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Ferrero “licenzia” Sansonetti, Rifondazione verso la scissione

12 gennaio, 2009

E fu cosi che un giornalista mediocre come Sansonetti, quello della richiesta di grazia per la Franzoni, passò alla storia come un martire. Oggi Ferrero, tramite il partito, ha provveduto a sfiduciarlo sostituendolo con un “uomo di partito” fedele alla nuova segreteria (Dino Greco). Sansonetti era infatti dell’area vendoliana, area minoritaria nel partito.

Durante la riunione  convocata per risolvere il “problema Sansonetti” c’è stata la rottura definitiva tra minoranza vendoliana e maggioranza ferrariana. Si va dritti verso la scissione.

PRC: VENDOLA, IMPOSSIBILE PER ME RESTARE NELLA DIREZIONERoma, 12 gen. (Adnkronos) – “La decisione di sostituire Piero Sansonetti alla guida di Liberazione rende per me impossibile condividere ancora la responsabilita’ di una direzione del partito che liquida brutalmente un’esperienza culturale e politica fortemente innovativa, preziosa per tutta la sinistra, e ignora, con piglio intollerante e autoritario, il dissenso della stragrande maggioranza del collettivo redazionale. Rassegno percio’ le mie dimissioni dalla Direzione di un Prc nel quale mi e’ ogni giorno piu’ arduo riconoscere i tratti del partito che ho contribuito a costruire sin dalla sua nascita”. Lo dice Nichi Vendola in una nota. “Oggi piu’ che mai -aggiunge Vendola – mi appare inutile e anzi dannoso insistere in una sfibrante e sterile rissa a sinistra. E’ invece ora di mettere mano alla costruzione di un nuovo percorso, che ci permetta di riscoprire un dizionario culturale e una pratica politica unitaria capaci di contrastare tutte le forme di sfruttamento, discriminazione, ingiustizia e intolleranza e di ricostruire dalle fondamenta la sinistra in questo paese”.
(Pol/Gs/Adnkronos)
12-GEN-09 19:24

  
Roma, 20:47

PRC: GRECO A LIBERAZIONE, SI VA VERSO SCISSIONE

Liberazione cambia direttore, Piero Sansonetti verra’ sostituito da Dino Greco, e Rifondazione Comunista si avvia a grandi passi verso la scissione. La maggioranza del segretario, Paolo Ferrero, e la minoranza vendoliana si sono scontrate sulla nomina del nuovo direttore del quotidiano del partito. Alla fine della riunione della direzione durata circa 7 ore si e’ avuto un giallo sul voto finale con la richiesta della verifica del numero legale. Alla fine la decisione del cambio di direzione e’ passata con 28 voti a favore, 3 contrari e 2 astenuti rispetto ai 60 componenti della direzione del Prc. I vendoliani hanno abbandonato la riunione prima del voto, ma i diffidenti della minoranza contrari alla scissione sono stati decisivi per assicurare il numero legale.

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/PRC-GRECO-A-LIBERAZIONE-SI-VA-VERSO-SCISSIONE/news-dettaglio/3496513

L’ultimo editoriale di Piero Sansonetti:

