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Lazio, resa dei conti tra Finiani e Berlusconiani. Dimissioni a Viterbo

4 maggio, 2010

A Viterbo cominciano le “scosse” di avvertimento del terremoto nazionale tra Fini e Berlusconi. Il Presidente della Provincia appena eletto, si dimette, faide interne al PDL ed all’UDC:

Pdl, si dimette il presidente Provincia Viterbo

La decisione di Marcello Meroi è scaturita dalle lotte intestine nella maggioranza di centrodestra (Pdl e Udc) sulla composizione della giunta

La sostanza forse sta nelle parole di Francesco Storace, che dopo le ultime dalla provincia, se ne esce con un avviso per Silvio Berlusconi. “Per stare tranquilli c’è bisogno di andare una settimanella a Rieti… Berlusconi dia uno sguardo al suo partito nel Lazio, quel che accade è allucinante. A Roma si balla in Campidoglio – spiega – a Frosinone si marcia contro la Polverini, a Latina si è buttata giù la giunta, alla Provincia di Viterbo la disarciona il presidente. Così – conclude Storace – non si va da nessuna parte. Sos politica…”.

Il neo presidente della provincia di Viterbo, infatti, si è dimesso prima ancora di ricevere la “fiducia” dal nuovo consiglio. Marcello Meroi, eletto al primo turno il 30 marzo scorso con 93 mila voti, pari il 54,6%, ha depositato le dimissioni nelle mani del segretario generale dell’ente. Dimissioni che operative dopo la comunicazione ufficiale al consiglio provinciale, in programma alla fine della prossima settimana. Il presidente a quel punto avrà 20 giorni di tempo per ritirarle o confermarle.

La decisione di Meroi è scaturita dalle lotte intestine nella maggioranza di centrodestra (Pdl e Udc) sulla composizione della giunta. Meroi ha assegnato 3 assessorati all’Udc e 3 al Pdl, tutti ex Forza Italia, lasciandone uno a disposizione dei 4 consiglieri ex An. Ma questi ultimi, alleati con l’unico rappresentante del Popolo Etrusco nel Pdl, una declinazione locale dei Popolari-Liberali di Carlo Giovanardi, che avevano presentato una propria lista ottenendo circa il 5%, ritengono di essere stati penalizzati per dare spazio all’Udc, che ha ottenuto il 12% dei voti e 4 consiglieri e si rifiutano di votare la ratifica della giunta in consiglio.

Decorsi i 20 giorni, se la maggioranza non si ricomporrà, verrà nominato il commissario prefettizio e, dopo qualche mese, saranno indette le elezioni anticipate. “Non siamo riusciti a trovare un accordo nella maggioranza. Ne prendo atto e mi dimetto”. Così Marcello Meroi, neo presidente della Provincia di Viterbo, ha annunciato che non ci sono le condizioni per dare inizio alla legislatura scaturita dalle urne il 28 e 29 marzo scorso. “L’unica via d’uscita – ha aggiunto – è che le segreterie provinciali e regionali del Pdl e dell’Udc si impegnino per individuare una soluzione che, credo, possa ancora essere trovata”.

La segreteria regionale del Pdl viene chiamata in causa da Meroi perché “sono stati proprio il coordinatore e il vice coordinatore del Lazio ad aver sottoscritto l’accordo che assegna 3 assessorati all’Udc nel corso delle trattative da cui è scaturito il sostegno dei centristi alla candidata governatrice Renata Polverini”. “Abbiamo l’obbligo di rispettare il mandato che ci hanno affidato i cittadini – ha concluso Meroi -, se non dovessimo riuscirci dimostreremmo grandi limiti”.

Intanto alla Pisana le cose non vanno molto bene, la neonata giunta Polverini potrebbe trovarsi senza maggioranza:

Regione, il no dell’Udc
“Giunta debole, restiamo fuori”

Leali sul programma di governo ma con le mani libere. Quanti guai per Renata Polverini. Mentre il Pdl rischia di implodere, stretto com’è fra la rabbia degli esclusi e la secessione delle province (Frosinone, Latina e Viterbo), l’Udc sceglie il divorzio breve: no all’ingresso in giunta, sì all’appoggio esterno.

……

Fatto sta che i problemi, ora, sono tutti della maggioranza regionale: a rischio non solo per l’agonia del Pdl, ma pure per la decisione del Tar che il 6 maggio potrebbe bocciare l’allargamento della Pisana a 73 consiglieri. Senza i centristi e i tre del centrodestra che potrebbero cadere per mano dei giudici, le forze di opposizione raggiungerebbero la parità: 35 a 35. E l’ingovernabilità sarebbe assicurata. Un incubo. Che la Polverini sta cercando di scongiurare promettendo un ritocco alle deleghe (così che gli uomini di Casini possano scegliere quelle che preferiscono) e l’assegnazione della presidenza dell’assemblea. Poltrona però ipotecata dall’ex forzista Mario Abbruzzese, pupillo del vicecoordinatore pdl Pallone.

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