Il Giorno della Costituzione, in Difesa della Carta e della Scuola Pubblica
Questo è cio che pensa il Premier:
Questa è la Storia della Nostra Carta Costituzionale. Una storia fatta di passioni, di compromessi e soprattutto della voglia di Rinascita di una Democrazia, figlia della collaborazione tra idee diverse e distanti unite però da Valori Comuni.
Per questi motivi noi ci saremo
Per la Costituzione Italiana
Per la Scuola Pubblica


A Roma il corteo partirà da P.zza della Repubblica alle ore 14 e seguirà questo percorso:
• Via Emanuele Orlando • Via Largo di S. Susanna • Via Barberini
• Piazza Barberini • Via Sistina • Piazza della Trinità dei Monti
• Viale della Trinità dei Monti • Via Gabriele D’Annunzio
• Piazza del PopoloSul palco della manifestazione A difesa della Costituzione a Roma, saliranno artisti, costituzionalisti, attori e musicisti. Da Ottavia Piccolo a Monica Guerritore, da Ascanio Celestini alla grande orchestra che intonerà, insieme ad un coro di centinaia di persone, il Dies Irae di Mozart ed il Va pensiero di Verdi dal Nabucco. Poi Roberto Vecchioni, un genitore della scuola di Adro, rappresentanze del popolo libico, il presidente della Federazionale Nazionale della Stampa Roberto Natale, il Costituzionalista Alessandro Pace, il mondo della scuola, Francesco Baccini, Daniele Silvestri e tanti altri ancora, compresa un’orchestra del tutto straordinaria composta da elementi provenienti da tutto il mondo.
Aprirà il corteo un gigantesco tricolore di 200 metri quadrati ed uno striscione che dirà che la costituzione è viva. A condurre Santo della Volpe insieme ad altre giornaliste e giornalisti.
CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA
CONTRO LE ACCUSE DEL PREMIER
IN DIFESA DELLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Calamandrei, nel 1950, ipotizzava un qualcosa che ora si sta realizzando. Un discorso che fa venire i brividi:
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico“
(Piero Calamandrei, 11 febbraio 1950)


































































