Salta la trattativa Santoro-La7, in cambio il governo salva Telecom?

Santoro lo aveva detto. Guzzanti lo aveva predetto. Anche questo blog aveva ventilato qualche ‘numero’ per impedire lo sviluppo del terzo polo. Ora sembrano esserci le ‘prove’. Su Il fatto Quotidiano si apprende la notizia di una norma ‘contro’ Telecom prevista in finanziaria e poi cancellata.
Il governo, se vuole, può fare male a Telecom, la multinazionale proprietaria di La7. E con una norma, infilata di soppiatto, Palazzo Chigi ha dimostrato come può farle male. La bozza prevedeva un progetto del ministero per lo Sviluppo economico di Paolo Romani: “Un piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet”. E come? “Mediante la razionalizzazione, la modernizzazione e l’ammodernamento delle strutture esistenti”. Parole astruse e verbi incrociati per sottrarre a Telecom l’ultimo bene invidiato da tutti i concorrenti: la rete fisica, quella che porta il cavo telefonico in tutte le case e gli uffici, eredità del monopolio pubblico. Il governo pensava di aprire il mercato e le connessioni veloci imponendo “obblighi di servizio universale”.
Tradotto: Telecom investe per migliorare la sua struttura e poi deve metterla a disposizione dei concorrenti. Il governo di lievi e dure sforbiciate, che spinge all’infinito una correzione nel bilancio statale da 47 miliardi di euro, sentiva l’urgenza di ricorrere ai soldi della Cassa depositi e prestiti per “finanziare il piano nazionale su Internet”. Poche righe nascondevano un possibile esproprio del tesoro più sensibile per i vertici di Telecom.
Quarda caso, dopo l’interruzione delle trattative tra Santoro e La7, la norma di liberalizzazione della rete viene cancellata dalla manovra:
L’ipotesi dura due giorni, esattamente 48 ore, fin quando ieri accadono due fatti all’apparenza distanti ma forse strettamente legati: La7 annuncia la fine di qualsiasi negoziato con Santoro, azzoppando così l’ipotesi terzo polo televisivo; e, in contemporanea, il governo cambia la norma, stravolge il suo “piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet” e cancella dal testo della manovra quei passaggi – “la razionalizzazione, l’obbligo di diritto universale” – che minavano la stabilità patrimoniale di Telecom e preoccupavano i suoi azionisti (anche stranieri)
Sono veramente sfiduciato. In questo paese non si puo davvero cambiare. Ad ogni piccola vittoria si susseguono pesanti sconfitte ed arretramenti. Sono stufo di questa Italia, dove ogni giorno c’è uno scandalo. Coinvolti membri del csm, della magistratura, della finanza, oltre ai soliti politici arrivisti ed imprenditori faccendieri. Affondiamo e non ce ne rendiamo conto con quel tizio che elegge il suo portaborse a segretario mentre, chiuso in un teatro pieno di comparse, recita il solito monologo dipingendo un paese che non c’è….































































