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A Viareggio si scatena l’inferno

30 giugno, 2009

CRONACA DI UNA TRAGEDIA:

da repubblica.it

Viareggio, treno esplode in stazione. E’ strage
In fiamme auto e palazzi: 13 morti, 4 dispersi

VIAREGGIO – E’ di 13 morti, 4 dispersi e 40 feriti di cui 15 in pericolo di vita, il bilancio della tragedia di Viareggio. Dati resi noti dalla questura di Lucca e ripresi dal premier Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa. E poi centinaia di sfollati, gente in stato di shock, due palazzine distrutte e altre tre evacuate. Lutti e devastazione in un paradiso delle vacanze al mare, Viareggio, a causa di un treno merci carico di Gpl (Gas di petrolio liquefatto) che a mezzanotte deraglia in stazione e innesca l’apocalisse nel centro della città: una serie di esplosioni e l’incendio.

L’esplosione. “Come un terremoto, come un tornado, ho avvertito uno spostamento d’aria e il pavimento muoversi” racconta un giovane. “Dormivo, mi è piombato il lampadario addosso, sono vivo per caso” dice un altro. “Mio marito, un eroe. Mi ha preso di peso e trascinato fuori da una porta sul retro prima che crollasse tutto. Da sola, con queste gambe malridotte, operate da poco, non ce l’avrei mai fatta” aggiunge un’anziana sorretta a braccia da due volontari della protezione civile che l’accompagnano nella tendopoli allestita in piazza del municipio.

Racconti dall’inferno della Versilia. Dalle Alpi Apuane, che imbiancano del marmo di Carrara le montagne, dicono di aver visto il cielo diventare arancione.
E’ poco prima di mezzanotte quando in stazione transita un treno merci, che si muove da nord verso sud, da La Spezia in direzione di Pisa, col suo convoglio di quattordici vagoni cisterna carichi gas. “Non è che andasse proprio piano, almeno a 90 all’ora” racconta qualcuno. “Il treno sferragliava sui binari, ho visto delle scintille” è la testimonianza di un altro. Più tardi le Ferrovie dello Stato spiegheranno che ha ceduto il carrello del carro cisterna. Poche decine di metri ed è la catastrofe.


In quel punto la linea ferrata è costeggiata dai palazzi, in parallelo corre via Ponchielli. Il merci 50325 Trecate-Gricignano deraglia. Il primo carro cisterna trascina fuori dai binari altri quattro dei quattordici vagoni che non sono proprietà delle Fs ma appartengono a una società straniera, la Gatx, con sede a Vienna. Solo uno si spezza. Purtroppo basta a causare l’immane disastro. Le esplosioni e le fiammate investono i palazzi e la strada. Una palazzina, dove vivono 18 persone, si sbriciola. Una più piccola, monofamiliare, prende fuoco. Alla fine, crollate o gravemente danneggiate, le case coinvolte saranno cinque. Come un proiettile, un grosso pezzo di metallo investe un uomo – che risulterà essere un quarantenne extracomunitario – e lo scaraventa ad una decina di metri uccidendolo. Per lo spostamento d’aria un’altra persona vola contro un cassonetto e avrà le gambe maciullate. Una ragazza, avvolta dalle fiamme, corre in strada, grida, cerca di strapparsi i vestiti.

Una scena apocalittica. Scene così ce ne sono tante. Le fiamme avvolgono un gazebo dove stanno cenando alcune persone. Scattano i soccorsi. I primi arrivano dalla vicinissima sede della Croce Verde che è stata gravemente danneggiata dall’esplosione: quasi tutte le ambulanze sono distrutte, un volontario è ferito ma non in gravi condizioni, altri hanno riportato contusioni.

Per timore che possano esplodere anche gli altri vagoni rimasti integri, vengono evacuati altri tre palazzi. “La cabina è stata invasa dal gas, siamo riusciti a scappare – raccontano i due macchinisti dl treno, feriti in modo non grave – Siamo vivi per miracolo”.

I soccorsi. I soccorsi sono stati tempestivi. Centocinquanta persone della Protezione Civile hanno lavorato tutta la notte. All’alba, in una luce irreale, con il fumo che si è diradato e i focolai quasi del tutto spenti, lo scenario ricorda un attentato a Bagdad. Si scava, si cercano le persone che dovrebbero esserci e di cui non si hanno notizie. Secondo il sindaco di Viareggio sono una trentina. Poi, però, Bertolaso precisa che non dovrebbero essere più di tre o quattro: “Gli altri erano scappati”.

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