Elezioni in Gran Bretagna, il referendum elettorale potrebbe aprire la crisi di governo

Elezioni comunali in Gran Bretagna. Si vota anche per il referendum elettorale:
Election day. L’Inghilterra oggi torna a votare. Ci sono in ballo novemila e cinquecento posti nei consigli comunali e i seggi nei parlamenti scozzese, irlandese e gallese. Ma il vero nodo è un altro: il referendum sulla riforma elettorale che rischia di far cadere il governo. Comunque vada a finire.
Il referendum è il prezzo che David Cameron ha dovuto pagare ai liberaldemocratici di Nick Clegg per formare la coalizione un anno fa. Clegg lo ha preteso, Cameron lo ha concesso, ben sapendo che le possibilità di una vittoria del sì, e dunque del cambiamento, sono prossime allo zero. In Inghilterra il sistema elettorale si chiama first past the post, uninominale secco: seggio a chi prende più voti. I liberaldemocratici vogliono l’Av, Alternative vote, un sistema per cui gli elettori nella scheda fanno una propria classifica di candidati, li mettono in fila insomma, numerandoli.
Brutta aria per Nick Clegg, il vicepremier e segretario dei Libdem:
“Si è venduto per un po’ di potere”, l’accusa più tenera. Non a caso i sondaggi prevedono una netta vittoria del no: 66% contro il 34%.
Tira aria di crisi nel governo britannico:
Il ministro liberaldemocratico Chris Huhne – che vorrebbe il posto di Clegg alla guida del partito – dopo aver accusato Cameron di mentire sui costi eventuali della vittoria del sì, ha annunciato che potrebbe dimettersi dal governo. Si aprirebbe una crisi. Profonda. Dalle conseguenze imprevedibili
































































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