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Zone di guerra: Dossier Honduras

5 luglio, 2009

Amici di Candido, in questi ultimi giorni avrete sicuramente sentito parlare del Golpe in atto in Honduras, con la destituzione del Presidente democraticamente eletto. Vi invito a leggere questo dossier per capire qualcosa di piu sulla vicenda.

Innanzitutto partiamo dallo stato scenario del colpo di Stato: L’Honduras

da wiki: L’Honduras (nome ufficiale República de Honduras) è una nazione di (112.492 km², 7.326.496 abitanti, con capitale Tegucigalpa) dell’America centrale istmica. È il secondo paese più povero delle Americhe.

La Costituzione del 1982

Con il trionfo della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua, il Centroamerica iniziò a vivere un periodo di instabilità politica e sociale dettato dall’interferenza U.S.A. nella regione e da una forte paura della possibile estensione di suddetta rivoluzione. Questo provocò la pressione, in Honduras, la pressione, da parte del governo di Washington nei confronti dell’allora dittatore Paz Garcia affinchè permettesse elezioni libere.

Le elezioni legislative furono fatte nel 1980 e, una anno dopo, risultò costituzionalmente eletto Roberto Suazo Cordova. Tale presidente diede vita alla costituzione del 1982, ma la repressione di stampo dittatoriale non terminò con queste aperture democratiche dato che, iniziò una grande fase di terrore con la ricerca e la eliminazioni di molti elementi della sinistra honduregna (tema che, tuttavia, in Honduras è considerato tabù) segnando, così, l’inizio di una nuova era politica honduregna. Il gruppo Facusse propose che Honduras si convertisse in uno stato libero associato agli U.S.A..

Durante il governo di Roberto Suazo Cordova gli U.S.A., attraverso la loro base di Palmerola, usarono il territorio honduregno como base dei controrivoluzionari nicaraguensi con il fine di deporre il governo comunista di Daniel Ortga in Nicaragua.

Questa politica continuò anche con il governo del liberale Josè Azcona Hoyo. Il governo statunitense prestò all’Honduras aiuti finanziari senza precedente pur di ottenere l’utilizzo del suo territorio per combattere il governo di Ortega.

Nel 1990 salì al potere il “nazionalista” Rafael Leonardo Callejas. Egli iniziò il “piano di aggiustamento” (o Riordinamento economico) che altro non era che l’applicazione fedele delle teorie neoliberiste di Milton Friedman e proposte dall’allora Presidente degli U.S.A. Ronald Reagan e dalla Prima Ministra britannica Margaret Thatcher. Tale “piano” ebbe conseguenze disastrose per l’economia del paese. L’economia entrò in una profonda crisi; il debito fiscale e commerciale causarono l’impoverimento della classe media. Il malcontento non si fece aspettare e, nelle elezioni del 1994 vinse il “liberale” Carlos Roberto Reina [....]

Nel 2006, Maduro lasciava il potere al “liberale” Manuel Zelaya Rosales. Durante il suo governo il paese centroamericano si incorporò all’ALBA (Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America fondata nell’Aprle del 2006 dai Presidenti di Venezuela e Cuba Hugo Chavez Frias e Fidel Castro Ruz ion alternativa all’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) fondata dagli Stati Uniti d’America), questo creò una serie di tensioni nel paese: il vicePresidente rinunciò al suo incarico e, l’adesione dell’Honduras all’ALBA tardò in quanto gli oppositori dichiararono nullo l’ingresso poiché, ritenevano, non poteva essere valido fino a che il Congresso Nazionale dell’Honduras non lo autorizzava. Inoltre, larga parte delle influenti imprese private non vedevano di buon occhio questo accordi per la linea politica espressa dai paesi che ne facevano parte. Tuttavia, il 10 ottobre del 2008 il Congesso honduregno approvò l’ingresso nell’alleanza.

