Fiat: analisi dell’accordo di Mirafiori, pochi diritti, tante incognite. PD diviso anche su questo….
foto tratta dal sito "Il Fatto Quotidiano"
La parola chiave del centrosinistra non può essere “difendere”, deve essere “cambiare”
Cosi esordisce Walter Veltroni, leader di “Modem”, una corrente minoritaria del Partito Democratico. L’ex segretario PD, in una lettera scritta a la Stampa, analizza l’accordo Fiat di Mirafiori e da la sua versione dei fatti, accettando sostanzialmente le ragioni di Marchionne pur criticandone alcune decisioni. Tra le altre cose,dice Veltroni:
“Le tradizionali relazioni industriali, tutte incentrate sul contratto nazionale di categoria, non sono in grado di ‘ospitare’ il confronto tra le parti in modo tale da renderlo capace di fornire una risposta positiva alle esigenze di grandi e piccoli insediamenti produttivi nell’Europa del nuovo millennio. Ci vuole un contratto di lavoro costruito piu’ a ridosso dell’organizzazione aziendale”
“Il modello contrattuale ‘di fatto’ vigente, produce un effetto depressivo sui livelli retributivi e ostacola gli investimenti stranieri abbinati a piani industriali innovativi. Esso, dunque, va profondamente cambiato, affermando la centralita’ della contrattazione di secondo livello, azienda, distretto, filiera e territorio”.
“se a questo accordo non si giunge in tempi brevi e prefissati non si puo’ riconoscere a nessuno il diritto di bloccare tutto, col suo veto. Si dovrebbe proporre una soluzione legislativa, come quella da tempo delineata dal disegno di legge n. 1872, presentato in Senato da 55 senatori del Pd”.
“una disciplina della rappresentanza sindacale deve consentire ai lavoratori di definire col voto il sindacato o la coalizione sindacale titolare della maggioranza dei consensi, stabilendo chi e’ in grado di firmare contratti applicati erga omnes, e quindi impegnativi anche per le minoranze“.
Alle parole dell’ex sindaco di Roma risponde indirettamente Sergio Cofferati, già segretario CGIL, decisamente critico verso le decisioni di Marchionne:
Un accordo «addirittura peggiore di quello di Pomigliano», secondo Cofferati, che confermerebbe come «nella fabbrica napoletana non si agì in uno stato di necessità, si voleva dare inizio a una strategia oggi confermata e aggravata a Mirafiori». Per Cofferati le newco «vengono usate per azzerare i diritti individuali e collettivi sanciti da accordi pregressi».
Grazie al cielo nel PD non esiste solo la corrente “moderata” di Veltroni, Ichino e compagnia. Esiste anche la corrente “bersaniana” capitanata dal responsabile PD al Lavoro, Stefano Fassina, che va giù duro contro l’accordo di Mirafiori:
“L’accordo separato su Mirafiori, dopo quello di Pomigliano, non può essere giudicato un successo da nessuno. E’ un accordo regressivo…..
L’accordo, di fatto, apre allo smantellamento del contratto nazionale, alla negazione della democrazia sindacale, alla concorrenza al ribasso sulle condizioni del lavoro.”
Fassina si lancia anche in una affermazione provocatoria sull’amministratore delegato FIAT:
“La modernita’ dischiusa da Fabbrica Italia e’ efficacemente rappresentata da due dati: nel 2011, i capital gain (plusvalenze) del dott. Marchionne sulle sue stock options (diritti di acquisto di azioni ad una cifra prestabilita) Fiat sono attesi in circa 120 milioni di euro, una somma superiore ai salari e stipendi percepiti da tutti gli operai e quadri delle Carrozzerie Mirafiori se lavorassero a tempo pieno per tutto l’anno, ma purtroppo faranno tanti mesi di cassa integrazione”…..
Marchionne versera’, come gli altri azionisti Fiat, un’imposta sostitutiva del 12,5%. Gli operai delle Carrozzerie Mirafiori sulla cassa integrazione e sui loro salari pagheranno in media un’Irpef del 25%, i quadri avranno un carico intorno al 33%. E’ il mondo post ideologico tanto caro e celebrato dal nostro ‘modernissimo’ ministro Sacconi”.
