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Elezioni Usa, Obama perde la maggioranza alla Camera. Sconfitta ma non disfatta

3 novembre, 2010

I seggi totali della Camera dei Rappresentanti

La composizione del Senato, rimasto per un seggio in mano Dems

Come previsto è arrivata la sconfitta. Non è stato lo tzunami che si prevedeva nelle ultime ore prima della chiusura dei seggi. Il Senato è rimasto in mano Democratica. Il partito di Obama ha perso molti governatori, alcuni importanti in chiave rielezione nel 2012, ha però riconquistato la California, da 7 anni anni in mano al repubblicano Schwarzenegger e New York, ora affidata al democratico Cuomo. Tutto sommato poteva andare peggio.

Rampini, per Repubblica, analizza la seconda fase della Presidenza Obama: l’Obama 2

Su Il Post si tenta di dare un quadro futuro:

Aver perso la maggioranza al Congresso è certamente un handicap per i democratici. Ma i repubblicani non potranno fare molti danni: al Senato c’è una qualche maggioranza democratica – vedremo cosa faranno i centristi come Nelson e Lieberman – e comunque in queste condizioni per i repubblicani è impossibile superare un veto presidenziale. Questo vuol dire che nessuna delle riforme fatte da Obama – fra tutte quella sanitaria e quella finanziaria – corrono il minimo rischio nei prossimi due anni, nonostante i proclami. Dall’altro lato per i democratici sarà complicato, per non dire proibitivo, pensare di legiferare sul don’t ask don’t tell, sul matrimonio gay o sulla tassa sulle emissioni. Il paradosso del sistema politico americano è che per un presidente avere il congresso controllato dalla propria parte politica può essere un vantaggio ma anche una grana: basti pensare alle difficoltà incontrate da Obama durante questi due anni e a come invece Clinton, che ha governato sei anni con un congresso repubblicano, abbia ottenuto la rielezione in modo relativamente agevole. Questo succede, tra le altre cose, perché le regole del congresso consegnano alle minoranze parlamentari diversi strumenti per bloccare o rallentare l’iter delle leggi. Quindi uno scenario in cui presidente e congresso pendono dalla stessa parte permette all’opposizione di fare muro contro qualsiasi proposta, che è esattamente quello che hanno fatto in questi due anni i repubblicani. Uno scenario più fluido – presidente di un partito, congresso di un altro – costringe le parti a incontrarsi, e quindi limita le posizioni strumentali dell’una o dell’altra parte. Bisognerà capire, ovviamente, se e in che modo l’amministrazione Obama cambierà tono e agenda nei prossimi mesi

 

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