I fatti di cronaca: Il colpo di Stato

Il 28 giugno del 2009 (in concomitanza con il referendum consultivo, cioè non vincolante, per l’elezione di un’assemblea costituente[2]) il Presidente Zelaya è stato arrestato e l’Honduras è diventato scenario di un Colpo di Stato militare ordinato dalla Corte Suprema[3]. La Corte ha descritto il golpe come un atto in difesa della Costituzione. La Costituzione dell’Honduras, attraverso articoli non riformabili, fissa in quattro anni la durata della carica presidenziale, attribuendo esclusivamente al Parlamento il potere di apportare modifiche costituzionali (con l’esclusione degli articoli immodificabili) e vieta espressamente di variare la durata dell’incarico presidenziale e di abrogare la proibizione ad un secondo mandato [4]. Nelle ore della mattina fu detenuto nella sua casa da militari asserviti all’oligarchia che si opponevano alle sue misure popolari e, in seguito, fu condotto con un aereo militare nella capitale del Costa Rica. Nelle stesse ore vennero sequestrati gli ambasciatori di Venezuela, Cuba e Nicaragua (rilasciati svariate ore dopo).

La sera dello stesso giorno nel Congresso venne letta una lettera di rinuncia del Presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya che fu subito smentita dal Presidente stesso esiliato in Costa Rica. Il congresso decise tuttavia di accettare la supposta rinuncia e designò, come successore, il presidente del congresso Roberto Micheletti con il compromesso che, lo stesso, resterà in carica solo fino al termine di quello che doveva essere il mandato del Presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya nel gennaio del 2010.

Le strade delle capitale sono pattugliate dalle forze dell’esercito ma, tuttavia, 48 ore dopo l’investitura del presidente di fatto Micheletti, molti settori sociali hanno indetto uno sciopero generale per richiedere l’immediato del Presidente Costituzionale Manuel Zelaya. Nelle prime ore del 29 giugno è stata intensificata la presenza militare nei pressi della casa presidenziale di Tegucigalpa dove migliaia di honduregni vicini al Presidente Zelaya stanno manifestando. La situazione in quelle ore, si rese molto tesa vista la forte volontà dei manifestanti di non permettere a nessuno (se non al Presidente Zelaya) di entrare nella Casa Presidenziale. Gli osservatori internazionali dell’OEA (presenti per controllare il regolare sviluppo del Referendum) hanno dichiarato a varie televisioni latinoamericane (tra cui telesur) che non riconoscono Micheletti come Presidente dell’Honduras.

Nelle prime ore del 29 giugno 2009 le principali personalità politiche del continente americano si sono espresse in merito a quanto accaduto in Honduras. Il Presiente degli Stati Uniti Barack Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras dichiarandosi seriamente preoccupato per la situazione honduregna e chiedendo: “a tutti gli attori politici e sociali in Honduras di rispettare lo stato di diritto”, sulla stessa linea anche la segretaria di Sato Hillary Clinton che ha dichiarato: “Sono stati violati i principi democratici” mentre l’ambasciatore degli Stati Uniti a Tegucigalpa Hugo Llorens, ha detto che “l’unico presidente che gli Stati Uniti riconoscono nel paese è Zelaya”. Chavez ha minacciatori di intervenire militarmente in appoggio al Presidente. Castro e i presidenti dei paesi appartenenti all’ALBA hanno richiesto la deposizione del potere dell’alto comando del Golpe. A tutt’oggi, l’ONU e l’intera comunità internazionale riconosce Manuel Zelaya come unico Presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras.

La condanna internazionale: le proteste di Obama e Chavez

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto che per gli Usa il presidente dell’Honduras resta Manuel Zelaya.
Quanto avvenuto ieri in Honduras secondo Obama “non è legale” e se il colpo di stato in Honduras venisse accettato sarebbe “un terribile precedente”.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunita d’urgenza, ha invitato a intervenire il presidente destituito Manuel Zelaya: “Tutta la comunità internazionale, tutti i 192 Paesi delle Nazioni Unite, devono far sentire la propria voce per condannare questa azione criminale”. E il segretario di Stato Usa Hillary Clinton afferma che per gli Stati Uniti “la massima priorità è quella di restaurare la piena democrazia e l’ordine costituzionale in Honduras”. Secondo Clinton, l’estromissione del presidente Manuel Zelaya equivale “a un colpo di Stato”.

