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Bersani tra Terzo Polo e Sinistra: continua la ‘pazza, insulsa e demente’ strategia del PD

6 giugno, 2011

Il leader del Pd ha assicurato che i democratici non imboccheranno un’altra volta la strada dell’Unione e ha promesso che il prossimo governo «avrà la più grande forza riformista del Paese». Gli errori del passato non verranno più commessi e questo significa, ha precisato il leader del Pd, che «ci prenderemo la responsabilità di avviare confronti sul merito delle principali riforme con tutte le forze di opposizione». Rispetto alle coalizioni il segretario del Partito democratico aveva avvertito: «No a generiche carovane, serve una rotta decisa»(da Repubblica)

La pazienza è arrivata al limite. Basta! Neanche dopo che il Paese ha ‘scritto nero su bianco’, su milioni di schede elettorali , quello che dovrebbe essere il CentroSinistra, il PD continua a nicchiare?

Pd-Idv-Sel. Questo è il CentroSinistra naturale, quello vincente, quello ‘convincente’, l’unica coalizione in grado di dare una vera alternativa al populismo del Centrodestra ma anche al ‘centrismo’ utile solo ai poteri forti.

Ed allora BASTA strizzare l’occhio all’Udc, come continua a fare D’Alema. BASTA chiedere un accordo con il Terzo polo. Sono mesi che Casini e Fini rispondo picche, umiliando Bersani e lui continua nella richiesta di collaborazione? E’ una idiozia, intollerabile dopo l’esito delle Amministrative.

‘Mai piu l’Unione‘ dice Bersani. Perfetto. Non possiamo piu ripetere l’esperienza di una coalizione che vedeva assieme Dini, Mastella, Diliberto, Turigliatto e Fisichella. Appunto. Quindi non capisco come possa il PD chiedere una alleanza sia a Di Pietro e Vendola che a Casini e Fini. Altro che Unione, quella sarebbe una Armata Brancaleone!

Di cosa stiamo parlando allora? Se una coalizione tra Idv-Sel-Pd e Udc è IMPOSSIBILE da realizzare a livello programmatico, senza pagare un prezzo forte nella credibilità e nella capacità di poter governare in caso di vittoria, quale è il vero intento dei leader democratici? Abbandonare Di Pietro e Vendola per una alleanza con Fini e Casini? In quel caso, auguri! Prevedo una emorragia colossale a Sinistra.

Nel caso in cui, invece, Bersani stia agendo con buona fede, si dimostra un pessimo stratega. Il Centrodestra è in crisi e dall’altra parte ancora non esiste una coalizione, una alleanza, ancora si cercano ‘partner politici’. Niente di concreto, di affidabile, tutto ancora ‘ambiguo’ e quindi ben poco attraente.

Eppure il segnale c’è stato ed anche forte. La conquista di Milano, di Napoli, di Novara, di Cagliari e di altre roccaforti del CentroDestra fa capire che la coalizione vincente è quella del CentroSinistra naturale composto da Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra ecologia e libertà.

Con il Terzo polo non potrà che esserci, eventualmente, una alleanza tecnica, dell’ultimo minuto, atta solo ad impedire l’arrivo di Berlusconi al Quirinale. Di un accordo del genere però, si dovrà parlare solo a ridosso delle elezioni, con le due coalizioni di CentroSinistra e di Centro già ben formate, con propri candidati e con programmi distinti.

Creare mesi prima una ‘accozzaglia’ che vada da Vendola a Casini non farebbe altro che il gioco di Berlusconi, pronto ad etichettare tutti come ‘comunisti’. Casini lo sa bene e quindi nicchierà sino alla fine, costringendo il PD a rimanere nel ‘guado’, senza una idea chiara delle alleanze. Ma porca miseria, che cosa hanno nel cervello quelli del Partito Democratico?

Basta, la misura è decisamente colma. Credo proprio che per me sia finita l’avventura nel Partito Democratico. Spero comunque che l’Espresso abbia ragione. Che davvero Bersani pensi un qualcosa di diverso dall’idea centrista di D’Alema e quella maggioritaria di Veltroni:

“Nuovo Ulivo”, lo chiama il segretario del Pd. “Lo spirito dell’Ulivo non se n’è mai andato”, apprezza il Professore, che si candida a fare da padre nobile con un occhio al Quirinale.

Non facile mettere insieme Vendola, Di Pietro, De Magistris, la risorta federazione della Sinistra e non perdere contatto con l’elettorato di Beppe Grillo. Anche se i nuovi partner hanno voglia di vincere e di governare, non coltivano narcisisticamente la sconfitta come Bertinotti. Ma faceva un certo effetto vedere i due emiliani sul palco e i due romani che hanno egemonizzato gli ultimi vent’anni, zio Massimo e zio Walter, D’Alema e Veltroni, silenziosi e defilati, sostenitori di ipotesi diverse. Quella di Veltroni, il Pd maggioritario, è uscita sconfitta dai numeri: non si può fare da soli se si resta intorno al 30 per cento.

D’Alema continua a corteggiare il Terzo Polo di Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. “Modello Macerata”, lo definisce con una certa enfasi il presidente del Copasir, la città marchigiana in cui D’Alema e Casini sono andati a fare un comizio insieme. Un modello che richiama il percorso immaginato dal leader ex Ds nei prossimi mesi: accordo con il centro, apertura alla Lega per riscrivere la legge elettorale in senso proporzionale e poi al voto con un sistema simile a quello della Prima Repubblica. “Non mi occupo di tattiche”, si disinteressa Prodi. Anche Bersani guarda altrove. Per evitare che abbia ragione il novantenne Ettore Bernabei. Che al ricevimento del Quirinale ha cinicamente constatato: “Berlusconi? Si regge sull’inerzia dell’opposizione”. Gli interlocutori non hanno potuto evitare di acconsentire. Ed erano tutti di centrosinistra.


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