Eccolo li, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Tra i cavilli delle verie norme comprese nel “Pacchetto Sicurezza” c’è una leggina fatta ad hoc per Berlusconi.
| SICUREZZA: TENSIONE SU PATTEGGIAMENTO, INSORGONO PD-IDV |
| di Anna Laura Bussa
Il decreto sicurezza, che il governo varerà domani al Consiglio dei ministri di Napoli, rischia di far riesplodere la vecchia polemica sulle leggi ad personam che tanto tennero banco nel precedente governo Berlusconi. E tutto per colpa di una norma che prima viene inserita all’articolo 2 del testo, poi viene cancellata e poi ripristinata, in buona sostanza, sotto altre spoglie. Tutto comincia ieri sera, quando ai media arriva una bozza del decreto che contiene una misura che dà la possibilità di ricorrere al patteggiamento anche se il processo è già arrivato alla fase dibattimentale e sempre che si tratti di una reato commesso prima del 31 dicembre 2001. L’effetto immediato é la sospensione di 60 giorni del procedimento per dare tutto il tempo necessario alle parti di organizzarsi. La notizia è ghiotta. Se infatti questa misura venisse applicata al processo Mediaset-Mills che coinvolge anche il presidente del Consiglio, si potrebbe arrivare in tempi rapidi alla prescrizione (ormai vicina) visto che ai 60 giorni di stop si potrebbero aggiungere i 45 che comporta la pausa estiva. Facendo slittare così il processo in autunno. L’opposizione protesta. A cominciare dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che, dopo aver presentato un suo “contro-pacchetto sicurezza”, annuncia un’opposizione “durissima” contro “l’ennesima legge ad personam”. “Non vorrei – avverte – che fosse solo un modo per prendere tempo in attesa di un’altra norma, che ha bisogno di tempo per diventare digeribile all’opinione pubblica”: quella che prevede l’impossibilità di processare i vertici dello Stato, una riedizione insomma del cosiddetto ‘lodo Schifani’. Alla notizia insorgono anche il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, che non capisce come mai una previsione simile debba essere contenuta nel ‘pacchetto sicurezza’; Michele Vietti dell’Udc, secondo il quale “si è partiti con il piede sbagliato”; e il ‘ministro-ombra’ della Giustizia Lanfranco Tenaglia, che definisce questa norma “sbagliata tecnicamente e politicamente”. Quindi, attaccano il senatore del Pd Felice Casson (“la contrasteremo”); il coordinatore della Sd Claudio Fava (“ci risiamo con il vizietto delle leggi ad personam”) e Pino Sgobio del Pdci (“lupo perde il pelo…”). Nicolò Ghedini, che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ aveva rivendicato la paternità del testo, oggi precisa che l’articolo 2 in verità l’ha voluto il ministro della Giustizia Angelino Alfano. In più, assicura, il Cavaliere non ha nessuna intenzione di chiedere il patteggiamento nel processo di Milano: “Sarebbe una follia”. Poi, all’improvviso, la polemica si placa perché fonti del governo fanno sapere che la norma della discordia è stata cancellata. L’opposizione tira un sospiro di sollievo. “Abbiamo evitato il danno”, si prende il merito Di Pietro. Ma dura poco. In serata infatti si viene a sapere che un’altra norma, sempre contenuta nell’articolo 2 del testo, dà la possibilità non solo al Pm, ma anche alla parte, di chiedere il patteggiamento a processo iniziato, se si tratta di reati ‘indultabili’. E la corruzione di cui si parla nel processo Mills, malignano nel Pd, rientra tra questi. “Fanno rientrare dalla finestra – riesplode Di Pietro – quello che hanno messo fuori dalla porta”. La tensione sul ‘pacchetto sicurezza’, poi, resta alta anche per un’altra decisione del governo: quella di inserire il reato di immigrazione clandestina nel disegno di legge, anche se nel decreto la clandestinità è indicata solo come aggravante di altri reati. |




















































































































ROMA - «Marco Travaglio è inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico. Contesto il suo modo di fare informazione. L`intervista in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose è stata solo un esempio di come la concepisce». Paolo Romani non è il presidente del Consiglio, ma «solo» un sottosegretario con delega sulle Comunicazioni. E la location non è la sede di un vertice internazionale, ma la webcam di