Critiche a Roberto Saviano, la mia opinione…

Ieri tutti i giornali avevano rilanciato la notizia dell’attacco di Marco Borriello a Roberto Saviano. Il giocatore del Milan, il cui padre è stato ucciso anni fa dalla camorra, aveva polemizzato con lo scrittore di Gomorra:
“Per me, Saviano è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto”.
Oggi l’attaccante milanista ha fatto marcia indietro, dichiarando quanto segue:
“Sono fortemente rammaricato per come mi sono espresso nei confronti di Roberto Saviano e del suo lavoro di giornalismo d’inchiesta – scrive Borriello in una dichiarazione – La mia impulsività nell’esprimermi può aver dato adito a un’interpretazione sbagliata del mio pensiero. Da napoletano che vive lontano dalla sua città sono stanco di sentir parlare sempre di Napoli e dei suoi cittadini nei soliti termini di malaffare, corruzione e camorra”.
“Riflettendo – conclude l’attaccante napoletano – mi sono reso conto che il problema è più grande di me e che determinati argomenti vanno trattati con più cautela e attenzione. Vorrei quindi dare il mio sostegno a Saviano e a tutti coloro che convivono quotidianamente con questa difficile realtà“.
Lasciando stare il “caso Borriello” vorrei però soffermarmi sul tema rilanciato proprio dal giocatore e cioè la serie di critiche che comincia a piovere su Roberto Saviano, non solo da destra ma anche da sinistra, la parte politica che lo ha sempre santificato e protetto. Prima lo scrittore progressista Alessandro Del Lago, il quale ha pubblicato un libro chiamato “Eroi di carta” che demolisce “Gomorra” e critica fortemente lo stesso autore Poi ha proseguito Daniele Sepe, un musicista campano, anch’egli di idee vicine alla sinistra e pronto a scagliarsi contro Saviano a suon di rap.
Insomma, la Sinistra che aveva eretto Roberto Saviano come eroe ed icona del Bene, ora comincia a prendere le distanze.
La mia opinione in proposito è la seguente.
Credo che Saviano sia un uomo, innanzitutto. Un uomo con le proprie idee, giuste o sbagliate che siano. Idee che molte volte condivido, altre meno. Quel che non accetto è che egli sia ascritto a questa o quella parte politica. A nessuno viene in mente che non bisogna essere di Sinistra per essere eroi o non è detto che tutto ciò che stia a destra rappresenti il male? Uno scrittore è uno scrittore. Punto. Non va “strumentalizzato” da una parte per interessi politici, non va attaccatto dall’altra solo per interessi politici opposti.
Detto questo penso che Roberto possieda una caratteristica assente in molti di noi: il Coraggio. Nessuno puo pensare che non avesse calcolato i rischi derivanti dal riportare nomi e cognomi dei camorristi.
Chi di voi amici lettori, anzi chi di noi tutti avrebbe avuto quel coraggio? Mettere in gioco la sicurezza della propria vita pur di informare i lettori denunciando un problema?
Chiunque critica Saviano dovrebbe farsi questa domanda. Nessun lucro quindi, nessun populismo. Solo un giornalista, un cronista, che fa il proprio lavoro e riporta un problema. Pagandone le conseguenze, in prima persona.
Detto questo, voglio concludere riportandovi una parte dell’articolo di Massimo Gramellini apparso oggi su La Stampa:
È giusto che uno scrittore possa acquisire fama e denaro parlando di camorra, come un centravanti facendo dei gol? Nel suo ultimo disco il musicista partenopeo Daniele Sepe – meno conosciuto di Borriello perché non si è mai fidanzato con Belen – rinfaccia a Saviano: «Hai fatto fortuna, ma chi ti paga è il capo dei burattinai», come se fosse la berlusconiana Mondadori ad aver arricchito il suo autore e non viceversa. Eppure basta bighellonare fra i blog che commentano le parole di Borriello per accorgersi che tanti la pensano come lui e paragonano Saviano a «uno che fa beneficenza e va a dirlo in giro».
In questo Paese cattolico e contadino, che pensa al denaro di continuo ma non smette di considerarlo lo sterco del demonio, è passato il principio che argomenti nobili come la legalità e la giustizia sociale vanno maneggiati in incognito e senza percepire compensi di mercato. Briatore può farsi docce di champagne su tutti gli yacht che vuole: è coerente col personaggio. Ma Santoro non deve guadagnare come Letterman né Saviano come Grisham, perché da chi sferza il malcostume gli italiani pretendono voto di povertà. A noi gli eroi piacciono scalzi e sfigati, per poterli compatire e sentirci più buoni. Così dopo votiamo i miliardari con maggiore serenità.
Condivido in pieno il pensiero espresso da Gramellini e mi permetto di concludere con una riflessione. Roberto Saviano non va protetto solo dalla Camorra, va protetto anche dai tanti cialtroni che esistono nel mondo della politica e non solo.































































