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Le insidie per il PDL vengono dall’interno. Partito del Sud e cani sciolti…

26 luglio, 2009

Mentre Berlusconi deve affrontare ogni giorno l’allargamento dello scandalo “veline a Palazzo Chigi”, nel PDL crescono i malumori per la gestione “nordista” del governo. Chi fonda il Partito del Sud, chi tenta di mettere assieme un manipolo di parlamentari per influenzare le scelte del governo. Vedremo come reagirà Papi, pronto come penso ad accontentare all’apparenza tutto e tutti, pur di continuare a fare i suoi interessi.

Il mini-complotto parte dal Senato? Erano trenta, ex An più qualche raro ex forzista pronto a tradire Re Silvio – Tutti a cena A Roma. E tutti critici rispetto all’asse Tremonti-Lega in materia di politica economica…

Il mini-complotto parte dal Senato? Erano trenta, forse qualcosa in più, buona parte ex An più qualche raro ex forzista pronto a tradire Re Silvio. Tutti a cena nel centro di Roma, in un ristorante a due passi dal Senato come riferisce anche l’ApCom. Tutti senatori del Pdl, due sottosegretari e un deputato, tutti uniti dal malumore nei confronti del Popolo delle Libertà, stretti nel ruolo di parlamentari che non riescono ad incidere per quanto vorrebbero.

tutti critici rispetto all’asse Tremonti-Lega in materia di politica economica. Pronti a far sentire la propria voce a Palazzo Madama a partire dal dl anticrisi che approderà al Senato la prossima settimana. Per ora non sembrano esserci i tempi, ma tutti hanno convenuto che se il dl dovesse tornare alla Camera e dunque “si apriranno spazi per ragionare, non ci tireremo indietro”.

C’erano Carlo Giovanardi e Pasquale Viespoli (entrambi sottosegretari), c’erano fra gli altri i senatori Mario Baldassarri (AN, già paragnosta ai tempi del sequestro Moro, il primo a prendere la parola nella cena che assomigliava più a un seminario) e Lucio Malan (fatto fuori dagli incarichi di partito e sempre più dedito a irriverenti imitazioni canzonatorie di Papi Silvio), il miracolato ex dc Cesare Cursi, Andrea Augello (che ha nella testata del suo sito lo slogan “Capitani corraggiosi”), poi Ombretta Colli, e peones in cerca di certezze per la ricandidatura come Laura Allegrini, Maurizio Saia, Giuseppe Valditara e Filippo Saltamartini.

E ancora, Candido De Angelis (in una sola riga tutta la sua biografia su Wikipedia), Francesco Casoli e Andrea Fluttero. C’era anche un deputato, Marcello De Angelis (cantautore, ex leader di Terza Posizione, già latitante a Londra e fondatore del gruppo musicale “270 bis”, l’articolo del codice penale riguardante associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico). Ha preso parte alla cena, chissà perché, anche la dark lady Roberta Angelilli, neoeletta alla vicepresidenza dell’Europarlamento.

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Tensione sul meridione anche nel governo. La siciliana Prestigiacomo
contro il leghista Calderoli sulla questione energetica e il Meridione

Il piano per il Sud divide il Pdl
e in Sicilia nasce un nuovo gruppo

ROMA – L’annunciata nascita del Partito del Sud, la riscoperta della questione meridionale e il bisogno di una “fase due” nell’attività di governo scuotono il Popolo della Libertà. Ieri, per esempio, un gruppo di deputati regionali di centrodestra ha dato vita al Pdl Sicilia e a settembre formeranno un gruppo autonomo all’Assemblea regionale siciliana. Un raggruppamento contrario al Partito del Sud di Lombardo e Micciché, che però sostiene il governatore siciliano, ma mira a fare concorrenza al Mpa quando si parla di rivendicazioni meridionalistiche.

“Il Pdl-Sicilia nasce come articolazione del Pdl, con la volontà di far partire un processo di democrazia interna al Pdl nazionale, con un primo passo, proprio, dalla regione Sicilia”, spiega così Carmelo Briguglio. Che si affretta subito a negare che Pdl Sicilia altro non è che la corrente di Gianfranco Fini all’Ars. Briguglio immagina un Pdl partito federale con “uno statuto che porti all’elezione dal basso della sua rappresentanza”. Ovvero un coordinatore regionale scelto dalla base.

La complicata questione politica siciliana si intreccia con l’avvio di una “fase due” del governo in cui l’esecutivo dovrebbe riequilibrare in chiave meridionalista lo strapotere leghista

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