
In un interessante articolo de La Stampa vengono riassunti i primi 100 giorni di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti d’America. Un Presidente che sta lasciando un segno notevole. Un Cambiamento non formale ma reale. Ecco i principali provvedimenti dell’era Obama:
Cuba
Il 13 aprile Obama ordina la revoca alle restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno ancora parenti a Cuba. La decisione, presa per «rendere il popolo cubano meno dipendente dal regime castrista», segna il primo cambio di rotta significativo in decenni di frizioni tra Stati Uniti e Cuba e coincide con sforzi in corso in Congresso per la revoca totale dell’embargo americano. Le limitazioni ai viaggi e ai trasferimenti di denaro furono introdotte dal presidente John F.Kennedy nel 1962, nell?ambito dell?embargo contro Castro e il suo governo rivoluzionario. Il presidente Jimmy Carter negli anni Settanta allentò i vincoli, che furono però di nuovo rafforzati da Ronald Reagan negli anni Ottanta.
Meno tasse per i ceti medio-bassi
«Sono orgoglioso di annunciare che la mia amministrazione ha diminuito la pressione fiscale sulle famiglie dei lavoratori». Nel giorno in cui negli Stati Uniti scadono i termini per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, il 15 aprile, Obama afferma che l’American Recovery and Reinvestment Act, il piano di rilancio economico che prevede meno tasse per il 95 per cento dei lavoratori americani, «interesserà 120 milioni di famiglie, mettendo nelle loro tasse 120 miliardi di dollari».
Tassa sul Tabacco
E’ entrata in vigore la norma, licenziata in tempi record dal Congresso e sponsorizzata dal Presidente Obama, che prevede il triplicarsi del peso del fisco sulla produzione di tabacco. Il primo effetto, il più vistoso per le tasche dei contribuenti, causato dal rincaro fiscale è che la quota spettante all?erario, calcolata sul prezzo del singolo pacchetto di sigarette, sale da 39 centesimi fino a oltrepassare la soglia record di 1 dollaro. Il risultato di questa escalation del fisco è stato di mettere in fuga centinaia di migliaia di americani dal mercato del tabacco.
Denuncia delle torture
Obama decide di rendere pubblici i memorandum – quattro dal 2002 al 2005 – che descrivono una serie di tecniche di interrogatorio aggressive e tuttavia autorizzate che vanno dal waterboarding alla privazione del sonno e all?esposizione al freddo o al caldo eccessivo usate per fare pressioni sui prigionieri detenuti a Guantanamo. L?assicurazione dell?impunità agli agenti che hanno praticato le torture obbedendo algi ordini suscita polemiche a sinistra, la divulgazione dei documenti suscita polemiche a destra.
Svolta ambientalista
«L?inquinamento fa male» ed «è causato dall?uomo». Pertanto vanno limitate le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra. Per un europeo si tratta della scoperta dell?acqua calda ma questa evidenza, di cui ha finalmente preso atto l?agenzia Usa per l?ambiente, l?Epa, Environmental Protection Agency, per gli otto anni della era Bush era un tabù. La decisione segue la decisione di Obama di impegnarsi contro il degrado ambientale e di mandare al prossimo summit Onu di Copenhagen a dicembre, il capo negoziatore Todd Stern «con il mandato più forte possibile».
Medio Oriente
Obama ha invitato il presidente palestinese Abu Mazen, quello l’egiziano Mubarak e il premier israeliano Netanyahu a Washington per l’inizio di giugno. È il rilancio della politica americana per il Medio Oriente e il segnale di un ridimensionamento del rapporto esclusivo con Israele che aveva caratterizzato l?era Bush
Dialogo con l’Iran
In occasionedel Nowruz, il capodanno del calendario iraniano, che cade il 21 marzo, Obama indirizza un videomessaggio al popolo iraniano affermando «Vorrei parlare direttamente al popolo e ai dirigenti della repubblica islamica di Iran, superiamo trent’anni di conflitti [...]. Con il nuovo anno ci sia davvero un nuovo inizio». Apertura poi un po? ridimensionata dal rifiuto a partecipare alla conferenza di Ginevra sul razzismo, culminata nello show anti israeliano di Ahmadinejad, ma rinnovata con un?apertura immutata al dialogo.
Disimpegno in Irak
Un disimpegno in Iraq, più annunciato che finora messo in pratica, è stato annunciato da Obama fin dalla campagna elettorale. Il 2010 dovrebbe essere la dead-line
Islam
Nei suoi primi cento giorni di governo Obama ha eliminato dal lessico della Casa Bianca la parola «islamismo» in relazione al terrorismo di al Qaeda e il Dipartimento della Difesa ha invitato a sostituire la definizione «guerra al Terrore» di Bush con un più rilassante «operazioni di emergenza d?oltremare». Inoltre, nel suo viaggio in Turchia, ai primi di aprile, Obama ha dichiarato: «Lasciatemelo dire nel modo più chiaro possibile: gli Stati Uniti non sono, e non saranno, in guerra con l?Islam». Tra i gesti più mediatici la scelta di Dalia Mugahed, una donna musulmana e velata scelta a far parte del Consiglio consultivo sulla fede del presidente Usa, in rappresentanza di 25 confessioni religiose.
No alle armi nucleari
Al vertice Nato di Strasburgo Obama invoca la pax nucleare e dice «Vogliamo un mondo senza armi nucleari», promettendo un’agenda per cercare di raggiungere il traguardo.
Distensione con la Russia
Dopo numerosi segnali di disgelo, dopo il duro confronto sulla guerra in Georgia che aveva concluso l?aministrazione Bush, in margine al G20, un lungo colloquio di Obama con il capo del Cremlino Dmitri Medvedev segna la ripresa dei rapporti con la Russia e l?apertura di una stagione di collaborazione, concordando tra l?altro l?impegno a un accordo tra i due leader sul rinnovo del Trattato per la riduzione delle armi strategiche, il noto Start-1.
Tornano i fondi pro-aborto.
La rivoluzione Obama comincia ad abbattere i primi pilastri dell’era Bush. A poche ore dall’insediamento, il presidente democratico sta per siglare lo sblocco dei fondi federali ai gruppi internazionali che promuovono o effettuano l’aborto. Il provvedimento era stato già preannunciato nel programma di Obama come una delle prime misure ad essere varate. Conosciuta anche come “Global gag rule” o “Mexico City Policy”, è stata introdotta per la prima volta ai tempi della presidenza Reagan (nel corso di una conferenza Onu nella capitale messicana nel 1984) e poi revocata e reintrodotta dalle successive amministrazioni democratiche e repubblicane. Bill Clinton l’aveva revocata nel 1993, ma era tornata come uno dei primi atti di George W. Bush al suo primo ingresso alla Casa Bianca nel 2001
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