Governo in crisi, ipotesi future in caso di “crolli”…

Il “Ghe pensi mi” pronunciato da Berlusconi qualche giorno fa, di ritorno dai vertici internazionali, faceva presagire ad una risoluzione dei nodi interni alla maggioranza. In effetti in poche ore Brancher si è dimesso da ministro e sulla manovra è stata chiesta la fiducia. Disinnescate due mine poste lungo il cammino dell’esecutivo. In sostanza il Premier ha fatto retromarcia su tutto. Prima ha nominato Brancher, con il benestare della Lega, poi lo ha “licenziato”. Prima ha chiesto che la manovra non venisse “bloccata” mantenendo un dialogo con Regioni e Confindustria e poi ha cambiato idea imponendo la fiducia. Son tutti buoni a risolvere le situazioni facendo marcia indietro. Non è comunque questo il punto.
Dopo appena due anni di mandato, il quarto esecutivo presieduto da Berlusconi soffre già, logorato dai dissidi interni al Pdl, i quali non si fermano a Brancher o alla manovra ma si manifestano anche nei provvedimenti in agenda proprio in queste settimane. Il ddl intercettazioni prima di tutto ma anche la riforma della giustizia.
Tra Berlusconi e Fini sono volate di nuovo parole grosse ed il PDL, cosi come è nato nel 2008, puo dirsi morto da tempo. Manca solo il “coroner” che fissi la data del decesso ufficiale.
Già nei prossimi giorni, in Commissione alla Camera, i finiani porranno degli emendamenti al Ddl intercettazioni. Il Pd e l’udc si sono dichiarati pronti a votarli, pur riconoscendo la bruttezza della legge ma cercando di limitarne il piu possibile i danni. Di Pietro, immagino io, voterà contro facendo un favore al Pdl e provocando, forse, la bocciatura degli emendamenti “finiani” lasciando la legge cosi com’è, un pastrocchio pericoloso per la libertà di informazione.
In condizioni come queste, comunque, è impensabile che l’esecutivo possa resistere altri tre anni senza scosse.
Cosa accadrà quindi nelle prossime settimane? La stampa avanza alcune ipotesi. C’è chi parla di un Predellino 2 organizzato da Berlusconi per cacciare Fini dal Pdl ma il Presidente della Camera ha detto piu volte che non vuole farsi cacciare e non si muoverà dal partito. Altri ipotizzano una breve crisi di governo con l’entrata di Casini al posto dei finiani. Questa mossa appare “suicida” e del tutto incomprensibile. Berlusconi si era sbarazzato di Casini due anni fa accusandolo di aver remato contro il suo governo ed ora se lo “riprenderebbe” in cambio di un altro alleato recalcitrante? Non ha senso. Come non avrebbe senso per lo stesso leader Udc, il quale ha passato gli ultimi anni a criticare il Premier per poi allearcisi nuovamente dopo che i suoi elettori lo avevano seguito nella corsa solitaria?
Le suddette ipotesi non mi convincono, come non mi convince neanche un “Governo di unità nazionale” tra Pd, Udc, Idv e Finiani. Perche? Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto i numeri. Le opposizioni unite, assieme ai finiani, potrebbero contare su una ristretta maggioranza alla Camera (325-335 seggi contro i 300 circa dei Berlusconiani e della Lega) e su una quasi inesistente prevalenza al Senato (160-162 seggi contro i 154-160 seggi di Pdl Berlusconiano e Lega).
Per prima cosa trovo molto difficile che Di Pietro possa appoggiare un governo del genere. Il leader Idv, caduto Berlusconi, avrebbe tutto l’interesse ad andare alle urne per raddoppiare la sua pattuglia in parlamento piuttosto che logorarsi in un governo di “inciucisti”. In seconda battuta penso che Berlusconi, nei prossimi giorni, riuscirà a “erodere” deputati e senatori tra le fila dei finiani. Ha tutti i mezzi per poterlo fare.
Diamo comunque per scontato che si possa formare una maggioranza alternativa a quella esistente oggi.
Ora immaginate voi, anche ripensando alla breve e tribolata vita del Governo Prodi, cosa potrebbe accadere in una situazione simile. Un Governo nato da un ribaltone, che vede Berlusconi all’opposizione. Il leader del Pdl avrebbe buon gioco a gridare al golpe, appoggiato dalla quasi totalità delle televisioni. Proteste di piazza, scioperi, manifestazioni.. abbatterebbero il governo dopo pochissimi giorni. E ciò significherebbe ritorno alle urne e trionfo di Berlusconi con annichilimento di tutti quelli presenti nel governo “del golpe contro la democrazia”.
Da tutto ciò si evince che, in caso di caduta del Governo, l’unica strada percorribile sia quella delle elezioni anticipate con tre poli a confrontarsi. Il Centrodestra fedele a Berlusconi. Il Centrosinistra di Bersani, Di Pietro, Vendola e del resto dei progressisti “compatibili” con un programma di governo. Il Centro di Fini, Rutelli, Casini, Montezemolo etcetc amen.
Con una legge elettorale di questo tipo, ad urne chiuse, potrebbe crearsi un Senato ingovernabile e quindi, a quel punto, la Lega potrebbe barattare il Federalismo in cambio del tramonto politico di Berlusconi. Allora si, dopo le urne, un governo tecnico-politico-istituzionale (o chiamatelo come volete) avrebbe senso. Ed in quel caso si potrebbero fare le riforme tanto auspicate da anni, in primis la legge elettorale e delle leggi serie su conflitto di interessi e riforma del mercato tv.
L’unica alternativa a tale ipotesi, che possa riscuotere un minimo di credibilità è, caduto Berlusconi, la formazione di un Governo del Presidente al solo scopo di varare una legge elettorale nuova. Un Governo della durata di uno-due mesi utile a raggiungere un unico obiettivo per poi ridare la parola agli elettori. Vincolando il tutto a poche settimane la maggioranza risicata potrebbe reggere. Anche se sarebbe molto rischioso perche in caso di insuccesso Berlusconi trascinerebbe nelle accuse di Golpe anche il Quirinale e ciò rappresentarebbe un caso unico nella storia democratica.
Forse, però, tutto questo non servirà. Chissà che il Cavaliere non abbia in mano qualche sorpresa che possa salvare il suo governo facendo venire a piu miti consigli i detrattori….































































