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Chi vuole muovere il mondo, prima muova se stesso
[Socrate]
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo
[Mahatma Gandhi]
Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui
[Ezra Pound]
Nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza
[Sandro Pertini]
La dignità non consiste nell'avere onori, ma nella coscienza di meritarli
[Aristotele]
Questo fine settimana Sinistra democratica riunisce il coordinamento per scegliere il nuovo portavoce nazionale dopo le dimissioni di Fabio Mussi. La scelta potrebbe cadere sul parlamentare europeo. Sempre sabato e domenica, Rifondazione convoca il proprio Comitato politico nazionale che ha all’ordine del giorno i temi del prossimo congresso che si svolgerà a luglio
Fine settimana all’insegna della riorganizzazione per due componenti la Sinistra-Arcobaleno sconfitta nelle recenti elezioni politiche. Domani Sinistra democratica (Sd), il movimento nato da una costola degli ex Ds, riunisce il proprio Coordinamento. Rifondazione (Prc), sempre domani, convoca il proprio Comitato politico nazionale che ha all’ordine del giorno i temi del prossimo congresso che si svolgerà a luglio.
Sinistra democratica ha come primo problema quello di sostituire il portavoce nazionale Fabio Mussi, che nelle scorse settimane si è dimesso dal suo incarico per ragioni di salute e per favorire il rinnovamento al vertice del movimento. La scelta del nuovo portavoce, dopo che Pasqualina Napoletano e Betty Leone hanno declinato la proposta, cadrà su Claudio Fava, uno dei tre parlamentari europei del movimento insieme a Giovanni Berlinguer e alla stessa Napoletano. L’idea è quella di affiancarlo con un direttivo snello, composto da rappresentanti delle realtà territoriali di Sd, che guidi il movimento fino al suo congresso nazionale previsto entro la fine dell’anno.
Fava, cinquantuno anni, nato a Catania, figlio del giornalista Pippo Fava fondatore del mensile ”I siciliani” ucciso dalla mafia nel 1984, è un politico di lungo corso.
Tra i fondatori della Rete (il movimento promosso a Palermo da Leoluca Orlando negli anni ottanta), è stato deputato all’Assemblea regionale siciliana nel 1991 e poi alla Camera dal 1992 al 1994.
Quando Walter Veltroni venne eletto segretario dei Ds nel 1999, fu scelto dal futuro leader del Pd per andare a dirigere il partito in Sicilia. Eletto deputato per la prima volta al Parlamento europeo nel 2001, è stato rieletto nel 2004 (fa parte del Gruppo del Partito del socialismo europeo) con oltre duecentomila preferenze e malgrado il suo nome non fosse stato collocato nella testa di lista. Nel 2006, Fava è stato relatore della Commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sui sequestri illeciti operati dalla Cia nel territorio europeo. Assieme a Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, è anche autore della sceneggiatura del film “I cento passi” premiata nel 2001 con il Leone d’Oro al Festival del cinema di Venezia.
A parte l’elezione di Fava, il parlamentino di Sd dovrà mettere a punto anche la propria linea politica. Mentre l’ex senatore Cesare Salvi è tornato a parlare nei giorni scorsi della necessità di riunificare la sinistra guardando anche al Partito socialista, Fabio Mussi – in un’intervista apparsa ieri su “il manifesto” – ha sostenuto che “l’anno prossimo, alle europee, va fatto il tentativo di una lista che si proponga come ponte tra le forze del socialismo europeo e le forze di sinistra alternativa”.
Ancora diversa la posizione dell’ex sottosegretario Alfiero Grandi: “Giudico molto interessante quanto vanno dicendo Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema nel Pd, sulla necessità di recuperare le alleanze. Io sono pronto a fare la mia battaglia contro l’arroccamento della sinistra per recuperare i tanti che potrebbero rimanere delusi dopo aver espresso il cosiddetto voto utile. Sono pronto perché so distinguere: per me l’avversario è il Pdl, che è cosa diversa dal Pd, interlocutore fondamentale per ricostruire una sinistra moderna che non sfugga alla responsabilità di governo”.
Il Comitato politico nazionale del Prc, che si riunisce domani nel Centro congressi di via dei Frentani a Roma, prenderà invece atto che, in previsione del congresso del partito, ci sono almeno due documenti contrapposti: quello che fa riferimento all’ex ministro Paolo Ferrero e all’ex senatore Claudio Grassi e quello che dovrebbe recare come primo firmatario il nome di Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia.
