Dopo PD e PDL, nasce il PDN?

“Dobbiamo essere protagonisti di un partito nuovo e non dobbiamo consegnare le nostre idee o valori ad una padrone. Noi siamo dell’idea che un partito si forma assieme e non si crea per concessione divina di qualcuno ma per volontà della gente. Ecco perché abbiamo fatto una grande battaglia per le preferenze. Ecco perché le vogliamo introdurre anche al Parlamento italiano. Vogliamo evitare la morsa bipartitica che soffoca gli italiani e la democrazia”.
Cosi esordisce Pierferdinando Casini nel presentare la Costituente di Centro che si è aperta oggi a Roma e che porterà al Partito della Nazione (PDN). L’ex Presidente della Camera spera in un travaso di voti da PD e PDL. In attesa dell’arrivo dei voti si guarda ai “politici”. Se da destra sembra improbabile l’arrivo di dirigenti, dal PD pare certa la transumanza di qualche “pezzo grosso”, Rutelli in primis.
Da polisblog.it Si apre oggi all’Auditorium di Roma la manifestazione di due giorni “Vento di centro”, primo passo per la costituzione del nuovo Partito della Nazione.
Non è solo la risposta mediatica (in sedicesimo) al mega show della settimana scorsa che ha portato alla nascita del Pdl.
E’ soprattutto un atto politico nazionale per porre la prima pietra di quella nuova formazione di centro che entro l’anno prenderà vita nel nome (forse) di Partito della Nazione.
Non è l’allargamento dell’Udc, bensì il suo superamento per avviare un progetto politico alternativo al bipolarismo made in Italy e al suo sbocco bipartitico.
La realtà dimostra che c’è oggi in Italia uno spazio per il ritorno di una grande forza moderata: oltre la … Democrazia cristiana ma anche e soprattutto oltre il partito moderato-padronale-di-destra di Berlusconi.
Insomma, sono i fatti degli ultimi 15 anni (comprese le ultime elezioni politiche e i segnali delle ultime amministrative in Abruzzo e Sardegna, nonché i sondaggi per l’Election day di giugno) a dimostrare che il tentativo di fare davvero le grandi riforme con questo sistema bipolare è fallito e che è fallito anche il tentativo (del Pdl e del Pd) di “eliminare” il cosiddetto centro moderato “autonomo” (né col Pdl e né col Pd) incentrato nell’Udc ma ben più ramificato nel paese reale.
In altre parole, gli italiani vogliono la “semplificazione” del sistema politico e la “potatura” dei partiti ma restano scettici sul bipolarismo secco, temendo derive bipartitiche con possibili conseguenze istituzionali di tipo “presidenzialistico” che imbavaglierebbero l’articolazione costituzionale democratica italiana esponendo il paese, come scrive Stefano folli: “alle suggestioni di un modello plebiscitario, insofferente alle regole e propenso a considerare la legislatura una sorta di campagna elettorale permanente”.































































