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Scontro Fini-Berlusconi. L’ex An: “gruppi autonomi”, il Premier: “Dimettiti”

15 aprile, 2010

Fini vs Berlusconi, atto secondo. Dopo le scaramucce del 2009 e di inizio 2010, parte il secondo tempo della sfida tutta interna al CentroDestra. Dalle colonne di questo blog ho piu volte detto che per un cambio di governo nel prossimo futuro non si puo che guardare alle mosse di Gianfranco Fini in quanto il centrosinistra è del tutto fuori gioco. Oggi sono arrivate notizie bomba, Fini che minaccia un gruppo autonomo per i suoi, Berlusconi che risponde chiedendo le dimissioni da Presidente della Camera. Non avrei scommesso su uno scontro cosi aspro, soprattutto dopo i risultati vincenti delle regionali. Il Centrodestra si è aggiudicato 9 regioni, le piu importanti, ha strappato Lazio e Piemonte alla sinistra.Le dichiarazioni dei giorni scorsi dell’ex leader di An, “Le riforme si fanno anche a maggioranza”, lasciavano presagire un riallineamento alla linea del Premier eppure in queste ore esplode la notizia dello scontro frontale tra i due.

Certo, molto hanno fatto le dichiarazioni della Lega, la quale ha già prenotato la poltrona della Presidenza del Consiglio, nel caso Berlusconi riesca nelle Riforme ridisegnando una Presidenza della Repubblica con piu poteri. Alla lega la Premiership, al Cavaliere il Quirinale ..ed a Fini?

Appunto.

ROMA – I toni dello scontro tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini sono tra i più alti mai registrati in legislatura. I due leader del Pdl si incontrano a pranzo, poi segue un silenzio che lascia presagire tempesta. Previsione esatta. Lo sfida è durissima e Fini minaccia di costituire gruppi autonomi in Parlamento. La replica (poi smentita) sarebbe stata l’invito a dimettersi dalla presidenza di Montecitorio.

Dopo il pranzo di lavoro, luogo delle prime frizioni, Fini ha “avvertito” il Premier tramite un comunicato:

“Berlusconi deve governare fino al termine della legislatura perché così hanno voluto gli italiani – premette il presidente della Camera -. Il Pdl, che ho contribuito a fondare, è lo strumento essenziale perché ciò avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Ciò significa scelte organizzative, ma soprattutto presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalità e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto più possibile condivise. Ho rappresentato tutto ciò al presidente Berlusconi. Ora egli ha il diritto di esaminare la situazione e io avverto il dovere di attendere serenamente le sue valutazioni”.

Sulla eventuale creazione di gruppi autonomi  risponde, anche se la nota è stata smentita,  il Premier:

“Se lo farai, l’inevitabile conseguenza dovrebbe essere quella di dover lasciare la presidenza. E chi porta avanti iniziative autonome è naturalmente fuori dal partito”

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