Dopo la débacle nelle elezioni del 13 e 14 aprile, quando Sinistra-Arcobaleno non ha raggiunto il quorum del 4% per accedere alla Camera, sono stati messi in minoranza il segretario Franco Giordano e il gruppo dirigente che faceva tradizionalmente riferimento alle posizioni di Fausto Bertinotti. Dal 23 aprile 2008, a seguito delle dimissioni da segretario di Giordano, il Prc è retto da un “comitato di gestione” di cui è portavoce l’ex deputato Maurizio Acerbo.
Se il documento di Ferrero punta alla “ricostruzione di Rifondazione” e scarta l’ipotesi del superamento del Prc in nome dell’unità della sinistra (l’ex ministro ha sempre parlato di un “modello federativo” in stile Federazione lavoratori metalmeccanici), quello alternativo (alla cui stesura finale stanno lavorando Rina Gagliardi e Alfonso Gianni) ruota intorno alle idee innovative di cui ha bisogno la sinistra alternativa per rilanciare il proprio ruolo. Non la riproposta pura e semplice di Sinistra-Arcobaleno bocciata dalle urne – dicono i promotori – ma neppure una sinistra chiusa in se stessa o in antiche certezze che nega la possibilità di tornare a governare.
I due candidati alla segreteria del Prc nel prossimo congresso di luglio sono quindi Paolo Ferrero e Nichi Vendola. Quanto a Bertinotti, non sono ancora chiare le modalità di partecipazione alla fase congressuale. Vi prenderà parte da semplice iscritto al partito, o si farà promotore di specifiche iniziative?
“Sulla scia di FASTWEB e Telecom Italia, la società cagliaritana ha proposto la propria IPTV. Tiscali TV al momento è disponibile solo nelle città di Cagliari, Milano e Roma, ma la compagnia punta ad estendere il servizio a tutta l’Italia entro il 2008″
Pochi giorni fa Tiscali ha presentato la propria televisione digitale: Tiscali TV. Sulla scia di FASTWEB e Telecom Italia, anche la società cagliaritana ha voluto proporre un servizio di IPTV tramite le linee ADSL ad alta velocità della propria rete. Il servizio è al momento disponibile solamente nelle città di Cagliari, Milano e Roma, ma Tiscali prevede di estendere il servizio a tutto il territorio italiano entro il 2008. A chi sottoscriverà l’offerta, verrà inviato un decoder interattivo da collegare alla linea ADSL a 8 Mbps e alla TV.Per quanto riguarda i contenuti, il servizio mette a disposizione degli utenti un’ampia scelta: è possibile guardare i canali delle reti RAI, Mediaset e tutti i canali presenti sul digitale terrestre, per un totale di circa 50 canali. Per i canali RAI, il servizio prevede una funzionalità, chiamata Replay TV, che rende disponibile tutta la programmazione dei programmi per 48 ore. Inoltre Tiscali e Sky Italia hanno raggiunto un accordo per la distribuzione dei pacchetti Sky attraverso la TV trasmessa via Internet.Attualmente il servizio è in promozione gratuita fino alla fine di Marzo, con una tantum di 100 euro per l’attivazione del servizio. A partire dal mese di Aprile, il servizio avrà un costo di 17 euro mensili per solo il pacchetto base. Ulteriori informazioni sui costi sono disponibili . Mario Mariani, amministratore delegato di Tiscali Italia, si è espresso in modo molto ottimistico riguardo al lancio: “gli abbonati di Tiscali TV potrebbero arrivare a circa 50.000 unità entro i prossimi 24 mesi, ma le richieste potrebbero anche andare oltre le previsioni”.
Da qualche giorno sul sito internet di Michael Ausiello di TvGuide sono comparsi dei rumors riguardanti la probabilità che venga realizzato uno spin-off di Dr. House – Medical Division.
I creatori della serie tv stanno infatti pensando di far introdurre nel corso della quinta stagione un nuovo personaggio, esattamente un investigatore che entrerebbe nel cast soltanto per qualche episodio.
Se il personaggio riscontrerà da parte del pubblico un certo grado di successo si aprirà così la possibiltà di realizzarci uno spin-off.
