Per capire qualcosa della premiata ditta Travaglio&Co bisognava osservare i soci fondatori, solo pochi giorni fa, a Capalbio, in mezzo ai radical chic spiaggiati. Travaglio e Gomez nel pomeriggio si presentano all’Ultima spiaggia, uno in jeans scuri e polo bianca a maniche corte, Peter in camicia, entrambi col trolley dietro. Dovevano presentare il loro ultimo libro all’Argentario, ma un sindaco di centrodestra non ha gradito.
Morale: rapido trasferimento nel regno dell’esausto radical chic. Appena arrivano, alle cinque, il fuggi fuggi. Dal piccolo tendone allestito sulla sabbia spariscono gli abituali frequentatori noti, politici, uomini Rai, giornalisti della sinistra romana, opinionisti. Segue presentazione, affollatissima, ma di ragazzi, anziani, gente qualunque; un’altra Capalbio.
Anni fa le cose erano diverse, racconta Marco Travaglio. «Alle nostre presentazioni venivano intellettuali, giornalisti; adesso gli scrittori sono scappati, vengono soprattutto ragazzi, che magari sanno poco, ma non si fidano di quello che gli vien detto dai giornali e dalla tv. Anche perché facciamo quello che spesso i giornali non possono o non vogliono più fare, mettere insieme dei dati, ricostruire uno scenario, un lavoro per cui non bastano più uno, due articoli».
I ragazzi tempestano di domande. «Non è vero che stiano tutti con Grillo. Anzi. Sono lettori vari, misti, post-ideologici». La prima cosa che c’è dietro questa premiata ditta Travaglio&Co, che sforna libri su libri, ed è capace di venderne profittevolmente come pochi altri, è allora l’esistenza di un pubblico. Che non coincide necessariamente con la rappresentazione politica che ne viene fatta, quella del grillismo, o del dipietrismo, o del giustizialismo. È gente che compra libri, ma paradossalmente legge poco i giornali. Fine di un binomio che credevamo classico.
I libri poi bisogna scriverli. E allora è normale chiedersi con quale piccola industria sia possibile scriverne così tanti, e con cadenze così regolari, oltre che successo quasi immancabile. Per dare solo pochi numeri, Regime (il primo della serie, uscito da Rizzoli nel 2004, prefazione di Giorgio Bocca), scritto da due persone (Travaglio e Peter Gomez), con dietro un editor (Lorenzo Fazio) e un pugno di redattrici, ha venduto 220mila copie ed è stato un caso editoriale. Mani sporche, scritto da tre persone (con Gomez e Gianni Barbacetto, di Diario) e uscito per la nuova «chiarelettere», editor Lorenzo Fazio, coadiuvato da Maurizio Donati, ne ha vendute 125 mila.
Il successivo, Se li conosci li eviti (con Gomez, sempre per «chiarelettere») 175 mila, e sta per essere ristampato. L’ultimo, il Bavaglio (Travaglio-Gomez più Marco Lillo, dell’Espresso), sulle nuove leggi ad personam, il lodo Alfano e il tentativo di mettere, appunto, il bavaglio all’informazione vietando la pubblicazione delle intercettazioni (anche per riassunto), ha già qualcosa come 120mila richieste. Ed è stato scritto in soli quindici giorni.
«In casi come questi mettiamo su un piccolo team composto da quattro redattori, compresi me e Maurizio, e lavoriamo pancia a terra», spiega Lorenzo Fazio, quasi deus ex machina della premiata ditta, prima in Rizzoli, adesso a «chiarelettere». I tempi possono essere molto diversi. Per Mani sporche un anno, per il Bavaglio quindici giorni. Oppure gestazioni intermedie dettate dall’incalzare degli eventi: Se li conosci li eviti è stato concepito e scritto in un mese e mezzo, quando Prodi è caduto: la premiata ditta s’è messa sotto e a ridosso delle elezioni anticipate ha prodotto il libro che racconta chi sono e cos’hanno fatto nel recente passato 150 aspiranti onorevoli con magagne giudiziarie, che siedono nel nuovo Parlamento.
È una storia-cronaca che nasce così: racconta Fazio che il tandem Travaglio-Gomez produce testi che hanno bisogno di pochissimo lavoro editoriale; complice in questo una certa difficoltà di Travaglio nel prender sonno: gli altri dormono, lui sfoglia carte, recupera sentenze, rilegge verbali, e soprattutto scrive, anche fino alle quattro di mattina («si sveglia tardi, però», sorride Fazio). Peter Gomez ha memoria d’elefante. Gianni Barbacetto è un gran puntiglioso. La rilettura delle bozze di solito se la sobbarca Travaglio. Poi entra in scena il team-Fazio.
È un gruppo che, in parte, s’identifica col lavoro di «chiarelettere», la casa editrice che ha pubblicato il libro di Ferdinando Imposimato sul caso Moro, quello del magistrato Bruno Tinti, clamoroso successo editoriale (80 mila copie), o di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato sulla mafia: otto milioni e mezzo di fatturato nel 2008 devono molto a Travaglio&Co.
Il nocciolo duro, con Gomez e Barbacetto, s’è via via arricchito di giovani come Marco Lillo, o di vecchi come Pino Corrias, col quale Travaglio ha aperto un blog (www.voglioscendere.it) e iniziato una singolare collaborazione. Singolare perché Corrias ha scritto un’ampia introduzione per il Bavaglio, ma i due non se le mandano a dire: Corrias, per esempio, ha molto criticato i toni della manifestazione di piazza Navona. «Siamo una ditta molto aperta e democratica, a differenza di chi ci vede tutti col forcone», sorride Travaglio. Così si sono avvicinati giornalisti come Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti. Non dei grillisti.
Cambierà o sta cambiando qualcosa, questa produzione indefessa, del rapporto tra i giovani, la lettura, la politica? In sette libri la premiata ditta ha venduto un milione di copie. Molti di più di qualunque girotondo; abbastanza per costruire una comunità, un’officina e anche un brand che frutta, ancor più in un’Italia berlusconizzata per sfiniment
Dagospia 30 Luglio 2008


















































































