Ieri pomeriggio, nella sede del giornale, abbiamo brindato, interrompendo per una mezz’ora il lavoro. Abbiamo bevuto champagne e mangiato pasticcini, scherzando e scambiandoci gli auguri. Perché? Perché siamo gente strana, e infatti – come dice il titolo – in questi anni abbiamo fatto un giornale strano. Quando siamo tristi, a noi viene voglia di scherzare, di godere un po’.
Ieri eravamo tristi. Perché quello che va oggi in edicola è l’ultimo numero di un “ciclo” che è durato molti anni, ed è stato importante nella storia del giornalismo italiano. Liberazione giornale vero, autonomo, libero, impertinente, che dà fastidio a tutti e non si fa intimidire da nessuno. E’ una storia che dura più o meno da 15 anni, e cioè da quando il quotidiano uscì per la prima volta, diretto da Lucio Manisco. E che ha avuto tra i suoi protagonisti un grande, come Sandro Curzi.
E’ la conclusione di un ciclo perché la maggioranza del Prc, partito editore del giornale, ha deciso di mettere la parola fine alla storia dell’autonomia e di nominare un commissario politico che garantisca la sottomissione del giornale alla linea del partito e alle sue esigenze. Davvero è un peccato.
Mi hanno detto – i dirigenti di Rifondazione – che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito? Quando Liberazione l’ha contrastata?
Quando si è battuta, più di ogni altro giornale, contro l’insicurezza e gli infortuni, e i morti sul lavoro? Quando ha gridato contro il patriarcato, contro il maschilismo, ha raccontato che in questa nostra società, da millenni, c’è una lotta tra i sessi? Quando si è trovata abbastanza sola nella battaglia senza quartiere al razzismo, per la difesa dei rom, degli stranieri, contro i quali il centrosinistra aveva emanato un decreto inaccettabile, e che ha aperto la strada alla Lega? Quando ha organizzato la grande manifestazione del 20 ottobre del 2007 (insieme al manifesto e a Carta ) che teneva insieme diritti civili e sociali, metalmeccanici e gay, femministe e anticlericali, pensionati e studenti? Oppure Liberazione ha violato la linea del partito quando ha chiesto che tutti i migranti potessero entrare in Italia – stracciando tanti principi del senso comune – quando ha denunciato i Cpt e il blocco navale nel Mediterraneo – che ha prodotto migliaia di morti – o gli accordi con gli aguzzini della Libia? Ha contrastato la linea quando ha denunciato le dittature, anche quelle comuniste, ha preso le distanze dal castrismo, ha condannato la Cina? Quando si è scagliata contro la riforma della scuola? Quando si è schierata con l’indulto? Quando ha fatto una bandiera del garantismo? Quando ha detto che la libertà è un valore che viene prima di tutto e che non può essere in nessun modo limitato, o ridotto, o subordinato? Oppure quando ha cercato di contrastare la riforma delle pensioni, quando ha fatto dei diritti dei lavoratori, e dei loro salari, l’asse centrale della sua idea di economia?
Sono sempre stato convinto che la linea di un partito dovrebbe riguardare queste questioni. Invece, mi pare di avere capito che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. E’ questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza. La linea che oggi ha Rifondazione, mi pare, può essere riassunta così: «Rifondazione esiste, punto e basta». E se è così, è vero: Liberazione è stata fuori linea.
L’altro giorno Paolo Ferrero mi ha detto che a lui dispiace che sia andata a finire in questo modo. E che se io dopo il congresso di Chianciano non avessi «alzato il tiro», cioè reso sempre più polemico il giornale, si sarebbe trovata una soluzione. Sarà. Ma io non ho affatto alzato il tiro. Le provocazioni più ardite, Liberazione le ha lanciate prima del congresso di Chianciano. Quando ha titolato sul famoso «oltre Rifondazione», quando ha fatto la polemica su Cuba, i titoli choc sul «maschio assassino», quando ha proposto che Rifondazione uscisse dal governo, eccetera eccetera. Allora il partito reagì, qualche volta protestò, litigò con noi, ma a nessuno venne in mente di cacciarmi o di normalizzare il giornale. Non gli passava neanche per la testa. Ritenevano l’autonomia una cosa seria e inviolabile.
La verità è che il tono non lo ha alzato il giornale, ma il partito. Che ha cambiato repentinamente tutte le sue posizioni. Che è arrivato fino ad esaltare il muro di Berlino, il comunismo di Honecker, di Breznev, di Gomulka. Noi abbiamo cercato solo di resistere, di mantenere vivo il cammino che la sinistra, e il comunismo italiano, avevano percorso in tutti questi anni, e che ora – scusatemi se cito Bertinotti, ma io stimo molto Bertinotti e gli sono grato per tante cose – ora è del tutto irriconoscibile. Io pensavo che Ferrero, che non è uno stalinista come molti suoi compagni di viaggio, avrebbe potuto farsi forza con Liberazione , con le sue battaglie, per evitare di finire prigioniero.

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