Si tratterà di un personaggio inedito, mai comparso nel corso delle quattro stagione già realizzate. Si esclude così la possibilità di un ritorno del poliziotti Tritter (interpretato da David Morse), che durante la terza stagione causò non pochi problemi al Dr. House.
Ieri si è ricordato anche LUI, un “figlio di mafiosi” che ha scelto l’onestà, pagandola con la vita. In memoria di Peppino Impastato.
Giuseppe Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo nel 1963).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’Idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale[1].
Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima, del suicidio. L’uccisione o, come si fece credere, l’incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente Aldo Moro.
Il Nuovo Governo si presenta, ecco qui di seguito alcuni punti, dico una bestemmia se penso di condividere buona parte dei provvedimenti? Il problema sarà quello di tradurre in legge tali idee. E’ li che si vedrà il vero volto del Berlusconi quater.
Tuttavia, ha aggiunto il ministro, le difficoltà economiche non dovranno ripercuotersi su chi percepisce redditi bassi. Alla domanda su chi tra gli italiani dovrà fare sacrifici ora, ha risposto: “Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri”. “Qualche sacrificio devono iniziare a fare banche e petrolieri – ha spiegato – le banche dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie”. Mentre per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che “prendono più soldi perché è aumentato il prezzo”.
Adesso la soluzione – il nuovo delitto di immigrazione clandestina – è bella che scritta tra i 40 articoli che Niccolò Ghedini, il più ascoltato consigliere di Berlusconi sulle grane della giustizia e della sicurezza, ha preparato e fatto circolare tra i nuovi ministri, soprattutto i due dell’Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, in vista della prima riunione dell’Esecutivo subito dopo la fiducia. Sono solo poche righe, ma pesantissime: prevedono che possa essere accusato d’immigrazione clandestina, e quindi immediatamente espulso, chiunque si trovi in Italia illegalmente, violando le norme della legge Bossi-Fini.
È una svolta d’inaudita asprezza nelle politiche di accoglienza. È la via spiccia che salta qualsiasi procedura più complessa per espellere chi non ha né documenti né titoli per soggiornare in Italia, ma soprattutto per bloccare i clandestini che tentano di raggiungere le nostre coste con i barconi. È anche il punto più delicato di una manovra anticrimine molto più ampia e già definita che prevede aumenti di pena per i reati di grave allarme sociale, blocco dei benefici ai detenuti e processi per direttissima.
Che, immigrazione a parte, si annuncia durissimo contro gli autori dei reati di strada. A cominciare dall’aumento delle pene minime che si trascineranno dietro, come inevitabile conseguenza, non solo l’impossibilità di accedere ai benefici carcerari, ma anche lo stop alla sospensione condizionale della pena.
I reati sono già stati individuati: minacce alle persone, scippi, violazione di domicilio, furti e rapine in appartamento, danneggiamenti, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale su donne e bambini. Per le violenze sugli handicappati e sugli over 70 è prevista una circostanza aggravante. Compare nel codice anche un nuovo reato, la rapina in abitazione, che sarà punita da 4 a 20 anni. L’introduzione fraudolenta in una casa passa da una pena minima di 1 anno 2 anni, lo stesso per il furto, mentre la rapina andrà da 4 anni e mezzo a 6. Altra novità sarà l’arresto facoltativo in flagranza contro chi guida in stato di ebbrezza.
Di pari passo è ovvia la stretta sulla vita dei detenuti perché l’aumento delle pene minime impedisce di poter fruire di agevolazioni come l’affidamento in prova ai servizi sociali grazie al quale oggi non va neppure in carcere chi ha avuto una pena inferiore ai tre anni. Ma la mano pesante del Berlusconi-quater è destinata a farsi sentire non solo su chi è recidivo, ma anche su chi ha commesso reati di grave allarme sociale, quelli che fanno schizzare verso l’alto tutti gli indicatori della paura. Chi ha compiuto più volte lo stesso crimine non potrà accedere ad alcun beneficio carcerario, abbuoni parziali, permessi premio, semilibertà saranno tutti aboliti. È la formula più gettonata, già sperimentata in forma meno dura nella legge Cirielli, per garantire la certezza della pena.
