Il piano di Obama giunge insieme alle peggiori notizie dalla Grande Depressione sul fronte economico. Domani il presidente parlera del deficit da 1.300 miliardi di dollari, il più alto dalla Seconda Guerra Mondiale in rapporto al Pil. Darà la colpa a anni di leggi finanziarie scellerate, al costo delle due guerre che l’America sta combattendo, ai costi per la Sanità, gonfiati anche in un Paese dove non esiste la garanzia dell’assistenza medica per tutti. Un quarto del deficit, inoltre, è una conseguenza della finanziaria straordinaria, varata per rimediare alla crisi. Come a dire: se le cose vanno male, la colpa non è del nuovo presidente, che tuttavia prova a mettere una toppa.
Per ripagare il deficit Obama si prepara ad alzare le tasse ai ricchi, come ha promesso in campagna elettorale, e a tagliare la spesa militare. Ma tra le righe della legge di spesa consetirà al nuovo presidente di cambiare radicalmente la linea su molte iniziative del governo, dall’ambiente all’istruzione. E ovviamente nel settore della sanità, dove Obama vuole lasciare il segno già nell’anno in corso ampliando la copertura medica a un più alto numero di americani.
Il Congresso avrà la prima bozza giovedì prossimo e il documento di programmazione economia completo atteso in aprile. La finanziaria riguarda l’anno fiscale che inizia ad Ottobre. La maggiore sfida per Obama sono la spesa per le pensioni e la sanità che rischiano di diventare insostenibili per le future generazioni.
“Taglieremo il deficit entro la fine del primo mandato“, dice senza giri di parole il responsabile del bilancio federale Peter Orszag. Il piano prevede di tenere il deficit attorno ai mille miliardi di dollari nel 2010 e nel 2011 ma di farlo scendere a 533 miliardi di dollari nel 2013, alto ma al 3 per cento del prodotto interno lordo.
Gli Stati Uniti continueranno a spendere per le operazioni militari in Asia ma decisamente meno dei 190 miliardi di dollari messi a bilancio l’anno scorso dal governo del presidente George W. Bush.
Obama conta anche sui proventi di programmi contro l’evasione fiscale che uniti all’aumento delle aliquote per chi ha un reddito superiore ai 250.000 dollari annui dovrebbe fare salire le entrate dal 16 per cento del Pil, al 19 per cento nel 2013. La spesa pubblica. invece dovrebbe scendere dal 26 per cento al 22 per cento nei prossimi quattro anni.
































































