Giovanni Paolo II beato, analisi politica del Papa polacco

Oggi si celebra la beatificazione di Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, deceduto proprio sei anni fa dopo quasi ventisette anni di pontificato. QUI potete trovare una biografia del Pontefice.
Sappiamo tutti che Giovanni Paolo II è stato un ‘uomo mediatico’, affabulatore, carismatico, attrattore di folle. La sua storia personale è fatta di sofferenze giovanili, di privazioni, di ‘vita vera’ vissuta tra le persone comuni e non chiusa in una ‘chiesa’. Questo lo ha reso ‘piu vicino’ alla gente rispetto a tanti altri religiosi.
Oggi però mi interessa trattare del Papa dal punto di vista ‘politico’. Cosa ha fatto Wojtyla durante il suo pontificato?
E’ stato il Papa dei Viaggi e dei Santi:
compì 104 viaggi all’estero (più di tutti i Papi precedenti messi insieme), per un totale di più di 1.167.000 chilometri….l numero dei personaggi fatti ascendere agli onori degli altari è stato senza precedenti, con ben 500 Santi e 1350 Beati provenienti da tutti gli ambiti della Chiesa e da tutte le latitudini, a fronte di 296 Santi e 1319 Beati da parte di 33 papi precedenti
Ha cercato un dialogo con le altre religioni:
Fin dall’inizio del suo Pontificato il “Papa polacco” coltivò contatti personali con i leader ebrei e continuò ad affermare, come già aveva fatto in patria, che gli Ebrei erano, per i Cristiani, “fratelli maggiori nella fede“. Nel 1986 fu il primo Pontefice (almeno di cui si abbia conoscenza) ad entrare in una Sinagoga (e, in quell’occasione, abbracciò il Rabbino capo della Sinagoga Maggiore di Roma); nel 1990 dichiarò l’antisemitismo un peccato contro Dio e contro l’umanità e, alla fine del 1993, spinse il Vaticano a riconoscere lo Stato di Israele, ignorando le obiezioni dei funzionari vaticani preoccupati per le conseguenze per le minoranze cristiane nei Paesi arabi[4]. Nel 2000, inoltre, Giovanni Paolo II fu il primo leader cattolico-romano ad incontrare lo sceicco di al-Azhar, una delle più alte autorità religiose dell’Islam sunnita; nel maggio 2001 divenne il primo Papa a entrare in una Moschea (la Grande Moschea degli Omayyadi di Damasco) e a pregare in compagnia di Religiosi musulmani e, lungo tutto il corso del suo Pontificato, tenne circa 50 riunioni per discutere con i leader islamici (molte di più di quelle di tutti i Papi precedenti messi insieme)[5]. Infine, Papa Wojtyła pregò nel 1982 con l’Arcivescovo di Canterbury, nel 1999 con il Patriarca della Chiesa Ortodossa Rumena, nel 2001 fu il primo Pontefice a visitare la Grecia dopo 1291 anni (e a visitare il Patriarca della Chiesa Greco-Ortodossa) e incontrò otto volte il Dalai Lama[6];
Giovanni Paolo II ha chiesto piu volte ‘scusa’ per i peccati e gli errori della Chiesa:
Nel 1992 Papa Wojtyła chiese perdono da parte della Chiesa per la persecuzione di Galileo Galilei[9], ancora nel 1992 per il coinvolgimento di cattolici nella tratta degli schiavi africani[10]; nel 1995 per le guerre religiose che seguirono la Riforma protestante[11], di nuovo nel 1995 per le ingiustizie compiute verso le donne nel nome di Cristo[12], nelle celebrazioni in Vaticano per il Giubileo del 2000, per i peccati commessi in ogni epoca dai Cattolici che violarono “i diritti di gruppi etnici e intere popolazioni, e dimostrarono disprezzo per le loro culture e tradizioni religiose“[13] e, nel 2001, via internet per gli abusi dei missionari contro le popolazioni del Pacifico meridionale[14];
Dal punto di vista Politico possiamo dire, senza mezzi termini, che la dottrina di Giovanni Paolo II è stata caratterizzata dal Conservatorismo, dal Tradizionalismo. Critiche severe sono state espresso proprio da un Vescovo Cattolico, Hans Kung
