La Chiesa sconvolta dagli scandali, riflessioni

La Chiesa del nuovo millennio vive un momento di crisi profonda. Piu che nelle vocazioni, nel modo di “apparire” ai suoi fedeli. Non piu la “madre” pronta ad accogliere gli sfoghi, le paure ed i dolori dei sofferenti ma la ambigua struttura dove si celano i piu vergognosi abusi verso i deboli ed i bimbi.
Una immagine terrificante che non fa onore a chi, tra il clero, lotta ogni giorno per la difesa dei piu poveri e si batte per mantenere alti i valori della solidarietà.
L’imputato numero uno è Ratzinger, Pontefice della Chiesa di Roma, poco incline alla comunicazione, molto diverso dal predecessore, il carismatico Giovanni Paolo II. Eppure proprio in questi giorni, pur prendendo le distanze da ciò che la Chiesa rappresenta oggi dal punto di vista politico, non ritengo Benedetto XVI il principale colpevole dello stato delle cose.
Lo scandalo pedofilia era esploso violentemente una decina di anni fa negli Stati Uniti, sotto il pontificato di Woytjla. Negli ultimi anni del papa polacco, anno 2003, vennero invece vagliate regole molto piu severe contro i pedofili presenti all’interno delle gerarchie cattoliche. In quel tempo l’impronta di Ratzinger era già molto piu presente, in quanto il Giovanni Paolo II era molto malato.
In sostanza credo che Karol Woytjla, il Papa Mediatico, peccò molto sul lato della “pulizia” e del controllo nell’ambito della Chiesa in riguardo allo sporco reato della pedofilia. Ratzinger, anche a causa degli scandali americani e quindi ben prima dell’esplosione dei nuovi casi, prese provvedimenti di un certo rigore.
Dalle colonne del New York Times, giornale fortemente critico verso il Vaticano, un articolo in difesa del Papa:
Il trentenne conservatore Ross Douthat, opinionista tra i più puntuti degli Usa, sul New York Times di ieri ha scritto un articolo intitolato «Il miglior Papa». In esso si legge una difesa dell’integrità morale di Benedetto XVI, che per il columnist non si può mettere in discussione anche nel tempo precedente la sua ascesa al trono di Pietro. Il rigore che lo contraddistingue si manifestò in occasioni delicate, soprattutto durante i giorni del pontificato di Giovanni Paolo II. Che fu un Papa, per Douthat, «sempre amato», nonché «bello e carismatico», al quale si perdonò tutto. Invece Ratzinger aveva già l’immagine del «Rottweiler di Dio».Fa specie che proprio sul New York Times esca questa difesa. Anche se il polverone mediatico potrebbe ripartire dal mondo anglosassone, si sta creando un’opinione trasversale che offre attenuanti al pontefice o lo difende. Per esempio, Hendrik Hertzberg sull’ultimo numero del laico New Yorker, in un articolo intitolato «Indulgence», dopo aver ricordato Martin Lutero e l’attuale crisi di potere e di cultura della Chiesa, ammette che Benedetto XVI «si incontrò personalmente con le vittime dell’abuso durante la sua visita nel 2008 negli Stati Uniti». E aggiunge: anche i suoi critici sono d’accordo sul fatto che abbia affrontato il problema più seriamente che in passato
Benedetto XVI dovrebbe invece guardarsi bene dai suoi piu stretti collaboratori. Bertone, “il ministro degli Esteri” vaticano, ha commesso un grave errore accostando omosessualità e pedofilia. Ostellino, in un articolo del Corriere, evidenzia tale situazione:
La Chiesa, che condanna il peccato e perdona il peccatore pentito, ha commesso in passato (anche con Papa Wojtyla) molti errori in materia di pedofilia ecclesiale. I reati andavano denunciati con coraggio, mentre varie forme di reticenza hanno contribuito a peggiorare la situazione. Tuttora gli atteggiamenti, spesso confusi e contraddittori, di alcuni rappresentanti del clero non aiutano a far chiarezza. Quando risuonano paralleli impropri con le persecuzioni antisemite, o si stabiliscono arbitrarie correlazioni tra omosessualità e pedofilia, si ha l’impressione che papa Ratzinger vada tutelato anche dalle sortite incaute di alcuni alti prelati.































