Paolo Ferrero è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista. A nulla sono valsi i tentativi di mettere d’accordo le due principali mozioni. L’ex Ministro della Solidarietà Sociale, persona che peraltro stimo molto, arriva alla guida del Partito dopo una battaglia serrata con il governatore della Puglia Nichi Vendola. Vendola, esponente della ex maggioranza bertinottiana, era l’unico candidato ufficiale alla segreteria ma la sua mozione aveva conquistato solo il 47% dei delegati per il Congresso, una maggioranza relativa ma non in grado di poter guidare, da sola, il partito. Ferrero invece, forte di un 40% della mozione uno, ha saputo unire le altre tre mozioni arrivando quindi a farsi eleggere dal Comitato Politico e cioè dal “parlamentino” nominato oggi dai delegati del Congresso.
Questo pomeriggio Rifondazione Comunista avrà il nuovo segretario. Molto probabile che sia Paolo Ferrero, mai candidatosi ufficialmente ma “ispiratore” della mozione 1, quella che mette fine al progetto di Sinistra Arcobaleno e chiama il Prc ad una corsa autonoma e solitaria, senza spazi di dialogo con il PD. Forse Vendola, unico candidato ufficiale, si ritirerà prima del Comitato Politico delle 15 dove, tramite voto segreto, uscirà fuori il nome del futuro segretario. Si è arrivati quindi alla conta, dopo infinite trattative per non spaccare il partito. Ferrero però è riuscito a coalizzare le altre tre mozioni “contro” Vendola, che quindi pur avendo la maggioranza relativa (attorno al 47% contro il 40 di quella dell’ex ministro) si trova in minoranza nel partito.
Vi ricordate l’ex viceministro Visco ed i suoi annunci contro l’evasione fiscale? Oltre ai provvedimenti presi dal Governo Prodi in materia economica, uno dei principali fattori che spinse i contribuenti ad una maggiore attenzione.. fu proprio il “terrorismo psicologico” di Visco! La sua “guerra” contro gli evasori, fatta anche e soprattutto di annunci mediatici. Il risultato? una sensibile diminuzione del problema ed un notevole aumento del gettito per l’erario.



Amici dello Sci-fi, l’appuntamento piu atteso dell’anno si avvicina. Il 5 settembre esce “The X Files- Voglio crederci”, la pellicola tratta dall’omonima serie cult trasmessa negli anni ‘90. E’ di questi giorni la premiere a Los Angeles.
E’ iniziato oggi il VII Congresso di Rifondazione Comunista. I due principali candidati alla segreteria, Vendola e Ferrero, non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei delegati, la mozione che sosteneva il governatore della Puglia si è fermata al 47%, seppur in forte recupero. La mozione che fa capo all’ex Ministro della Solidarietà Sociale ha raggiungo il 40% ca. Il Partito, però, è spaccato esattamente a metà, mentre al sud prevale Vendola, al Nord vince Ferrero.

Una settimana fà il capogruppo del Pdl Gasparri aveva definito il CSM una “Cloaca”. Nel week-end il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha duramente attaccato l’inno d’Italia. Ieri il Capo dello Stato ha