Zone di guerra: Egitto, tramonto di Mubarak ma cosa verrà dopo?


Egitto in rivolta. Il Presidente Mubarak sull’orlo del tramonto politico. Arresti tra le fila dell’opposizione. L’onda lunga delle proteste tunisine sta dilagando nel Nordafrica ed il paese che ha dato i natali ad un glorioso impero sembra stia per cambiare in modo radicale. Ma cosa accade davvero in Egitto e soprattutto “cosa” è l’Egitto moderno? Quale sistema politico esiste? Perche la gente scende in piazza chiedendo democrazia?
Cerchiamo di analizzare brevemente la storia del paese e la situazione politica attuale per cercare di capire cosa potrà accadere in futuro.
Storia recente
L’Egitto è uno stato indipendente dal 1936. Precedentemente, dopo millenni di glorioso impero, era stato terra di conquista per Persiani, Ottomani, Turchi e, ultimi, Francesi ed Inglesi. Dal 1952, per mezzo di un colpo di stato militare, il paese si è affrancato definitivamente dalla Gran Bretagna. Tre generali (Nasser, Sadat ed ultimo Mubarak) hanno gestito il comando dell’Egitto negli ultimi 55 anni. Mubarak è al potere dal 1981, anno in cui fu ucciso il Presidente Sadat.
Il sistema politico egiziano ed i trentanni di Mubarak
In Egitto non esiste un sistema democratico. Il Presidente viene eletto, previa nomina parlamentare, tramite un Referendum ma solo dalle elezioni del 2005 vi è la possibilità di votare per un candidato alternativo a Mubarak.
Da trentanni nel paese vige lo “Stato di emergenza” :” comportante tra le altre cose arresti preventivi e controllo diretto dei media, decretato 30 anni fa a seguito dell’assassinio del Presidente al-Sādāt (nel 1981) ma finora nulla è stato modificato in merito.”(da wikipedia)
Mubarak, che sino a qualche anno fa aveva un consenso vicino all’85%, “è stato criticato per aver favorito il grande capitale e le privatizzazioni dell’imponente comparto pubblico dell’economia, avvilendo i diritti dei lavoratori.”(cit.da Wikipedia). Per giunta uno dei suoi figli, Ala, è stato coinvolto in episodi di corruzione mentre l’altro figlio, Jamal, sembra ambire a succedere al padre alla Presidenza.
Le opposizioni al Governo
Negli ultimi anni le opposizioni hanno preso maggiore forza, complici anche il web e le nuove fonti di informazione non “controllate” dal governo. I piu noti oppositori sono il partito dei Fratelli Musulmani, malvisto in europa perche associato all’integralismo. Il New York Times però sottolinea come nel partito « fanno parte ormai centinaia di professori, avvocati, professionisti e si tratta di un movimento che non ha commesso nessun atto di violenza dalla rivolta contro la monarchia di sessanta anni fa. Sono un gruppo religioso conservativo, non c’è dubbio su questo, ma hanno abbracciato da tempo la causa per una democrazia pluralista e rappresentano il venti percento della popolazione, come puoi escludere il venti percento della popolazione?»
Altro simbolo dell’opposizione a Mubarak è rappresentato da Al Baradei, diplomatico egiziano premiato nel 2005 con il Nobel per la Pace a causa del suo importante impegno a favore del disarmo, impegno portato avanti grazie al suo mandato di direttore della AIEA, ovvero l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Il perche della protesta
Da dove parte la protesta? Dalla crisi economica, dall’onda lunga della rivolta tunisina, dalle repressioni perpetrate nell’autunno scorso durante le elezioni parlamentari. Sicuramente una parte importante la stanno facendo i giovani. Scrive il NYT:
A darle forza sono soprattutto i giovani egiziani – il 70 percento della popolazione in Egitto è sotto i trent’anni – che nella loro vita non hanno mai conosciuto un leader diverso da Hosni Mubarak, al potere dal 1981, e che lottano ogni giorno contro disoccupazione, inflazione, corruzione e oppressione. La loro forza, scrive il New York Times, sta mettendo del tutto in secondo piano i tradizionali soggetti dell’opposizione egiziana: da un lato i pochi intellettuali a cui Mubarak ha concesso di partecipare come avversari alle ultime elezioni per dare almeno una pallida parvenza di democrazia e dall’altro il partito di opposizione islamica dei Fratelli Musulmani, ufficialmente bandito dalla Costituzione.