Küng, da molti considerato il più importante e profondo teologo del ’900, dichiaratamente progressista[17], non poteva certamente allinearsi sulle posizioni evidentemente (conservatrici in campo morale di Papa Giovanni Paolo II
Ad esempio Kung critica il Papa dal punto di vista del dialogo con le altre religioni:
Anche un altro grande tema conciliare, quello dell’ecumenismo, è stato, nonostante le apparenze di un notevole riavvicinamento alle altre Fedi, largamente disatteso durante il Papato di Wojtyła: i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformate sono stati fortemente compromessi dal rifiuto vaticano di riconoscere numerosi loro funzionari e dall’assoluto divieto di ospitalità eucaristica[29], i rapporti con gli Ortodossi russi si sono infranti sullo scoglio della missionarietà di Vescovi cattolici inviati in aree unicamente ortodosse[30] e, in linea generale, ogni reale dialogo inter-religioso è stato frenato dall’affermazione che ogni Religione non-cristiana è una “forma deficitaria di fede”[31]
La canonizzazione di persone ‘discutibili’ risulta essere un altro grande errore del Papa Polacco:
Sempre sulla linea della “restaurazione” conservatrice sono state numerose delle canonizzazioni volute dal Papa, che hanno posto di fronte ai Cristiani come esempi da imitare figure molto discutibili come l’ultrareazionario imperatore asburgico Carlo I[23], l’ultimo “Papa-re” Pio IX[24], che, tra l’altro, si distinse anche per aver mandato soldati mercenari a sparare sui rivoltosi di Perugia nel 1859, il fiancheggiatore del governo ustascia Cardinal Stepinac[25] o il notoriamente filo-fascista fondatore dell’Opus Dei Josémaria Escrivá[26]. Di contro, ogni pensiero critico interno alla Chiesa (Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann, etc.)[27] è stato soffocato con uno stile da inquisizione, svilendo i grandi pensatori e portando i teologi a scrivere unicamente in modo conformista o a tacere.
Le grandi folle di Giovani, i Papa-Boys, sembrano essere state piuttosto ‘effimere’ nelle reali convizioni cattoliche:
Infine, veniamo al tanto lodato rapporto tra Papa e giovani. Questo rapporto è senza dubbio esistito ma è stato spesso mediato da nuovi movimenti “radicali” e ultraconservatori (Focolarini, Opus Dei, Sant’Egidio, Legionari di Cristo, Regnum Christi, etc.) che hanno portato ai grandi raduni mondiali migliaia di ragazzi spesso acriticamente attratti più dalla figura del Papa che dai contenuti da lui trasmessi. Ciò ha finito, tra l’altro, per aprire canali privilegiati tra gruppi, Ordini e Congregazioni chiaramente tradizionaliste e spesso anche politicamente orientate al conservatorismo estremo e Vaticano
Wojtyla è stato anche un Papa ‘populista’ in un certo senso, e grande nemico della Chiesa Progressista del Sudamerica:
POPULISMO ECCLESIASTICO – Così era Giovanni Paolo II: carismatico, impulsivo, deciso. Non sopportava intermediazioni, non sopportava i giochi diplomatici indiretti che erano stati la normalità della vita della Chiesa fin dagli anni ’50: il Papa ora parla ai fedeli, non ai governi. E utilizzerà lo stesso approccio per guidare la Chiesa. Senza bisogno di rivolgersi ai sacerdoti, ora Giovanni Paolo II si rivolge direttamente agli uomini di tutto: Karol Wojtyla, il populista della Chiesa. Il suo rapporto con le masse cristiane è diretto, il suo carisma deborda, la sua personalità si impone. E saranno poi i vescovi a doversi adeguare a ciò che lui dice e fa: l’esempio più forte è quello della gestione della Teologia della Liberazione in Sud America, la corrente cattolica radicale che vedeva Gesù come un “liberatore” terreno, più che un redentore; molti preti, seguendo questa dottrina, avevano abbracciato il marxismo ed erano diventati in alcuni casi dei veri e propri guerriglieri. Papa Giovanni Paolo non tarda un minuto a sconfessare con decisione questa via, che dunque viene immediatamente e definitivamente espulsa dalla dottrina della Chiesa: probabilmente, se avessero potuto decidere i vescovi locali dell’America Latina, la situazione sarebbe stata risolta in altro modo, visto che in molti erano convinti che la Teologia della Liberazione potesse essere il modo di fare Chiesa più corretto per quei popoli
