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Futura RaiTre, Minoli direttore, Costanzo conduttore, a rischio Gabanelli, Fazio e Dandini

5 settembre, 2009

Un articolo di Aldo Grasso sul corriere di oggi ha un qualcosa di inquietante, Maurizio Costanzo si appresta a sbarcare su Rai Tre. Paolo Ruffini, direttore che vanta parecchi successi (da Ballarò a Che tempo che fa passando per Parla con me ed altri prodotti varati durante la sua direzione) rischia di essere sostituito da un grande professionista, Giovanni Minoli portato da PDL e PD (corrente dalemiana). In questo scenario apprendiamo che trasmissioni storiche e di successo come quelle di Fazio, Gabanelli (Report) e Serena Dandini sambrano essere a rischio. Viene quindi da pensare che l’arrivo di Costanzo sulla terza rete non sia casuale, in effetti D’Alema non nascose in passato simpatie per il direttore del Brancaccio.

Poveri noi.

Su Costanzo segnalo un interessante pezzo di giornalismi.info da cui ho tratto un paragrafo:

D’Alema giustifica il berlusconismo di Costanzo, sostenendo che data la posizione dominante del Cavaliere nel settore dell’informazione, “è difficile che qualcuno non abbia avuto uno stipendio da Berlusconi”. E ascoltandolo parlare si capisce finalmente come mai D’Alema e i DS si sono serviti a più riprese delle prestazioni professionali del costosissimo consulente Costanzo: l’obiettivo era salvarlo dal monopolio berlusconiano e da questo mondo cattivo che per non morire di fame ti obbliga a prendere stipendi da Mediaset anche quando insegni Scienze della Comunicazione alla Sapienza, sei direttore artistico di numerosi festival e teatri nazionali, e scrivi editoriali su prestigiosi quotidiani e riviste che non appartengono a Berlusconi

L’articolo di Grasso:

Maurizio Costanzo sta per tornare in Rai, su Raitre, ma il direttore Paolo Ruffini non lo sa. Con chi sta trattando? A dare ascolto al tam tam di Viale Mazzini, sulla poltrona della rete ci sarà Giovanni Minoli. Ovviamente è una situazione paradossale, ma tutti fanno finta di non sapere o di essere stati colti di sorpresa, a cominciare dal presidente Paolo Garimberti che non ha inserito nell’ordine del giorno del cda del 9 settembre la questione delle nomine. Anche il dg Mauro Masi smentisce le indiscrezioni ma l’impressione è di trovarsi di fronte al segreto di Pulcinella.

Ruffini non ha fatto nulla per meritarsi la cacciata. Anzi la rete ha dimostrato di avere una sua identità editoriale e un suo pubblico affezionato: quest’estate, nel passaggio al digitale, la Rai ha perso più di 4 punti di share, Raitre solo lo 0,8%; Mediaset e Sky hanno incrementato l’ascolto. Eppure Ruffini dovrà trovarsi un altro lavoro. Stesso destino di Carlo Freccero: è il più bravo della Rai a inventare palinsesti, ma lavora in periferia perché non ha sponsor politici in grado di imporlo. Per Minoli è tutto più facile: da una parte (Pdl) può riscuotere il bonus che si era giocato a favore di Saccà, dall’altra (Pd) pare che sia intervenuto a suo favore D’Alema. Naturalmente, Ruffini paga l’indecisione del Pd, invischiato nelle primarie d’ottobre e nelle lotte interne.

Com’era facile prevedere, questa incertezza dà adito ai peggiori sospetti e chiunque dirigerà Raitre o il Tg3, al di là della propria professionalità, si porterà dietro l’equivoco di trattative segrete, di patteggiamenti occulti. Come se i meriti, il lavoro svolto, l’impegno siano le ultime cose che interessano ai vertici di Viale Mazzini. Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perché il dg Masi le ha tolto lo scudo dell’assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore dei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi). Ci si chiede poi che fine faranno Giovanni Floris o Fabio Fazio o Serena Dandini. Su Raitre ci sarà visibilità solo per l’one man show come su RaiEducational?

Aldo Grasso
05 settembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA

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