenuto con una minore in un contesto extraprofessionale. Il chirurgo sarà sospeso dall’Ordine dei Medici: “Si tratta di un atto automatico – ha spiegato il presidente della Federazione degli Ordini, Amedeo Bianco -. Scatterà appena la magistratura ci comunicherà gli atti. Fino a quel momento l’Ordine non può muoversi”.

    Peculato e concussione. Marcelletti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe fatto dare indebitamente dai genitori dei pazienti somme di denaro, sotto forma di donazioni all’associazione Abc (Associazione per la cura del bambino cardiopatico-Onlus), da lui presieduta e gestita, in cambio di una “corsia preferenziale” idonea ad assicurare ai degenti e al genitore-accompagnatore una sistemazione migliore rispetto a quello di un ricovero ordinario.

    In questo modo sarebbero stati sottratti all’azienda sanitaria pubblica ricavi economici che le sarebbero spettati sulla base del regime di cura intramoenia, con condotte fraudolente: da qui l’accusa di truffa aggravata. Secondo la Guardia di Finanza, poi, la destinazione delle somme a un’associazione solidaristica sarebbe stata solo apparente. Dalle indagini sarebbe emersa infatti una gestione illecita dell’ente da parte di Marcelletti. Buona parte dei fondi dell’associazione Abc sarebbe stata utilizzata per scopi estranei alle finalità dell’ente, tra cui cene e viaggi organizzati dal cardiochirurgo insieme a persone esterne all’associazione.

    Infine, Marcelletti si sarebbe appropriato di somme incassate nell’ambito delle attività di visita specialistica che egli svolge all’interno dell’Arnas Civico, che avrebbero dovuto essere riversate nelle casse dell’ente pubblico, fatti salvi i successivi conguagli degli onorari spettanti al medico.


    Pedopornografia. L’accusa di detenzione di materiale pedopornografico contestata al cardiochirurgo (articolo 600 del codice penale) si baserebbe, invece, sul ritrovamento nella memoria del cellulare di cinque o sei mms. I videomessaggi raffigurano seni e posteriore che, secondo la procura, appartengono a una minorenne della quale non si vede però il volto. Gli investigatori sarebbero risaliti alla ragazzina dal numero del cellulare dal quale sono stati inviati i messaggi, che risulta intestato alla madre della minore.

    All’accusa di pedopornografia ha voluto rispondere uno dei due legali del primario, Roberto Tricoli: “Non c’è stato alcun rapporto diretto tra il professor Carlo Marcelletti e una minore, sono stati trovati sul suo cellulare alcuni mms con parti anatomiche di donne di cui non si conosce l’età”.

    L’indagine parte nel 2007. L’indagine, partita nel 2007 in seguito a una denuncia contro ignoti per minacce presentata da un familiare di un appaltatore del nosocomio, riguarda anche le forniture sanitarie all’Ospedale civico di Palermo. Contestualmente all’arresto del primario, diversi decreti di perquisizione e sequestro nei confronti di imprenditori e società aggiudicatari di appalti banditi dall’azienda ospedaliera palermitana sono stati eseguiti sia in Sicilia che nel Lazio. Inoltre altre tre persone di cui non sono state fornite le generalità, imprenditori sanitari e fornitori di attrezzature ospedaliere, sono indagate a piede libero assieme al cardiochirurgo Carlo Marcelletti per il reato di truffa.

    Gli accertamenti sono stati condotti dalla Squadra mobile e dal Nucleo di Polizia tributaria di Palermo della Guardia di Finanza che parlano di “gravi indizi di colpevolezza in ordine a due condotte di concussione consumata, cinque di truffa aggravata in danno del sistema sanitario nazionale ed otto di peculato a danno dell’Azienda ospedaliera Civico”.

    Politico mancato, grande chirurgo. La fama di Marcelletti è legata in particolare all’essere stato il primo in Italia a trapiantare il cuore di un bambino. Dopo aver tentato senza successo la carriera politica candidandosi a sindaco di Ancona, otto anni fa era diventato un personaggio mediatico in seguito al tentativo di separare due gemelline siamesi peruviane. L’operazione non riuscì e scatenò polemiche per la scelta di sacrificare una delle due bambine per lasciare in vita l’altra.
    Una testa di cane. L’indagine che oggi ha portato all’arresto del cardiochirurgo, nasce dalle minacce subite da una donna, che ritrovò nella sua auto la testa mozzata di un cane. Gli agenti del commissariato Zisa, che si occupavano del caso, hanno intercettato il fratello della vittima, un imprenditore che gestiva appalti per l’ospedale Civico di Palermo, indicato dalla donna come possibile autore del gesto per dissidi familiari. Ma dall’ascolto delle conversazioni del presunto responsabile delle intimidazioni, la Mobile di Palermo è riuscita a ricostruire una fitta rete di illeciti amministrativi che avrebbe al centro Marcelletti.

    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/marcelletti-arrestato/marcelletti-arrestato/marcelletti-arrestato.html(6 maggio 2008 )

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    Redditi on line, il Codacons preme,”Risarcimento da 20 miliardi”

    Pubblicato da candidonews su 6 Maggio, 2008

    L’associazione chiede 520 euro per ogni contribuente italiano
    Richiesto anche anche l’oscuramento dei siti che pubblicano i redditi

    Redditi on line, il Codacons preme
    “Risarcimento da 20 miliardi”

     Il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco


    ROMA – Venti miliardi di euro, e cioè 520 euro per ciascuno dei 38 milioni di contribuenti italiani. E’ questa la cifra record chiesta dal Codacons, insieme con l’Associazione Utenti Servizi Finanziari, come risarcimento per la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’associazione, che si è costituita parte offesa, chiede anche il sequestro degli elenchi, da chiunque siano detenuti.

    La richiesta è stata presentata al Pm di Roma che ha aperto un’indagine sulla vicenda. Una copia della denuncia è stata presentata anche sulla scrivania della polizia postale e del Garante della Privacy che potranno quindi agire anche autonomamente.

    Il Codacons, che venerdì ha denunciato il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco presso 104 Procure della Repubblica italiane per violazione della legge sulla privacy, sostiene che “chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l’art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse”.

    Secondo il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi, “è da escludere la possibilità di pubblicare tutte le denunce dei redditi su internet in modo generalizzato, e ciò innanzitutto perché tale pubblicazione non garantisce più né sui soggetti che ne vengono in possesso, né sul rispetto dei limiti temporali della pubblicità degli atti”.


    Tra le richieste del Codacons anche un intervento immediato nei confronti dei siti web che continuano a pubblicare le dichiarazioni dei redditi degli italiani. Nella istanza – fa sapere l’associazione – si chiede il sequestro degli elenchi, da chiunque detenuti, anche attraverso l’oscuramento dei siti che ancora lo offrono in visione gratuita o a pagamento.

    (4 maggio 2008 )

    http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/economia/redditi-online/codacons/codacons.html

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