Salta al contenuto

Crisi Grecia, un baratro senza fine…

24 febbraio, 2010

La Grecia è in crisi nera. La popolazione protesta, leggiamo:

ATENE – Sciopero e scontri. La Grecia, paralizzata dallo sciopero generale contro il piano di austerità deciso dal governo per far fronte alla crisi, ha dovuto fare i conti con una nuova ondata di proteste in piazza, soprattutto di giovani, sfociate in violenti faccia a faccia tra manifestanti e polizia. Decine di migliaia di manifestanti hanno invaso Atene, Salonicco e le altre città urlando slogan come «non pagheremo noi per questa crisi». Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni nel centro di Atene contro un gruppo di giovani, che ha vandalizzato banche e supermarket e attaccato la polizia con lanci di pietre. Tra gli slogan c’erano anche volantini anarchici inneggianti alla «guerra contro lo Stato e le banche».

TRASPORTI IN TILT – Mentre una task force congiunta Ue-Fmi ha cominciato a vagliare se le misure annunciate dal governo siano sufficienti, un milione e mezzo di lavoratori ha incrociato le braccia. Fermi aerei, treni, navi, scuole, uffici, banche, ospedali, tribunali e provocato un black out informativo in virtù dell’adesione dei giornalisti.

Situazione drammatica, preoccupante. Come sono arrivati a questo punto? Qui di seguito un riassunto della “pessima politica” attuata negli ultimi anni dalla classe dirigente greca, responsabile (da ambo gli schieramenti) di aver mentito sui conti pubblici:

La vulnerabilità dell’Irlanda era ed è dovuta alla sua sovra-esposizione all’industria dei servizi, finanziari in testa, dunque agli assalti della speculazione nel pieno della tempesta 2008. La Grecia, invece, soffre di problemi strutturali oltre che di un’eccessiva politicizzazione della pubblica amministrazione e c’ da ricordare che nel 2004, con l’avvento al potere di Nuova Democrazia, si scoprì che le cifre di deficit e debito erano ben maggiori di quelle ufficializzate a Bruxelles, ciò significò che tre anni prima Atene era entrata nell’euro con i parametri totalmente fuori linea.

Adesso, con il nuovo cambio di governo, la sceneggiata si ripete con la scoperta di un deficit del 12,5% contro una stima Ue ancora al 3,7% a inizio anno. Ora rettificato al 12,75 per il 2009, al 12,2 nel 2010, al 12,8 nel 2011, a fronte di un debito del 112,9, 125,7 e 135,4% e con l’economia ormai entrata in recessione.

La Grecia non è l’unico paese “ricco” a tremare. La Spagna non se la passa meglio:

Madrid per anni ha venduto il sole a inglesi e tedeschi. Era  un esempio favoloso dell’Età dell’accesso, con un’economia basata sui servizi creativi , come predicavano alcuni guru “progressisti”alla Jeremy Rifkin. InveceAMadrid, come a Barcellona, il turismo ha tirato su la speculazione immobiliare e questa poi ha tirato giù il turismo,grazie all’azione combinata della brutalizzazione del territorio insieme con la Caporetto finanziaria mondiale. La crisi ha messo a nudo le pesanti lentezze del sistema industriale spagnolo, i risultatidi questo errore di fondo arriveranno con qualche ritardo rispetto al dissesto greco, ma potrebbero essere clamorosi.

Per non parlare di Dubai:

La crisi finanziaria della città-Stato di Dubai era prevedibile: Il Secolo XIX aveva lanciato un allarme a giugno, parlando del ruolo di banca Rothschild, chiamata come “advisor” al capezzale della bolla immobiliare di Dubai World, gestita dalla società Nackheel, che aveva utilizzato un capitale da 60 miliardi di dollari per realizzare l’edificio più alto del mondo o Dubailand, il più grande parco divertimenti. Nonostante le inizioni di petrodollari da parte degli altri membri degli Emirati, a giugno il mercato immobiliare era già crollato del 50%, provocando la rimozione di Nasser al-Shaikh dalla carica di direttore del Dubai’s Finance Department.

La crisi finanziaria ha toccato persino il sistema bancario saudita, col gruppo Saad che in primavera era entrato in ambasce per non avere onorato un prestito concesso da 26 banche, quasi tutte europee. In questi giorni Dubai World ha chiesto di congelare i debiti per sei mesi (si parla di 59 miliardi di dollari). La Nakheel ha un’obbligazione da 3,5 miliardi, in scadenza a metà dicembre. Per giunta -come osservava il Sole 24 Ore di ieri- il costo per garantire il debito dell’Emirato è raddoppiato nell’arco di una giornata e Dubai ha un indice di rischio finanziario del 38,8%, quasi al livello di Ucraina, Venezuela e Argentina. Del resto ciò è persino logico, in un territorio privo di risorse naturali (petrolio) ed industriali, e che ha puntato a diventare un hub mondiale del lusso e dell’immobiliare, a fini puramente speculativi o a fini turistici.

Le fonti del Secolo XIX ci confermano comunque quanto è stato detto da Bankitalia:  l’esposizione italiana nei confronti di Dubai è relativamente bassa. Tuttavia, nonostante il rasserenamento borsistico di ieri, la crisi nella penisola araba non va affatto sottovalutata, per l’allarme che getta su contesti a noi molto più vicini.

Quali ulteriori sviluppi avrà la crisi economica?

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 49 other followers