Licei, “La Resistenza” cancellata dai libri di Storia… è l’inizio della fine

Lo aveva detto Dell’Utri nel 2008, alla vigilia delle politiche. “Cambieremo i libri di storia”, ora lo stanno facendo, lentamente, subdolamente, inesorabilmente… non ci resta che piangere o combattere per far rimanere nella memoria comune dei giovani una parte FONDAMENTALE della nostra Storia. Come non lo sò, LORO hanno oramai tutto….
http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/31/news/resistenza-licei-3036159/
LA RESISTENZA non c’è. La si cerca invano nel programma di storia per l’ultimo anno dei licei. Ecco il fascismo. Poi la crisi del ’29 e le sue conseguenze nel mondo. Il nazismo. La shoah e gli altri genocidi del XX secolo. La seconda guerra mondiale. Ecco, forse arriva ora la guerra partigiana. No, a seguire c’è la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo. Ed ancora, l’Onu. Siamo troppo avanti, bisogna tornare alla riga precedente: ma dov’è la Resistenza?
Non si vede. Si prova a domandarlo al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi, che reagisce: «Ma non ha letto qui, dopo la voce Onu? È ben esplicitato: Formazione e tappe dell’Italia Repubblicana. Naturalmente è sottintesa la Resistenza. L’abbiamo inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia repubblicana. È un modo per rafforzarla, no?».
Al ministero della Pubblica Istruzione non capiscono le reazioni provocate dalla cancellazione della parola Resistenza dai curricola scolastici dei licei. «Come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla», protesta Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione alla Camera. Bruschi liquida come “pretestuose” le polemiche. «Le assicuro che non c’è da parte nostra nessuna intenzione di cancellare quella esperienza storica, tutt’altro». In mattinata una nota del Miur aveva definito “priva di fondamento” la notizia riportata da Italia Oggi secondo cui l’insegnamento della Resistenza a scuola sarebbe stato ridimensionato. «La Resistenza continuerà ad essere affrontata come momento significativo della storia d’Italia». Punto e basta.
Scusi l’insistenza, dottor Bruschi, ma se è “un momento significativo della storia d’Italia” perché non nominarla esplicitamente nel programma scolastico? «Forse che indichiamo esplicitamente la prima guerra d’indipendenza quando si parla di Risorgimento?». Ma le sembra un paragone appropriato? Stiamo parlando di un passaggio fondamentale dell’Italia democratica che è stato oggetto nell’ultimo quindicennio di un tentativo storico-politico di liquidazione: quando avete steso il programma, ve ne siete dimenticati? «Eh, ma quanta suscettibilità. Noi non volevano urtare la sensibilità di nessuno. Ripeto: nessuna esclusione ideologica. Se è un problema, non abbiamo alcuna difficoltà a indicare esplicitamente la Resistenza nei programmi scolastici. Per noi era scontato. Sarebbe come insegnare la matematica senza le tabelline». Ovvio, no?
































































Le Indicazioni di storia sono nate da un confronto, su una bozza iniziale, che ha coinvolto moltissimi docenti (e alcuni noti storici) di tutte le provenienze culturali e politiche. Sono state portate, assieme alle altre indicazioni, al confronto con le associazioni del mondo della scuola, composte da lettori talmente attenti da segnalarci alcuni refusi, e sono state commentate da numerosi esperti, che si sono in particolare confrontati sullo spazio dato al Novecento.
Nessuno ha sollevato il problema, considerando la Resistenza tema assolutamente necessario ed ovviamente implicito tanto nella trattazione della seconda guerra mondiale, quanto nella costruzione dell’Italia repubblicana. Del resto, neppure le indicazioni per il curricolo per il primo ciclo promulgate dal Ministro Fioroni facevano alcuna menzione specifica della Resistenza neppure nella premessa (“l’analisi del mondo contemporaneo reclama uno spazio educativo preciso: le guerre mondiali, il fascismo, il comunismo, la liberaldemocrazia…”), ritenendola compresa nella seguente indicazione: “L’alunno… conosce i momenti fondamentali della Storia italiana, dalle forme di insediamento e di potere medioevali alla formazione dello stato unitario, alla formazione della Repubblica”. Dunque, nessun tentativo censorio, che sarebbe quantomeno stolto e appartenente a una cultura lontana anni luce da tutti coloro i quali si sono occupati, a vario titolo, delle Indicazioni. Del resto il forum, dove le indicazioni sono presentate, non a caso, in bozza, serve anche a evidenziare eventuali criticità. Proprio per questo motivo e per evitare che il dibattito si areni in una polemica non voluta, abbiamo dato spazio specifico negli Osa del quinto anno, rendendo esplicito il riferimento alla lotta di Liberazione: “L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”.
A questa nota ufficiale, aggiungo un altro inciso. La mia storia personale non è certo quella di un “censore” (come è facilmente verificabile), né lo è la storia personale di tutti i coloro i quali fanno parte dei gruppi di lavoro da me coordinati. A meno di non voler dare del “fascista” a Luca Serianni o a Nicola Vittorio, a Elio Franzini o a Paolo Ferratini, a Sergio Belardinelli o all’Accademia della Crusca…