PD: Bersani si candida alla leadership contro Veltroni

Finalmente D’Alema ha calato l’asso, se ne parlava da tempo, ora Bersani è ufficialmente candidato alla segreteria PD nel congresso di ottobre. Bisognerà vedere se Veltroni arriverà alla sfida ancora in sella o già dimissionario, dopo la probabile batosta di giugno prossimo.
CAGLIARI - Se non ora, quando? “La volta scorsa ho fatto una grandissima cavolata a non candidarmi alle primarie”. Ci furono pressioni enormi, “sarei andato a chiedere i voti ai segretari delle federazioni mettendoli in imbarazzo perché il partito aveva fatto un’altra scelta. Mi rimaneva la possibilità di mettermi alla testa di una lista di consumatori.”. Troppo poco per puntare al vertice. Ma gli errori non si ripetono.
Pierluigi Bersani ha un programma, un’idea di Partito democratico (opposta per molti versi a quella di Walter Veltroni), una visione di come si esercita la leadership. Persino l’età non è un problema, a dispetto dei soliti discorsi sul ricambio generazionale. “Sono un giovane di lungo corso, io”, dice scherzando dall’alto dei suoi 57 anni. Dunque, ora. Il dado è tratto, Bersani lancia la sua corsa verso la segreteria del Pd. Con i tempi del partito che celebra il congresso a ottobre, certo. Con le variabili della politica: elezioni in Sardegna, amministrative, Europee. “Ma ho deciso di espormi subito perché sento il disamore dei nostri elettori, la mancanza di una prospettiva. Hanno bisogno di un punto di riferimento, altrimenti se ne vanno”.
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I lavoratori sono la forza del Pd. E potrebbero essere la sua. Sia chiaro, questo fronte non va abbandonato. “Per il 13 febbraio ho aderito alla mobilitazione dei metalmeccanici e del pubblico impiego. E non mi venissero a dire che sono filo-Cgil. Quando si parla con gli imprenditori ci vogliono le truppe. Se hai dietro un consenso e una proposta ragionevole allora gli industriali ti stimano, ti ascoltano. Se lecchi i piedi, non ti stimano e non ti ascoltano”. Questa bandiera quindi non la molla. “Ma lo sapevate che Di Pietro aveva aderito allo sciopero nazionale della Cgil? E che il 13 sarà in piazza sia con i metalmeccanici sia con i dipendenti pubblici? Ma vi pare che il Pd si deve far togliere la rappresentanza dei lavoratori da Tonino?”.
No, così non va. Il partito, com’è oggi, non funziona. Le attenuanti non mancano, “perché lo so anch’io che siamo ancora nella fase costituente”. Ma il Pd non riesce a darsi un profilo, una missione. “Perché esistiamo?”, è la domanda senza risposta. Il riformismo “non è andar per funghi, come ho visto alla scuola di formazione di Cortona”, fiore all’occhiello veltroniano. “Parla Rifkin, poi un altro professorone, un altro ancora e alla fine non si capisce l’obiettivo”. Anche la conferenza programmatica di aprile può diventare un’occasione persa. “L’ho detto a Bettini. Coinvolgiamo subito la periferia, organizziamo assemblee sul territorio, facciamoci mandare dei documenti su 4-5 grandi temi: la crisi, l’Europa visto che si vota dopo poco, un Welfare universalistico, il Nord e il Sud. Mi ha ascoltato con grande attenzione, poi si è deciso il contrario. Si chiamano a raccolta 3000 persone il giorno prima, le si divide in una decina di gruppi, poi all’assemblea parlano i portavoce dei gruppi, due ospiti stranieri, magari Bono o chissà chi altro, si chiude con un discorso di Veltroni. Ma così Walter si riduce a fare il leader dei supporter e questo non può bastare a un grande partito”. Invece è necessario motivare gli iscritti, farli partecipare. “Sennò tanto vale mettere nei circoli quei manifesti che si appendevano dal barbiere: vietato parlare di politica”.
La sua candidatura è emersa da una riunione di Red, l’associazione dalemiana. Come dire che nasce nell’ambito dell’eterno dualismo tra Massimo e Walter. “Lo so, è una dinamica che ha stancato anche me. Però a Veltroni è piaciuto il cappello di D’Alema alle primarie.”. Con il segretario in questi giorni ha il dente avvelenato. “Se hai un’opinione diversa vuoi distruggere il partito. Se ti acconci, come è avvenuto per la legge delle Europee, sei uno sconfitto. Adesso basta. Quando io e mia moglie litigavamo di brutto non andavo di là dalle bambine a dire che il papà voleva strangolare la mamma. Le consolavo: “Non succede niente, stiamo solo discutendo”"
































































All’età dei miei 62 anni e da pensionato penso che dovrò anch’io fare qualcosa per il mio paese.Nella tua persona si sommano passione politica e capacità manageriale.
Per questo darò il mio contributo non appena sarai eletto segretario.
Permettimi edi esternare tre convinzioni:
1 – Il PD, se vorrà camminare spedito, dovrà privarsi della zavorra dei radicali e dei DC.
2 – Molti ex DC non votano un partito dove sono presenti i comunisti e molti comunisti non votano il PD perchè ci sono i DC.Camminare,quindi, divisi per colpire uniti: PD, Margherita,quelo che rinascerà a sinistra,lo stesso Di Pietro che giocherà come libero.
3 – sono in dubbio sul fatto che sia un bene correggere le cazzate di questo governo.Lo so è doloroso principalmente per i più poveri ma è necessario.Non lo so e mi fido totalmente di quanto deciderai tu.In bocca la lupo.
Gianni