A 10 metri dal Futuro: diario di un blogger …del 2060
Abbiamo un nuovo “collaboratore” che periodicamente scriverà un suo articolo a tema. Un piccolo particolare da segnalare? Viene dal…futuro
1° gennaio 2060.
Come iniziare bene il nuovo anno se non con un buon proposito? E’ l’idea che mi è venuta questa mattina, non appena ho aperto gli occhi dopo aver passato una notte di baldorie in giro per città. D’altronde Capodanno è un giorno che va festeggiato, soprattutto in questo periodo. Sono cosi poche le occasioni per gioire, per stordirsi, per dimenticare ciò che sta accadendo.
Tornando a noi. Il buon proposito di inizio anno lo state leggendo ora, sul vostro book. Si, ho deciso di scrivere un diario virtuale. E voi vi chiederete quale sia la novità, se ne scrivono milioni ogni giorno, li leggete ovunque, su ogni supporto, li ascoltate con i vostri audiolettori portatili. Il mio sarà solo uno dei tanti spazi personali. La differenza però è una, piccola ma importante. Il tema del diario.
Ci stavo pensando proprio stanotte, mentre mi recavo nella Cittàdell’Eur per partecipare ad una delle tante feste di fine anno. Un pensiero fisso mi è ronzato in testa durante tutto il tragitto della linea intermetropolitana che collega la metropoli in cui vivo a quella dove dovevo andare. Entrando ed uscendo dai vari tunnel sotteranei, ogni tanto, dai finestrini, intravedevo le zone povere della città. Desolate, isolate, sporche.
Mi ha colpito soprattutto una immagine, una scena vista per pochi secondi, quelli che separavano un tunnel dall’altro, ma che è tuttora fissa nella mia mente.
Una bambina, a pochi metri di distanza dalla ferrovia, guardava il nostro convoglio mentre usciva da una delle gallerie della zona sud di Roma pronto ad infilarsi nel prossimo tunnel. Io ero seduto su un sedile vicino al finestrino e guardavo fuori. Per un decimo di secondo i nostri sguardi si sono incrociati. La piccola avrà avuto una decina di anni, aveva i capelli neri come la pece, era vestita con un abito che non riesco a descrivere bene, somigliante ad una tunica stretta ai fianchi da una cinta scura. Vicino a lei, per terra, giaceva un vecchio televisore, o meglio ciò che ne rimaneva. Lo schermo in vetro era pieno di crepe, eroso dal tempo e dalle condizioni metereologiche. Era un apparecchio con il tubo catodico, di quelli che ogni tanto espongono nei Musei in qualche mostra sulla Televisione del secolo scorso. Attorno alla bimba non c’era nulla di somigliante ad un rifugio, una casa, un locale. Una strada, un tempo asfaltata, era il suo terreno di gioco, assieme a quel rudere tecnologico. La strada, che si interrompeva proprio davanti alla recinzione costruita attorno alla ferrovia della linea intermetropolitana, conduceva chissà dove in quello che un tempo era un quartiere ed ora non era piu nulla.
In quei pochi istanti in cui ci “siamo” guardati, nei suoi occhi ho visto la rabbia . Era arrabbiata, aveva il viso imbronciato.. come tutti i bambini che ti gridano “cattivo!” quando non li ascolti nei momenti in cui vogliono farsi sentire o che ti tengono il broncio quando li sgridi per aver fatto una marachella. Ecco, nel momento esatto in cui mi ha guardato, sembrava come se stesse per gridarmi “cattivo”!
“Cattivo” perche ero comodamente seduto in una metro ed andavo a festeggiare mentre lei era dall’altra parte della recinzione, sola, vestita di stracci, a giocare con un aggeggio che neanche aveva mai visto funzionare?
Forse no, forse era arrabbiata per altri motivi, forse non mi ha neanche visto e mi è solo sembrato che guardasse nella mia direzione. Forse invece avevo ragione. Non lo so. Da quel momento comunque, anche dopo essere giunto a destinazione, aver incontrato i miei amici, aver partecipato alla festa di fine anno, non sono piu riuscito a dimenticare quello sguardo.
Stamattina, appena sveglio, ho deciso di aprire il mio book ed iniziare a scrivere queste righe. Per informare voi tutti, per aiutare me stesso a capire “come” siamo arrivati a questo. Come sia possibile che possano cambiare cosi radicamente le cose in soli dieci metri di distanza, questo era piu o meno lo spazio che separava la linea metro dalla piccola. Due mondi completamente diversi, diametralmente opposti eppure cosi vicini, confinanti. La tecnologia, la ricchezza e la frenesia di una società evoluta e la disperazione, la povertà e la rabbia di una società “scartata” da tutto e costretta a vivere ai margini. Una comunità spinta verso l’opulenza ed un’altra che vive nel passato, senza comodità… “a dieci metri” dal futuro.
Come molti di voi sapranno avendo studiato sui book storici o leggendo i libri cartacei, anche solo mezzo secolo fa la nostra società era alquanto diversa, seppure già iniziava a mostrare i primi segni di cambiamento, un cambiamento poi divenuto irreversibile….
Ora che il 70% delle persone vive nelle Città, che le stesse città sono divise in Metropoli Commerciali circondate da zone franche senza alcuna sicurezza ne servizi, tutto sembra scontato, “normale”. Eppure un tempo le cose erano ben diverse.
Ecco. Il diario che mi accingo a scrivere verterà su questo tema. Un confronto tra la nostra vita e quella dei nostri nonni. Le differenze tra la società del ventunesimo secolo e quella del ventesimo. Cosa è cambiato, le abitudini di oggi e quelle dei cittadini del 2000.
Tutto ciò per capire il perche siamo arrivati a questo punto… un modo per prendere coscienza dei limiti della nostra Era o forse solo un moto di egoismo per ripulire la mia coscienza cosi da potermi “giustificare” di fronte allo sguardo “arrabbiato” di quella bambina della zona franca.
Seguitemi……
Adam
































































