Usa sull’orlo del default, bignami della crisi

- Lo speaker della Camera, John Boehner, e il presidente Usa, Barack Obama (Afp)
Avete presente quei film di fantapolitica sul pericolo nucleare in cui Stati Uniti ed Unione Sovietica, per paura l’uno dell’altro, per non cedere l’uno all’altro, si avviavano verso la tragedia nucleare? ( Il dottor Stranamore, ad esempio).
Ecco, in questi giorni le delegazioni democratiche e repubblicane, in lotta per stabilire un piano economico, mi ricordano molto quella tipologia di pellicole cinematografiche. Sia i Dems che il Gop non intendono cedere e vogliono portare a casa il pieno risultato.
I Repubblicani vogliono tagli alla spesa pubblica senza nuove tasse, i Democratici ed il Presidente Obama vorrebbero tagli per tutti, sia alle spesa sociale che innalzando le tasse per i ceti piu ricchi. Visto che la Camera è controllata dalla destra repubblicana mentre il Senato è in mano ai democratici, serve un accordo globale tra i due partiti. Nessuno vuole cedere e quindi gli Stati Uniti si avvicinano al baratro del default.
Un evento di questo tipo, declassamento dell’economia americana, per la prima volta nella sua storia, significherebbe un brutto colpo per la leadership di Obama. Proprio su questo contano i Repubblicani, che pregustano, con un Presidente indebolito sul fronte economico, una possibile rivicinta tra un anno e mezzo alle Presidenziali 2012.
Poco importa che per realizzare tale obiettivo rischino di rimetterci i contribuenti americani. Senza contare le tragiche ripercussioni che un fallimento parziale degli Usa potrebbe avere sulle già fragili economie europee, occupate a salvare i paesi piu deboli dalle speculazioni sempre piu spregiudicate.
Di seguito alcuni estratti da un dossier de l’Inkiesta:
L’accordo non c’è ancora. Il debito americano continua a impensierire i mercati finanziari, che non sanno più cosa aspettarsi dalle trattative fra democratici e repubblicani per l’innalzamento del limite massimo all’indebitamento. Le trattative fra il presidente Usa Barack Obama e lo speaker della Camera John Boehner proseguono, ma con lentezza. Arriva l’ultima offerta dei democratici: incremento del tetto, più tagli per quasi 2.500 miliardi di dollari e nessun aumento delle imposte. Boehner rifiuta utilizzando parole di fuoco e chiede più austerity. Il rischio è che si possa ancora arrivare a un vicolo cieco. Sullo sfondo, lo spettro del default.
Un piccolo bignami della crisi, sempre da l’linkiesta:
Debito Usa, quanto è grande e perché fa paura al mondo
Fabrizio Goria
Il debito americano è troppo grande perfino per un Paese come gli Stati Uniti. In queste ore si sta combattendo una lotta contro il tempo, per innalzare il debt ceiling. Già, ma cos’è il debt ceiling? Quali sono le principali voci di debito? Chi lo detiene? Perché è importante la data del 2 agosto? Cosa vuole Obama e cosa gli rispondono i repubblicani? Domande e risposte sulla madre di tutti i (possibili) default.
Quanto sono indebitati gli Usa?
Secondo il quotidiano Usa Today, che rielabora dati di Bloomberg, gli Stati Uniti hanno 62.000 miliardi di dollari di debiti.
Quali sono le voci di debito più importanti?
Fra le tante voci, ecco le più importanti:
Programmi assistenziali Medicare 24.800 miliardi
Social security (21.400 miliardi)
Debito federale (9.400 miliardi)
Pensioni militari (3.600 miliardi)
Pensioni dei dipendenti pubblici (2.000 miliardi)
Obbligazioni degli enti locali (5.200 miliardi).Chi detiene il debito pubblico americano?
Secondo il Tesoro Usa, la Cina è il maggior creditore di Washington. Pechino infatti detiene 1.152 miliardi di dollari di debito Usa. Nei mercati finanziari i bond statunitensi sono molto appetibili. Sempre secondo il Tesoro, il 50% del debito negoziabile, 4.510 miliardi di dollari, è detenuto da investitori non americani.
Cos’è il debt ceiling?
Il debt ceiling, o tetto del debito, è il limite massimo che può raggiungere l’indebitamento degli Stati Uniti. Una volta superato, l’Amministrazione rischia di vedersi annullata la possibilità di chiedere finanziamenti tramite l’emissione di bond. In altre parole, in mancanza di aumento del tetto e senza le garanzie necessarie per l’indebitamento, il Governo è costretto a dichiararsi insolvente. È stato innalzato a più riprese fino all’attuale limite, 14.290 miliardi di dollari.
Come mai è importante il 2 agosto?
È la data, fissata dal Tesoro americano, entro la quale deve essere innalzato il debt ceiling. Questo perché nei primi quindici giorni di agosto ci sono diverse scadenze da rispettare. Il 3 agosto il programma Social Security deve erogare 23 miliardi di dollari ai cittadini statunitensi aventi diritto. Il 4 agosto devono essere rifinanziati bond governativi per 87 miliardi di dollari. Infine, il 15 agosto il Tesoro deve pagare interessi sul debito per 30 miliardi di dollari. In caso di non accordo sul tetto del debito, è impossibile procedere a questi adempimenti, ma anche tutti gli altri, quali i pagamenti degli emolumenti statali.
Cosa vuole il presidente Barack Obama?
Vuole un accordo che unisca un innalzamento del debt ceiling che non sia una soluzione di breve termine e una riduzione della spesa pubblica. L’ultima proposta dei democratici prevede un aumento del tetto di 2.400 miliardi di euro, capace di traghettare gli Usa fino al 2012, quando avverranno le elezioni. Con questo, i Dems vogliono ridurre la spesa di 2.500 miliardi di dollari.
Cosa vogliono i repubblicani?
Capitanato dal presidente della Camera John Boehner, il Grand old party vuole un aumento del debt ceiling immediato per 1.000 miliardi di dollari, più tagli alla spesa per lo stesso importo. Insieme, vuole che si avvii un tavolo di riduzione delle uscite, di concerto con la commissione per il debito pubblico. Quest’ultima ha già calcolato in almeno 3.000 miliardi di dollari le sforbiciate necessarie a un piano di consolidamento fiscale sostenibile.































































