Tolto l’isolamento al boss Graviano
Il regalo di Natale arriva dopo Capodanno. La richiesta di ammorbidimento del 41bis (carcere duro per i mafiosi) era stata inoltrata mesi fa ma guarda caso viene accolta poco dopo la testimonianza del Boss che non conferma le accuse di Spatuzza durante il processo a Dell’Utri.
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Ma è difficile non mettere in relazione questo episodio con quello accaduto l’11 dicembre scorso, quando è stato sentito durante il processo a carico di Marcello Dell’Utri. Giuseppe Graviano, condannato a due ergastoli per le stragi del 1992 e per il processo relativo all’operazione “Tempesta”, chiamato a confermare i suoi rapporti con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, si rifiutò di rispondere, con una lunga lettera in cui adduceva motivi di salute legati al fatto di stare al 41 bis e lamentandosi in particolare - guarda caso – proprio dell’isolamento diurno.
Poichè i commentatori più attenti avevano fatto notare che questo modo di fare, unito alle parole dette alla stampa dallo stesso senatore Dell’Utri erano sembrate una vera e propria trattativa in corso, in stile mafia, è difficile non pensare che, se questa visione delle cose è veritiera, è stato fatto un altro passo avanti nella trattativa stessa.
Anche Repubblica.it, in tempi non sospetti, aveva ipotizzato sulla “non dichiarazione” del boss:
Giuseppe Graviano, dal carcere di Opera in videoconferenza, “si avvale della facoltà di non rispondere”. Ma si racconta in tre pagine che consegna alla corte, via fax. Chiede che “il suo memoriale” venga letto in aula, il presidente del Tribunale nega l’autorizzazione. Sono tre pagine sul carcere duro, solo sul carcere duro: “… In anni 16 di detenzione ho espiato più di 10 anni di isolamento e la legge dà come tetto massimo anni 3… ancora continuo a rimanere con videosorveglianza anche di notte in camera e nel bagno… non mi consegnano nemmeno il vestiario per venire in questo processo… mio figlio di anni 12 chiede perché non ci possiamo scambiare baci e carezze… c’è un accanimento ingiustificato”. Poi ricorda i disturbi alla tiroide, i mal di testa, le malattie delle pelle.
L’annuncio alla fine: “Quando il mio stato di salute me lo permetterà, sarà mio dovere rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”. E’ il suo proclama contro il 41 bis. E’ la sua deposizione. Quella che non ha voluto fare a voce. Giuseppe Graviano ha detto di più, molto di più di suo fratello Filippo. Sono voci che vengono da Brancaccio, Palermo.
































































