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Archivio per 15 Novembre 2009

Tiziano Ferro e Laura Pausini insieme sul.. “DUE”

Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Rai Due conferma la sua vocazione musicale. Dopo X Factor, peraltro abbastanza deludente quest’anno, e Scalo76, trasmissione chiusa per bassi ascolti, sta per arrivare un Programma Evento. Laura Pausini e Tiziano Ferro, due delle piu importanti realtà musicali italiane, condurranno assieme una trasmissione musicale, DUE, incentrata appunto su loro due, sui loro successi. In arrivo poi anche una trasmissione monografica su alcune stelle musicali ed un programma estivo in stile Festivalbar. Di seguito il promo al programma DUE.

Da tvguida.it

A dicembre arriverà Due, programma attesissimo da molti.

Il format è piuttosto semplice e di sicuro successo: quattro appuntamenti, ognuno dei quali sarà caratterizzato dalla presenza di due big della canzone italiana. Carta bianca, nessun conduttore, musica allo stato puro, duetti, ospiti internazionali e molto altro.

Il debutto ufficiale vedrà sul palco la coppia Laura Pausini e Tiziano Ferro, mentre sono ancor top secret i big che prenderanno parte ai successivi tra appuntamenti.

E sempre di musica si parlerà anche in Emozioni, un programma di monografie che potrebbe partire nel corso del prossimo anno. Ad inaugurare il tutto dovrebbe essere un lungo speciale su Michael Jackson. Ne sapremo di più nei mesi a seguire.

Concludiamo annunciandovi che per la prossima estate sembra essere previsto un Festival Musicale – non è chiaro se una sorta di Festivalbar o che altro – che potrebbe svolgersi all’Arena di Verona ed altre tappe. Anche sotto questo aspetto vi consigliamo di tornarci a trovare nelle prossime settimane.

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Governo allo sbando, volano gli insulti.. e “Report” indaga su una Banca svizzera cara al Premier…

Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

GOVERNO ALLO SBANDO, INSULTI TRA MINISTRI

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10854.htm

Non c’era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l’immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri – lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione – rendeva l’idea del distacco del premier.

Il premier aveva lasciato fuori da Palazzo Chigi i timori di quello che considera il «nuovo complotto» ordito contro di lui dalla magistratura, le tensioni familiari che «mi stanno togliendo il sonno», e l’ira verso Fini con cui si è consumato un altro strappo. Era presente, ma era come se non ci fosse, assorto fino a dare l’impressione di essersi assopito, apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse. Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un’occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c’è un problema si risolve la prossima volta».

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Come è successo ieri tra Tremonti e Brunetta, che presentava un altro pezzo della riforma sulla Pubblica amministrazione. Il «professor Giulio» non ha esitato a bocciare il «professor Renato»: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione », ha iniziato a ripetere dando sulla voce del collega.

Si è scatenato il parapiglia, e per una volta Letta è intervenuto a sostegno di Tremonti. Alla fine, dopo ripetuti colpi sotto la cintura, Brunetta si è alzato e ha teso la mano al ministro dell’Economia, che non ha contraccambiato, anzi: «Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in…».

Con la Prestigiacomo solo i toni sono stati diversi. Perché quando la titolare dell’Ambiente – dopo aver illustrato il progetto da 1.250 milioni per gli interventi a difesa del suolo – ha chiesto cinque milioni per controllare il piano di interventi con tre nuove strutture ministeriali, Tremonti si è messo di traverso: «Cara Stefania, questo modo siciliano che hai di ragionare… ».

Apriti cielo, «Stefania» non ci ha visto più: «A me certe battute non le fai». Ed è scoppiata un’altra lite, che nemmeno l’intervento di Letta è riuscito a comporre. Così il decreto, che la Prestigiacomo voleva approvare prima di Natale è stato rinviato. E lei, furibonda ha lasciato il salone del Consiglio: «Me ne vado, sennò gli alzo le mani». Nemmeno Berlusconi ha salutato. Chissà se il Cavaliere se n’è reso conto. Perché lui c’era,ma era come se non ci fosse.

REPORT INDAGA SULLA BANCA SVIZZERA

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10880.htm

Report ricostruisce le vicende di Banca Arner. Banca privata con sede a Lugano, Nassau, Dubai e filiale a Milano. Commissariata da Bankitalia un anno fa per gravi irregolarità e violazione delle norme antiricilaggio. Ma chi sono i soci di questa banca? E i correntisti?