E per rispondere alla lamentela tante volte messa giù dallo stesso capo della polizia Antonio Manganelli, ma più volte anche dall’ex ministro dell’Interno Giuliano Amato – “Le forze dell’ordine arrestano, ma i magistrati non danno seguito con la necessaria tempestività al processo” – ecco altre due innovazioni per arrivare rapidamente alla condanna. Il rito direttissimo non sarà più facoltativo, ma il pubblico ministero dovrà necessariamente farvi ricorso di fronte a una confessione dell’arrestato. Del pari, il pm dovrà saltare l’udienza preliminare e andare al giudizio immediato se si trova di fronte a una prova evidente di colpevolezza.
Incredibile ma vero, la fiction di Canale 5 sullo statista democristiano viene sonoramente battuta da un varietà, I Raccomandati, di RaiUno. Dopo lepolemiche che hanno accompagnato la messa in onda del film tv interpretato da Michele Placido, ecco che arrivano, impietosi, i dati auditel. Leggiamo da tvblog:
Il varietà I Raccomandati con 5.423.000 telespettatori ed il 24,61% di share supera la fiction Aldo Moro Il Presidente che totalizza 4.149.000 telespettatori ed il 17,06% di share, questo è il risultato per certi versi eclatante della sfida consumata ieri sera fra le due reti ammiraglie. Altri dati che riguardano questo scontro televisivo: il varietà condotto da Carlo conti ha ottenuto una copertura di 18.040.000 telespettatori con il 30,23% di permanenza nei suoi 142 minuti di durata, mentre la fiction interpretata da Michele Placido registra una copertura di 12.582.000 telespettatori con il 32,98% di permanenza nei suoi 103 minuti.Si conferma quindi un successo senza tempo il varietà di RaiUno che anche nella reale sovrapposizione (21:15-22:59) supera la fiction targata Taodue con 5.630.000 telespettatori ed il 23,15% contro i 4.153.000 ed il 17,08% di share per Canale 5
Evidentemente il pubblico non ha gradito, almeno per questa prima parte. La prova di appello è fissata per domenica sera, con la seconda puntata della minifiction. Di Aldo Moro si è scritto, prodotto e visto di tutto ma secondo me i due film maggiormente riusciti sono “Il caso Moro” con Gian Maria Volontè e “Buon Giorno Notte” di Marco Bellocchio. Due film con due letture diverse, una neutrale, l’altra dal punto di vista dei brigatisti. Due piccoli capolavori.
Che tempismo ragazzi, è tornato Berlusconi ed il Libano sprofonda nella guerra civile. Altro fronte di battaglia per gli Italiani?
LA Rice: appoggio di Washington a Fouad Siniora
Beirut: «Colpo di Stato di Hezbollah»
Pronto piano per evacuare gli italiani
Prove di guerra civile. I miliziani controllano tutta la parte occidentale. Gli Usa accusano Iran e Siria
(Ap)
BEIRUT - Svolta pesante nella crisi libanese. Il governo di Beirut parla per la prima volta chiaramente di «colpo di Stato» da parte di Hezbollah, contro la costituzione e le risoluzioni dell’Onu e con l’obiettivo di restaurare l’occupazione siriana. Le truppe libanesi hanno cominciato a prendere posizione nei quartieri sunniti abbandonati dalle forze antigovernative e ora sotto il controllo degli uomini di Hezbollah. L’esercito non è intervenuto negli scontri che hanno contrapposto sciiti e sunniti all’indomani del discorso del leader del movimento sciita, Hassan Nasrallah, che ha riacceso gli scontri nel Paese. Un razzo ha colpito il muro di cinta della residenza del leader della maggioranza parlamentare antisiriana Saad Hariri a Koratyen, nella parte occidentale di Beirut senza fare vittime. Ed è stato chiuso alla navigazione il porto di Beirut, a causa delle battaglie settarie in corso nella capitale e in altre località del Libano. Il bilancio delle vittime di questi giorni è di 11 morti e almeno 20 feriti secondo i responsabili della sicurezza libanese. Hezbollah ha praticamente il controllo totale sulla zona Ovest della città, quella dei sunniti. E fa sapere che i miliziani sciiti «sono pronti a combattere anche contro i fratelli musulmani» se il governo non farà retromarcia sulle decisioni prese, in particolare sull’aeroporto controllato dal movimento sciita.
