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Acea a Caltagirone? cosa c’è dietro l’accordo Udc-Polverini?

25 gennaio, 2010

A chi l’Acea? A Calta! – L’ennesima retromarcia di ale-danno per regalare la regina delle aziende romane a Caltagirone – Settembre 2009: Alemanno contro la privatizzazione. Gennaio 2010 (dopo la candidatura Polverini appoggiata dall’Udc): il sindaco accelera sulla vendita – E Calta gode: il titolo è ai minimi storici, ACQUISTO A PREZZI STRACCIATI, valore dimezzato da quando lupomanno è in Campidoglio….

fonte: corriere della sera tramite dagospia (http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-12594.htm)

Riassunto delle puntate precedenti: il Governo vara una riforma dei servizi pubblici assai criticata, oltre che dall’opposizione, anche da componenti della stessa maggioranza, con in testa la Lega Nord. Durante la prima adozione del provvedimento a settembre del 2009, il sindaco Alemanno annunciò la propria contrarietà all’obbligo per gli enti locali a scendere al 30% nella quota di possesso delle società partecipate entro il 2012 e affermò che l’assessore al Bilancio Leo (che è anche deputato) avrebbe tentato di modificare la norma.

Purtroppo le cronache non sono state così abili nell’intercettare l’ardimentosa battaglia dell’assessore Leo nelle aule parlamentari che, nel frattempo (il 2 ottobre 2009) afferma pubblicamente l’intenzione del Comune di cedere il 21% della propria partecipazione in Acea, circostanza che il sindaco si affretta a smentire con un comunicato stampa ufficiale il giorno dopo.

Adesso, con un’improvvisa accelerazione e cambio di direzione, il sindaco annuncia attraverso un’intervista al Sole 24 Ore l’intenzione di cedere il 20% di Acea entro l’anno (smentendo il proprio comunicato stampa) dopo che il Parlamento ha spostato, nel frattempo, il limite per la cessione delle quote al 2015.

Alcune considerazioni: tale ondivago orientamento è, come minimo, frutto di confusione ed incertezza sulle strategie che deve perseguire il Comune in quanto azionista di Acea e responsabile di ultima istanza della fornitura dei servizi erogati dall’azienda ai cittadini e alle imprese e rischia di produrre danni all’azienda ed alla città.

Dopo le dichiarazioni a mezzo stampa, il sindaco dovrebbe fornire ai romani e al Consiglio comunale alcune semplici risposte: perché tanta fretta di chiudere entro l’anno quando inizialmente il termine del 2012 sembrava troppo stretto? C’è consapevolezza del fatto che cedere azioni di Acea in questo momento con il titolo ai minimi storici, rischia di tramutarsi in un danno per il Comune e, di contro, in un inaspettato regalo per chi acquisterà?

Perché il sindaco non sembra prendere in considerazione l’ipotesi di cedere le azioni al mercato invece che a specifici “partner legati al territorio, fondazioni, imprenditori”? Siamo in tempo di elezioni e un surplus di trasparenza sulle motivazioni di scelte così impegnative appare doveroso.

Un Commento Lascia un →
  1. alberto permalink
    30 luglio, 2011 7:14 pm

    Chissa’ poi che cosa gliene importava ai romani dell’Acea, visto l’esito del referendum! Questi l’acqua gratis volevano, mica che la societa’ crescesse solida e prospera.

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