Su Confronti.net si analizza invece un altro aspetto del pontificato e cioè la sua ‘ambiguità’ sul caso Ior-Banco Ambriosiano:
Sul pontificato di Giovanni Paolo II incombe un’ombra nera che, a mio parere, mostra come quel pontefice violò gravemente le virtù della prudenza e della fortezza: mi riferisco a come egli gestì la vicenda dell’Istituto per le opere di religione [Ior, la banca vaticana] in connessione con il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
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giudici italiani erano giunti alla conclusione che monsignor Paul Marcinkus, presidente dello Ior, aveva avuto gravissime responsabilità per il crack dell’Ambrosiano e, dunque, dalla Città del Vaticano doveva essere estradato in Italia per essere arrestato e interrogato. Del resto, questa era anche la possibilità, per lui, di dimostrare limpidamente la sua innocenza e l’infondatezza delle accuse addebitategli. La linea difensiva della Santa Sede, in tale vicenda, non fu quella di accertare se le accuse a Marcinkus fossero fondate, ma solamente quella di respingere, in quanto a suo parere contrastanti con i Patti lateranensi, le richieste della magistratura italiana, perché queste avrebbero interferito in un àmbito e in uno Stato (Vaticano) in cui l’Italia non poteva entrare.
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Wojtyla, il 26 novembre 1982, così affermava alla conclusione di una plenaria del Collegio cardinalizio che aveva discusso anche dello Ior: «La Santa Sede è disposta a compiere ancora tutti i passi che siano richiesti per un’intesa da entrambe le parti perché sia posta in luce l’intera verità. Anche in questo, essa vuole solo servire la causa dell’amore». Mai parole tanto impegnative sono state altrettanto contraddette: infatti, pubblicamente, nulla ha fatto Wojtyla per fare accertare la verità. È vero, ha poi riformato lo Ior e allontanato Marcinkus: ma la verità sui rapporti tra il prelato e Calvi, e il crack dell’Ambrosiano, non si è potuta sapere, da parte vaticana. E il fatto che la Santa Sede, pur dicendosi estranea al crack dell’Ambrosiano, abbia dato, a titolo di buona volontà, un sostanzioso contributo per aiutare chi da quel crack aveva subito ingenti danni economici, non risolve affatto, ma rende più aspro, il problema di fondo.
Il ritratto che esce da questa analisi è naturalmente un profilo critico nei confronti di uno dei personaggi piu importanti del secolo scorso. Credo però che non tutta l’opera di Giovanni Paolo II sia sbagliata, la forza comunicativa e politica operata dal Papa ha contribuito in modo piu o meno decisivo alla emancipazione dell’Est europa da Regimi oppressivi. Cosi come alla Chiesa Cattolica non possono essere ascritte solo colpe ma anche meriti, a livello di assistenza sociale, ad esempio.
La parola ‘laico’ non deve essere sinomino di ‘partigianeria’, piuttosto dovrebbe rappresentare la ‘neutralità’, analizzando i fatti senza preconcetti. Questo credo sia il compito di ogni buon laico. Spero quindi di aver reso un buon servizio tramite questo articolo.
Buon Primo Maggio a tutti!































































