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1993, l’anno della Paura. Parlano Ciampi e Grasso

31 maggio, 2010

  • 1993. Estate. L’Italia travolta delle bombe.

Il Presidente emerito Ciampi, allora Capo del Governo, ha recentemente affermato:

l’Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è ignoto il profilo di chi ordì quella trama. “Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l’esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse “Carlo, non capisco cosa sta succedendo…”, ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi…

Qualche giorno prima Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, dichiarava:

Davanti ai rappresentanti dell’associazione dei familiari delle vittime dei Georgofili, Grasso ha affermato che le stragi del ‘93 furono fatte, sostanzialmente, per spianare la strada a “nuove entità politiche” nel momento in cui Tangentopoli aveva appena segnato la fine dei grandi partiti, dalla Dc al Psi. “L’attentato al patrimonio artistico e culturale dello Stato – ha spiegato il procuratore nazionale antimafia rispondendo alle domande degli studenti dei licei – assumeva una duplice finalità: orientare la situazione in atto in Sicilia verso una prospettiva indipendentista, sempre balzata fuori nei momenti critici della storia siciliana, e organizzare azioni criminose eclatanti che, sconvolgendo, avrebbero dato la possibilità ad un’entità esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica, sociale, che veniva dalle macerie di Tangentopoli”

  • 1994. Gennaio. Silvio Berlusconi scende in campo.

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