Brancher, retroscena e riflessioni sullo “strano caso del Ministero Fantasma”

Dello “strano Caso del Ministero fantasma” ho parlato piu volte. Prima Ministero per l’attuazione del Federalismo, poi dopo le proteste della Lega è diventato Ministero per la sussidiarietà ed il decentramento, ad oggi non si sà ancora cosa diriga Brancher, quali siano le delege dategli da Berlusconi, di cosa dovrà occuparsi. Si sà solo che avrebbe voluto usare il Legittimo Impedimento e che invece è stato costrette a rinunciarvi, dopo le polemiche di queste ore, dopo le prese di distanza del Quirinale, della Lega e di parte del PDL stesso . In questo articolo però mi voglio soffermare sui retroscena della nomina. Chi c’è dietro l’ascesa alla poltrona ministeriale del “pontiere lega-pdl”?
Cominciamo dall’inizio.
Dal Corriere leggiamo:
La storia della nomina repentina di Brancher vale la pena di essere raccontata così com’è stata vissuta nelle stanze della presidenza della Repubblica. Due settimane fa, Napolitano riceve una telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che è ormai il suo interlocutore naturale, e molto apprezzato. Letta gli annuncia l’intenzione del governo di nominare un nuovo ministro. Allo Sviluppo economico, dicastero senza titolare (l’interim è del premier) ormai da tre mesi dopo le dimissioni di Scajola? No, al federalismo. Il presidente rimane sorpreso e chiama, nelle ore successive, Berlusconi. La telefonata non è cordiale, non è la prima volta. Il presidente del Consiglio spiega che la scelta è tutta di natura politica, la Lega preme per riavere il ministero dell’Agricoltura, lasciato libero da Zaia, e chiede lo spostamento di Galan allo Sviluppo economico. Il premier parla delle difficoltà nei rapporti con l’alleato padano e sostiene, indubbiamente con buone ragioni politiche, che il Pdl non può lasciare nel Nord le questioni agricole al monopolio leghista; gli uomini di Bossi poi controllano tutti gli assessorati regionali. Convincente, però… Scusi, presidente, ma Brancher non è del Pdl? Risposta di Berlusconi: sì, però è l’uomo di collegamento con la Lega, molto vicino a Tremonti e Calderoli. D’accordo, ma le deleghe quali sono? Non si preoccupi, gliele mando subito.
Repubblica aggiunge il “mandante” dell’operazione Brancher, nella quale sembra essere caduto in pieno l’ignaro Berlusconi:
[rinunciare al legittimo impedimento n.d.r]Questo il “consiglio” che il premier invia al neoministro, sapendo di chiedergli molto. Il rischio tuttavia è che, insieme con Brancher, crolli il castello che Berlusconi sta mettendo in piedi per ripararsi dai magistrati: dal lodo Alfano al provvedimento sulle intercettazioni. Come confida amareggiato un capogruppo del Pdl, “con questa storia (e cioè il pasticcio-Brancher-ndr) stiamo sputtanando quindici anni di battaglie garantiste”.
Ma c’è di più. Perché il premier non si preoccupa solo per l’attacco delle opposizioni, la mozione di sfiducia contro Brancher, il rapporto sfregiato con il Quirinale. Il fatto è che si sente “tradito” dai suoi stessi alleati. Umberto Bossi, dicono i suoi, “l’ha lasciato con il cerino in mano”. È tutto il partito a ribollire e Berlusconi lo sa. Lo sfogo di un ministro del Pdl riassume l’umore da fine impero che si respira in queste ore: “Berlusconi e Bossi sono stati ingannati sul caso Brancher. Da chi? Si sono mossi Calderoli e Brancher, sotto la regia del loro Lord Protettore”.L’identità di questo “Lord Protettore” non è un mistero, visti gli stretti rapporti di Calderoli e Brancher con Giulio Tremonti. In questo clima di sospetti anche il premier, per la prima volta, viene messo sotto accusa: si sarebbe lasciato “abbindolare” dalla cosiddetta “triade” (appunto Tremonti-Calderoli-Brancher). Gli rimproverano di non aver informato nessuno di cosa si stava preparando, lasciandosi andare a una gestione “frettolosa e disastrosa” delle deleghe del neo-ministro. Sullo sfondo si anima la guerra delle correnti, con gli ex forzisti che si oppongono alla richiesta di aprire davvero il tesseramento per il timore di essere cannibalizzati dagli ex An.
I regimi autoritari cominciano a scricchiolare proprio quando i colonnelli iniziano ad ambire a ruoli piu importanti, prendendo decisioni autonome ed a volte contrarie al volere del Capo. Sembra che ci si stia avviando per questa fase.
Possibile invece che sia una manovra benvoluta da Berlusconi per far implodere la sua maggioranza arrivando finalmente alla rottura con Fini e ad elezioni anticipate cosi da poter distruggere definitivamente i suoi avversari avviandosi ad instaurare una monarchia repubblicana…
Lo scopriremo solo… indignazione dopo indignazione































































