Salta al contenuto

Una tantum per la ricostruzione?

9 aprile, 2009

In questi giorni ho voluto tacere sul comportamento del Premier, sulla sua voglia di “apparire”, sulle frasi infelici dette ad alcuni terremotati, ma ora basta!

Il Governo italiano ha deciso di rifiutare molti aiuti internazionali perche “possiamo fare da noi” e poi si sente parlare dell’ipotesi di una tassa una tantum per far fronte ai costi della ricostruzione. Non ci sto!

Non è naturalmente un discorso egoistico per non aiutare chi in questi giorni ha perso tutto. Io stesso ho gia contribuito tramite una sottoscrizione ed invito tutti voi lettori a fare il massimo possibile per aiutare. Ciò non toglie che in un periodo di crisi come questo non si sente affatto il bisogno di una nuova tassa. Si sfruttino invece tutti gli aiuti internazionali possibili e magari si mettano da parte progetti dispendiosi come il Ponte sullo Stretto, impiegando quei danari per far fronte alla ricostruzione ed alla messa in sicurezza delle abitazioni nei luoghi ad alta sismicità

_________________________

Il retroscena. In febbraio l’ingegner Carlo Martelli dell’Enea
aveva chiesto a Matteoli di applicare subito la nuova legge

L’allarme inascoltato dal ministro
“Norme antisismiche, basta rinvii”

“E’ stata una furbata che ha consentito ai nostri costruttori
di continuare con tecniche oblsolete e restare fermi a 16 anni fa”
di CARLO BONINI

ROMA – Si sente ripetere dall’alba di lunedì che, in fondo, nella catastrofe abruzzese non ci sono innocenti. Che, dunque, la colpa è un po’ di tutti. Un buon modo per dire che la colpa, in fondo, è di nessuno.

Eppure, solo a fare qualche domanda, è storia di ieri. Il 12 febbraio, sette settimane prima che il terremoto uccidesse, Alessandro Martelli, ingegnere di vaglia che il mondo ci invidia, prende carta e penna per scrivere al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli che il suo governo sta spensieratamente rinviando un atto di civiltà e responsabilità verso il Paese: l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche di standard europeo. Martelli non è esattamente un passante. E’ responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell’Enea, insegna scienza delle costruzioni in zona sismica all’università di Ferrara, presiede il “Gruppo di lavoro isolamento sismico” (Glis), associazione che raccoglie 300 tra i migliori esperti di settore. Scrive dunque Martelli a Matteoli: “Signor ministro, come lei sa, è dal 2001 che il settore delle norme tecniche per le costruzioni antisismiche è di fatto in regime di proroga (…) Francamente, ci stiamo sempre più convincendo che le nuove norme non entreranno mai in vigore”. E ancora: “A seguito del terremoto del Molise e della Puglia del 2002, furono emanate nell’emergenza nuove norme per le costruzioni in zona sismica. Ma da allora si è consentito di continuare ad applicare norme tecniche obsolete, vecchie di 16 anni. Se per un breve periodo questo aveva una giustificazione (dar modo ai progettisti di abituarsi alle nuove regole), ora, anzi, da un pezzo, non ne ha più, salvo non si voglia favorire chi vuole limitare i costi a scapito della sicurezza. Confidiamo dunque nella sua sensibilità”.

Matteoli non ha avuto modo di rispondere pubblicamente a quella lettera. Se non in conversari privati con lo stesso Martelli. Per dirsi d’accordo con lui (racconta l’ingegnere), ma, evidentemente, impotente con la sua maggioranza. Che, del resto, il pasticcio lo aveva dissimulato con una di quelle acrobazie utili a rendere incomprensibili al Paese le proprie decisioni. Era il 30 dicembre del 2008 e all’articolo 29 di quel mostro chiamato “Decreto mille proroghe” (guazzabuglio che interveniva su scadenze fiscali, disciplina delle patenti, infortuni sul lavoro, contrasto al terrorismo internazionale) si leggeva: “Al comma 1 dell’articolo 20 del decreto 31 dicembre 2007, n.248 le parole “30 giugno 2009″ sono sostituite dalle seguenti: “30 giugno 2010″”. Tradotto: l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche slittava di un anno.


“Una furbata”, dice ora al telefono da Bologna lo stesso Martelli. Che, certo, non avrebbe potuto impedire la catastrofe abruzzese. Eppure cruciale nell’illuminare la catena di “furbate” e inerzie che per lustri hanno accompagnato la nostra edilizia civile e nello spiegare perché, all’Aquila, se ne sono venuti giù come castelli di carta edifici con non più di 25-30 anni di vita. Una “furbata” di cui si è avuta del resto prova ieri sera. I 272 morti abruzzesi hanno convinto il governo ad impegnarsi perché le nuove norme non attendano il giugno 2010.
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila/allarme-inascoltato/allarme-inascoltato.html

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 49 other followers