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Lodo Alfano, Berlusconi non cadrà qualunque sia la sentenza della Corte

5 ottobre, 2009

 

Domani è il giorno del “Lodo Alfano”. La Corte Costituzionale inizia l’esame finale della legge “vergogna” che tutela Berlusconi (e le altre tre cariche dello stato) da inchieste e processi. In questi giorni il centro destra è in subbuglio. Alcuni parlano di rischio “eversivo” nel caso il lodo venisse bocciato dalla Corte. Altri auspicano una manifestazione nazionale pro-Berlusconi, altri addirittura vorrebbero un ritorno alle urne per spazzare via i “viscidi” che tramano contro Silvio, anche nel Pdl.

Sulla Consulta si concentrano quindi le pressioni di buona parte del ceto politico italiano, ma Berlusconi non è sicuro di portare a casa un risultato positivo.

Lo scenario che più spaventa il governo è quello di un giudizio di illegittimità secca del Lodo, per violazione dell’articolo 138 della Costituzione. Il che significa che la sospensione dei processi nei confronti della quattro più alte cariche dello Stato non andava fatta con legge ordinaria. Se così fosse – secondo una scuola di pensiero – sarebbe difficile per il governo Berlusconi rimediare con un Lodo Alfano Bis, in tempi brevi. Un ddl costituzionale richiede la doppia lettura delle Camere e la maggioranza dei due terzi del Parlamento, se si vuole evitare il referendum confermativo. Nel frattempo, il premier tornerebbe sotto processo. Non solo per la vicenda Mills.

Cerchiamo di capire qualcosa di piu sulla faccenda. Iniziamo dagli “attori” in gioco, la Corte Costituzionale. Il Messaggero:

Chi sono i membri della Corte:

La Corte costituzionale è composta da quindici giudici: il presidente Francesco Amirante (eletto dalla Corte di cassazione), il vice presidente Ugo De Siervo (eletto dal Parlamento), Paolo Maddalena (eletto dalla Corte dei conti), Alfio Finocchiaro (eletto dalla Corte di cassazione), Alfonso Quaranta (eletto dal Consiglio di Stato), Franco Gallo (nominato dal presidente della Repubblica, Luigi Mazzella (eletto dal Parlamento), Gaetano Silvestri (eletto dal Parlamento), Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro (nominati dal presidente della Repubblica), Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo (eletti dal Parlamento), Alessandro Criscuolo (eletto dalla Corte di cassazione) e Paolo Grossi (nominato dal presidente della Repubblica).

Esito non scontato:

Gli orientamenti dei giudici costituzionali non sono prevedibili, considerata l’eterogeneità della Corte che per un terzo è composta da giudici nominati dal Capo dello Stato (Franco Gallo, Sabino Cassese, Giuseppe Tesauro e Maria Rita Saulle scelti dall’ex presidente Ciampi, Paolo Grossi da Napolitano), per un altro terzo da giudici provenienti dalle alte Corti (il presidente Francesco Amirante dalla Cassazione assieme ad Alfio Finocchiaro e Alessandro Criscuolo, dal Consiglio di Stato Alfonso Quaranta, dalla Corte dei Conti Paolo Maddalena). Né l’area di provenienza dei giudici eletti dal Parlamento (Ugo De Siervo è stato votato su indicazione del centrosinistra, così come Gaetano Silvestri, mentre Luigi Mazzella, Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo del centrodestra) basta a predirne i voti.

 Dal Lodo Schifani (2003) al Lodo Alfano (2008)

Dall’Ansa leggiamo:

Il ‘lodo Schifanì, che nel precedente governo Berlusconi determinò la sospensione e lo stralcio del processo Sme a suo carico, riguardava le prime cinque cariche dello Stato (Capo dello Stato, presidenti di Senato e Camera, premier e presidente della Corte Costituzionali). Fu bocciato nel 2004 con una decisione emessa dalla Consulta (per due terzi diversa da quella attuale) con motivazioni scritte da Francesco Amirante, ora presidente della Corte. Le motivazioni di quella sentenza (n.24 del 2004) sono certamente una ‘bussolà per gli attuali giudici costituzionali, ma vengono interpretate in modo divergente anche da emeriti costituzionalisti per sostenere pareri pro e contro la legittimità dell’attuale lodo Alfano. Cinque anni fa la Corte ritenne che il precedente lodo prevedeva una sospensione del processo «generale, automatica e di durata non determinata», creando così un «un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione» con una conseguente violazione dei principi di uguaglianza (art.3) e di difesa (art.24). Tuttavia la Consulta definì un «interesse apprezzabile» quello di «tutelare il sereno svolgimento delle funzioni» delle alte cariche dello Stato, sempre che tale intesse sia tutelato «in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale».

