Geronzi lascia, Letta piu debole, Tremonti sempre più forte

Generali, colpo di scena nel cda
mozione contro Geronzi che si dimetteIl presidente oggetto di un documento di sfiducia di una decina di consiglieri, tra cui i due esponenti di Mediobanca che ha la quota principale di azioni. Poco dopo la notizia della sua decisione. Rimarrà a capo della Fondazione. Il titolo sale in Borsa
Cosa c’è dietro? Dal sito LINKIESTA un approfondito dossier sugli equilibri economico-politici italiani. In sintesi l’ombra di Tremonti si fa sempre piu forte sull’Economia nazionale.
Gianni Letta è sempre più solo. Indeboliti Bertolaso e Bisignani dalle inchieste oggi, con l’uscita di Cesare Geronzi dalle Generali il sottosegretario alla presidenza del Consiglio perde un’altra sponda importante. A rafforzarsi nel Palazzo romano è, ancora una volta, Giulio Tremonti, che ha appena imposto le nomine in Eni, Enel e Finmeccanica. Della battaglia a Geronzi aveva fatto una bandiera, nel 2004, mentre in questa fase aveva taciuto di fronte all’apparente rafforzamento del banchiere di Marino. Nel 2004 aveva dovuto chinare il capo Tremonti, fino a dimettersi. Oggi a lasciare la poltrona è invece Geronzi. Ora Gianni Letta è rimasto da solo, e Berlusconi deve barcamenarsi in un quadro di potere sempre più fragile.
Ed ancora:
L’ultima volta che si oppose al potere di Geronzi quello che ci lasciò le penne fu lui, il ministro dell’Economia. Erano in corso le inchieste sul collasso del gruppo alimentare di Sergio Cragnotti mentre anche la Parmalat di Calisto Tanzi approdava sui tavoli delle procure. Due vicende direttamente legate alla figura di Cesare Geronzi e per le quali il power broker romano (così lo chiama la stampa estera che non lo definisce “banchiere”) è ancora sotto processo. In un’intervista del dicembre 2003 fu l’allora presidente di Consob Lamberto Cardia a sottolineare che le obbligazioni di Collecchio erano finite nel mirino dell’authority proprio su suggerimento del ministro. Due vicende che videro Giulio Tremonti scontrarsi frontalmente con il banchiere di Marino ma che, appunto, costarono al ministro dell’Economia la poltrona. Le dimissioni arrivarono infatti nel luglio 2004, sei mesi dopo che il crac di Collecchio era diventato il maggiore scandalo finanziario in Europa.
Questa volta le cose sono andate diversamente ed è lui, Cesare Geronzi, ad essere stato costretto a mollare. Nonostante la vulgata dica che sia stato proprio Tremonti ad appoggiare l’ascesa di Geronzi allo scranno triestino, chi parla col ministro sottolinea che più che di un appoggio vero e proprio, via Tremonti si sarebbe semplicemente limitata a non opporsi. Ma il regolamento di conti che ha portato alla fine della stagione di Geronzi a Trieste (iniziata il 24 aprile dell’anno scorso) va ben oltre il conflitto fra Della Valle e Bolloré e coinvolge i due uomini forti del governo: vale a dire, oltre a Tremonti, l’eminenza grigia del potere andreottiano, Gianni Letta.
Già indebolito dalle indagini su Luigi Bisignani, l’altro grande sodale del potere andreottiano, lo sconfitto in questa storia appare proprio lui, l’ex direttore del Tempo diventato l’eminenza grigia di Silvio Berlusconi: nei rapporti con Oltretevere e più in generale con il mondo un tempo rappresentato dal sette volte Presidente del consiglio.































