C’è un nome che sintetizza gran parte dei timori giudiziari di Silvio Berlusconi e che qualche cosa ha anche a che vedere con le vicende di famiglia. Non è il nome di un giudice, non è il nome di una persona. È il nome di una banca svizzera. Si chiama Arner bank, e questo marchio apparso già in passato nelle prime inchieste sul gruppo Fininvest-Mediaset, unisce due procure di quelle che al Cavaliere fanno accapponare la pelle.

Perché sull’Arner bank indagano sia la procura di Milano (inchiesta sui diritti televisivi e Mediatrade) sia quella di Palermo, dove ufficialmente i due pm Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia si occupano di riciclaggio di soldi della mafia e per questo motivo hanno fatto arrestare nel 2008 un finanziere italo-svizzero, Nicola Bravetti.

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Per fotografare la situazione e capire i timori, di giorno in giorno sempre più evidenti, di Silvio Berlusconi per le indagini milanesi e palermitane sulla Arner Bank, basta una frase di David Mills: “Chi è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un’immagine: Del Bue, tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui conti bancari delle società Century One e Universal One avesse un diretto controllo e poteri di disposizione assoluti”.

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Italia dei Valori nella bufera… mentre Di Pietro candida un ex leghista…

Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Italia dei Valori nella bufera, De Magistris e la sua “voglia di pulizia” all’interno del partito crea frizioni evidenti tra gli altri esponenti politici. E Di Pietro candida l’ex capogruppo leghista Cè nelle sue liste in Lombardia.

da polisblog.it

La situazione nell’Italia dei Valori, nonostante l’egregio risultato alle europee, è burrascosa: non solo proteste della base e attacchi da riviste amiche. Ora la crisi è passata al livello più alto della dirigenza visto che numerosi big del partito incominciano ad averne abbastanza del protagonismo di Luigi De Magistris.

L’ex magistrato in un’intervista aveva lasciato intendere che il suo impegno per modificare certi aspetti negativi dell’Idv non si sarebbe fermato. Ma evidentemente il suo attivismo, fuori dagli schemi decisi da Antonio Di Pietro, non piace a molti membri del partito.

E’ il capogruppo alla Camera Donadi a parlare pubblicamente dell’insofferenza latente dei fedelissimi di Di Pietro nei confronti di De Magistris

La grandezza di un uomo (riferendosi a De Magistris) si misura con la sua capacità di resistere al successo e il risultato delle europee gli ha dato alla testa. E poi questa volontà di presentarsi come moralizzatore dell’Idv, uno che alle riunioni non parla, e poi leggiamo le sue opinioni sui giornali. Eravamo all’8 per cento ben prima che arrivasse

e ancora in un crescendo astioso ha continuato il suo attacco

Un’idea dell’uomo me la sono fatta prima delle amministrative. Di Pietro ha cercato la buona fede e ha ricevuto in cambio solo attacchi gratuiti. Lunedì c’è l’esecutivo nazionale: o lì fa retromarcia o a quel punto la favoletta dei gemelli siamesi non è più credibile: dovrà rendersene conto anche Di Pietro. In un partito ci si resta se si rispettano le regole

da la stampa.it

Alessandro Cè sarà candidato dell’Italia dei valori

Un cavallo alato, un democristiano stringato, un ex capogruppo della Lega che passa all’Italia dei Valori… fenomeni concepibili nella mitologia greca. O nella politica italiana. Ma Tonino ha abituato a varcare le meraviglie del possibile.

La notizia è apparsa su un quotidiano locale di Brescia, e scientemente non è stata smentita dall’interessato: Alessandro Cè, l’ex capogruppo leghista alla Camera dei deputati, indimenticato medico della Valtrompia che disse «tifo Croazia, non Italia», l’uomo che fece sognare ai padani i lavori forzati per i clandestini (poi scavalcato solo da Gentilini, che voleva travestire gli immigrati da leprotti e aprire le cacce), bossiano della primissima ora e protagonista, alla pari con Giorgetti, di alcune tra le più memorabili giornate della storia di Montecitorio, starebbe per partecipare alla corsa per le regionali in Lombardia: ma con l’Italia dei Valori. Nel partito dell’ex pm confermano, «vorremmo candidarlo nella provincia di Brescia per le regionali del 2010». Lui per ora non fa annunci, con chi lo cerca si limita a glissare, «è ancora prematuro parlarne». Ma a Brescia danno la cosa per fatta.

