Fiat contro i lavoratori, cosa direbbe oggi Veltroni?

L’arroganza della FIAT non ha limite. Dopo il vergognoso licenziamento dei tre operai di Melfi, l’azienda continua la nuova politica da “società pre-sindacale” intimando ai tre di non presentarsi al lavoro malgrado la loro vittoria in sede giudiziaria sul reintegro.
Il Governo naturalmente latita. La FIOM protesta, il PD parla di ritorno “ad epoca pre-moderna”, la CISL di “errore” della FIAT. In verità i dirigenti dei due sindacati minori dovrebbero andare a nascondersi, come anche gente del calibro di Veltroni che sino a ieri lodava Marchionne.
Perchè l’ex segretario democratico, solo un paio di mesi fa, ai tempi dell’accordo-ricatto di Pomigliano, osava affermare:
«Questo accordo mi sembra inevitabile: è molto duro, però non avviene sotto un ricatto, bensì a causa di una condizione obiettiva che è figlia della nostra globalizzazione diseguale. Come sempre, bisogna mettere sul piatto della bilancia le due alternative: o si rinuncia come Paese a 700 milioni di investimenti e a 15 mila posti di lavoro nel Mezzogiorno, oppure ci si confronta con una sfida, sicuramente difficile dal punto di vista delle relazioni sindacali, e si cerca di trovare il punto più alto di equilibrio tra le esigenze dell’ azienda e i diritti dei lavoratori, il primo dei quali è diritto di sciopero…..
…..così come io rifiuto l’idea di Sacconi e di altri di trasformare questo accordo in un modello, pavento anche il rischio che diventi un modello il contrario, cioè l’idea di rifiutarsi pregiudizialmente di affrontare una nuova idea delle relazioni sindacali»
Cosa direbbe ora Veltroni, dopo che il “ricatto di Pomigliano” è diventato un modello anche per altre aziende (leggete qui) e dopo che la Fiat ha iniziato la rappresaglia verso i singoli operai scioperanti?
Ancora d’accordo Walter?
Permettetemi una digressione dal problema FIAT ma vi devo delle precisazioni. Per onestà intellettuale devo ammettere che dal 1994, anno della sfida D’Alema-Veltroni per la segreteria Pds, al 2007, anno della elezioni di Veltroni a segretario PD, sono stato un grande estimatore dell’ex sindaco di Roma.
Mi sono ricreduto qualche settimana dopo la sua elezione a segretario dei Democratici, elezione primaria alla quale non partecipai in quanto non ancora convinto del progetto del PD.
Non appena eletto infatti Veltroni cominciò a picconare dall’interno il già fragile Governo Prodi, parlando di vocazione maggioritaria , provocando le ire dei piccoli partiti dell’Unione e flirtando con Berlusconi in riguardo ad una nuova legge elettorale.
Ne scrissi proprio su questo blog, circa tre anni fa. Era il novembre 2007:
Berlusconi ha, come prevedibile, ripreso in mano lo scettro del comando nell’opposizione. Messo all’angolo da Fini e Casini, il cavaliere ha sapientemente rivoltato il banco proponendosi come il “nuovo” e principale interlocutore per trattare di riforme e legge elettorale.
Ora il PD e l’Unione hanno due opzioni di scelta davanti.
Prima opzione. Trattare con Fini e Casini per fare una legge elettorale che non li penalizzi ma avendo in cambio una serie di leggi (conflitto di interessi, riforma del mercato tv etc)che liberino questo paese da Silvio Berlusconi e dalla sua anomalia. I numeri ci sarebbero eccome.
Seconda opzione. Trattare con Berlusconi varando una legge proporzionale favorevole al PD ed al PDL che quindi conservi chissa ancora per quanto l’anomalia Berlusconi.
Sappiamo tutti quale sarebbe la scelta piu saggia per questo paese, sappiamo anche invece quale scelte faranno quelli del Partito Democratico.
Anche questa fu una causa della caduta di Prodi. Con la successiva corsa in solitaria, assieme a Di Pietro, Veltroni ha regalato la vittoria a Berlusconi. Non contento, nei primi mesi di opposizione ha cercato un dialogo con il Caimano, consentendo alla Idv di consolidare la propria forza elettorale attirando le simpatie degli elettori democratici delusi dal comportamento di Veltroni.
Anche su tale argomento, piu di due anni fa, scrivevo le mie riflessioni :
PD ed Idv usano due strategie diverse, molto diverse. Non a caso crescono i delusi dal PD, elettori molto critici verso la apparente “debolezza” dell’opposizione democratica rispetto ai primi provvedimenti del governo. crescono invece gli apprezzamenti verso la linea di Di Pietro.
Riuscirà Veltroni a comprendere che una linea sobria, civile e pacata è impossibile da realizzare in un paese come l’Italia e con una maggioranza di questo tipo oppure dovrà trovarsi di fronte un PD sotto il 30% alle Europee per prendere coscienza del problema
Allo stesso tempo oggi, senza l’influenza di prima, l’ex segretario Pd continua a fare danni, rilasciando dichiarazioni come quelle su Pomigliano. Sarebbe interessante intervistarlo in questi giorni, cosa direbbe di Marchionne, ora?
Veltroni rimane, ad oggi, una delle mie piu grandi “cantonate” relative alla politica. Berlusconi mi era antipatico già prima che scendesse in campo. D’Alema non era tra i politici di mio gradimento già dal 1994. Su Walter Veltroni, buon ministro della Cultura e Sindaco di Roma, ho commesso un errore. Rimane un buon amministratore ma è un pessimo leader, almeno per un paese “parzialmente civile” come l’Italia.































