Gli scenari futuri
Non è detto che la rivolta travolga il regime egiziano. Mubarak potrebbe conservare il potere, difficilmente potrà però consegnare la Presidenza al figlio Jamal. Il ruolo delle opposizioni è cresciuto molto e quindi, per sopravvivere, il Presidente dovrà necessariamente “aprire” a delle Riforme vere. Non è detto però che la rivolta non venga sedata nel sangue. Le prime avvisaglie ci sono, arresti sommari, morti, repressione dura. Tale situazione potrebbe far precipitare il paese in una guerra civile. L’esercito potrebbe prendere il potere. E gli estremisti? L’Egitto in passato è stato teatro di spaventosi attentati, realizzati proprio per scatenare il caos. Ed ora che il caos regna, come potranno “sfruttare” tale situazione le organizzazioni terroristiche? E se anche la rivoluzione “popolare” avesse successo, l’Egitto è pronto per la democrazia? Oppure finirà come in Algeria, in cui le prime elezioni democratiche videro il trionfo degli integralisti con conseguente golpe per evitare la formazione di un governo estremista? E se finisse come nell’Iran del 1979 quando, per cacciare il regime corrotto dello Scià Reza Pahlavi, il popolo iraniano si ritrovò sotto il controllo degli Ayatollah di Khomeini?
Su Repubblica una analisi breve ma inquietante:
Se salta Mubarak è il caos: 80 milioni di egiziani fuori controllo al confine di Israele e al confine marittimo dell’Europa sono una seria incognita. Forse il regime non salterà. Ma se Mubarak dura, se la repressione continuerà immutabile, anche il caos continuerà. L’unica speranza è che i segnali di un vero cambiamento arrivino presto, siano rapidi, concreti e che riescano a convincere il popolo egiziano.
E’ ancora presto per fare previsioni, tutto è possibile. Sicuramente nei prossimi giorni vi saranno novità decisive. Il mondo arabo potrebbe non essere piu lo stesso.
































































Tempo di rivoluzione. La forza dei cittadini oppressi di tutto il mondo sta cominciando a sfogarsi e nessuno la può fermare. No, nemmeno la bruta violenza di pistole e mitra. Gli ideali per cui questa gente è scesa in piazza non muoiono a pistolettate e quando le pallottole finiscono, ci saranno ancora più persone in piedi, a migliaia, ancora più forti.
Tunisia, Egitto, Yemen, Iran, Lybia, Algeria, Iraq, Giordania, Bahrain. Tutte le proteste che stiamo vedendo in questi giorni, noi, comodamente seduti sulla poltrona di casa, sono un unico grande avvenimento, che dovrebbe far svegliare anche l’italiano più assopito dal gossip politico in cui è sommerso quotidianamente e di cui si nutre passivamente. I cittadini di questi Paesi, oppressi dalla tirannia e governati con malvagità durante decenni, vogliono essere liberi e rispettati ed in questi giorni stanno unendo le loro forze, uno per uno, facendo germogliare un seme.
Il loro cammino è in corso, mentre io sto scrivendo e mentre tu starai leggendo, un’altra pietra sarà lanciata con tutta la forza da uno di loro, il più lontano possibile, con rabbia e con gioia. La gioia di ribadire alcune cose fondamentali: siamo uomini liberi, con una vita che dev’essere rispettata dagli altri, con il diritto ad avere una famiglia ed un Paese libero da ogni tirannia, in cui poter condividere le idee e far crescere i propri progetti.
Queste rivoluzioni sono solo l’inizio di una nuova era.
No, non sto esagerando: con la volontà di esprimere i concetti di forza, coscienza e libertà, gli uomini e le donne che stanno protestando per il loro bene, quello delle proprie famiglie ed il proprio Paese, stanno dando l’esempio di quello che è l’uomo oggi. Un uomo rimasto oppresso dalla tirannia per anni ed anni, che ora ha detto basta e che vuole riprendersi la vita.
Dall’altro lato ci sono le forze maligne della tirannia e di chi la spalleggia, pochi uomini ma ben armati.
Tutt’attorno ci sono quelli che mi fanno più paura: i depressi benestanti dei Paesi ricchi o semi ricchi d’Europa, America ed Asia, quelli che si accontentano di quello che gli si dà, come sorci in gabbia, quelli che fanno il loro dovere e che da qualche generazione si sono dimenticati quali sono i diritti e le vere responsabilità di cittadini e uomini liberi. Insomma, dove l’oppressione è stata violenta e diretta, ora le pietre si stanno lanciando con forza. Dove il potere della tirannia si è mascherato da sistema economico terrorizzante e sistema politico sorridente, cioè in tutti gli stati che si fanno chiamare i Grandi, le persone sono diventate fantasmi depressi e deprimenti, senza forza, né ambizioni, né coraggio.
A tutte queste persone, sia alle deboli, spaventate ed ingannate, che alle arrabbiate, sfruttate e torturate, è dedicata questa rivoluzione.
http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/02/19/si-la-rivoluzione/