GLI USA ACCUSANO IRAN E SIRIA – Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha ribadito il pieno appoggio di Washington a Fouad Siniora, il primo ministro filo-occdentale del Libano, e ha ammonito che gli sarà garantito dagli Stati Uniti «il sostegno di cui ha bisogno» per affrontare l’offensiva lanciata dai miliziani sciiti di Hezbollah, che in due giorni di scontri hanno conquistato Beirut Ovest, strappando alle forze sunnite fedeli al governo i quartieri che esse controllavano. Si riapre un confronto mai veramente sopito sul ruolo di Siria e Iran nel supporto al movimento sciita. «Siamo molto preoccupati per le azioni recenti di Hezbollah – ha detto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe – Hezbollah deve mettere fine ai suoi tentativi di sfidare le decisioni legittime prese dal governo libanese democraticamente eletto». Inoltre gli Stati Uniti hanno lanciato anche un appello a Damasco e a Teheran a «por fine al loro sostegno ad Hezbollah e al suo effetto destabilizzante sul governo libanese». Il portavoce del presidente Bush, che si trova in Texas per le nozze della figlia Jenna nel ranch di famiglia a Crawford, ha detto che «gli Stati Uniti sono saldamente al fianco del governo libanese e del popolo libanese».
GLI ITALIANI - L’Unione europea ha invitato «le opposte fazioni libanesi a porre fine» agli scontri, e l’opposizione guidata da Hezbollah a «cessare tutte le attività perturbatrici» dell’ordine pubblico. «Deplorando profondamente la violenza scoppiata a Beirut», la Ue «invita tutte le parti a porre immediatamente fine agli scontri, a cessare i blocchi stradali, ad aprire l’aeroporto e a evitare ulteriori violenze», ha detto in un comunicato la presidenza di turno slovena dell’Unione. L’Italia intanto sta predisponendo un piano di evacuazione dall’area centrale di Beirut per i connazionali che lo richiedono. Lo ha anticipato il ministro degli Esteri Franco Frattini venerdì mattina a Roma, spiegando ai giornalisti che gli italiani che vogliono lasciare il centro della capitale libanese «possono farlo e avranno un ponte nazionale».
Quale preferite tra il Governo in carica e quello “ombra” proposto dal leader del PD? Leggete… e votate!
Ecco il Governo Berlusconi:
Gianni Letta, il sottosegretario a Palazzo Chigi
Franco Frattini, ministro degli Esteri
Roberto Maroni: ministro dell’Interno
Ignazio La Russa, ministro della Difesa
Giulio Tremonti: ministro dell’Economia
Angelino Alfano: ministro della Giustizia
Maurizio Sacconi: ministro del Welfare
Luca Zaia: ministro delle Politiche Agricole
Altero Matteoli: ministro delle Infrastrutture
Sandro Bondi: ministro per i Beni Culturali
Stefania Prestigiacomo: ministro dell’Ambiente
Mariastella Gelmini: ministro dell’Istruzione Claudio Scajola: ministro delle Attivita’ Produttive
Umberto Bossi: ministro delle Riforme Federalistiche
Renato Brunetta: il ministro della Funzione Pubblica
Elio Vito: ministro per i Rapporti con il Parlamento
Roberto Calderoli: ministro della Semplificazione
Raffaele Fitto: il ministro per gli Affari Regionali
Andrea Ronchi: ministro per le Politiche Comunitarie
Mara Carfagna: ministro per le Pari Opportunità
Gianfranco Rotondi, ministro dell’Attuazione del Programma
Giorgia Meloni: ministro per le Politiche Giovanili
Questo il Governo Ombra di Veltroni:
ESTERI – Piero Fassino
INTERNO – Marco Minniti
ECONOMIA – Pierluigi Bersani
INFRASTRUTTURE – Andrea Martella
BENI CULTURALI – Vicenzo Cerami
ISTRUZIONE – Mariapia Garavaglia
RIFORME PER IL FEDERALISMO – Sergio Chiamparino
AMBIENTE – Ermete Realacci
AFFARI REGIONALI – Mariangela Bastico
DIFESA – Roberta Pinotti
GIUSTIZIA – Lanfranco Tenaglia
SVILUPPO ECONOMICO – Matteo Colaninno
POLITICHE COMUNITARIE – Maria Paola Merloni
COMUNICAZIONI – Giovanna Melandri
LAVORO – Enrico Letta
POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI – Alfonso Andria
PARI OPPORTUNITÀ – Vittoria Franco
SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA – Beatrice Magnolfi
ATTUAZIONE PROGRAMMA – Michele Ventura
POLITICHE GIOVANI – Pina Picierno
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE – Linda Lanzillotta.