Migliaia di sostenitori di Zelaya hanno deciso di sfidare il coprifuoco di due giorni imposto dal nuovo capo dello Stato designato, Roberto Micheletti, protestando sotto il palazzo presidenziale di Tegucigalpa, capitale honduregna. Secondo la testimonianza di un fotografo della AFP ci sarebbero diversi feriti tra i manifestanti e anche tra le fila dell’esercito. Il coprifuoco è di 48 ore in tutto il Paese a partire dalle 21 di ieri, le 3 in Italia, fino alle 6 di mattina.
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/honduras/onu-riunione/onu-riunione.html

Il golpe civile-militare in Honduras (così lo definisce il giornale boliviano La Prensa) cattura le prime pagine dei principali quotidiani sudamericani, in particolare quelli degli altri Paesi dell’Alba, l’organizzazione creata dal presidente venezuelano Hugo Chavez e della quale fa parte anche Tegucigalpa. Il commento più illustre è quello di Fidel Castro: il Lider Maximo ha pubblicato un editoriale su “Granma” nel quale definisce il golpe contro il presidente Manuel Zelaya “un errore suicida” e qualifica l’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), che pure ha condannato il colpo di Stato, come una “istituzione preistorica”. La posizione più agguerrita è quella venezuelana, con Chavez che dopo il temporaneo sequestro del proprio ambasciatore (che al momento del golpe si trovava nella residenza del ministro degli Esteri dell’Honduras, Patricia Rodas) ha minacciato l’intervento militare

http://www.apcom.net/newsesteri/20090629_120301_480caf0_65135.shtml

Le ragioni del golpe, una scomoda verità sul Presidente detronizzato:

il comportamento del “detronizzato” Zelaya non è stato assolutamente trasparente. Anzi, appare piuttosto in contrasto con i dettami della Costituzione democratica. Bisogna ora ricordare che la crisi politica attualmente in corso è stata originata dalla volontà di Zelaya di far svolgere un referendum popolare che, dal suo punto di vista, avrebbe dovuto, in caso di esito a lui favorevole, rendere possibile una modifica della Costituzione che gli avrebbe permesso di ricandidarsi per un secondo mandato presidenziale. Tale referendum è stato da più parti definito, forse per superficialità, forse per ignoranza delle fonti normative hondurene, “costituzionale”. In realtà l’uso di questo aggettivo è decisamente inappropriato; altri sono in Honduras i metodi costituzionalmente legittimi per giungere ad una modifica della Costituzione stessa, e si trovano enunciati nell’art. 373. Difronte all’ostinazione di Zelaya nel portare avanti questa consultazione referendaria, che al massimo può avere valore di sondaggio, la Corte Suprema si è assunta la responsabilità di ordinare ai militari di destituire il presidente con la forza, giudicando illegittimo il referendum. Ma perchè i magistrati costituzionali hanno preso tale decisione? Perchè hanno intravisto, dal loro punto di vista, un pericolo per la Costituzione? Per provare a rispondere a queste domande bisogna partire proprio da una lettura della medesima. L’articolo 237 in effetti fissa in quattro anni la durata del mandato presidenziale. Ma ancora più interessante è l’enunciato del successivo articolo 374, che recita testualmente: “Non potranno essere riformati, in nessun caso, l’articolo precedente (cioè il 373, che conferisce in via esclusiva al parlamento il potere di riformare la Costituzione), il presente articolo, gli articoli costituzionali che si riferiscono alla forma di governo, al territorio nazionale, al mandato presidenziale, al divieto di essere nuovamente presidente della Repubblica, il cittadino che lo è stato a qualsiasi titolo non può essere Presidente della Repubblica per il periodo successivo”. Dunque, volendosi attenere ai principi espressi in maniera vincolante dalla Costituzione, sembrano rimanere pochi dubbi. Questi articoli sono, per così dire, blindati, nel senso che nessuno (nemmeno il parlamento) e per nessun motivo li può riformare, come è chiaramente scritto nei medesimi. E poichè in essi si vieta di modificare la durata del mandato presidenziale e di abrogare la proibizione ad essere rieletti, è evidente che l’aspirazione di Zelaya ad ottenere un secondo mandato presidenziale è costituzionalmente illegittima. Si tratta evidentemente di una Costituzione tesa a ridurre al minimo la durata in carica del Presidente, ed essendo l’Honduras è una Repubblica presidenziale in cui questi concentra nella sua persona ampi poteri, non si può certo dire che una simile norma non sia garantista. fonte

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