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Zingaretti alla Regione ed un Udc alla Provincia? No, grazie

Pubblicato da candidonews su 15 Novembre, 2009

Si parla di Zingaretti alla Regione Lazio e di un Udc alla Provincia di Roma. Io non sono d’accordo. La provincia di Roma è L’UNICA Istituzione laziale che è in “salvo” dal centrodestra, almeno sino al 2013. Zingaretti poi rappresenta il candidato ideale per riprendere il Campidoglio proprio nel 2013. Candidare Zingaretti alla regione, con rischio alto di sconfitta, soprattutto se la avversaria sarà la Polverini, significa perdere in un sol colpo sia la Provincia sia la presenza di un Leader forte come Zingaretti, che sarebbe bruciato poi per la corsa a Sindaco.

No, meglio candidare altri. Nicola è troppo importante per “rischiarlo” in un momento di difficoltà per il centrosinistra. 

Lazio, dalla platea del Pd tam tam per Zingaretti

di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell’autore

In via dei Frentani, davanti alla storica sede della Federazione romana del Pci, capannelli di fumatori tracciano retroscena su via Gradoli. «Bisognerebbe chiedere ai vecchi compagni che seguirono il caso Moro…». Dentro, nella sala a ipogeo, un Pd passato dall’«effetto Veltroni» (quando il Campidoglio faceva da traino) all’«effetto Marrazzo» prova a lasciarsi alle spalle scandali e divisioni, immaginando un candidato per le regionali capace di invertire la tendenza Alemanno. Mentre sul palco va in scena il passaggio del testimone tra il segretario uscente, Roberto Morassut, 37%, mozione Franceschini, che si ritira, e Alessandro Mazzoli, 44%, mozione Bersani, eletto per acclamazione. Con 135.107 voti su 304.072. E un’unità tutta da conquistare, viste le percentuali. «Avrà bisogno del supporto di tutti noi», gli ricorda Ileana Argentin, 19%, mozione Marino. Mentre Morassut, in attesa di trovare un’intesa sul nome del presidente dell’assemblea, detta: fuori la politica dalla sanità, manifestazione contro la mafia, opposizione più dura in Campidoglio. Qualcuno fotografa il passaggio con una battuta: «Dal modello Roma al modello Viterbo», città del tesoriere dei Ds Sposetti, da cui proviene Mazzoli.

IL TAM TAM PER ZINGARETTI
Quanto alla scelta del candidato per le regionali, il nuovo segretario si limita a scandire una data: 24 gennaio, primarie di coalizione. E un obiettivo: l’alleanza con l’Udc, che intanto fa pervinire i suoi auguri a Mazzoli. Il resto del dibattito, per ora, è off records. Attraversa la platea sotto forma di brusio trasversale. Ma c’è già chi immagina quelle del 24 come «primarie alla Prodi». E sillaba il nome di Nicola Zingaretti, in attesa che il Pdl decida tra Tajani e Polverini. Dialogo tra un’assessora regionale della mozione Franceschini e un senatore della Bersani: «Lo dice anche la gente per strada: Zingaretti è l’unico che ha vinto e l’unico che può vincere». Replica: «Ma è come dire: non abbiamo nessun altro. Pensiamoci bene». Il bindiano Bachelet si entusiasma: «Ma dobbiamo sentire i circoli». La soluzione rischia-tutto – anche la Provincia, vinta da Zingaretti nel 2008 – fa tremare le vene ai polsi. «Perciò ci vuole un fattore straordinario: l’alleanza con l’Udc», spiega Mario Di Carlo, rutelliano ancorato al Pd. Zingaretti, al momento, per ora si sottrae. Ma c’è chi parla già di candidatura incrociate: lui per la Regione, con l’appoggio dell’Udc, un Udc alla Provincia, con l’appoggio del centrosinistra. Scenario che non piace a chi in Sinistra e Libertà considera Zingaretti «leader naturale del centrosinistra nel Lazio», ma lo vede in Provincia fino al 2013 e poi in corsa per il Campidoglio: «Perché non Gasbarra?», spiega, appunto l’assessore provinciale di Sl, Massimiliano Smeriglio. Se primarie saranno, Sl candiderà l’assessore regionale Luigi Nieri. Mentre anche l’Idv Stefano Pedica si prepara alla contesa.

fonte:Unità

 

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