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Tunisia, Egitto, Libano, Giordania ed Albania… rivolte e proteste nel mondo “islamico moderato”

25 gennaio, 2011

Il Mediterraneo, in queste ultime settimane, è divenuto scenario di rivolte. Nei principali paesi arabi “moderati” si sono verificati scontri e proteste che hanno causato la morte di decine di persone. In Tunisia, con la “rivoluzione dei gelsomini” è stato cacciato il Presidente dittatore Ben Ali, al potere da piu di ventanni. Anche in Egitto vi sono scontri duri, in Marocco la tensione è alta.

Un effetto domino che si è esteso ad altri paesi del mondo arabo, come la Giordania, e della vicina europa, come l’Albania. In Libano si manifesta contro il nuovo governo filo-hezbollah. Intanto in Belgio, paese a rischio scissione, si marcia contro lo “stallo politico”.

Tunisia:

Come si è arrivati alla fuga del Presidente dittatore Ben Alì:

(IlPost)Le proteste contro la disoccupazione e la corruzione del governo erano iniziate il 17 dicembre dopo che un giovane venditore ambulante si era dato fuoco per contestare il sequestro della sua merce: dopo di lui almeno altre cinque persone si sono date fuoco. Secondo la versione ufficiale, che ha parlato solo di pochi morti negli scontri, si è trattato di «legittima difesa da parte delle forze dell’ordine intervenute per difendere alcuni edifici governativi». Lunedì sera il presidente Ben Ali, durante un primo discorso alla nazione trasmesso dalla televisione di stato, aveva promesso che avrebbe creato 300mila nuovi posti di lavoro. Ma la rivolta ormai era già esplosa — anche grazie al passaparola sui social network — e martedì era arrivata per la prima volta anche nella capitale.

Cosa succede ora:

(ilPost)A meno di un giorno dalla formazione del nuovo governo tunisino, tre ministri hanno già dato le dimissioni per protesta contro la scelta di riconfermare gran parte del vecchio esecutivo. Il nuovo governo presentato ieri dal primo ministro Mohamed Ghannouchi ha infatti lasciato i ministeri chiave nelle mani del Raggruppamento Costituzionale Democratico, il partito dell’ex presidente Ben Ali, deludendo gran parte delle aspettative di rinnovamento che avevano seguito gli eventi di questi giorni.

Egitto:

(QI)Gli scontri tra polizia e manifestanti hanno fatto anche una vittima: un poliziotto del reparto anti sommossa ha perso la vita in piazza Maidan al-Tahrir (Il Cairo), teatro di uno durissimo scontro nei pressi del Museo Egizio.

Secondo le stime degli attivisti gli egiziani scesi in piazza per manifestare contro la mancanza di lavoro e il governo del presidente Hosni Mubarak sarebbero tra i 200 e i 300mila. Cifre esorbitanti per un paese come l’Egitto dove le manifestazioni antigovernative vengono di solito represse della forza di polizia. Secondo fonti d’informazione egiziana le manifestazioni hanno interessato varie zone del paese: Il Cairo, Alessandria ma anche città orientali come Port Said, Tantan, al-Mahala, Asiut, al-Bahira, al-Quium. I disordini hanno portato all’arresto di 600 persone

Albania:

(LaStampa)Resta alta la tensione in Albania dove opposizione e governo continuano a scambiarsi accuse reciproche di responsabilità delle vittime degli scontri di venerdì….. Decine di migliaia di persone avevano manifestato venerdì scorso fuori dal quartier generale del governo, nel centro di Tirana, per chiedere le dimissioni del premier, Sali Berisha, accusato di corruzione e di aver truccato le elezioni.

La battaglia tra governo e opposizione è passata anche per i media del Paese con accuse a vicenda sulla responsabilità degli scontri. I canali tv pro-opposizione hanno mostrato un filmato in cui apparentemente i soldati aprono il fuoco sui dimostranti dagli edifici governativi, mentre i network controllati dall’esecutivo hanno mostrato l’arresto di 113 persone che hanno provocato gli scontri con la polizia e hanno trasmesso le immagini di uno dei manifestanti con una pistola nella cintura. La crisi politica albanese va avanti dalle elezioni del luglio 2009: l’opposizione si è rifiutata di riconoscerne il risultato, bloccando il Parlamento.

Giordania:

(ilPost)Diverse migliaia di persone sono scese per le strade di Amman, la capitale della Giordania, e altre città del paese, per protestare contro la povertà, la disoccupazione e l’ascesa dei prezzi dei beni di prima necessità. I manifestanti, guidati dai sindacati e dai partiti di sinistra, chiedono le dimissioni del governo guidato dal primo ministro Samir Rifai, definito “codardo”.

Libano:

(IlPost) Da alcune ore in Libano sono in corso violente proteste contro la nomina del nuovo primo ministro, Najib Mikati. Il magnate delle telecomunicazioni, sostenuto da Hezbollah, ha ricevuto l’incarico ufficiale per formare un nuovo governo dal presidente Michale Suleiman.

I sostenitori del premier uscente, Saad al-Hariri, avevano indetto per oggi una «giornata di rabbia» dopo la notizia che Hezbollah e i suoi alleati avevano ottenuto l’appoggio del parlamento per il loro candidato. Due settimane fa Hezbollah aveva ritirato i suoi ministri dal governo per protestare contro la probabile incriminazione di fronte al Tribunale speciale dell’ONU per il Libano di alcuni suoi membri accusati di essere tra i mandanti e gli esecutori dell’omicidio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, padre di Saad, avvenuto nel 2005.

«Il sangue sunnita sta ribollendo», gridavano oggi alcuni manifestanti per le strade di Beirut e di Tripoli, bruciando le foto di Mikati e sventolando le bandiere blu del Movimento per il Futuro di Hariri

Nei paesi arabi “Moderati” si cerca la democrazia, la partecipazione totale. Un sentimento spinto anche dalla fame e dalla povertà. L’unico grande problema è che la libertà potrebbe essere usata dagli estremisti per prendere il potere (vedi Hamas in Palestina, Hezbollah in Libano) sfruttando la corruzione dei sistemi politici vigenti. Quale potrebbe essere, ad esempio, il destino di un Egitto in mano agli estremisti? L’Europa (perche non dobbiamo essere ipocriti) è pronta a pagare un prezzo cosi alto in nome della Libertà?

4 commenti Lascia un →
  1. Anonimo permalink
    26 gennaio, 2011 7:51 am

    Questo è la conseguenza dello sviluppo cinesi. I contadini cinesi si spostano verso le aree metropolitane dove il lavoro è più remunerativo.
    Conseguenza: – agricoltori, – materie prime – aumento dei prezzi.
    Siamo solo all’inizio.
    Cordiali saluti

  2. 26 gennaio, 2011 3:31 pm

    chi comanda veramente in Tunisia
    http://coriintempesta.altervista.org/blog/tunisiacomanda-sempre-la-banca-mondiale/

  3. 17 febbraio, 2011 9:32 pm

    nn sanno k fr…!!

  4. 19 febbraio, 2011 1:52 pm

    http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/02/19/si-la-rivoluzione/

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