Nel 2008, nuovamente premier Berlusconi, il governo ha provveduto ad emanare un secondo ‘lodò che a detta del Guardasigilli Angelino Alfano ha recepito le indicazioni della Corte. In particolare perchè è limitato alle prime quattro cariche (di natura ‘politicà, con la relativa esclusione del presidente della Consulta); è circoscritto nel tempo (vale solo per la durata della corica e della funzione e non è reiterabile salvo in caso di nuova nomina nel corso della legislatura); è rinunciabile da parte dell’interessato (come ha fatto ad esempio il presidente della Camera Gianfranco Fini pochi giorni fa); salvaguarda le parti civili costituitesi che potranno proseguire la loro azione in sede penale. Nulla diceva la precedente sentenza della necessità di intervenire con una legge costituzionale, e dunque di una possibile violazione dell’art.138 della Costituzione . Ed infatti la Consulta scrisse che era da ritenersi «assorbito ogni altro profilo di legittimità costituzionale». Frase, quest’ultima, per certi versi sibillina e che però nella ricerca di dottrina (7 volumi per più di tremila pagine) ora all’attenzione dei giudici della Corte sarebbe da intendersi con un mancato esame «per economia di giudizio» Ma c’è anche chi ritiene che quella frase sarebbe stata allora utilizzata per non sconfessare, per vizio di forma, la firma apposta al ‘lodo Schifanì dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Situazione analoga, per certi versi, a quella attuale. Ma i ricorsi alla Consulta dei magistrati di Milano e Roma denunciano anche altre violazioni della Costituzione: il principio di uguaglianza previsto dall’art.3, la ragionevole durata del processo (art.111), l’obbligatorietà dell’azione penale (art.112), il giudicato costituzionale (art.136), e le guarentigie dei parlamentari, del Capo dello Stato e dei ministri (art. 68, 90 e 96). Tutti punti su cui, da domani, sarà sfida aperta alla Consulta, con i legali di Berlusconi pronti ad assicurare che non c’è alcun bisogno di una legge costituzionale, che la sospensione del processo non è un’immunità e che il premier non può essere considerato un ‘primus inter pares’ rispetto agli altri ministri. (ANSA)

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In definitiva non è detto che domani vi sia la “sentenza” sul Lodo, potrebbero essere necessari alcuni giorni di riflessione, soprattutto nel caso, molto probabile, di diverse opinioni all’interno della Corte.

Sembra poi difficile una bocciatura in toto per violazione dell’articolo 138, ciò impedirebbe una legge ordinaria e necessiterebbe di una legge costituzionale che questo parlamento non concederà facilmente. L’ipotesi sembra però remota e quindi lascia spazio alla approvazione di un nuovo Lodo qualora quello Alfano venisse rigettato.

Questo il parere “tecnico”. Dal punto di vista politico non penso cambierà nulla in caso di respingimento della Legge. Berlusconi non si dimetterà e griderà al complotto, qualche titolone di Feltri e Belpietro e magari un nuovo editorale di Scodinzolini. Nulla di piu. Berlusconi non è battibile in questo momento ed al PDL conviene averlo a Palazzo Chigi. Non credo minimamente ad ipotesi di dimissioni o quant’altro. Spero davvero che il centrodestra non percorra la strada della “piazza” perche una manifestazione a sostegno di quell’essere potrebbe tramutarsi in un booomerang senza precedenti. Manifestare per la causa persa da Fininvest e per la bocciatura del Lodo vorrebbe dire manifestare in difesa degli interessi di una SOLA persona. Una vergogna che spero ci risparmieranno.

Il lodo passerà. Mia previsione.

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