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Processo Dell’Utri, censura a “La7″?

21 novembre, 2009

Acque agitate a La7. Il direttore del telegiornale, Piroso, ha negato la messa in onda di un servizio giornalistico sul processo Dell’Utri. Mafia e Politica. A parere di Piroso il contributo sembrava essere di parte. La giornalista autrice del pezzo, Silvia Resta, nega. Proteste anche da politici e giornalisti. Sono giorni che si rincorrono voci sulla possibile sostituzione del direttore del TgLa7 per motivi politici, in quanto sgradito al centrodestra. Chissà…

 La7: Piroso blocca speciale su Dell’Utri; il Cdr protesta

C’è bufera su La7, in questi giorni. Tutto è cominciato lunedì quando, a poche ore dall’inizio del programma Reality, che viene trasmesso in tarda serata, il direttore Antonello Piroso ha deciso di bloccare la messa in onda del programma e quindi del servizio di Silvia Resta. L’argomento era la storia del famoso “papello” di Riina, e comprendeva un abbondante richiamo ai rapporti che Marcello Dell’Utri ha avuto con mafiosi, anche di peso notevole nell’organizzazione. In particolare, si parlava dei suoi rapporti con i fratelli Graviano, coloro che fondarono il primo circolo di Forza Italia a Palermo-Brancaccio e che successivamente furono condannati per la bomba ai Georgofili di Firenze.
Ma Piroso ha negato la trasmissione del programma perchè secondo lui l’inchiesta aveva una “costruzione a tesi” e “testimonianze unidirezionali”; inoltre ha accusato la Resta di fare “giornalismo militante”. In realtà, i personaggi intervistati erano tanti, come gli ha fatto notare il Cdr che ha protestato: Piero Grasso (procura generale antimafia), Salvatore Borsellino (fratello del giudice ucciso), Vincenzo Scotti (ex ministro Interni: parla del suo siluramento), Nicola Mancino (ex ministro Interni: mostra la sua agenda del ’92 per provare di non aver incontrato Borsellino), Luigi Li Gotti (avvocato di Brusca e Mutolo), il giudice Giancarlo Caselli, il procuratore di Palermo Antonio Ingroia, Attilio Bolzoni (La Repubblica), Giuseppe Lumia (Commisione antimafia) e Nando Dalla Chiesa.
Ma è ovvio che quella era solo una scusa. E’ evidente da tempo che anche La7 sta passando a poco a poco sotto la “normalità” imposta da Berlusconi. E questo è stato solo il primo esempio di censura ad una rete televisiva che si era proposta come alternativa al duopolio RAI-Mediaset.

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La risposta della giornalista “censurata” da Piroso

[..] mi accusi di aver sentito “voci di una sola parte”: ma quale parte, trattandosi di mafia e antimafia?
Si poteva comunque intervenire, sempre che qualcuno me lo avesse chiesto in tempo utile. In tempo utile. Si poteva anche tagliare quella parte incriminata su Dell’ Utri  e mantenere il servizio (33 minuti) che conteneva le testimonianze inedite di Nicola Mancino e Vincenzo Scotti. Si e’ preferito buttare tutto.
Certo non ho un interesse privato, non prendo soldi dall’ antimafia, ne’ da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso che ci ha concesso in esclusiva questa intervista credendo nella nostra emittente,ne’ dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che tu dici essere “di parte”( di quale parte?) non prendo soldi nemmeno  dal pentito Spatuzza, che (“non solo del reato”) parla, a partire dal’94, di contatti tra i boss e la nascente organizzazione Forza Italia. Dicendo esplicitamente che erano ” da prendere con le molle, e al vaglio delle procure”, mi pareva utile far conoscere i contenuti di queste dichiarazioni che hanno fatto riaprire in questi giorni le inchieste sulle stragi e che sono peraltro comparse su tutti i giornali.
Posso aver sbagliato, ma non ti permetto di dire che si tratta di “giornalismo militante”. Ti ricordo peraltro, che accanto ai tanti codici che regolano la deontologia del nostro mestiere, c’e’ ne’ uno su tutti: l’articolo ventuno della Costituzione

fonte

Fatto grave quanto è accaduto lunedi scorso a La7.

E’ un fatto grave -che  purtroppo fotografa il clima che oggi si respira in troppe redazioni- quanto è accaduto lunedi scorso a La7.

Bloccare la trasmissione dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra mafia e stato a poche ore dalla messa in onda la stessa sera e dopo averla addirittura annunciata nel tg delle 12,30, rappresenta un chiaro atto di censura da parte del direttore Antonello Piroso.

Così come è inaccettabile il tono minaccioso e intimidatorio nei confronti della giornalista autrice dell’inchiesta utilizzato da Piroso  nella sua risposta alla legittima richiesta del comitato di redazione di La7, di chiarire le ragioni dello stop del servizio giornalistico.

Sono fatti gravi sempre più frequenti nell’emittenza pubblica e privata che chiamano in causa direttamente il ruolo del sindacato nazionale dei giornalisti e dell’ordine professionale ma che riguardano tutti i cittadini che hanno a cuore la tutela dei principi democratici sanciti dalla Costituzione a cominciare dall’articolo  21 sulla Libertà di stampa…….

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