Attacco alle istituzioni, le reazioni europee ed italiane

Delusione del Colle: fine del dialogo
quando Silvio Berlusconi è tornato sulla questione («Non c’è niente da chiarire, sono stanco delle ipocrisie») anche i più prudenti tra i consiglieri del Presidente hanno inteso che non c’era altra via da seguire che mettere l’elmetto e tornare in campo.
Sono nate così le poche righe dattiloscritte nelle quali – forse per la prima volta – il discorso di un capo di governo (per altro svolto fuori dei confini nazionali) viene definito «violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia». Non solo: a far intendere che la misura è considerata ormai colma, nella nota del Quirinale viene espressa non solo la «preoccupazione» del Presidente della Repubblica, ma soprattutto il suo «profondo rammarico». Un rammarico che, a tarda sera, fonti della presidenza spiegavano sottolineando almeno un paio di fatti. Il primo: col suo «violento» j’accuse, Berlusconi ha di fatto mandato gambe all’aria quello che la nota del Colle definisce «spirito di leale collaborazione… che giorni fa il Senato ha concordemente auspicato». Il secondo: giusto due mesi fa (il 7 ottobre) Napolitano era dovuto intervenire per difendere se stesso, i suoi predecessori e la Corte Costituzionale da un attacco dai toni e dai contenuti del tutto analoghi. In quella occasione – attaccando magistratura e Corte Costituzionale – il premier affermò polemicamente che «tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica…»: e il Capo dello Stato fu costretto a intervenire per ricordare che «il Presidente della Repubblica sta dalla parte della Costituzione»
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Werner Langen, capo della delegazione tedesca del Ppe al Parlamento europeo. «Ah! Incredibile! – dice sospirando al telefono il cristiano-democratico -. Non so che dire, ha parlato solo di sé invece che d’Europa. Mio Dio! Non ho voglia di dire nulla».
Nei corridoi del Consiglio Ue, mentre i Ventisette leader discutono di crisi economica e cambiamento climatico, si raccolgono solo voci smorzate dall’anonimato. «Un intervento fuori dai nostri protocolli – dice una fonte popolare -. In genere non abbiamo l’abitudine di sentire argomenti che esulano dalle tematiche europee». E’ stata «una circostanza insolita», si aggiunge. Niente di più. Inutile anche rintuzzare il navigato Martens: «Ho detto quello che ho detto».
In tedesco, invece, Berlusconi non ha detto quello che ha detto. Il traduttore, di fronte al «forte e con le palle» ha scelto di istituzionalizzare l’espressione ed eliminato il riferimento agli attributi. La versione è divenuta «uomo molto duro e molto forte». Deve essere per questo che in Germania la stampa l’ha buttata in caciara perdendo il riferimento alle questioni istituzionali che hanno scatenato il putiferio in Italia. «Ich bin der intelligenteste Mann Europas», titolava ieri sera l’autorevole Spiegel, «io sono l’uomo più intelligente d’Europa», concetto ripreso pari pari dal meno autorevole Blick. Il premier, questa frase non l’ha pronunciata. L’hanno desunta dalla barzelletta. I giornalisti tedeschi, evidentemente, l’hanno presa sul serio.































