Ma cosa prevede l’accordo di Mirafiori. Qui i dettagli, io mi soffermerei però sui due punti seguenti, che giudico cruciali per il futuro di tutti i lavoratori e non solo di quelli della FIAT:
- Orario di lavoro
uno schema che prevede turni di 10 ore (due al giorno) per sei giorni alla settimana. I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre. L’azienda avrà mano libera sugli straordinari: potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore all’anno (oggi sono 40) e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore. I sindacati favorevoli sottolineano che “il ricorso massiccio ai turni di notte e agli straordinari produrrà un incremento in busta paga fino a 3.700 euro lordi all’anno”. I contrari osservano che “far lavorare per 10 ore consecutive una persona in linea e poi chiedere anche l’undicesima ora di straordinario mette a rischio la salute“
- Contratto e scioperi
“Il nuovo contratto non aderisce al sistema confindustriale” e dunque non prevede l’elezione dei delegati di fabbrica. Solo i sindacati firmatari possono nominare dei rappresentanti aziendali. I sindacati che sciopereranno contro l’accordo potranno essere puniti con l’annullamento dei permessi. L’azienda inoltre rinuncerà a trattenere le quote di iscrizione dalle buste paga (scaricando sul sindacato l’onere di raccogliere i soldi). I lavoratori che sciopereranno contro l’intesa potranno essere licenziati. Ognuno di loro avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint-venture.
Questi i punti dell’accordo ed i commenti di alcuni esponenti del Partito Democratico. Credo che ci sia ben poco da aggiungere. Marchionne continua il “ricatto” destinato ai lavoratori dell’azienda.
Non vedo come si possa tollerare un orario di 10 ore consecutive (a cui poi si potrebbe aggiungere anche un’ulteriore ora di straordinario). In un momento di crisi economica è chiaro che al lavoratore possa anche far “gola” una busta paga piu ricca in cambio di un orario di lavoro piu duro. Mi chiedo però, a fronte di un lavoro manuale come quello di molti metalmeccanici, quale prontezza possa avere un operaio alla decima o undicesima ora consecutiva del turno. Quanti nuovi incidenti saranno causati dalla stanchezza? Nessuno sembra preoccuparsi di questo “piccolo dettaglio”. Tutti (Cisl, Uil, Veltroni, Governo) a guardare “la busta paga piu ricca” senza pensare alla salute dei lavoratori che poi, in caso di malattia, potrebbero anche non vedersi pagata la giornata, sempre in base ai nuovi accordi e che in caso di sciopero, potrebbero anche essere licenziati.
Sono regole da “pre statuto”, da epoca pre diritti. Alcuni ribattono che è l’unico modo per rimanere competitivi in un mondo che è sempre piu globalizzato. I “nostri” lavoratori, dicono, non possono reggere il passo di paesi come Cina, Brasile, Europa dell’est etc… Io ribatto che sarebbe ora invece di chiedere miglioramenti per i lavoratori sfruttati di quei paesi, cosi da rendere piu alti i “loro” costi del lavoro, provocando quindi un aumento del prezzo finale dei “loro” prodotti, aumento che li renderebbe meno appetibili dai “nostri” mercati, salvaguardando i diritti dei “nostri” lavoratori. Senza contare la totale assenza del nostro Governo, colpevolmente silente ed anzi prono ai diktat del “canadese”.
Marchionne sta facendo ciò che il Governo non ha il coraggio di fare, cioè demolire definitivamente quel poco di “stato sociale” esistente in Italia e conquistato con decenni di lotte.
In altri paesi europei esistono assegni di disoccupazione, redditi di cittadinanza ed altre forme di tutela e di protezione che noi italiani non abbiamo. Ora, grazie all’ad Fiat, al Governo, a CISL e UIL ed a parte del Partito Democratico, stiamo perdendo quel poco che avevamo.
Inutile dire che gli accordi “separati” di Pomigliano e Mirafiori stanno facendo scuola in altri settori e che presto molte altre aziende isoleranno i sindacati “riottosi” ad accordi al ribasso. Ed in futuro, magari, chi non si schiera con gli imprenditori non avrà rappresentanza sindacale. (D’altronde Veltroni vorrebbe che lo schema politico delle coalizioni venisse applicato anche ai sindacati….con il risultato che chi perde le “elezioni sindacali” non avrebbe alcuna voce in capitolo negli accordi, roba da PAZZI)
Il 2011 rischia davvero di passare come l’anno zero del mondo del lavoro. Zero diritti, Zero speranze per il futuro. Ed in tutto questo la Sinistra, come detto prima, è ancora una volta divisa. Nessuna novità, solo certezze… di “deficienza” politica da parte di una parte del PD.































































