Financial Times: a pranzo con.. Roberto Saviano
Il Sole24 ore ha tradotto l’articolo del Financial Times dedicato allo scrittore campano. Qui di seguito un estratto:
Al momento di prendere accordi per il pranzo mi avevano detto di farmi trovare di fronte a un monumento in centro a una certa ora. Il tempo passa; sto per telefonare, quando una macchina esce dal traffico e sfreccia verso di me. Esce un uomo, con il rigonfiamento della pistola visibile sotto il giubbotto, mi dice «Lloyd?», poi si scusa per il ritardo e mi apre lo sportello posteriore. Con il suo collega al volante, ci rinfiliamo nel traffico e attraversiamo la città fino a un albergo.
Fuori sono parcheggiate due auto della polizia. Mi conducono dentro, giù per un corridoio fino a una stanza bianca e senza finestre con un tavolino al centro apparecchiato per due, e sopra un piccolo vaso con dentro un fiore. Una cella di lusso. Secondo gli accordi (me l’hanno ribadito cortesemente, ma con insistenza), non posso divulgare il nome dell’albergo e nemmeno quello della città…
…Il mio intervistato arriva: è magro, ha la testa rasata e un viso appuntito, dai lineamenti gradevoli ma guardingo. Ci sediamo e io gli chiedo, indicando la stanza, se è così che vive. «È così che vivo; tutto il tempo», mi risponde lui. Vive così in pratica da quando è stato pubblicato Gomorra e la Camorra ha giurato di ucciderlo. Nel 2008 un informatore di nome Carmine Schiavone, cugino di Francesco Schiavone, uno dei capi del clan camorristico dei Casalesi, rivelò i dettagli di un piano per far saltare in aria l’automobile di Saviano mentre andava da Napoli a Roma. È una prigione di velluto, ammette lo scrittore trentunenne: Gomorra ha fatto di lui un uomo ricco, e lo stato gli garantisce protezione 24 ore su 24. Ricordo una frase di uno dei saggi contenuti nel suo ultimo libro, La bellezza e l’inferno, una raccolta di riflessioni sulla sua vita sotto scorta, che verrà pubblicato in Gran Bretagna all’inizio del prossimo anno. «Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po’ nervoso, un po’ triste e soprattutto solo». Sorride tristemente. Deve spostarsi in continuazione, da un appartamento all’altro: come hanno constatato altri che si trovano nella sua posizione, quando i vicini scoprono che vive lì, si lamentano e gli chiedono di andar via. La cella bianca in cui ci servono un ottimo pasto è una ricompensa e una punizione al tempo stesso….
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