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La partita che giocano Usa e Cina

2 febbraio, 2010

La partita che giocano Usa e Cina
è il primo tempo d’una lunga storia

da la stampa

Avrete letto sui giornali  (se ancora li frequentate, e lo spero), e visto nei tg, le notizie sul raffreddamento dei rapporti tra Usa e Cina, il comando planetario chiamato  “G-2″.
Il problema è rilevante, perchè è soltanto l”inizio di un gioco politico-diplomatico che ci accompagnerà per il prossimo decennio. Un gioco che ha per posta l”egemonia mondiale. Oggi, questa egemoinia è ancora americana, e la Cina si presenta sul campo con il ruolo del competitor. Ma è un competitor che vuole fare la propria partita avendo come punti di forza una economia tuttora in drammatica espansione, una moneta sottovalutata che le consente di accelerare sulle esportazioni, e un credito di quasi 3 mila miliardi di dollari con fondi pubblici americani. 
Poichè ghli Usa conoscono bene il ritmo di crescita cinese e le possibilità di “ricatto” che Pechino coltiva nel proprio bagaglio strategico, hanno iniziato la partita scegliendo tempi e modi d”intervento. E alla intrusione che Pechino ha compiuto negli archivi (americani) di Google hanno risposto con la vendita di un arsenale militare a Taiwan (la Cina “nazionalista”, che la Cina popolare c onsidera invece parte integrante del proprio territorio).
Ma tutti sanno bene che la partita dei diritti  umani è giocata da Washington con molte riserve tattiche; se questa volta la Signora Clinton ha agito con tanta asprezza, se è stata accentuata la scelta dei tempi per vendere le armi a Taiwan, se alla Casa Bianca si sta valutando l”ipotesi di accogliere in visita ufficiale il Dalai Lama (rompendo il veto che Pechino ha sempre posto a tutti i paesi, minacciando ritorsioni), allora dobbiamo accettare l”idea che davvero la partita “finale” ora si è aperta ufficialmente.
Ci saranno ancora fasi tattiche lunghe e contraddittorie, e va tenuto sempre presente che la cultura (e la politica e le strategie)  della Cina sono proiettate in una dimensione temporale che ha come orizzonte di riferimento i secoli e non gli anni o i decenni; tuttavia, quello che si può ricavare da questa pirma fase della partita è che gli Usa stanno saggiando la tenuta della propria egemonia, scegliendo loro il tempo delle azioni d’attacco.
Vedremo come continuerà il confronto, ma stiamo attenti: vi si gioca il futuro del mondo.

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