Da non credere, ora il mostro cerca di dare la colpa al Nazismo per giustificare le sue terrificanti azioni. Certamente l’ideologia sviluppata da Hitler non ha rappresentato un buon viatico per una vita sana, ma queste dichiarazioni mi sembrano una patetica giustificazione.
Josef Fritzl, il 73enne padre-mostro, si giustifica e tira in ballo la sua rigida educazione nazista. Lo riporta il magazine austriaco News e la confessione viene ripresa anche dal sito del britannico Sun. “Avevo pulsioni incestuose nei confronti di mia madre”. Poi, a soli tre anni, l’incontro fatale con Adolf Hitler in visita nel paese austriaco che influenzò la sua infanzia e la sua doppia vita consumata nella villetta degli orrori.”Sono cresciuto ai tempi del nazismo, allora una disciplina severa era molto importante – ha spiegato Fritzl al suo avvocato, Rudolf Mayer -. Probabilmente ho ripreso qualcosa inconsciamente. E comunque non sono un mostro, come vengo presentato ora sui media”. Fritzl ha anche ammesso di aver provato in gioventù dei sentimenti incestuosi per sua madre, “la migliore donna del mondo, una donna forte, che mi ha educato alla disciplina, all’ordine e allo zelo”. Proprio la donna, che lasciò il marito quando Fritzl aveva quattro anni, lo educò secondo i valori del nazismo. Tanto che il bambino rimase folgorato dalla figura autoritaria di Adolf Hitler durante la visita del Fuehrer nel paese austriaco di Amstetten nel 1938.
Anche Natascha Kampusch, la ragazza segregata per otto anni a Vienna, aveva dichiarato che il caso di Fritzl poteva essere visto come una conseguenza del nazismo con la sua educazione autoritaria nei confronti dei bambini. Perchè il matrimonio con Rosemarie? Fritzl ha dichiarato al suo legale che ha sposato sua moglie perchè “il mio desiderio più intimo era quello di avere un giorno molti bambini e lei mi sembrava la madre adatta”. Ma si è creato una seconda vita, parallela, nella cantina di casa sua. “Sapevo continuamente, in tutti i 24 anni, che quello che facevo non era giusto, che dovevo essere matto perché facevo qualcosa del genere. Tuttavia per me è diventato sempre più ovvio condurre una seconda vita nella cantina di casa”.
Lunedì 12 maggio scade il primo periodo di custodia nel carcere austriaco di St. Poelten. La confessione choc giustifica anche la richiesta al suo legale: “Voglio soltanto una cosa: pagare”.
Come avevo preannunciato un mese fa qui sul blog …D’Alema, seduto sulla riva del fiume, si sta preparando per il passaggio del “cadavere di Veltroni”. Leggiamo infatti da un articolo di Paolo Franchi pubblicato oggi su Corriere.it: “Tra Veltroni e D’Alema un duello déjà vu”.
Gli interessati fieramente lo negano, ma non c’è bisogno di attaccarsi ai più scanzonati dei retroscena giornalistici per prendere atto che la sconfitta elettorale ha riaperto, nel Pd, il più antico e classico dei duelli postcomunisti, quello che, tra una tregua d’armi e l’altra, da vent’anni e passa — ma verrebbe da dire: da una vita — vede protagonisti Massimo D’Alema e Walter Veltroni.
…….
Ma colpisce anche il merito strategico, chiamiamolo così, della contesa: se cioè (tesi D’Alema) si debba ritornare al degasperiano «Mai soli», o alla togliattiana strategia delle alleanze, e quindi aprire tutti i canali possibili, con la sinistra radicale ma pure con l’Udc e anche con la Lega, di nuovo «costola della sinistra », nella speranza che prima o poi il centrodestra ricominci a litigare; o se piuttosto (tesi Veltroni), si debba restare fedeli all’ispirazione originaria del Pd, riassumibile nell’aureo motto «Meglio soli che male accompagnati», senza per questo cedere, ci mancherebbe, alla tentazione dell’autosufficienza.
Siamo arrivati alla resa dei conti all’interno del PD? A questo punto non mi sbilancio sugli esiti del possibile duello. Spero solo che vinca la proposta migliore per il CentroSinistra, per un coalizione di Governo, per una speranza di Vittoria.