Post-comunisti, una generazione di “senza palle”
Pubblicato da candidonews su 12 Marzo, 2009
Dunque, dimenticando per un po altri fattori che hanno generato la sconfitta del fronte progressista, vorrei che mi seguiste in questa mia riflessione.
Analizzando i risultati di questi ultimi 15 anni, dalla ascesa dei post-comunisti al governo, alle varie elezioni, alcune vinte altre perse, mi viene da concludere che il CentroSinistra odierno (o quel che ne rimane) stia pagando anche l’inettitudine dei suoi leader. Niente di nuovo direte voi, ma vorrei andare oltre.
Il PD, nato dalla fusione di DS e Margherita, secondo alcuni esponenti diessini (e secondo tanti elettori, tra i quali.. dal 2004 al 2005 si era ritrovato anche il sottoscritto) avrebbe dovuto segnare “l’annullamento” dei Democristiani nel grande mondo della “Sinistra”. Ovvero molti pensavano che il PD sarebbe stato egemonizzato dai DS, anche gli ex-DC lo temevano e si sono cautelati con regole e regolamenti interni di partito che rasentano il ridicolo.
Bene, sono passati 5 anni dal Listone “Uniti nell’Ulivo”, embrione della Federazione che avrebbe poi dato vita al Partito Democratico. Il Leader del PD è un ex-dc, Franceschini. Le primarie di Firenze e Bologna, città “rosse” per eccellenza, han segnato la vittoria di candidati “ex-dc”. Candidati eletti dalla base, dal popolo del CentroSinistra, che ha sonoramente bocciato i candidati proposti dai leader diessini. Se Franceschini “limiterà i danni” alle Europee non è escluso che ad ottobre non ottenga “l’allungamento del contratto”da leader PD.
Insomma, quel che voglio far capire è che gli ex-DS stanno perdendo progressivamente il controllo del partito, l’egemonia non c’è mai stata, basta guardare le posizioni del partito sui temi etici, sulla collocazione europea etc. Ma ora sembrano perdere anche i “posti di potere”. Ben gli stà.
Ma forse questa crisi di leadership viene da lontano. Mentre negli altri paesi europei le grandi forze di Sinistra approdavano alla guida dei governi nazionali, qui il Grande PCI si accomodava sempre negli scranni dell’opposizione, parlando, gridando, ma “concludendo” ben poco. Quindi se negli altri paesi, con le esperienze di governo, con le vittorie e le sconfitte, si formavano generazioni di leader esperti, amministratori capaci, politici scaltri.. qui ci si accontentava delle piazze nascondendosi dietro la Falce ed il Martello, un simbolo storico poi diventato solo un feticcio ingombrante se non imbarazzante, ed ai leader storici come Berlinguer, che avevano vissuto la guerra e lottato per la libertà, succedevano uomini non all’altezza.
Quando, dopo la fine dell’Urss e l’esplosione di Tangentopoli, son caduti tutti gli alibi, gli ex ora post-comunisti si sono trovati di fronte alla domanda fatidica “Ora cosa facciamo”?.
Berlusconi per certi aspetti ha dato una grossa mano ai nostri, perche ha rappresentato un argomento utile per compattare l’elettorato , salvo poi fare “patti della crostata” una volta vinte le elezioni.
Ma a Sinistra son mancate anche le idee, la strategia politica, si è invece avuta una abbondanza di scontri fratricidi, come quello “storico” tra Veltroni e D’Alema, i due leader ex-ds che volevano “conquistare” il potere nel partito e che per questo hanno distrutto prima il PDS-DS ed ora hanno relegato ai minimi termini il PD.
D’Alema e Veltroni, due uomini “senza palle”. Il primo perche ha sempre tramato nell’ombra, senza uscire allo scoperto, MAI. Sia nel passato sia nel PD. Una su tutte ad esempio è stato il comportamento tenuto in riguardo alla legge elettorale delle Europee. In sede di partito ha appoggiato la linea Veltroni, dialogante con Berlusconi in riguardo allo sbarramento. Una volta arrivati a ridosso del voto parlamentare D’Alema ha criticato la legge, “difendendo” i piccoli partiti di sinistra, danneggiati dallo sbarramento. Peccato che prima non avesse mosso un dito. Tutto come al solito. Dalemik, come usa apostrofarlo il vignettista Vauro che ultimamente lo disegna sempre con il pugnale pronto a colpire alle spalle i suoi avversari, è questo. Un uomo senza palle, senza il coraggio di opporsi e di mettersi in gioco. Forse brucia ancora la sconfitta delle regionali 2000 dove stupidamente cadde nella trappola di Berlusconi di trasformare un appuntamento locale in un esame nazionale. (stupidamente appunto).
Veltroni, altro uomo senza palle, non nel senso dalemiano del termine però. Veltroni si è messo in gioco, ha rischiato tanto ed ha pagato per la sua strategia. La mancanza di palle però sta proprio li, nella strategia. Nella poca aggressività. Dialogo, messaggi pacati, non nominare Berlusconi, non ribattere al premier durante i primi mesi di governo, farsi rubare la scena da Di Pietro etcetc.
E mentre D’Alema e Veltroni hanno passato il tempo a farsi la guerra, Franceschini ha preso il comando del Partito.
A mio modo di vedere gli ex-ds dovrebbero “pescare” la loro futura classe dirigente (non il leader, ma la classe dirigente) dalle regioni dove storicamente han governato di piu. Toscana, Emilia-Romagna, in città come Torino… etc Forse li, durante i decenni, i politici avranno imparato qualcosa su come governare, come “conservare” il consenso, su come fare politica in modo vincente.
Certo.. il primo esempio non lascia ben sperare. Bersani, ex presidente dell’E-R, non ha avuto “il coraggio” di prendere le redini del partito ORA, nel momento piu brutto. Ha preferito lasciar spazio a Franceschini per sedersi poi, comodamente, sulla poltrona di segretario dopo il disastro delle Europee. Assenza di palle anche questa volta? Chissà se ad ottobre sarà cosi “facile” vincere….














































































































Anonimo detto
secdo voi potete viger